Cosa non va nel fantasy italiano?
Un blog poco lontano dal nostro ha iniziato a pubblicare una serie di post sui principali errori nella narrativa fantasy.
Ho specificato iun un commento al primo post della serie come, a mio parere, il primo “errore” segnalato sia in realtà un falso problema.
Eppure è un bene che dei difetti del nostro campo si dibatta – anche quando vengono sostenute opinioni diverse dalle nostre.
Perciò ora, avendo criticato l’opinione altrui, mi pare il minimo farmi avanti ed esporre la mia opinione, affinché altri la possano criticare.
Tutto nel più amichevole spirito della discussione.
Io credo, e sono fortemente convinto, che il principale problema di molti autori italiani sia una certa miopia, derivata dal fatto che essi traggono ispirazione, essenzialmente, solo dai romanzi di genere che hanno letto.
Gli scrittori di fantasy hanno letto prevalentemente fantasy.
Gli scrittori di fantascienza hanno letto prevalentemente fantascienza.
Gli scrittori di horror hanno letto prevalentemente horror.
Spesso limitandosi ai titoli disponibili nella libreria in franchise del centro, e magari l’ultima manciata di Urania.
Il risultato è una profonda miopia, appunto – o se preferite ignoranza.
Un amico col quale spesso discuto animatamente di queste cose parla di una mancanza di consapevolezza.
Certo, leggere inostri predecessori ed i nostri colleghi ci insegna molte cose.
Possiamo studiare la loro tecnica, disassemblare ogni frase ed ogni paragrafo, leggere ad alta voce il dialogo per sentirne il ritmo, il suono, la poesia.
Possiamo evitare i loro errori – se ne hanno fatti.
Ma questo non basta.
Bisogna avere una buona idea di come funzioni un buon romanzo – al di fuori del genere.
E unabuona idea di come funzioni il mondo.
Come è possibile sperare di scrivere una storia di amicizia ed avventura senza aver letto Dumas, una storia di guerra senza aver letto O’Brien.
Si può descrivere il rapporto con una cultura aliena senza aver letto Kipling?
Si può descrivere un mondo diverso dal nostro senza aver letto Rachel Carson?
E poi avanti.
Storia, folklore, antiche leggende, scienza e filosofia, viaggi…
Aver letto Dune non signiifca conoscere il deserto.
Aver letto Amber non significa sapere come sia essere un dio.
Ci si prepara al lavoro di scrittore come a qualsiasi altro lavoro.
Serve talento, e quello lo si deve risvegliare con mezzi proprii.
Serve disciplina, e quella è solo una questione di volontà.
Servono strumenti adatti al nostro stile, e quelli li possiamo imparare da un manuale.
E poi servono, per dipingere il nostro affresco, i colori più brillanti possibili – e quelli li troviamo sui nostri scaffali, ma non solo nei libri di genere, non solo nei sedici romanzi fantasy che abbiamo riletto tre volte prima di convincerci che noi, diamine, possiamo fare di meglio.
Ma la maggior parte da quell’orecchio non ci sente.
Hanno letto tutto Tolkien, tutto Brooks, tutto Asimov.
Hanno visto tutto Star Trek.
E pensano che francamente Lovecraft sia abbastanza barboso.
I risultati si vedono – basta leggere i loro blog.
Perché qui, perché adesso.





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