strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Uh! Buntu…

con 4 commenti

A raccontare on-line le proprie disavventure informatiche si finisce sempre a fare la figura dei cretini.
C’è gente molto più in gamba di noi, là fuori, e così, noi emergiamo dall’ultima catastrofe sentendoci come Conan il cimmero, spossato e lacero, unico sopravvissuto all’ennesimo scontro di eserciti, e qualcuno ci legge, ride, e posta il nostro URL agli amici perché ridano anche loro, che il nostro catastrofico problema l’avrebbero risolto con uno shortcut di tastiera.

E’ capitato a persone migliori di me – gente che si fiscalizza come “informatico”, “web designer” e quant’altro.
Gli si pianta il computer per una scemata, lo raccontano sul loro blog come se fosse la ritirata di Russia, i maligni sghignazzano.

Il mio disastro informatico era probabilmente risolvibile in mille altri modi.
Ed ora, comunque, parte dei miei problemi sono risolti.

blue-screen-of-deathIl sistema operativo ha fatto un triplo salto mortale ed è atterrato sulla schiena, spiaggiato come una belanottera stecchita.
Schermo blu della morte durante una deframmentazione dei file di sistema.
Male male male.
Dischi di ripristino – una pernacchia.
Software di recupero dati e informatica forense – zero.
I dischi di emergenza forniti dal produttore dell’hardware – oltre dodici ore buttate, una notte insonne, poi una pernacchia.
Il sacrificio rituale di un montone – inutile.
La famosa capacità di Windows di ripredersi dalle crisi e rinascere dalle proprie ceneri – ma fatemi il favore….

Poi, alla fine, Ubuntu 7.10 ha risolto il problema.
Caricato come Live CD, ha permesso l’accesso al sistema devastato e il trasferimento su supporti mobili dei dati ancora perfettamente conservati su D, salvando così alcune settimane di lavoro altrimenti perdute e insostituibili.

In questo week-end si curano i lavori in sospeso.
La settimana prossima, si pensa a ciò che resta del poratile.
L’hard-disk è malandato e toccherà – probabilmente – comprarne uno nuovo.
Poi si reinstalla il sistema operativo.

ubuntu bannerIl che significa un addio neppure troppo commosso a Windows.

Quando svariate centinaia di euro di software Windows ti lasciano a piedi nel momento peggiore, e un software open source costato zero centesimi ti salva la giornata, i segnali sono piuttosto chiari.
A formattazione del sistema avvenuta, il mio portatile diventerà una macchina Ubuntu.

Ora toccherà cercare un manuale

Written by Davide

24 Novembre 2007 a 12:55 PM

4 Risposte

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  1. Uao. Ma l’idea è stata tua?
    Sto anch’io pensando di passare a Ubuntu, ma tutte le connessioni del mio mondo sono wi-fi, e temo che non sia ideale per questo SO. E in generale temo complicazioni. Per ora faccio esperimenti con il vecchio pc…

    irenelaspostata

    24 Novembre 2007 alle 3:48 PM

  2. Quale?
    Quella di deframmentare?
    Si.
    Quella di far morire l’hard-disk?
    No.
    Quella di usare Ubuntu per resuscitarlo – si, è stata una mossa disperata. Mi restavano quello o i vecchi CD di Alone in the Dark, da provare…
    Avevo sentito da amici che in alcuni casi la funzione Live CD di Ubu è lo rende utilizzabile come disco di soccorso.
    Ha funzionato.

    Ubuntu è decisamente solido – e credo (ma dico solo credo) che la versione 7.10 risolva anche i problemi di wi-fi.
    Per ora, lavoro su un computer d’emergenza – che va a carbone e con una tastiera che perde tre lettere su cinque battute.
    La settimana prossima, esauriti i lavori in sospeso, mi dedicherò all’ubuntificazione del mio sistema.
    Posterò aggiornamenti…

    Davide

    24 Novembre 2007 alle 5:30 PM

  3. Quella di usare Ubuntu! Certo che usare i cd di Alone in the Dark sarebbe stato un esperimento interessante…
    Seguirò con attenzione la tua ubuntificazione. :)

    irenelaspostata

    24 Novembre 2007 alle 10:21 PM

  4. Ok, sei stato nominato cavia Ubuntu onoraria all’unanimita’. Facci sapere…

    Massimo

    24 Novembre 2007 alle 11:46 PM


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