Travis McGee
Mi sono dilungato in passato sul software che mi scammello in giro per il mondo – sull’hard disk del mio portatile, o su una chiave USB.
Ma troppo lavoro e niente gioco, come scriveva Jack Nicholson in Shining, fanno di Jack un ragazzo stupido.
Due altre cose porto con me – musica e libri.
E se il cartaceo è sempre preferibile, ed io ho sempre con me un bel paperback da viaggio, un’alternativa non fa male; io sul mio hard disk e su una chiave USB ho caricati tutti i romanzi di Travis McGee.
In semplice formato .txt, così li leggo con yBook, l’emulatore di paperback, oppure sul mio PMP.
John D. MacDonald è famoso, se non altro, per aver scritto il romanzo da cui venne tratto Cape Fear – Il Promontorio della Paura.
Solido praticante del noir e dell’hard boiled, con 46 romanzi ale spalle, nel 1964 MacDonald iniziò a percorrere, sulle pagine di paperback Gold Medal, la vita parallela di Travis McGee, un tipo da spiaggia che ha deciso a suo tempo di non aspettare per la pensione, ma cominciare a viversela un pezzo alla volta.
Per campare, si occupa di recuperi.
Cosa recupera?
Voi cosa avete perduto?
Lui comunque si tiene il 50%.
McGee è un prototipo sul quale si sono successivamente sviluppati decine di personaggi oggi forse più popolari dell’originale – dagli scoppiati protagonisti dei romanzi di Carl Hiaasen agli alieni etilici del Callahan Bar di Spider Robinson ai protagonisti delle canzoni e dei romanzi di Jimmy Buffet.
E in fondo anche il televisivo Thomas Magnum, è un tipo da spiaggia che fa il detective quasi come un alibi.
Ma l’originale rimane il migliore.
Definito “spazzatura di classe” da un critico in vena di ossimori e suggerito come miglior esempio di struttura narrativa da Damon Knight nei suoi corsi di scrittura, Travis McGee è uno strano personaggio, e vive in strani romanzi.
Si arriva ad un momento, leggendo il primo romanzo, The Deep Blue Good-by, in cui si prova la forte tentazione di buttare tutto nel cestino della carta straccia – troppo implausibile, troppo offensivo per le sensibilità correnti, politicamente scorrettissimo.
Però…
Il dialogo ha un ritmo inimitabile, l’umorismo di McGee è meno ruvido e più politico di quello di Marlowe, le storie si svolgono in un universo parallelo popolato di donne bellissime e sciocche, criminali senza speranza di redenzione – in un famoso articolo, MacDonald si disse convinto che esistesse una forma di male che andava al di là delle spiegazioni di psicanalisti e sociologi.
La corruzione dilaga, la polizia latita, malvagi predatori sessuali si accaniscono su giovani donne innocenti, e l’unica cosa che si erga fra noi ed il caos è un tizio che vive su una barca in Florida, e gira con una vecchia Rolls Royce “furgonata”.
Puro fantasy.
Speriamo.
“It comes down to this, Travis–there are too many mouths to feed. One million three hundred thousand more every week! And of all the people who have ever been alive on Earth, more than half are living right now. We are gnawing the planet bare, and technology can’t keep pace with need.”
Leggere Travis McGee, così come leggere hard boiled e noir Gold Medal, è probabilmente un piacere colpevole – come leggere certi fumetti e certa fantascienza. Forse davvero la letteratura è un’altra cosa.
Probabilmente non ci rende migliori.
Ma rende flessibile la nostra intelligenza.
Ci si sente a proprio agio, con lui…
“You can be at ease only with those people to whom you can say any damn fool thing that comes into your head, knowing they will respond in kind, and knowing that any misunderstandings will be thrashed out right now, rather than buried deep and given a chance to fester.”
MacDonald l’aveva capito.
Mister Godin divide infatti la blogsfera in tre parti.
Cat Blog, dunque.
I Radiohead, band britannica abituata a spostare centinaia di migliaia di copie dei propri dischi grazie al sound e non certo all’avvenenza fsica (scusate, vista la foto, non sono riuscito a trattenermi), ha annunciato che per l’uscita del loro prossimo album 





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