La nascita dell’Occhio Pubblico?
Il modello di Occhio Pubblico (contrapposto all’Occhio Privato, il P.I. alla maniera di Magnum) venne proposto una decina di anni or sono da alcuni autori di fantascienza – non un investigatore che porta il risultato del proprio lavoro ad un singolo cliente, ma un veroe proprio giornalista open source, armato dei migliori strumenti per investigare gli avvenimenti, produrre servizi, articoli o trasmissioni, e poi disseminare il proprio lavoro.
Idea interessante – ed un ottimo spunto per la narrativa.
Ma ora è una realtà.
Stando a quanto pubblicato da Openculture, che riprende la notizia dal New York Times, in risposta alla contrazione del mercato per i tradizionali giornalisti investigativi, il mercato si è adattato, portando all’evoluzione di qualcosa di nuovo.
I giornali non hanno più interesse a stipendiare giornalisti d’assalto?
Il 90% delle notizie del telegiornale sono prese da internet?
Bene, ora esiste la Pro Publica, una fondazione non profit che riunisce uno staff di giornalisti investigativi pronti a seguire l’antica e onorata tradizione del freelancer investigativo.
Giornalisti che indagheranno i fatti e intervisteranno le persone, faranno filmati e fotografie, mentre la fondazione si occuperà di trovare per la notizia un canale di distribuzione opportuno.
Una fondazione di questo genere solleva un interessante problema.
La Pro Publica in particolare è finanziata da un colosso della finanza americana.
Chi ne garantirà l’oggettività?
Più o meno di chi garantisce l’oggettività dei giornali attuali.
Gli altri giornali.
E l’idea di una rete giornalistica finanziata dalla popolazione – tramite PayPal? – apre molte interessanti prospettive.
Musica, cinema, giornalismo…
Tutti sembrano orientarsi verso nuovi modelli.
Per i libri c’è solo il “solito” vecchio Jim Baen, a provare qualcosa di nuovo (e a vincere, anche da morto).
Tutti gli altri, sono ancora allegramente fermi all’800.
Al lato peggiore, dell’800.







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