Archivio

Archive for Gennaio 2008

Nuovo racconto.

31 Gennaio 2008 Davide Lascia un commento


Evviva Evviva!
Voci autorevoli mi dicono che il prossimo LN conterrà “La Storia del Lupo”, racconro fantastico in forma di dialogo filosofico fra due sconosciuti su un treno in panne.
Una cosa che potrei solo definire surreale, se a tratti non mi sorgesse il dubbio che sia molto più reale di quanto immagino.

È molto diverso da ciò che scrivo normalmente, ma che diamine, in fondo è per questo che si scrive – per fare qualcosa di diverso.

Mi auguro naturalmente che il pubblico si diverta a leggerlo almeno quanto io mi sono divertito a scriverlo.

Categories: progetti personali

Spolverare il Giapponese

30 Gennaio 2008 Davide Lascia un commento

Era uno dei buoni propositi per l’anno nuovo.
Ed ora sembra che io abbia trovato lo strumento adatto.
Japanese Step by Step, di Gene Nishi, è un corso per autodidatti sviluppato per insegnare la lingua ai programmatori – ed è quindi molto adatto per dare un minimo di speranza alle menti deboli.
Né posso parlar male dell’approccio didattico di Nishi – visto che si tratta dello stesso modello che usavo io quando insegnavo italiano agli stranieri (piccolo il mondo, eh? E io che pensavo di essere originale!).
Diciamo un approccio a oggetti – per restare in tema di programmazione.
La grammatica è semplificata ma solida.
Tredici capitoli.
Uno ogni due giorni.
Un mese.
Resta il problema di imparare il vocabolario, ma quello è un problema che si affronta con ogni lingua.
Toccherà etichettare gli oggetti per casa.
Per il parlato – film, dischi e podcast (tipo il Nippon VoiceBlog)
Ubuntu fornisce un paio di strumenti utili, compres un dizionario e un sistema per testare la propria conoscenza dei kana.
E lo scaffale di famiglia offre una buona scelta di risorse – compresi un paio di pacchi di flash-card.

Ora basta trovare il tempo…

Rex Bob Lowenstein È Vivo!

30 Gennaio 2008 Davide Lascia un commento

Nei meravigliosi anni ‘80, Mark Germino, poeta diventato cantautore, scrisse una canzone su un tale che si chiamava Rex Bob Lowenstein.
Un DJ in una piccola radio locale (W.A.N.T.) Rex Bob è uno specialista nel dare alla gente ciò che la gente vuole…

He lives for his job and he accepts his pay
You can call and request ‘Lay Lady Lay’
He’ll play Stanley Jordan, The ‘Dead and Little Feat
And he’ll even play the band from the college down the street

And his name is Rex Bob Lowenstein
He’s forty-seven, goin’ on sixteen
His request line’s open, but he’ll tell you where to go
If you’re dumb enough to ask him why he plays Hank Snow

Rex Bob è un piccolo eroe locale, uno che contribuisce alla comunità con l’unico mezzo a sua disposizione…

Well, he tries to keep his talkin’ to a minimum
He’s a Democrat, he’s a Republican
He’s an ad man with a great voice, say some
But when he spins those records he’s neither one

He’ll talk to the truckers on the interstate strip
The housewife and the car dealership
And when his second wife left him for a paper millionaire
He cried unashamedly right on the air

And his name is Rex Bob Lowenstein
He’s forty-seven, goin’ on sixteen
His request line’s open but he makes no bones
About why he plays Madonna after George Jones

Ma le cose si mettono male, perché le case discografiche hanno un’idea migliore – fornire una playlist definita (con i pezzi che devono vendere) e pagare la stazione radiofonica per il disturbo.
Si chiama Payola, una pratica fortemente immorale – fino agli anni ‘80, quando divenne la regola (vi siete mai chiesti perché con 50 video prodotti ogni mese, Mtv passi sempre i soliti 12?).

