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Un pomeriggio dall’Uomo con la Barba.

11 Gennaio 2008 Davide Lascia un commento

Giro per il centro cittadino, oggi pomeriggio, nonostante il freddo, il maltempo , la bronchite e le manifestazioni sindacali.
Come spesso succede, quando il mio amico fabrizio è in città, abbiamo battuto ciò che rimane dei nostri luoghi d’infestazione preferiti all’epoca dell’università.
Certo, non c’è più la libreria Druetto, Maschio ha chiuso, Ricordi è un magazzino indifferenziato gestito da Feltrinelli, non c’è più la bancarella nel tristo sottopassaggio di Porta Nuova che vendeva vinili a prezzi stracciati, Rock & Folk vende pupazzi e DVD…
Però c’è ancora Materiali Resistenti, in via Pò, alias “l’Uomo con la Barba”, anche se l’uomo con la barba, anarchico e dalla cultura vastissima, che gestiva questo specialista in dischi di seconda mano è passato a miglior vita da tempo, lasciando un grande vuoto nella comunità di appassionati di musica torinesi.

E quindi,vai, giro canonico dall’Uomo con la Barba.

E io, se entro dall’Uomo con la Barba, esco con una borsata di vinili.
Artefatti di un’epoca più civile.
Non goffi ed erratici come dei compact-disc.

Oggi, colpo dell’anno – per una manciata di euro scarsi (meno del prezzo di un CD), ho spazzolato tutta la discografia di Tim Curry.
Attore eccellente, per motivi inspiegabili relegato aparti secondarie in oscui B-movies ealternati a ruoli iconici nel cinema di gener, Tim Curry è stato il dottor Frankenfurther del Rocky Horror Picture Show, la Tenebra del cupo Legend, e Pennywise il clown in It, tributo di Stephen King a Lovecraft.
E Long John Silver ne L’Isola del Tesoro dei Muppets.
Pochi sanno che ha anche inciso, fra il 1978 e il 1981, tre album – Read My Lips (1978), Fearless (1979) e Simplicity (1981).
Dischi leggendari.
Tutte prime edizioni, in condizioni splendide.
Buoni? Possiamo discuterne – Feraless è considerato il migliore, stando alla critica.
Certo non sfigureranno se paragonati a, chessò, The Return of Bruno, di Bruce Willis.
Ho anche quello.
Preso anche quello dall’Uomo con la Barba, una quindicina di anni or sono.

Per fare cifra tonda, ho buttato sul piatto anche un altro piccolo pezzo di leggenda degli anni ‘80.
Jim Steinman.
(I know that I’m gonna be like this forever I’m never gonna be what I should And you think that I’ll be bad for just a little while but I know that I’ll be) Bad for Good.
Rock wagneriano.
Prima edizione.
LP + EP.
Con Rock’n'roll Dreams Come True cantata da Rory Dodd.
E copertina di Corben.
Grande.
Così kitsch da essere un classico.

Ora tocca solo disseppellire il giradischi…

Fuori Sync 3

11 Gennaio 2008 Davide 2 commenti

E poi naturalmente ci sono gli orologi che semplicemente muoiono.
Li porti a casa, inserisci la batteria, li appoggi sullo scaffale, e quelli si fermano.
L’orologio di legno IKEA è un caso particolare – se non lo inclini da una parte si ferma.

Il fatto che si fermino, naturalmente, non è una garanzia – nulla esclude che possano ripartire di loro personale iniziativa.
Spiacevole, specie con le sveglie che a questo punto partono a metà pomeriggio o, molto peggio, a notte fonda.

E parlando di sveglie – rimane il problema che non solo queste a volte suonano anche con quaranta minuti di ritardo, ma in alcuni casi proprio non suonano.
O sono io che ho il sonno troppo pesante, magari dopo aver trascorso una notte tormentato dall’insonnia, fino alle quattro e mezza, alle cinque?

No, di fatto, alla mia mente preparata all’imprevisto di scrittore di letteratura fantastica, la situazione non lascia dubbi.

Il nuovo vicino, quello che si è trasferito qui sul pianerottolo nell’alloggetto untempo occupato da due polpose studentesse universitarie, quello che esce ad ore insolite e se ne sta per conto suo, e parla un italiano rudimentale, e tutte le sere corre su un tapis roulant, è ovviamente Uri Geller.

Geller arrivò al successo attraverso una serie di apparizioni televisive in cui, con alcuni esperimenti, egli affermò di aver dimostrato le sue capacità di telecinesi, rabdomanzia e telepatia. Queste dimostrazioni includevano le azioni di piegare cucchiai e fermare o accelerare le lancette degli orologi: malgrado i prestigiatori siano in grado di produrre risultati identici usando i trucchi della magia da palcoscenico, per Geller questi effetti erano causati dalla forza della sua mente e dai poteri della volontà.

Già.
Uno che ui cucchiai li piegava meglio del ragazzino calvo di Matrix.

