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Letteratura di Genere & Narrativa d’Immaginazione.

18 Ottobre 2007 Davide 11 commenti

Esiste una malattia tipicamente tedesca che porta a suddividere la realtà in categorie, e le categorie in sottocategorie, e poi ancora, come in un infinito processo di ramificazione per cui alla fine ogni ente fa categoria a se.

In campo letterario, questa orribile abitudine svolge una sua certa funzione – dice ai librai su quale scaffale mettere i volumi, dice agli editori che sorta di copertina spiaccicare sul libro, dice ai lettori più o meno cosa li aspetta acquistando, aprendo e leggendo il volume in questione.
Perché i lettori sono così – vogliono essere sorpresi dalla novità, ma all’interno di un ambito familiare.
E credo gli scrittori siano lo stesso.
O per lo meno era così quando chi scriveva, prima, si prendeva la pena di leggere.

FSF 0035I generi letterari sono poi delle grandi categorie di somiglianza.
Tutti noi copiamo da tutti gli altri.

Fantascienza ai vecchi tempi significava qualcosa di più simile a Wells e a Verne che non a Morris, o Eddison.
E viceversa, Fantasi erano quegli autori che assomigliavano di più a Morrison e Eddison – o a Dunsany – piuttosto che a Wells o Verne.

Col crescere del campo, si creano sottogeneri – somiglianze all’interno del gruppo principale.

Se dico Heroic Fantasy somiglio di più a Howard che a C.A. Smith.
Se dico Sword & Sorcery somiglio di più a Leiber che a Howard.
Se dico High Fantasy somiglio di più a Tolkien che a Peake.

E poi vai – urban fantasy, dark fantasy…
Di generi e sottogeneri abbiamo già scritto dissezionando lo steampunk.

A monte di tutto, si trova il grande spartiacque – fra letteratura alta e letteratura di genere.
Che è poi la più arbitraria e sciocca delle divisioni.

Nel nostro paese, la letteratura di genere è sempre stata considerata di serie B.
Spesso meritatamente, ma ciò non toglie che le generalizzazioni siano inutili e pericolosi.
Il Pozzo dell’Unicorno di Fletcher Pratt è infinitamente più letterario, alto e significativo di una cosa come la dattilografia di Melissa P., che all limite è solo titillazione per vecchi animali.
Eppure, i lavori di Pratt sono considerati di serie B.

Il fatto veramente grave, tuttavia, è che negli ultimi vent’anni gli editori che fino alla fine degli anni ‘80 si erano impegnati – spesso con esiti finanziari catastrofici – a portare avanti la causa della dignità del fantastico, si sono arresi.
Ci si aspettava che pubblicassero spazzatura?
E loro hanno pubblicato spazzatura.
Indigesti cicli estesi per venticinque volumi – spesso interrotti dall’imprevisto decesso dell’autore e molti anni dopo ripresi da pennivendoli assortiti.
Agghiaccianti romanzi per ragazzi popolati di eroi arroganti e sinistri.
Insopportabili romanzi con l’ennesimo duelli vampiro-cacciavampiri, magari con qualche astuto product-placement e un crescente contenuto di sesso esplicito ed irrealistico (oltre che inutile all’economia delle storie).

Il risultato è desolante, anche perché, come si è detto, si entra in un genere per imitazione – e senza rete in un mercato come quello italiano dove non ci sono riviste su cui farsi le ossa, circoli dove confrontarsi su qualcosa di più di solido che il numero di libri o DVD posseduti (celo celo manca…).
Se tutti coloro che entrano in un dato genere ci entrano tramite l’imitazione (preferite l’ispirazione) di spazzatura, il genere si trova ben presto affollato di spazzatura.

Per questo motivo il fantasy in Italia è ormai completamente delegittimato.
Gli editori stampano carta straccia, dando un’immagine distorta del genere nella sua globalità, e gli autori italiani imitano (spesso su richiesta degli editori) dei modelli inammissibili, producendo carta straccia.

Ecco allora sedicenti autori nutriti di Eragon che non hanno idea di chi sia Anne MacCaffrey – dalla quale Paolini ha copiato a piene mani – e che producono insipida narrativa talmente derivativa da essere priva di spirito, di ritmo, di idee.