Now, one day a man in a pinstriped suit
Took the owner of the station to a restaurant booth
His pitch was simple, “you’ll increase your sales
“If you only play the song list we send in the mail.”

He guaranteed a larger audience
Less confusion and higher points
“But your drive-time jock won’t get to do his thing.
“Hey he’s not half bad, tell me, what’s his name?”

Well his name is Rex Bob Lowenstein
He’s frequently heard, but he’s seldom seen
His formula’s simple and his format’s big
“I just play anything, you call and tell me what you dig.”

La cosa, ovviamente, a Rex Bob non piace.

Now Rex Bob David Saul Lowenstein
Quit his job a week later, but before he’d leave
He locked and bolted the control room door
And played smash or trash till they cuffed him on the floor

Beh, da ieri Rex Bob Lowenstein non è più solo una canzone.
Infastidito dai cambiamenti arbitrari imposti alla sua playlist, il DJ texano Paul Webster Feinstein si è introdotto negli studi della sua stazione radio (K.O.O.P.), ha cosparso le apparecchiature di benzina ed ha dato fuoco a tutto l’ambaradan.

After discovering that changes were made to his playlist for an overnight slot, Internet broadcaster Paul Webster Feinstein set fire to Austin community radio station 91.7 KOOP, where he was a volunteer. According to the Associated Press, the blaze, which took place on January 5, caused $300,000 of damage to the studios. If convicted, Feinstein, 24, faces two to 20 years in jail and a fine of $10,000.

La vita imita l’arte?

Well they drug him into court and the judge said, “Rex
“I’ve got to lock you up, for what I’m not sure yet.
“But your boss here says he thinks you’re wrapped too tight.
“But, by the way thanks for playing ‘Moon River’ last night”

And his name is Rex Bob Lowenstein
He’s a flaming bell inside a tambourine
He could play it all if he was just set free
Just to find what the people WANT

Einaudi apre al fantasy e chiude all’intelligenza

29 Gennaio 2008 Davide 22 commenti

Riprendiamo la notizia da FantasyMagazine, su segnalazione dell’eccellente Shamanic Journey

E’ italiana. E’ giovanissima. E’ autrice di un romanzo fantasy… e ha conquistato una delle più blasonate case editrici italiane, che con questo romanzo si è decisa ad aprire le porte al genere fantasy

Cominciamo col porci una domanda… ma perché questa ossessione per le autrici giovanissime?
È un tratto culturale, il fascino della gerontocrazia per la jeune fille, vapida creatura priva di opinioni che si cincischia i capelli, e per le sue esternazioni su carta stampata?
Moccia & Muccino ormai annidati nel nostro DNA?
Un’astuta tattica di marketing, per far leva sul voyeurismo di un pubblico sfatto, che non potendo guardare nella biancheria intima delle ragazzine spera di ricavare uno straccio di titillazione dal guardare nel loro cervello?

Diciamolo chiaro e tondo: gli autori giovanissimi non sono una garanzia di qualità.
Neanche quando hanno il buon gusto di morire alla svelta.

Ma proseguiamo con l’articolo di Fantasy Magazine…

La scelta di Einaudi di guardare al fantasy è soltanto l’ultimo tassello in questo grande mosaico che abbiamo seguito nel corso di questi anni. Una delle più blasonate case editrici d’Italia (fondata nel 1933 da Giulio Einaudi) ha deciso di aprire le porte al genere che tanto ci appassiona. E l’ha fatto, a nostro avviso, nel migliore dei modi: puntando lo sguardo sugli autori di casa nostra. Dando una possibilità alle creazioni nostrane, senza dover ricorrere alla produzione straniera (per quanto pregevole essa possa essere). La qualità, quella vera, sta di casa anche in Italia.

