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Archive for 2 Gennaio 2008

Cominciamo bene

2 Gennaio 2008 Davide Lascia un commento

Scopro attraverso i buoni auspici del “solito” Massimo Soumaré di essere entrato a far parte del più grande sito sul web dedicato all’opera di Edmond Hamilton, la Edmond Moore Hamilton Bibliography.
Il sito giapponese lista tutte le edizioni e le traduzioni dei lavori dell’autore di fantascienza americano.
Io compaio per la mia traduzione de I Figli del Sole, pubblicato sul terzo volume di Alia.
Mi causa una strana sensazione – ho cominciato a leggere fantascienza, trent’anni fa, con i romanzi di Hamilton e Williamson.
Ritrovarmi ora così immeritatamente associato ad uno dei miei primi idoli è curioso.
E che tutto ciò accada in Giappone, ha del surreale.
Ma il Giappone è stato buono, con me.

SDA – Servizio Disastroso Aggravato

2 Gennaio 2008 Davide 5 commenti

La prima regola dovrebbe essere – dal 15 di novembre al 15 di gennaio ci si scorda che esistono le poste.
Non si inviano lettere o raccomandate.
Non si fanno ordini a librerie o altri rivenditori online.

Ne abbiamo già accennato – ogni anno le Poste Italiane vengono investite dall’Emergenza Natale, colte di sorpresa dall’inaspettato arrivo delle feste e mandate a gambe all’aria dall’inspiegabile aumento di volumedi traffico all’approssimarsi del Solstizio d’Inverno.
L’emergenza viene risolta lasciando camionate di pacchi e lettere sui piazzali.
Meglio se piove.

Quindi, sarebbe bello potersi autoimporre una moratoria postale di due mesi.

Ma a volte non è possibile.
Ed i risultati sono catastrofici.

Il 24 dicembre il servizio di corriere espresso delle Poste Italiane – si chiama SDA ma sono le Poste Italiane – avrebbe dovuto consegnarmi un pacco contrassegno da IBS.com.
La solita miscela di testi da diporto (due regali, in effetti) e testi legati al mio lavoro, acquistati approfittando di una promozione straordinaria (50% di sconto).
Quasi mi pareva incredibile che sarebbero stati consegnati il 24.
E infatti….

Il 24 dicembre il pacco non si materializza.
Niente libri, niente regali, figura barbina.
Né il pacco si materializza il 27, né il 28, né il 29.
Il 30 è domenica.
Verificando lo stato della mia consegna on-line scopro – con non poca sorpresa – che alla SDA il mio indirizzo (perfettamente corretto) risulta errato.
Il 31 telefono perciò a quello che la pagina di package tracking SDA chiama numero verde – ma è in realtà un 199 a pagamento – per sapere come muovermi, e l’operatore, dopo un’attesa di nove minuti pagati quindici centesimi l’uno, si fa ridare i miei dati e mi assicura l’invio per la mattina del 2 Gennaio.
Ma stamani, verificando lo stato del mio ordine, scopro con crescente raccapriccio che il mio indirizzo continua ad essere errato a detta della SDA.
Richiamo il 199 della SDA.
Ottengo la prima risposta a fronte di un’attesa di 6 minuti – ma l’operatore, ascoltate le mie perplessità, mi mette in attesa due minuti e poi attacca il telefono.
Richiamo.
Altri sei minuti di attesa – sempre a quindici centesimi al minuto – e poi un’operatrice riprende (per la terza volta ormai) i miei dati corretti, e mi assicura la consegna entro domattina.
Se domatina il pacco non dovesse materializzarsi, mi dice, li richiamo (con tempi e costi soliti), e organizzo in modo da andarmi io a ritirare di persona il pacchetto.
A Settimo Torinese – un’oretta buona di macchina, tra andare e tornare, senza contare i tempi morti.

