Uh! Buntu…
A raccontare on-line le proprie disavventure informatiche si finisce sempre a fare la figura dei cretini.
C’è gente molto più in gamba di noi, là fuori, e così, noi emergiamo dall’ultima catastrofe sentendoci come Conan il cimmero, spossato e lacero, unico sopravvissuto all’ennesimo scontro di eserciti, e qualcuno ci legge, ride, e posta il nostro URL agli amici perché ridano anche loro, che il nostro catastrofico problema l’avrebbero risolto con uno shortcut di tastiera.
E’ capitato a persone migliori di me – gente che si fiscalizza come “informatico”, “web designer” e quant’altro.
Gli si pianta il computer per una scemata, lo raccontano sul loro blog come se fosse la ritirata di Russia, i maligni sghignazzano.
Il mio disastro informatico era probabilmente risolvibile in mille altri modi.
Ed ora, comunque, parte dei miei problemi sono risolti.
Il sistema operativo ha fatto un triplo salto mortale ed è atterrato sulla schiena, spiaggiato come una belanottera stecchita.
Schermo blu della morte durante una deframmentazione dei file di sistema.
Male male male.
Dischi di ripristino – una pernacchia.
Software di recupero dati e informatica forense – zero.
I dischi di emergenza forniti dal produttore dell’hardware – oltre dodici ore buttate, una notte insonne, poi una pernacchia.
Il sacrificio rituale di un montone – inutile.
La famosa capacità di Windows di ripredersi dalle crisi e rinascere dalle proprie ceneri – ma fatemi il favore….
Poi, alla fine, Ubuntu 7.10 ha risolto il problema.
Caricato come Live CD, ha permesso l’accesso al sistema devastato e il trasferimento su supporti mobili dei dati ancora perfettamente conservati su D, salvando così alcune settimane di lavoro altrimenti perdute e insostituibili.
In questo week-end si curano i lavori in sospeso.
La settimana prossima, si pensa a ciò che resta del poratile.
L’hard-disk è malandato e toccherà – probabilmente – comprarne uno nuovo.
Poi si reinstalla il sistema operativo.
Il che significa un addio neppure troppo commosso a Windows.
Quando svariate centinaia di euro di software Windows ti lasciano a piedi nel momento peggiore, e un software open source costato zero centesimi ti salva la giornata, i segnali sono piuttosto chiari.
A formattazione del sistema avvenuta, il mio portatile diventerà una macchina Ubuntu.
Ora toccherà cercare un manuale…

Uao. Ma l’idea è stata tua?
Sto anch’io pensando di passare a Ubuntu, ma tutte le connessioni del mio mondo sono wi-fi, e temo che non sia ideale per questo SO. E in generale temo complicazioni. Per ora faccio esperimenti con il vecchio pc…
irenelaspostata
24 Novembre 2007 alle 3:48 PM
Quale?
Quella di deframmentare?
Si.
Quella di far morire l’hard-disk?
No.
Quella di usare Ubuntu per resuscitarlo – si, è stata una mossa disperata. Mi restavano quello o i vecchi CD di Alone in the Dark, da provare…
Avevo sentito da amici che in alcuni casi la funzione Live CD di Ubu è lo rende utilizzabile come disco di soccorso.
Ha funzionato.
Ubuntu è decisamente solido – e credo (ma dico solo credo) che la versione 7.10 risolva anche i problemi di wi-fi.
Per ora, lavoro su un computer d’emergenza – che va a carbone e con una tastiera che perde tre lettere su cinque battute.
La settimana prossima, esauriti i lavori in sospeso, mi dedicherò all’ubuntificazione del mio sistema.
Posterò aggiornamenti…
Davide
24 Novembre 2007 alle 5:30 PM
Quella di usare Ubuntu! Certo che usare i cd di Alone in the Dark sarebbe stato un esperimento interessante…
Seguirò con attenzione la tua ubuntificazione.
irenelaspostata
24 Novembre 2007 alle 10:21 PM
Ok, sei stato nominato cavia Ubuntu onoraria all’unanimita’. Facci sapere…
Massimo
24 Novembre 2007 alle 11:46 PM