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La forma breve

10 Ottobre 2007 Davide Lascia un commento

Il discorso aperto con Tutti Romanzieri merita di essere continuato.

Una considerazione sciocca – quando vi chiedono quali libri abbiano maggiormente influenzato la vostra vita, normalmente si aspettano in risposta un elenco di romanzi.

Narrativa breve e saggistica non sono contemplate.

Nel nostro paese – non guardiamo all’estero per il momento – la narrativa breve gode di una reputazione pessima.
Talmente pessima che non ci sono riviste che pubblichino narrativa breve.
Le antologie e le raccolte di racconti vengono viste dagli editori come un anatema – anche se vengono comunque pubblicate.
Raymond Carver In libreria le antologie sono nascoste sullo scaffale più alto.

Eppure (sfrutto un suggerimento di Elvezio Sciallis), Raymond Carver, forse il più popolare narratore mainstream di qualità ad emergere negli ultimi due decenni, ha scritto solo narrativa breve.
Sam Shepard – autentico uomo del rinascimento, un po’ trascurato dalla stamnpa nostrana per il suo carattere schivo – scrive solo commedie o racconti.
Ernest Hemingway divenne clamorosamente popolare per i suoi racconti e creò la lingua della letteratura americana moderna insieme con Raymond Chandler e Dashiel Hammett, entrambi autori prevalentemente di narrativa breve.

soldatiattoreE in Italia?
Mario Soldati si specializzò in novelle.
Racconti furono il pane di Italo Calvino.
Racconti scrissero Salgari, Vamba e Yambo (a cosa ci si deve ridurre per non figurare col proprio vero nome fra i fantasisti).
Racconti scrissero tutti i grandi della nostra letteratura “alta” – salvo forse gli ottocenteschi.
Ma non scorsiamoci che una gran potatura è stata fatta, stralciando dal registro tutti quegli autori che non si conformavano ad una certa ortodossia.

Allora cos’è che non va?
Perché sette principianti su dieci si buttano sul romanzo?
Perché sperano sia più facilmente pubblicabile?
Perché hanno sempre e solo letto romanzi?
Perché niente di meno sarebbe alla loro altezza (o così cedono)?
Perché il romanzo è più facile?

Ma è davvero più facile?

Il romanzo richiede una mappatura più fitta.
Rappresenta un territorio più ampio, quindi mi servirà una outline più dettagliata che non per un racconto.
Mi servono una manciata di buone idee, un paio delle quali portanti, per mantenere viva l’azione.
Dovrò stendere una scheda per ciascun personaggio principale.
Mi potrebbero serviredei riferimenti al mondo reale – dati storici, geografici, antropologici o quant’altro…. Grazie al cielo c’è internet.
Poi comincio.
Dieci pagine al giorno per un mese, ed ho il mio romanzo di trecento pagine.
Certo, riscrivo un sacco – quindi ogni giorno di pagine ne scrivo venti per tenerne dieci.
Ma se non si guarda la televisione alla sera e si batte velocemente al word processor, si può fare nel tempo libero.
Un romanzo al mese.

Considerando unmese di pausa e uno per rivedere il manoscritto, posso scrivere anche sei romanzi l’anno.
Mica male.

Il racconto posso mapparlo in maniera molto più elastica.
Una serie di punti e via.
Mi servono per lo meno due idee, meglio se ne ho tre – non di più, o la cosa si fa confusa.
Ci sono meno personaggi, e restano in scena di meno – posso improvvisare per la maggior parte, e schedare solo il protagonista.
La ricerca – maledizione! – è la stessa…. Grazie al cielo c’è internet.
Poi comincio.
Dieci pagine al giorno per una settimana, tenendone la metà, e ho la mia storia compiuta di trenta e rotte pagine, scritta nel tempo libero.
Una settimana di pausa, una settimana per la revisione, posso sfornare due racconti al mese.
Di più se mantengo ritmi da rivista pulp.

Quale dei due metodi è “migliore”?
Palesemente non è una questione di logistica.
Per tutte le loro differenze, non esistono vantaggi sostanziali che facciano prevalere il racconto sul romanzo.