Sarebbe bello leggere recensioni e non marchette.
La monumentale scelta di Einaudi, che blasonata lo rimane solo sulla carta e che da una quindicina d’anni ha cessato di essere editore di qualità per diventare editore di cassetta, è una pura manovra di marketing.
Quale genere “tira” al momento?
Volete un indizio?
Harry Potter.
Aha, bravi, indovinato, il fantasy mirato ad un pubblico adolescenziale di tutte le età.

Sul fatto che la qualità stia di casa in Italia, sospendiamo il giudizio (avendo perpetrato anch’io del fantasy, mi tirerei la zappa sui piedi, giusto?).
Certo, assicurarsi il manoscritto di un’esordiente italiana al margine dei diciassette (come cantava Stevie Nicks) costa sei/otto volte inmeno rispetto ad acquistare e tradurre un solido romanzo straniero (e ce ne sono tanti).
E notate i tempi – Rowlings esaurisce il suo prodotto, Einaudi ha il rimpiazzo pronto.

Ma cosa si preparano ad ammannirci, la blasonata Einaudi e la giovanissima promessa…

La scelta è così caduta sul primo volume di una giovanissima autrice italiana, soltanto diciassettenne, dando vita a una specie di caso letterario nel caso letterario. Lei è Chiara Strazzulla e il suo primo romanzo, un volume di 500 pagine in uscita a maggio 2008, nella collana Einaudi — Stile libero extra, s’intitola Gli Eroi del Crepuscolo.

Visto? Edge of seventeen.
Ai miei tempi, i diciassettenni erano troppo impegnati a fare le loro prime esperienze sessuali per aver tempo di scrivere fantasy. Oggi, col fatto che cominciano ad essere sessualmente attivi a quattordici, a diciaassette già si sentono pronti a scrivere romanzi.

Il titolo è falso e scontato, e come altri hanno fatto notare, ricorda maledettamente il primo volume della saga di Dragonlance, ripetitiva ma competente polpetta fantasy scritta da Weiss & Hickman una ventina d’anni or sono, frutto delle loro partite a Dungeond & Dragons.

Ma un momento, magari, nonostante un’autrice troppo giovane, una casaeditrice rapace ed un titolo patetico, il romanzo è interessante, giusto?
mai dire mai…

Il Signore delle Tenebre ha rapito la figlia del Re degli Eterni e a Dardamen la guerra è alle porte. Il giovane Lyannen, mezzomortale innamorato della principessa, si offre di partire con un gruppo di fedeli amici per salvarla. Slyman non ha mai visto Dardamen, è cresciuto lontano da tutto e tutti, non sa da dove viene né di chi è figlio, non sa nemmeno chi è. Ma si unirà a Lyannen e gli altri per salvare il Regno. Una missione costellata di avventure mozzafiato, tra fate, amazzoni, ka-da-lun e pixies, paludi e nebbie, profezie e segreti rivelati.

Sottolineiamo i cliché…

Insomma, le premesse ci sono tutte per una benemerita porcheria.
Meno di un mediocre modulo per D&D.
E d’altra parte, povera ragazza, ma cosa vi aspettate?
Ha diciassette anni!
Un’età nella quale il Signore delle Tenebre e l’acne incombono con uguale pathos all’orizzonte.
I sentimenti sono malformati, le esperienze nulle, le opinioni indegne di essere scritte su carta.
Cosa vi aspettate che scriva, povera ragazza?

E qui qualcuno potrebbe anche inalberarsi.
la ragazza ha diciassette anni ed il diritto di far quel che le pare, e chi sono io per stroncarla senza nenache aver letto il suo libro.
Sacrosanto – la ragazza ha il diritto di fare ciò che più la diverte.
Ma nessuno spacciatore di libri ha il diritto di vendercela come il dono di Dio al fantasy quando tutto lascia presagire solo una lecitissima, anche rispettabile, montagna di banalità da liceale; il genere che si riscopre con un certo imbarazzo, a trent’anni, in uno scatolone in soffitta e ci si domanda se – fra il lavoro da finire per il mese prossimo e la revisione degli ultimi tre racconti – non si riuscirebbe magari a trovare il tempo per rivederlo e cavarne fuori qualcosa di buono.
Magari una parodia.

