Io sono leggenda – horror e/o fantascienza
Io questo post non lo volevo fare.
Ma poi, siamo alle solite, sul suo blog Elvezio Sciallis annuncia un articolo revisionista su I am Legend, di Richard Matheson,
fra qualche giorno magari parliamo di come Io sono leggenda di Matheson non sia poi questo grande capolavoro della letteratura horror…
E come posso io a questo punto trattenermi?
A parte che criticare negativamente Matheson è peccato mortale, ma poi… non è I am legend un grande capolavoro della letteratura horror?
Certo che no: di fatto, Io sono leggenda – il romanzo, non necessariamente i film – è una storia di fantascienza, non dell’orrore. Utilizza alcuni elementi della narrativa orrifica – i vampiri – ma all’interno di un impianto fantascientifico ortodosso (sarei quasi tentato di dire campbelliano) e piuttosto rigoroso. Giudicarla quindi dal punto di vista dell’efficacia come narrativa horror potrebbe mancare il bersaglio.
Ma a questo punto, si devono delimitare con precisione i campi, per decidere se il romanzo di Matheson caschi di qua o di là della linea di confine.
Ammesso che tale linea esista.
Vediamo.
Contenutisticamente, la fantascienza descrive eventi immaginari ma plausibili estendendo razionalmente lo stato attuale delle conoscenze relative alla realtà. Descrive quindi mondi ed eventi possibili, anche se molto molto improbabili.
Il fantasy, per contrasto, descrive eventi immaginari e non realizzabili nella realtà come noi la conosciamo, chiamando in causa quindi mondi impossibili, realtà altre.
L’orrore, infine, descrive eventi immaginari e inaspettati, che per loro natura suscitano l’orrore, il raccapriccio, la riflessione sui lati più oscuri dell’animo umano e dell’universo, spesso estendendo fino alle estreme conseguenze logiche non tanto ciò che sappiamo sull’universo, ma ciò che non sappiamo.
In generale, mi aspetterò che la fantascienza mi spieghi in maniera plausibile (fisica quantistica, evoluzione parallela, anomalie astronomiche…) perché le cose stanno in un certo modo, mentre il fantasy non ha l’obbligo di razionalizzare gli elementi centrali della narrativa (la magia esiste), ma piuttosto deve assicurarsi che nulla contravvenga le nuove regole di campo una volta definite; l’horror può invece fare ricorso ad altre fonti – quali folklore, religione o pseudoscienza (vudù, testi sumeri scritti col sangue, profezie bibliche) – per giustificare ciò che viene messo sulal pagina.
I tre generi si distinguono poi anche sul piano formale – ne abbiamo già parlato.
Nulla e nessuno ci impediscono di mescolare i generi, naturalmente.
Ora, diamo un’occhiata ad I am legend.
La trama descrive eventi immaginari ma plausibili nella realtà quotidiana (ricordiamoci che il testo è del 1954), nel mondo reale – i vampiri esistono, e sono il prodotto di una infezione virale. Non sono cadaveri rianimati, creature demoniache o esseri sovrannaturali.
In effetti non vi è nulla di sovrannaturale in questo romanzo.
Molti degli elementi folklorici del vampirismo tradizionale sono spiegabili con gli effetti del virus che John Neville, a metà romanzo, riesce ad isolare e ad inquadrare negli oculari del proprio microscopio.
Nulla di sovrannaturale.
La tensione del romanzo non nasce dal tradizionale scontro umani-vampiri, dal pericolo costituito dalla minaccia vampirica.
I veri motori emotivi del romanzo sono piuttosto il senso di isolamento del protagonista e la sua ricerca per una possibile cura; si tratta in effetti di due tendenze opposte – tanto più John Neville si rende conto di essere l’ultimo umano sulla terra (una leggenda, appunto, una creatura rara e spaventosa) tanto più la sua ricerca si fa inutile.
Cosa se ne faranno della “cura”, i rappresentanti della maggioranza e – poer estensione – i “normali”?
Insomma, mi pare lecito definire I am legend fantascienza poiché affronta con taglio fantascientifico argomenti che sono per loro natura fantascientifici – “cosa succederebbe se tutti gli abitanti del globo tranne uno diventassero vampiri?”
Non solo quindi l’impianto razionale del romanzo è tipicamente fantascientifico, ma anche i temi centrali sono piuttosto lontani da quelli dell’orrore.
La nuova civiltà fondata dai vampiri viene descritta con non poca ironia, ma anche con l’accuratezza di solito riservata ad una cultura aliena.
Poi, certo, c’è l’assedio notturno della casa di Neville, ci sono is uoi vagabondaggi per la città deserta.
Ma ancora una volta il senso di angoscia non deriva tanto dal confronto con il vampiro, quanto dalla consapevolezza della solitudine.
La minaccia della perdita di identità individuale dovuta alla vampirizzazione – classico tema dell’orrore – viene rimpiazzata dalla minaccia di perdita di identità sociale per la trasformazionedella società a cui apparteniamo – un classico tema fantascientifico.
Non horror, quindi, ma distropia.
In questa desolazione – niente libri, niente film e dischi, peggio, niente regali per amici e familiari, un solo album ha attraversato l’oceano e le Alpi per arrivare, stremato ma integro, sul mio lettore – The Rise and Fall of Ruby Woo, ultima fatica delle
E mi capita così fra le mani The Art and Science of Web Design, testo fondamentale del giovane 





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