Allora dev’essere una questione di tecnica.

cordwainer-smith 1Ed in effetti, dovendomi concentrare su 10/15.000 parole anziché su 60/100.000, posso scendere molto più a fondo.
Posso limare le frasi, passare un’ora sulla scelta di un aggettivo.
Posso giocare a togliere – scrivere in eccesso e poi in fase di revisione eliminare un terzo delle parole.
Posso giocare.
Non usare il verbo essere.
Non usare vocaboli di derivazione anglosassone.
Non usare la lettera “z”.
Sfruttare una struttura esotica – Cordwainer Smith scriveva con una struttura mutuata dalla narrativa orale cinese.

Proprio come nel caso della musica, ci sono studi che spazzano via intere sinfonie per laloro intricatezza tecnica, così il racconto può diventare infinitamente complesso a livello strutturale.

E’ per questo, forse, che scrivere narrativa breve è un po’ come praticare il wing chung – una questione di economia di movimenti e precisione dei colpi.
Se toppiamo, tutta la struttura crolla.
Mentre in un romanzo possiamo permetterci una maggiore rilassatezza, e sapere che se anche il prossimo colpo non andrà completamente a segno, avremo tempo di rifarci.

Ma tutte queste sono belle chiacchiere.
A cosa pensa il narratore in erba, quando si siede alla tastiera e comincia a comporre?
Non ne ho la più pallida idea.

Direttamente dal Nautilus

10 Ottobre 2007 Davide Lascia un commento

Una buona notizia per chi ama la musica e il genere steampunk: Joshua Pfeiffer ha visto la luce.

E chi diavolo sarà mai, Joshua Pfeiffer?, si potrebbe domandare il lettore meno informato.

discovery1Pfeiffer è il cervello all’origine dei Vernian Process, “storica” non-band post-punk specializzata nel fare…beh, musica techno del diciannovesimo secolo, colonne sonore per i film di Melies, musica della rivoluzione industriale.

Ampio bagaglio di sintetizzatori, theremin, fairlight e altra oggettistica elettronica, ricco campionario di effetti speciali, ed in più le composizioni di Pfeiffer, il genere di personaggio che è in grado di citare Kate Bush, i Clan of Xymox e Edward Elgar fra le sue fonti diispirazione.

Il risultato è interessante – assolo di organo provenienti direttamente dalle interiora d’ottone del Nautilus, salon music per ballerini meccanici, paesaggi romantici con uso di meccanismi ad orologeria.
Non mancano gli anacronismi più selvaggi – le cover più impensate, i riarrangiamenti di famose colonne sonore (da Morricone a Elfman), il jazz delle origini (Scott Joplin), la musica di famosi videogiochi giapponesi (Castlevania, Final Fantasy, Legend of Zelda).

Peccato che finora reperire questi dischi fosse un’impresa degna di un eroe romanzesco.

Ma adesso, come dicevamo, Joshua Pfeiffer ha visto la luce.

E, dal maggio scorso, il nostro ha deciso che dopotutto lui la sua musica l’ha sempre fatta per la gente, non per i soldi, e quindi chi non riesce a trovare i suoi CD in commercio, può anche scaricarseli gratis dal suo sito.

Un altro esempio di società agalmica, e di forme di economie alternative al mercato dominante.

forgottenage1Attualmente disponibili per la gioia dei neovittoriani

  • Symphonic Collection (forse un buon punto di partenza per i meno temerari)
  • Catalyst (un doppio album)
  • The Forgotten Age (che include l’imperdibile The Elegance of Espionage)
  • Discovery (probabilmente l’album più popolare della band)

Con un po’ di pazienza e sagacia, è pure possibile reperire in rete il best of Catching Up with Vernian Process.

E’ un piacere poter scaricare musica legalmente.

Personalmente diffiderei alquanto di unapersona che ascolti solo questo genere di musica (ma abbiamo già parlato a lungo del fossilizzarsi su unsolo genere e sugli effetti deleteri che ne derivano), ma unascolto occasionale, nelle notti di luna piena o quando infuria la tempesta, potrebbe risultare piacevole ai più retrofuturisti.

Tutti Romanzieri

10 Ottobre 2007 Davide 8 commenti

No, non sto emulando il Roberto Vacca di Anche tu matematico.

Piuttosto, nelle lunghe ore insonni della notte passata, mi sono trovato a domandarmi – com’è che, immancabilmente, tutti i pessimi fantasisti che conosco stanno lavorando ad un romanzo?

Da qui, attraverso le solite concatenazioni, arrivoa questo post.

dent2Lester Dent pubblicò un romanzo ogni due settimane per alcuni decenni.
La sua formula per il successo è disponibile su parecchi siti, in internet.
Qui c’è la versione fornita dalla Miskatonic Unversity.