Perché tutti abbiamo scritto libri a diciassette anni.
Per rimorchiare.
O per sottolineare la nostra immagine di outsider.
Per tirarsela.
O per vedere che effetto fa.
Si tratta di una lecita, necessaria, indispensabile forma di onanismo.
ma poi, come in campo sessuale si gettano i calzettoni di spugna e si passa alle donne, così il nostro primo romanzo lo gettiamo in fondo a un cassetto e cominciamo a scrivere davvero.

L’operazione di Einaudi è pornografica, poiché mostra ciò che non si dovrebbe mostrare – e lo fa per danaro.

Oltre a ciò, l’uscita in pompa magna di cose come questa ha due ulteriori effetti orribili.
Primo – santificando l’autrice alla sua opera prima, le viene formalmente impedito di crescere e migliorare; venduto questo, gli editori vorranno solo “more of the same”. Magari lei si adatta – dopotutto, ben venga il pattume se significa diventare best seller con Einaudi. Oppure si troverà presto stretta nel ruolo che l’editore le ha ritagliato (le consigliamo a questo punto un bello pseudonimo per le opere più mature che scriverà fra quindici anni).

Secondo – il pubblico viene ulteriormente drogato con bassissima qualità spacciata per capolavoro.
La critica è giuà stata armata col “caso letterario nel caso letterario”, e opportunamente lubrificata dall’editore.
E i fan, lo abbiamo già detto in passato, sono cretini.
Non basta essere diciassettenni ed italiani, e pubblicati da Einaudi, per scrivere capolavori. ma volete scommettere? Traboccheranno di lodi, i blog dei decerebrati, e vi spiegheranno nel dettaglio perché non avete capito nulla.

La tentazione del G.A.F.I.A. è sempre più forte.

Categories: libri Tag:, ,

Come ai tempi di Beowulf…

29 Gennaio 2008 Davide 2 commenti

Hanno messo una taglia sulla testa di un troll.

Per chi se lo fosse perso, il Troll (ma dove vivete) Wikipedia ci viene in aiuto…

Troll – nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog – è detto un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati.

E’ tutto un giochino di identità…

Trolleggiare è un gioco di false identità, compiuto senza il consenso degli altri partecipanti. Il troll cerca di farsi passare per un legittimo utente che condivide gli stessi interessi e argomenti degli altri; i membri del gruppo, se riconoscono un troll o altri impostori, cercano sia di distinguere i messaggi reali da quelli degli impostori, sia di fare in modo che l’impostore abbandoni il gruppo.

Ma ora le cose sono cambiate.

Raymond Niro, avvocato di Chicago e partner della Niro Scavone Haller & Niro, ha deciso di averne avuto abbastanza – ed ha perciò offerto 10.000 dollari in cambio dell’identità del sedicente “avvocato” che da tempo critica e diffama Niro e soci su vari forum e bollettini on-line.

Il Primo Emendamento garantisce l’anonimato ai cittadini americani.
Ma chi ci dice che sia americano?, osserva Niro.
E poi, comunque, sapere chi è metterebbe in prospettiva le sue affermazioni, giusto.

Chissà che la caccia al Troll non diventi un nuovo – utile – passatempo.

Categories: 21° secolo

Un romanzo a novembre

27 Gennaio 2008 Davide 2 commenti

Febbraio – abbiamo appena visto – mese del disco.
Novembre – mese del libro.

Da una decina d’anni esiste una cosa chiamata NaNoWriMo – che sta per National Novel Writing Month, Mese Nazionale della Scrittura di Romanzi.
L’idea è semplice – 50,000 parole, 175 pagine standard, scritte tra il primo e trenta di novembre.
Scrivere Il Grande Romanzo Frenetico.

