In generale, possiamo ricavare alcune informazioni interessanti da tutti i grafici fatti fin qui – inclusi quelli che non ho pubblicato perché semplicemente illeggibili on-line.
Vediamo di ricapitolare.
Primo - esiste una differenza oggettiva fra fantascienza, fantasy e horror, in termini di linguaggio. Se non consideriamo quegli autori che giocano con la struttura (Fritz Leiber, che scrive The Wanderer, un romanzo di fantascienza catastrofica, usando una struttura da romanzo gotico, e Conjure Wife, un horror gotico, con la struttura del romanzo di fantascienza), possiamo generalizzare dicendo che
- la fantascienza usa un linguaggio diretto ma colto
- il fantasy privilegia un linguaggio più prolisso ma più semplice, affine (almeno in parte) alla narrazione orale
- l’horror vuole uno stile misto o sincopato, per modulare scene di quiete e passaggi ansiogeni
Esiste una discreta sovrapposizione, ma i tre campi sono ben distinti.
Secondo - i buoni autori si dividono in due categorie nette
- i serialisti, che hanno (o sviluppano) uno stile scolpito nella roccia; Stephen King, Terry Brooks o Alan Dean Foster sono buoni esempi.
- gli specialisti in “one shot”, capaci di cambiare stile ad ogni romanzo a seconda delle necessità – Fritz Leiber, T.E.D. Klein e John Crowley sono esempidi questo approccio.
I “buoni professionisti” che non ricadono strettamente in una delle due categorie, sviluppano di solito un proprio metro e vi aderiscono in maniera automatica.
Terzo – gli specialisti in storie militari hanno tutti uno stile estremamente economico (frasi brevissime e parole semplici), indipendentemente dal genere. Steven Erikson e Hugh Cook (fantasy), David Drake e Gordon Dickson (fantascienza) sembrano compagni di scuola, pur appartenendo a quattro generazioni diverse.
La scansione “da guerra” si ritrova anche nei classici di narrativa militare moderna (Inseguendo Cacciato, Quanto pesano i fantasmi, etc.)
Quarto – a partire dai tardi anni ‘70 assistiamo ad una riduzione nella diversità degli autori – soprattutto negli americani. Lo stile si standardizza su una struttura tipica (7% di parole desuete, 15 parole in media per frase) che lascia il forte sospetto che gli editor abbiano stretto le maglie della rete. Romanzi accettabili negli anni ‘50 sarebbero oggi probabilmente mandati indietro con una richiesta di riscrittura.
Ma forse è per questo che fra i vecchi lavori si trova spesso materiale molto superiore per “feeling” rispetto alla produzione contemporanea.
Quinto – la letteratura “seria” si sovrappone quasi esattamente ai tre campi “generici” e, se possibile, mostra semplicemente più varietà all’interno di un campo più ristretto – Lovecraft e Dunsany, ad esempio, sono troppo diversi da qualsiasi altra cosa per trovare dei corrispondenti nel mainstream.
E con questo mettiamo momentaneamente in pausa le analisi sulla letteratura.
Scrittore, dicono.
E allora scrivi.
Commenti Recenti