Moleskine?
Mi si fa notare che, nel mio post sul superfluo che “fa tanto vero artista”, ho trascurato forse il più offensivo degli ammennicoli inutili.
Il Moleskine.
A giustificazione della mia mancanza, posso solo addurre il fatto che io il Moleskine l’ho sempre detestato.
O meglio…
Un quaderno su cui prendere appunti è fondamentale.
Le sue caratteristiche
- leggero
- tascabile
- robusto
- con copertina rigida
- poco costoso
Un bloc notes o un quadernetto sono – per chi scrive – utilissimi.
Ci si possono annotare idee, schizzare diagrammi, prendere appunti… fate voi.
Ora, dicevo, io il moleskine non l’ho sempre odiato.
Neli primi anni ottanta, quand’ero al liceo, si trovavano in giro prevalentemente quaderni formato protocollo con fotografie e disegni scemi in copertina.
Ricordo ancora con nostalgia La Gioconda, una bionda inguainata in jeans attillatissimi che ornava il mio quaderno per gli appunti di fisica.
Devo averlo ancora, da qualche parte, in cantina, insieme allemie cose delle scuole superiori.
Non proprio tascabili, non proprio adatti per essere tenuti in tasca per prendere appunti.
E allora si guardavanole vecchie foto degli scrittori, o i giornalisti nei vecchi film, e si vedevano questi quadernetti neri, cheparevano proprio ciò che il dottore raccomandava.
Solo che non se ne trovava, in giro.
Anni sgargianti, gli anni ‘80.
Poi, improvvisamente…
Alcuni anni fa un piccolo editore italiano, Modo&Modo, li ha rimessi in circolazione riproducendo le caratteristiche che già in passato ne avevano fatto un oggetto di culto: copertina nera, angoli arrotondati, fettuccia elastica di chiusura e taschina interna a soffietto. Attualmente vengono prodotti in formato tascabile (cm 9×14), medio (cm 13×21) e grande (cm 19×25) con molteplici campiture, dai quadretti al pentagramma.
E da quel momento, chiunque voglia ripercorrere la strada seguita da
Ernest Hemingway, Bruce Chatwin, Vincent Van Gogh e Pablo Picasso
deve avere il Moleskine.
Che era talmente fantastico, che l’abbiamo rifatto diverso.
Che è piccolo leggero e tascabile, ma costa uno sproposito – il modello “classic” (40 fogli) viaggia a 10 euro.
E a questo punto diciamocelo chiaro – a seconda dell’uso che ne farete, 40 fogli sono o troppi (per delle annotazioni tipo Commonplace Book di Lovecraft bastano una decina di pagine) o maledettamente troppo pochi.
Con 10 euro, in un supermercato di periferia, è possibile acquistare due pacchi da dieci quaderni anonimi, a righe o a quadretti: spazio a sufficienza per scriverci Guerre e Pace o annotare completamente il vostro viaggio sulla Via della Seta in segway.
Volete farli stare in tasca?
Li piegate in metà.
Così oltretutto tengono chiuso senza bisogno di elastico (che poi si slabbra e fa disordine – guardate il Moleskine di Van Gogh qui sopra…) e fanno molto vissuto (che di rimando fa molto artista – guardate il Moleskine di Van Gogh qui sopra…)
Oppure potreste usare una vecchia agenda.
Così magari avete il bonus della copertina di pelle.
Attorno a marzo-aprile, i rivenditori di cancelleria svendono agende scadute a prezzi ridicoli.
O cercare un posto che venda i quaderni oversize della Mead, per i quali io ho una sorta di storto feticismo – sono un po’ più grandi di quelli nostrani, hanno la copertina rigida e le pagine cucite.
Indistruttibili.
Un modello “classic” (anche noto come Mead Five Stars) costa attorno ai 5 euro, ed ha 80 fogli.
Perché a volte si trova davvero un supporto sul quale è piacevole scrivere.
Ma deve essere il nostro, non quello di Bruce Chatwin.
E’ una delle poche regole che andrebbero scolpite nel granito, per chi scrive.





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