Non scherziamo – 50.000 parole in trenta giorni sono una quantità maledetta.
Una fatica inammissibile, che non lascia il tempo a revisioni, riscritture, lunghe pause di riflessione.
E questa è, in parte, l’idea…

Because of the limited writing window, the ONLY thing that matters in NaNoWriMo is output. It’s all about quantity, not quality. The kamikaze approach forces you to lower your expectations, take risks, and write on the fly.

Make no mistake: You will be writing a lot of crap. And that’s a good thing. By forcing yourself to write so intensely, you are giving yourself permission to make mistakes. To forgo the endless tweaking and editing and just create. To build without tearing down.

L’idea di scrivere alla corsa, senza revisioni, senza rete, non è affatto sbagliata.
Oh, non ci dilungheremo mai abbastanza (in altri post su questo blog, ad esempio) sull’importanza di revisionare, curare il testo, pesare ogni singola parola.
Il lavoro di editing e revisione.

Ma la scrittura di getto, alla scarampazza, proposta dal NaNoWriMo è un esercizio importante.
Affrontare a mani nude i denti a sciabola della scadenza inderogabile.
Bisogna farlo, almeno una volta nella vita.
La scrittura, come una pratica atletica, è un lavoro di muscoli e cervello.
50.000 parole in trenta giorni non trattabili sono quanto di meglio si possa immaginare per sviluppare non tanto il cervello dello scrittore, quanto i suoi muscoli.
Scrivere senza rete serve.
E allora perché non provare col sistema NaNoWriMo, e magari ricavarci – oltre all’esperienza – anche una bella patacchina da aggiungere sul nostro sito web?

Per il momento esistono iniziative NaNoWriMo in inglese, francese, spagnolo e olandese.
Ma con un po’ di buona volontà, da qui a novembre…

RPM 2008

27 Gennaio 2008 Davide Lascia un commento

Era un po’ che non facevo un post a tema musicale.
male, molto male.

RPM Challenge 2008 è una sfida – incidere un album (della musica che vi pare, del genere che vi pare – 10 canzoni o 35 minuti di musica) in 29 giorni, durante il mese di febbraio (fortunati, quest’anno è bisestile, c’è un giorno in più).
Produrlo sul serio, in hardcopy ma senza appoggiarsi all’industria discografica tradizionale.
E poi uploadarlo sul sito della sfida, dove verrà reso disponibile gratis al pubblico attraverso un jukebox online.

This is the challenge: record an album in 29 days, just because you can.
Don’t wait for inspiration – taking action puts you in a position to get inspired. You’ll stumble across ideas you would have never come up with otherwise, and maybe only because you were trying to meet a day’s quota of (song)writing. Show up and get something done, and invest in yourself and each other.

Per i più curiosi, esistono una pagina di YouTube con un po’ di filmati

http://it.youtube.com/rpmchallenge

E appunto il Jukebox streaming, con 850 album completi, svariate migliaia di brani proposti per la sfida dell’anno passato.
Si va dal funk al grunge passando per metal e new wave, e se parecchio del materiale non mancherà di farvi sanguinare le gengive, l’offerta media resta migliore di quella di Mtv.

Fra poco più di un mese, vedremo invece i risultati della sfida di quest’anno.

Al momento hanno aderito 814 band.

I cinici non mancheranno di farci notare che si tratta della solita iniziativa pubblicitaria (l’iniziativa è sponsorizzata dalla rivista The Wire) e che si tratta di alcune centinaia di sfigati che mettono on-line gratis musica per la quale nessuno comunque pagherebbe, e che tutta ’sta faccenda della collaborazione on-line, della società agalmica, del “se lo fate loro verranno” è una fregatura per i gonzi, la SIAE esiste per difendere la qualità della musica e niente di buono verrà mai da queste baracconate.
Un po’ come nulla di buono è venuto da iniziative tipo scendere dagli alberi ed acquisire la postura eretta.
E l’avevano detto, loro.
Fatto, nulla.
Ma detto, sì.

