Domanda – come è possibile che una sveglia puntata alle 7.45 suoni alle 8.15?
Una sveglia digitale?
Di fatto, da alcuni mesi in questa casa non si riescono a sincronizzare due orologi neanche pregando l’anima di Louis Cartier.
Neanche i clock dei computer – e questa è tutta da ridere.
Ci si connette con entrambe le macchine ad uno di quei servizi con l’orologio atomico per l’aggiustamento del clock, e tempo una mattinata le due macchine non sono più sincronizzate.
Di una questione di decimi di secondo, certo, ma è inquietante.
Che fosse per questo che il mio capo servizio, in Aeronautica, aveva un computer con un doppio clock, un clock per controllare l’altro?
La cosa assume effetti macroscopici, e ridicoli, con gli orologi unpo’ più naif sparsi per casa.
Dal tavolo della cucina, guardando verso il soggiorno, vedo d’infilata tre orologi – l’orologio del forno a microonde, l’orologio a parete della cucina, l’orologio stile old navy dell’ingresso.
Posso sincronizzarli ogni dannata mattina – in capo a due ore saranno sfasati di non meno di quindici minuti.
Cambiare batterie?
Inutile.
In camera mia, seduto sul letto, mi volto a destra e vedo un orologio a parete e una vecchia sveglia “della nonna”.
La sveglia tende ad accelerare – ma succede ai vecchi orologi a molla.
Entrambi gli strumenti danno comunque una lettura diversa rispetto a ciò che vedo guardando a sinistra – gli orologi del lettore DVD e della radio multibanda.
Che fa anche da sveglia.
E che scarta di mezz’ora senza motivo.
Qualche volta.

Stessa faccenda in soggiorno – due orologi, nessuna sincronia.
Non parliamo poi degli orologi da polso.
La spiegazione, alla mia mente acuta di scrittore di fantascienza, è ovvia ed immediata.
Deve esserci un micro buco nero che circola per casa.
Uno di quelli che da un po’ di tempo gli scienziati postulano si possano trovare oltre l’orbita di Saturno, ma che potrebbero anche formarsi nell’atmosfera terrestre, con una massa di circa 2×10^-8 chilogrammi e poche probabilità di darci dei seri problemi.
Un’affare infinitesimale, sballottato da correnti d’aria e colpi di ramazza, e desinato a scomparire in un fizz da bibita gassata entro tempi brevi in conseguenza della Radiazione di Bekenstein-Hawking, e che tuttavia col suo campo gravitazionale anomalo spazza casa mia e manda in tilt non tanto gli orologi, ma la struttura stessa dello spaziotempo einsteiniano, mano a mano che l’orizzonte degli eventi del nanerottolo si sposta per casa, causando un locale rallentamento del tempo soggettivo.
La presenza di un minuscolo buco nero a piede libero per casa potrebbe anche spiegare perché in questo posto i calzini spaiati abbondino, e le penne biro tendano a scomparire in maniera quasi cronica.
E perché le lampadine si fulminino con tanta facilità.
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