Per Lester Dent, un romanzo erano 6000-12000 parole.
Oggi non si considera romanzo qualcosa che stia al di sotto delle 60000 parole.
Che sono una maledetta quantità di parole – credetemi.

delanySamuel R. Delany basava la propria distinzione fra romanzo e racconto sulla base dell’intervallo temporale coperto – il racconto si concentra su un momento essenziale della vita del protagonista, mentre il romanzo segue idealmente il protagonista dalla nascita alla morte.
Non è una definizione ortodossa, ma svincola la definizione dal conteggio delle parole.

Detto tutto ciò – perché chi decide di scrivere fantascienza o fantasy decide anche di buttarsi sul romanzo.

Io credo che le motivazioni siano essenzialmente tre.

  1. Arroganza (o se preferite, mancanza di coscienza dei propri limiti)
  2. Ingenuità – il romanzo viene percepito comepiù facilmente vendibile di un racconto
  3. Miopia – molti di coloro che si improvvisano romanzieri hanno letto prevalentemente romanzi, trascurando la narrativa breve.

Arroganza ed ingenuità vengono di solito curate dalla dura realtà.

E’ vero – esistono oggi editor che sono ben felici di dirvi che avete fra le mani un capolavoro, al ritmo di un paio di centinaia di euro che voi dovete dare a loro perché leggano il manoscritto.
Ed è altrettanto vero che esistono editori che sono ben disposti a pubblicare il vostro libro – a vostre spese – o a commissionarvi un manoscritto secondo le loro specifiche, da pubblicare con un nome diverso dal vostro sulla copertina, parte di una collana di romanzi precotti creata per capitalizzare sull’attuale successo del genere al cinema.

Però, con un po’ di fortuna, anche ilpiù ottuso ed arrogante sognatore arriverà prestoa scoprire che

  • non c’è un mercato privilegiato per il romanzo – anzi
  • non c’è un mercato per un romanzo scritto da qualcuno la cui unica base creativa è una lettura approfondita di Tolkien (o Asimov, o Anne Rice)

Resta il problema della miopia.
Ma la miopia si può curare.
E si può scoprire che la forma breve ha un suo fascino, ed una sua disciplina.

La cura proposta è una lettura intensiva e ripetuta – e possibilmente in originale, per evitare di finire a scrivere in traduttorese anziché in Italiano – dei seguenti autori:

Robert E. Howard – scrisse praticamente solo racconti, e se al suo peggio era veramente ntollerabile, al suo meglio nessuno riesceancora oggi ad eguagliarne la potenza. People of the Black Circle, A Witch Shall Be Born e Beyond the Black River sono i racconti consigliati nel ciclo di Conan. I racconti di Solomon Kane sono vivamente consigliati.

Harlan Ellison – ha praticamente solo scritto racconti. The Essential Ellison è il testo di riferimento.

Avram Davidson – esistono due belle collezioni di narrativa breve di questo autore spesso trascurato, The Avram Davidson Treasury e The Other 19th Century. Sono un buon punto di partenza.

Cordwanier Smith – scrisse solo un romanzo. I racconti del ciclo della strumentalità sono fondamentali. L’edizione NESFA è la migliore sulla piazza, ma anche ilvolume economico della Gollancz fa il suo dovere.

Paul DiFilippo – o lo si legge in originale o si perde il 70% del valore. Lost Pages è particolarmente consigliato, essendo una raccolta di falsi racconti, scritti imitando lo stile di autori classici.

Charles DeLint – formidabile romanziere, imbattibile sulla narrativa breve. Dreams Underfoot è il punto di partenza.

Fritz Leiber – a rischio di suonare totalitario, Leiber va letto e basta. Le storie di Nehwon interesseranno soprattutto gli aspiranti autori di fantasy.

La lista potrebbe continuare a lungo.
Ma per cominciare limitiamoci a questi.
Consiglierei di leggere queste storie due volte almeno – la prima volta proprio solo per godersele, la seconda per osservare da vicino le tecniche usate dagli autori.

Come già ribadito in un post precedente, leggere solo questi non servirà a nulla.
Bisogna guardare al di là del genere per imparare qualcosa.
Si aggiungano perciò alla lista i racconti di Raymond Chandler e P.G. Wodehouse.
Per cominciare.

Categories: libri, pork chop express