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Archive for 3 Ottobre 2007

Travis McGee

3 Ottobre 2007 Davide Lascia un commento

Mi sono dilungato in passato sul software che mi scammello in giro per il mondo – sull’hard disk del mio portatile, o su una chiave USB.

Ma troppo lavoro e niente gioco, come scriveva Jack Nicholson in Shining, fanno di Jack un ragazzo stupido.

redfoxDue altre cose porto con me – musica e libri.

E se il cartaceo è sempre preferibile, ed io ho sempre con me un bel paperback da viaggio, un’alternativa non fa male; io sul mio hard disk e su una chiave USB ho caricati tutti i romanzi di Travis McGee.
In semplice formato .txt, così li leggo con yBook, l’emulatore di paperback, oppure sul mio PMP.

John D. MacDonald è famoso, se non altro, per aver scritto il romanzo da cui venne tratto Cape Fear – Il Promontorio della Paura.
Solido praticante del noir e dell’hard boiled, con 46 romanzi ale spalle, nel 1964 MacDonald iniziò a percorrere, sulle pagine di paperback Gold Medal, la vita parallela di Travis McGee, un tipo da spiaggia che ha deciso a suo tempo di non aspettare per la pensione, ma cominciare a viversela un pezzo alla volta.
Per campare, si occupa di recuperi.
Cosa recupera?
Voi cosa avete perduto?
Lui comunque si tiene il 50%.

blueMcGee è un prototipo sul quale si sono successivamente sviluppati decine di personaggi oggi forse più popolari dell’originale – dagli scoppiati protagonisti dei romanzi di Carl Hiaasen agli alieni etilici del Callahan Bar di Spider Robinson ai protagonisti delle canzoni e dei romanzi di Jimmy Buffet.
E in fondo anche il televisivo Thomas Magnum, è un tipo da spiaggia che fa il detective quasi come un alibi.

Ma l’originale rimane il migliore.
Definito “spazzatura di classe” da un critico in vena di ossimori e suggerito come miglior esempio di struttura narrativa da Damon Knight nei suoi corsi di scrittura, Travis McGee è uno strano personaggio, e vive in strani romanzi.
Si arriva ad un momento, leggendo il primo romanzo, The Deep Blue Good-by, in cui si prova la forte tentazione di buttare tutto nel cestino della carta straccia – troppo implausibile, troppo offensivo per le sensibilità correnti, politicamente scorrettissimo.

Però…

31664Il dialogo ha un ritmo inimitabile, l’umorismo di McGee è meno ruvido e più politico di quello di Marlowe, le storie si svolgono in un universo parallelo popolato di donne bellissime e sciocche, criminali senza speranza di redenzione – in un famoso articolo, MacDonald si disse convinto che esistesse una forma di male che andava al di là delle spiegazioni di psicanalisti e sociologi.

La corruzione dilaga, la polizia latita, malvagi predatori sessuali si accaniscono su giovani donne innocenti, e l’unica cosa che si erga fra noi ed il caos è un tizio che vive su una barca in Florida, e gira con una vecchia Rolls Royce “furgonata”.
Puro fantasy.
Speriamo.

“It comes down to this, Travis–there are too many mouths to feed. One million three hundred thousand more every week! And of all the people who have ever been alive on Earth, more than half are living right now. We are gnawing the planet bare, and technology can’t keep pace with need.”

Leggere Travis McGee, così come leggere hard boiled e noir Gold Medal, è probabilmente un piacere colpevole – come leggere certi fumetti e certa fantascienza. Forse davvero la letteratura è un’altra cosa.
Probabilmente non ci rende migliori.
Ma rende flessibile la nostra intelligenza.

Ci si sente a proprio agio, con lui…

“You can be at ease only with those people to whom you can say any damn fool thing that comes into your head, knowing they will respond in kind, and knowing that any misunderstandings will be thrashed out right now, rather than buried deep and given a chance to fester.”

MacDonald l’aveva capito.

… se non con mano guantata

3 Ottobre 2007 Davide 2 commenti

Seth Godin, il bambino d’oro del marketing statunitense, distribuisce gratuitamente sul suo blog (lo trovate nelblogroll qui a destra) un manualino di quarantacinque pagine per i blogger (regala anche il suo manuale fondamentale, nel quale insegna cose tipo che, a regalare un po’ di libri in pdf, se ne vendono poi molti di più in cartaceo).

