Delusi da Atlantide
Feste all’insegna di Atlantide, queste ultime.
Un po’ è la vecchia fascinazione per il mare.
Un po’ è che sto mettendo insieme materiale per la mia prima Hollow Earth Expedition.
Un po’ è che mi sono capitati sottomano un paio di volumi sull’argomento a prezzo affascinante, e allora perché non farsi una bella lettura tematica?
Se tuttavia The Atlas of Atlantis and Other Lost Civilizations, di Joel Levy, si è rivelato un ottimo acquisto per la mia biblioteca di consultazione, l’appena più economico La Piramide di Atlantide, di Thomas Greanias (TeaDue) si è rivelato un po’… diciamo un po’ blah.
Poco da dire sull’Atlante di Atlantide.
Un buon volume di grosso formato, con un sacco di belle figure, e il minimo indispensabile su ogni apsetto del mito atlantideo.
Non è accurato e dettagliato quanto il fondamentale studio di De Camp, non è aggiornato come il lavoro di Ellis, ma come rapido strumento di consultazione – scrivendo unastoria o facendo ricerche per un gioco – è semplicemente perfetto.
Molto diversoi il libro di Greanias – un romanzo che deve almeno in parte la sua fama al fatto di essere stato un bestseller autoprodotto e distribuito via rete prima di diventare un bestseller internazionale per una major.
Greanias ha studiato Clive Cussler fino a farne una professione, e gli elementi cussleriani ci sono tutti – un prologo che parte col botto, un protagonista simpaticamente insopportabile, la bella donna di turno, la corsa contro il tempo, la location esotica.
Basato su quello che è un template per la narrativa d’avventura, La Piramide di Atlantide è a sua volta un template per la storia d’avventura.
E’ facile smontarlo nei suoi componenti principali anche alla prima lettura, ed a quel punto la sospensione dell’incredulità si mette la giacca e va al cinema insieme con la suspance e il divertimento.
Il romanzo è prevedibile – al punto che anche i suoi errori sono prevedibili.
E così, quando a pagina 25 incontriamo il protagonista, “maturo trentanovenne”, archeologo con capelli lunghi che vaga a torso nudo sulla spianata di Nazca con una bonazza adorante a rimorchio, sappiamo dove andremo a parare.
Oh, molte trovate sono ingegnose.
Ma il dialogo è tristemente indifferenziato, e l’azione confusa.
Rimane quindi solo l’interesse per un dignitoso thriller e niente più, che è riuscito a fare il salto dall’autoproduzione allo status di bestseller con diritti cinematografici opzionati.
Merito di un marketing astuto più che di una effettiva qualità letteraria.







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