Per questo motivo, credo, converrà d’ora in poi che io dica che scrivo Narrativa d’Immaginazione.
Per non venire accomunato alla palude che è ormai uno dei generi con i quali sono cresciuto.

In Xanadu

18 Ottobre 2007 Davide Lascia un commento

Oggi, William Dalrymple ha un sontuoso sito internet, con i dettagli dei suoi volumi, la sua biografia, il calendario delle sue prossime conferenze.

Un serio accademico, Dalrymple, specializzato nella storia del vicino e e medio Oriente e dell’India.
Un autore raffinato, ben documentato, con parecchi premi all’attivo.

xanaduMa a ventidue anni, sconosciuto ricercatore universitario, dalrymple si imbarcò in una avventura che, narata nel suo proimo libro, rimane ancora oggi, a mio parere, la sua cosa migliore.

L’idea è semplice – nel 1987, per la prima volta in cinque secoli la Via dela Seta è completamente aperta e ragionevolmente pacifica, e ciò permetterebbe a persone disposte a tutto di ripercorrere i passi di Marco Polo.
Dalrymple e la sua fidanzata sono pronti a tutto.
Finché lei non lo molla ad una settimana dalla partenza.
Salvo poi tornare in seguito – ora fidanzata con un altro – quando William ha già trovato una nuova compagna d’avventure in una inflessibile viaggiatrice anglo-indiana.
Tra imbarazzi, incidenti di percorso e reminiscenze del Milione, In Xanadu non è il miglior libro al mondo sulla Via della Seta – ma ci va maledettamente vicino.

Un enensimo esempio di cosa si può fare durante un anno-buco, quando si è giovani e si ha coraggio.

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350 Ribelli & Baci

18 Ottobre 2007 Davide Lascia un commento

Mai dire mai, come sosteneva James Bond.

canon-rebel-xt-1-1-1Il mio caso specifico?
Non credo userò mai una macchina fotografica digitale“.

Poi i prezzi di stampa dei negativi sono lievitati.
La qualità delle stampe dei negativi è crollata.
Le reflex SLR digitali hanno raggiunto prezzi quasi abbordabili.

Eccomi perciò felice proprietario di una Canon EOS 350 D.
Nota negli Stati Uniti come Rebel XT.
E in Giappone come Kiss & Digital.
Tanto per dimostrare che i giapponesi sono proprio strani.

Il modello, uscito nel lontano 2005 è ormai obsoleto – la nuova 400 D (o Rebel XTi) è uscita ormai da un anno, come non ha mancato di ricordarmi il predace ma competente commesso di Saturn, prima di passare ad offrirmi borse, flash, obiettivi e accessori vari.
Immagino abbia un bonus su certe vendite.

Perchè una macchina obsoleta?
Beh, un paio di considerazioni.

  • Per un uso sporadico e sul terreno, la 350 va bene quanto la 400 (e stando ai giudizi pubblicati in rete, quanto la 20, vecchio modello di una categoria superiore).
  • A parità di carica della batteria (90 minuti allacciati alla rete) la 350 scatta 600 fotografie, la 400 ne scatta 360.
  • A conti fatti, duecento euro stanno meglio in tasca a me che al signor Canon.

L’aggeggio è robusto, con il case nero originariamente prodotto solo per il mercato Giapponese (ma perché fare nera una macchina che chiami Baci & Digitale? Fatela rosa, come certe vecchie Lomo russe…) e uno zoom 18-55 non esattamente eccelso.
Ma ho le ottiche della vecchia e intramontabile 3500 (o Rebel T2 che dir si voglia), e quindi le lenti non sono un problema.
Proprio per questo avrei preferito in effetti solo il corpo macchina – che mi sarebbe costato ovviamente meno – ma il mercato tiranno ha le sue regole.

Tutto sommato, quindi, un buon colpo.

Ora si tratta diperseverare col corso on-line, e cercarsi uno spazio su flickr o su morguefile dove stoccare i futuri capolavori.

Ma per quello ci sarà tempo…