Un manuale per blogger, si diceva.
Ma non per TUTTI i blogger.

cina (1)Mister Godin divide infatti la blogsfera in tre parti.

  • Ci sono i Viral Blog, quelli che generano milioni di visite e che possono creare o disfare una carriera.
  • Ci sono i Boss Blog, quelli attraverso i quali una persona comunica con una popolazione definita – dipendenti, collaboratori o quant’altro.
  • Ci sono i Cat Blog, pagine costruite sul nulla, dove parlare del proprio gatto o dell’ultima riunione di famiglia, scritti da persone che in fondo non vogliono essere lette, e che se si domandano comìè che nessuno li visita, sbagliano domanda. Rumore di fondo del web, inutile riempitivo.

In base a tutti i parametri, questo che state leggendo – ammesso che lo stiate leggendo – è un Cat Blog.

E la cosa mi soddisfa, al punto che da oggi inserirò la categoria Cat Blog fra le mie opzioni di catalogazione, per etichettare quei fatti personali che a nessuno, ma proprio a nessuno dovrebbero interessare – feste, compleanni, cuori infranti….

Anche perché Seth – che peraltro è una persona fantastica – dimentica una regola che fecero altri prima di lui, e che dice più o meno “la strada ha il suo uso per gli oggetti”.

Classificazioni troppo strette potrebbero essere erronee o incomplete, e potremmo scoprire che nel nome attribuito ad un oggetto si nascondono le sue molte facce.

catbadgeCat Blog, dunque.

Pigro, attento e curioso come un gatto.
Dai gusti definiti, dalle abitudini capricciose.
Crudele, vendicativo, di memoria lunga.
Indipendente.
Affezionato ai luoghi, non alle persone.
Traditore.
Scomunicato.
Magico.

Non genera grandi volumi di traffico?
Forse.
Non mette in contatto collaboratori o dipendenti?
Indubbiamente.

Ma esiste, come una piccola isola nella rete, e qualcuno lo legge – e per sua natura svolge più funzioni di quante un più precisamente definito e progettato blog potrebbe fare.

E’ solo rumore di fondo?
O è musica?

E poi, come dice il motto del clan MacPherson, Non toccate il gatto, se non con mano guantata.
Siamo un Cat Blog.
E ne andiamo fieri.

Finalmente è cominciato

3 Ottobre 2007 Davide Lascia un commento

Stuporone.

radiohead 3 showI Radiohead, band britannica abituata a spostare centinaia di migliaia di copie dei propri dischi grazie al sound e non certo all’avvenenza fsica (scusate, vista la foto, non sono riuscito a trattenermi), ha annunciato che per l’uscita del loro prossimo album In Rainbows salterà gli intermediari, si lascerà alle spalle la casa discografica e venderà direttamente la propria opera tramite web.

Disponibile in due formati – uno in hardcopy su CD e vinile di alta qualità con libretti, artwork e materiale aggiuntivo, uno in download digitale – il disco, settimo nella produzione della band, non verrà per ora distribuito attraverso i normali canali commerciali, e ha prezzo.

Nel senso che, per ciò che riguarda il download digitale, il prezzo lo decideranno gli acquirenti.

Se da una parte la notizia è rivoluzionaria, dall’altra è semplicemente la messa in atto di teorie postulate – ad esempio – da Nicholas Negroponte nei primi anni ‘80.

L’esperimento è interessante – e accoppia un metodo di distribuzione alternativo ad unamodalità completamente nuova (per lo meno in ambito discografico) di gestire i pagamenti per i prodotti della creatività umana.
Esistono decine di altri esempia profilo infinitamente più basso, ma quello dei Radiohead è il primo a guadagnarsi l’onore delle cronache.

Intanto, i Radiohead aspettano di vedere cosa sucecderà.

Le case discografiche sudano freddo.

I fan italiani si domandano “Perché dovrei pagare se posso scaricarmelo aggratise?”

E La Stampa, come sempre solida fonte d’informazione corporativa, ammette che si tratta dell’inizio di una possibile rivoluzione

Sempre, beninteso, che il computer funzioni, che i dati della carta di credito siano acecttati, che la mail dove ricevere il linkper scaricare i brani acquistati sia digitata correttamente, che il sito non sia sovraccarico. Per qualcuno di questi motivi, o forse per tutti, e altri che non conosciamo, ieri non sono bastate tre ore per acquistare il disco.

“O forse per tutti”?!

E’ paura, quella che sento, innescata sopra ad un solido zoccolo di incompetenza informatica?