Scimmie ammaestrate
E’ successa una cosa insolita.
O forse no, chissà.
In una serie di commenti ad un post altrui su un blog confinante col mio (per temi se non per hardware), ho commentato negativamente il modo in cui un’autrice ha deciso (o permesso al suo editore) di pubblicizzare il proprio lavoro.
Non ho parlato male dell’autrice.
Non ho parlato male del libro.
Ho solo detto che c’era un forte sospetto di hype.
Ed ho aggiunto che è irritante vedere tante energie spese per promuovere un prodotto in forte sospetto di artificiosità, quando un sacco di buoni autori non vengono filati neanche di striscio dalle majors.
E di rimando sono stato accusato di esprimere certe opinioni per invidia.
Invidia?
Invidia di cosa?
Di non avere un editore che mi obblighi ad esibirmi come una scimmia ammaestrata?
Di non essre dileggiato da persone che rispetto sui rispettivi forum on-line?
Ora, è indubbio che si tratti di uno degli stratagemmi per ottenere ragione collezionati da Schopenhauer – accuso chi esprime opinioni diverse dalle mie di essere motivato da invidia, ed automaticamente lo delegittimo.
Bello liscio.
Un semplice giochino retotrico.
Però è fastidioso.
E allora, Schopenhauer per Schopenhauer…
È assolutamente sbagliato voler trasferire anche in letteratura la tolleranza che per forza si deve usare verso le persone ottuse e senza cervello in società, dove simili tipi brulicano. Nella letteratura costoro sono, infatti, intrusi sfacciati, e qui disprezzare le cose cattive è un dovere verso quelle buone: per colui per il quale nulla è cattivo, nulla parimenti è buono.
Amen.






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