Perché dovrebbe abitare proprio qui?
Wikipedia, come sempre, ha la risposta…

In seguito ad un suo spettacolo nel Nord Europa, Geller è stato citato in giudizio da una donna che ha affermato di essere rimasta incinta di una gravidanza non voluta a causa delle capacità psichiche del personaggio

E così, per sfuggire a questa e ad altre infinite cause civili per danneggiamenti (come quando, innervosito da Gianni Minà – chi non lo sarebbe – fulminò un satellite per telecomunicazioni con la forza del pensiero), lo psichico israeliano si è dato alla macchia, venendo a imboscarsi qui a Torino – un posto maledettamente cool, come La Stampa non cessa di ricordarci, ma discreto.

Ed ora quello abita qui di fianco, e mentre gironzola per il suo appartamentino – accende la TV, si fa due uova al tegame, si legge la Gazzetta dello Sport – il suo campo psichico spazza casa mia, e gli orologi vanno a pallino.
Accelerano, ritardano, si fermano…

E lui neanche se ne accorge!

Dovrò tenere d’occhio i cucchiai.

Parentesi graffe

11 Gennaio 2008 Davide 1 commento

La domanda è banale – ma forse neanche tanto.
Considerando che, dai fogli CSS al C al Ruby, in gran parte della programmazione la parentesi graffa la fa da padrona, com’é che sulle tastiere italiane il carattere di graffa non c’è più?
Ci trovo § (che credo di non aver mai usato), ma non {}.

Quando i mulini erano bianchi – ed io lavoravo con un pesantissimo laptop Zenith 8086- la tastiera i due caratteri di graffa aparte e graffa chiusa li aveva entrambi.
Bello liscio.
Certo, erano i tempi gloriosi di MS-DOS.
Si programmava in Basic.
Lo schermo era nero, con un rettangolino lampeggiante.
E lo Zenit Laptop non aveva una tastiera italiana.

Oggi, tutto è maledettamente grafico e colorato, ma se voglio usare nel mio testo la graffa, devo utlizzare la stessa combinazione di tasti che userei per la quadra, con in più il tasto di maiuscolo.

Shift + Alt Gr + è = {

Shift + Alt Gr + + = }

Che non è difficile.
Non fa venire i crampi alle mani con una disposizione assassina dei pulsanti.
Che ha addirittura un suo senso storto.
Ma semplicemente divide il mondo in due – quelli che lo sanno, e quelli che non lo sanno.

E saperlo è importante.
Perché ci da un minimo, patetico ma indispensabile senso di controllo sulla macchina che ci siede davanti, e che troppo spesso sembra ben decisa a controllare noi.

Categories: pork chop express

Fuori Sync 2

11 Gennaio 2008 Davide 1 commento

Non c’è modo di sistemare gli orologi di questa casa.
Non solo non vanno assieme, e sono l’uno costantemente in ritardo o in anticipo sugli altri.
No.
Ora l’orologio che ho sullo scaffale della libreria, quello fatto di legno pagato 5 euro all’IKEA, non sta più dritto.
Puoi piangere cinese, che come lo appoggi sulla mensola, quello dà un sesto di giro a sinistra, in senso antiorario, cosicché le dodici si vengono a trovare dove dovrebbero stare le undici, le dieci sono dove dovrebbero stare le nove… insomma, a colpo d’occhio, e per motivi puramente topologici, il dannato affare anticipa in blocco di un’ora.

C’è modo di raddrizzarlo?
Certo.
Ma a quel punto la batteria non fa più contatto, e l’orologio si ferma, tramutandosi in una macchina che dà l’ora esatta solo due volte al giorno (a sapere quali).

Ma è sempre stato così? Ovviamente no.
Ci fu un tempo in cui in questa casa conoscevamo l’ora esatta – o per lo meno una buona approssimazione di questa – senza dubbi supplementari.
Gli orologi filavano come meccanismi svizzeri, e tutto girava per il verso giusto.

Ed alla mia mente allenata di narratore dell’orrore sovrannaturale, il momento preciso in cui le cose hanno cominciato a prendere una strana piega è chiaro come la luce del sole: è da quando è morta mia madre, sei mesi or sono, che gli orologi sbandierano in questa maniera.

Quindi la causa è ovvia – infestazione.
Un tentativo di comunicazione dall’Aldilà verso l’Aldiqua.

Eh, già – riesco proprio ad immaginarmela, l’anima inquieta di Michelina Ponsetto Mana, che invece di abbracciare l’eterno riposo al quale negli ultimi giorni era arrivata quasi a sperare, se ne rimane indietro, qui in questo mondo che le piaceva sempre meno, a tirare scemi i suoi due ragazzi – che hanno un sacco di cose più importanti a cui badare – incasinando le lancette degli orologi di casa.
Come se non avesse di meglio da fare, povera mamma.

No, siamo giusti, e razionali – delle due una:
O è da quel giorno che ho cominciato a badare all’incostanza degli orologi.
O è da quel giorno che abbiamo smesso di spolverarli.

E se la seconda non giustifica i problemi con gli orologi digitali, certo giustifica l’inquietudine della nostra mamma.

Nota per domani: cancellare ordine Necronomicon tascabile da Amazon.com, procurare panni antistatici al supermercato…

Ciao, mamma.