La biblioteca degli sfigati

26 Gennaio 2008 Davide 1 commento

Nel novembre 2005, Jack Schofield, del Guardian, pubblicò i risultati di unavotazione fra i lettori, sui venti romanzi fondamentali per i geek usciti in lingua inglese dal 1932.

Ora, nel titolo ho tradotto geek con sfigato.
Efficace ma impreciso.
Per chi se lo fosse perso, il significato di geek è

La definizione di geek è cambiata considerevolmente in questi anni. Qui sotto sono riportate alcune definizioni della parola, dalle più recenti alle più antiche. Tutte sono ancora in uso, tranne l’ultima.
* Una persona che è interessata di tecnologia, specialmente all’informatica e ai nuovi media. Molti hacker non vogliono essere chiamati geek, ma nel linguaggio comune le due parole possono essere facilmente interscambiate. Fine del XX secolo, inizio del XXI.

* Una persona con una devozione verso qualcosa in un modo che la dispone fuori dal comune. Ciò può essere dovuto all’intensità, alla profondità o al soggetto del suo interesse.

* Un termine spregiativo per una persona con scarse capacità di socializzazione, spesso molto intelligente (Cfr. nerd). È stato ipotizzato che molte di queste persone soffrano della Sindrome di Asperger. Tardo XX secolo.

* Una persona che inghiotte animali vivi, insetti, etc., come forma di spettacolo nell’ambito di fiere e feste. Questa esibizione include spesso la recisione a morsi delle teste delle galline. Il Geek comunemente fa il suo spettacolo su un palco. Il termine probabilmente deriva dallo scozzese geck, che significa sciocco, oppure dal tedesco antico. XIX secolo.

Io non ingoio animali vivi (non in questo secolo, per lo meno), ma a parte questo, non ho nessun problema a venire definito un geek.
Alla faccia dei manzi palestrati che mi tormentavano aliceo, ed ora si squadrano il deretano in banca e lottano nel weekend contro la calvizie incipiente, la pancetta, l’abbiocco davanti alla TV.
Io sono vivo, voi siete morti (come diceva Philip Dick).

Vediamo allora la Top Twenty di Schofield…

1. The HitchHiker’s Guide to the Galaxy — Douglas Adams 85% (102)
2. Nineteen Eighty-Four — George Orwell 79% (92)
3. Brave New World — Aldous Huxley 69% (77)
4. Do Androids Dream of Electric Sheep? — Philip Dick 64% (67)
5. Neuromancer — William Gibson 59% (66)
6. Dune — Frank Herbert 53% (54)
7. I, Robot — Isaac Asimov 52% (54)
8. Foundation — Isaac Asimov 47% (47)
9. The Colour of Magic — Terry Pratchett 46% (46)
10. Microserfs — Douglas Coupland 43% (44)
11. Snow Crash — Neal Stephenson 37% (37)
12. Watchmen — Alan Moore & Dave Gibbons 38% (37)
13. Cryptonomicon — Neal Stephenson 36% (36)
14. Consider Phlebas — Iain M Banks 34% (35)
15. Stranger in a Strange Land — Robert Heinlein 33% (33)
16. The Man in the High Castle — Philip K Dick 34% (32)
17. American Gods — Neil Gaiman 31% (29)
18. The Diamond Age — Neal Stephenson 27% (27)
19. The Illuminatus! Trilogy — Robert Shea & Robert Anton Wilson 23% (21)
20. Trouble with Lichen – John Wyndham 21% (19)

Li ho letti tutti.
Ora sono davvero nei guai…

La cosa curiosa, comunque, è che Schofield cura la rubrica della Tecnologia, sul Guardian, non quella sui libri.

Categories: libri, wired world Tag:,