E la devo pure pagare, questa gente!
Facciamo due conti….
Il pacco inviato per “corriere espresso” mi è finora costato
3.90 euro di spese di spedizione
3.50 di spese di contrassegno
3.15 (circa) di telefonate

Quasi dodici euro.
Per un pacco di libri a metà prezzo.
Sono passati dieci giorni.
E ancora non mi hanno consegnato nulla.

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Spunto per la discussione

2 Gennaio 2008 Davide 4 commenti

Questo è un cross-post su Strategie Evolutive e su Alia Evolution.

Tutto parte da un articolo di Simona Gervasone comparso sul blog Il Circolo degli Scrittori.
Un articolo interessante – perché cercare di definire il campo in cui giochiamo è sempre interessante.
Ho già affermato in un mio comento a quel post che dissento dalla quasi totalità delle posizioni della Gervasone – non per malizia o per ostilità nei suoi confronti, ma perché evidentemente apparteniamo a scuole diverse.

In generale – mia opinione – credo che l’articolo non rappresenti una panoramica del fantasy, ma piuttosto una personale maniera di concepire il genere, che io non condivido ma che volete, fatemi causa.
Non concordo sulla lotta fra il Bene e il Male come nodo centrale della narrazione, non concordo sull’importanza di caricare ogni oggetto ed ogni descrizione, non concordo sul fatto che modelli mitologici tradizionali e quest siano tanto importanti.

Non concordo sul fatto che il romanzo fantasy non invecchia.
Trattando essenzialmente di scelte morali, l’evoluzione della morale nel quortidiano porta ad un invecchiamento del fantasy – il modello tolkieniano per cui la razza determina la morale (ad esempio) è oggi inammissibile, e puzza di vecchio.
E poi il linguaggio invecchia – Thorne Smith era un cumulo di risate ed idee originali negli anni ‘20, oggi è patetico e trito.
E poi i lettori invecchiano e – talvolta, con un po’ di fortuna – maturano.

Ma queste sono, come dicevo, mie opinioni relative alla mia scuola di pensiero, e c’è spazio per tutti finché non cominciamo a fare a spintoni.

Ma c’è una frase, ed una in particolare, che mi viene voglia di isolare e buttare in pasto alla popolazione.
Questa:


Il fantasy è quello di cui tutti hanno bisogno anche se ancora non lo
sanno perché la nostra condizione umana di miseri tapini che non
possono vivere realmente avventure in altre dimensioni o semplicemente
zittire il proprio capo ufficio con una magia, ha bisogno di trovare
sfogo e appagamento.

Con un unico romanzo possiamo sognare, inorridire, gioire e intristirci; cosa si può volere di più da un libro?

Ecco, ricordo bene che un discorso simile – se non lo stesso – veniva portato a supporto del successo dei fumetti di Superman.
Tarantino, per bocca di un grandissimo David Carradine, capovolge l’idea in Kill Bill 2, forse il momento più alto del film.

Siamo “poracci” e ci serve una valvola di sfogo.
Io questa posizione l’ho sempre trovata avvilente.
Addirittura un po’ offensiva.
Interpretare la narrativa fantastica come “la sacrosanta fuga del prigioniero” di tolkieniana memoria rende un pessimo servizio all’autore, ed al lettore.
Certo, la narrativa deve essere intrattenimento.
Ma escapismo puro?

Considerando che il fantasy permette di lavorare con gli assoluti (il Bene e il Male, il Caso e la Necessità) in situazioni perfettamente controllate e ritagliate su misura, non si dovrebbe ricercare la forza di questo genere nella sua capacità di esplorare tutte le opzioni, illuminare tutte le alternative, provare “in vitro” soluzioni alternative?

Non sarebbe il caso di chiedere a un libro – anche ad un fantasy – di renderci migliori, oltre che divertirci? 

O è per questo che oggi di fantasy veramente buono, sugli scaffali, ne vediamo maledettamente poco?

Qualche idea?

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