Il Blog Action Day è una iniziativa che intende utilizzare la blogsfera per sensibilizzare la popolazione del nostro pianeta riguardo ai problemi ambientali.
Beh, per lo meno la parte di popolazione che può permettersi una connessione a internet ed ha il tempo e la voglia di leggere i quattordicimila blog coinvolti nell’iniziativa.
Magari non proprio tutti e quattordicimila, ma insomma… ci siamo capiti.
Poche ore prima dell’avvio del Blog Action Day, è arrivata la notizia del Nobel per la Pace e l’Ambiente ad Al Gore.
La notizia è stata accolta con due animi opposti da diverse porzioni del pubblico.
Molti, moltissimi, che vedono in Gore il più visibile e vocale portavoce dell’attuale movimento ambientalista, hanno salutato il premio come un segno positivo, come un trionfo del leader e dellacausa.
Molti altri non hanno potuto fare a meno di ricordare i trascorsi meno limpidi di Gore, già “falco” dell’aministrazione Clinton, uomo che predica bene e razzola male, che ha adottato la causa ambientale come un metodo per rifarsi una verginità.
Il Nobel a Gore è la dimostrazione che l’operazione di riciclaggio è perfettamente riuscita – Gore è riuscito a fregare anche l’Accademia Svedese.
Il che potrebbe anche essere un problema marginale.
A meno che delegittimando Gore – lecito- non si voglia delegittimare l’intero movimentoambientalista – sinistro – o peggio ancora l’intero modello secondo il quale il nostro pianeta sarebbe in crisi.
Perchè sulla crisi ambientale la percezione del pubblico non è affatto univoca. Il che – e questa è la mia tesi – è estremamente stupido.
Facciamo allora un esempio stupido.
Sto viaggiando su una autonmobile a piena velocità su un rettilineo sgombro. E’ una bella giornata, la campagna è tranquilla, la visibilità è ottima per chilometri. E laggiù in fondo intravvedo un muro di mattoni e calcestruzzo che blocca la strada.
Con me viaggiano tre amici, Tizio, Caio e Sempronio.
Mi pare strano che qualcuno abbia rizzato un muro attraverso l’autostrada e perciò chiedo conferma ai miei tre amici.
E loro confermano che laggiù, sempre più vicino, si trova quello che sembra essere un bel muro di mattoni. E poi…
Tizio mi dice – Frena!
Caio mi dice – E’ inutile che provi a frenare, i freni tanto sono guasti.
Sempronio mi dice – vai tranquillo, vedrai alla fine che è solo di cartapesta.
Io cosa faccio?
Queste tre posizioni sono simili a quelle attualmente adotatte – ad esempio – dalla politica verso la crisi ambientale.
C’è chi dice che dobbiamo cambiare modello di vita, e in fretta.
Stando a Greenpeace, andando avanti di questo passo il pianeta sarà incapace di sostenere la vita attorno al 2020.
C’è chi dice che tanto ormai è inutile.
Cercare di cambiere stile di vita significherebbe solo morire tutti poveri e malandati invece che permettere ai ricchi di morire un po’ dopo, contenti e ben pasciuti.
Entro il 2016 due abitanti su tre vivranno comunque in una baraccopoli.
E c’è chi dice che è tutta una balla.
Il nostro pianeta ha sempre avuto delle fluttuazioni ambientali, e noi non abbiamo alcuna responsabilità. Il pianeta è in grado di autoregolarsi, e non è mai accaduto nulla di troppo drastico, no?
Questi signori si scordano i dinosauri, e i trilobiti.
O anche solo gli uomini di Neanderthal.
Queste sono le tre posizioni di base.
Ma io, sulla mia auto lanciata a piena velocità verso un muro che potrebbe essere di cartapesta, con freni che potrebbero essere inservibili, cosa faccio?
Ponetevi la domanda.
Datevi la risposta.
E domandatevi anche – se il muro è là, in piena vista, ed io stringo il volante e comincio a sudare, e il mio amico Tizio mi dice “Frena!”… ha importanza che Tizio sia un cialtrone, un voltagabbana, uno che va ad incartarsi in motorino?
Rispondete anche a questa.
Io credo che siano questi i due concetti che dovrebbero passare:
- quello della crisi ambientale in atto è un rischio troppo grande per non trattarlo con la massima prudenza. Al limite, se sbagliamo, cosa ci rimettiamo?
- dobbiamo riprendere la guida della nostra esistenza. Non ha senso lamentarci del fatto che “gli scienziati non rislovono i problemi”, magari perché “i politici non gli danno i soldi”. Noi facciamo i politici, noi siamo gli scienziati.
Quanto al fatto che sia già accaduto in passato, e non abbia fatto male a nessuno, rivango la mia passione per Al Stewart…
The coldest winter in memory was 1709
The sea froze off the coast of France all along the Neptune line
By the lost town of Dunwich the shore was washed away
They say you hear the church bells still as they toll beneath the waves
E’ solo questione di decidere se le perdite siano accettabili.
E Al Gore?
Se non vi va, ignoratelo.
Ma ricordatevi che chiunque non sarà parte della soluzione sarà parte del problema.
Commenti Recenti