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Fata Morgana 12 – Il tema

16 Gennaio 2008 Davide Lascia un commento

Riprendo con piacere la notizia apparsa su Alia Evolution in modo da darle la massima circolazione possibile…

Come forse qualcuno saprà Fata Morgana è un concorso letterario a tema. Non è prevista quota di partecipazione o tassa di lettura. Si può partecipare con un racconto della lunghezza massima di 10 cartelle (20.000 battute) da inviare in sei copie entro il 30 giugno alla redazione di LN-LibriNuovi (c/o Libreria CS – V. Ormea 69 – 10125 Torino). I racconti debbono essere anonimi e i dati inseriti in un foglio a parte. La giuria è formata da redattori e collaboratori della rivista, i racconti verranno scelti nel mese di novembre 2008 e pubblicati entro il mese di dicembre.

Il tema della decima edizione è:

«Porte, passaggi, varchi, barriere»

Bene. Che cos’ha di diverso il concorso Fata Morgana dai tanti (tantissimi) concorsi che hanno luogo ogni anno in Italia?

Alcune cose:

- L’antologia ospita sia nuovi autori vincitori del concorso che autori già pubblicati, italiani e stranieri.

- Non c’è nessuna preclusione né di ispirazione né di genere scelto per affrontare il tema proposto.

In sostanza si può partecipare con un brano narrativo di qualsiasi genere: mainstream , ma anche fantascienza, fantasy, horror, erotico, poliziesco eccetera. Una delle caratteristiche importanti – anzi “statutarie” – di Fata Morgana è il tentativo, praticato e non predicato, di presentare la narrativa come tale, senza distinguo e sottospecie.

Ci hanno detto in molti che non è una buona idea, che i lettori si ritraggono, si confondono, si stupiscono. Può darsi, ma intanto siamo giunti alla dodicesima antologia e alla decima edizione del concorso…

Ultima cosa. L’ultima edizione dell’antologia è disponibile in vendita presso la libreria CS di Torino, presso il nostro sito e presso le principali librerie on line italiane. Non è in vendita, invece, nelle altre librerie. Si tratta di una scelta che ha a che fare con l’attuale organizzazione della distribuzione libraria in Italia. Chi vuole saperne di più, ce lo chieda, qui o sul sito della rivista (www.librinuovi.info).

Il bando ufficiale sarà pubblicato a giorni sul sito www.librinuovi.info

Farsi un libro 4 – Anelli Mancanti

16 Gennaio 2008 Davide 2 commenti

Prendo l’avvio da un post recente sul blog di Massimo Citi, che presto dovrebbe essere duplicato anche sui Alia Evolution.
Si parla di pubblicazione di esordienti.

Il nostro scrivente manderà quindi il suo / i suoi / testo/i in giro per il mondo. Da Bollati Boringhieri alla Feltrinelli, a Mondadori, a Garzanti, Newton Compton, via via fino a Zanichelli, ultimo editore della lista. Ben che vada riceverà mesi e mesi dopo una letteruzza che lo ringrazia e lo invita a non rompere più. Altrimenti il silenzio.
«Mascalzoni!» dirà lo scrivente e si metterà alla cerca di qualcuno più attento e sensibile. Se non è un completo impedito lo troverà perfino. Per esempio Edizioni «La Garaunta» di Prosdocimi e Zatteroni (nomi di fantasia, sia chiaro).
P&Z pubblicheranno il romanzo o la raccolta poetica nella famosa collana «Il Collante», lo distribuiranno «nelle principali librerie italiane» e «a mezzo internet» in cambio di un «contributo dell’autore».
È fatta?
È fatta.
Almeno sembra.
Un passo indietro.
Il nostro scrivente ha mandato il suo romanzo a tutti o quasi gli editori italiani, si diceva.
Si è preoccupato di capire, innanzitutto, quali sono gli editori che pubblicano libri almeno vagamente simili a quello che propone lui? Ha fatto un salto in libreria per farsi un’idea delle diverse produzioni editoriali, ha cercato informazioni e ne ha chieste a qualcuno del settore, anche solo al suo libraio di fiducia?

Già.
Brutta cosa spedire un romanzo poliziesco a un editore di manuali di bricolage.
Certo, se sono un fan di Stephen King (per dire) e scrivo un bell’horror formato monolito (900 pagine di suspance e colpi di scena), mi verrà magari naturale spedire il manoscritto prima di tutto a chi pubblica il mio idolo – ma non sottovalutiamo la capacità degli individui di auto-boicottarsi.
Potrei anche lasciare per ultimo proprio quell’editore perché “tanto loro c’hanno Stephen King e non sarebbero interessati a un autore che ne metterebbe in pericolo le vendite”.
Già.
Continuiamo a sognare.

Ma la cosa che mi colpisce, nel post di Massimo è il modo in cui, implicitamente, aggira un grande vuoto del mercato italiano – non prendendo neppure in considerazione l’assenza di un elemento fondamentale nel meccanismo editoriale.
Perché, di fondo, per quale motivo io, autore, devo farmi il problema di quali editori contattare?
Sarà il mio agente a selezionare, in base alla sua pluriennale esperienza, quali case editrici siano quelle più probabilmente interessateal mio manoscritto, no?
Già.
Il mio agente.

Che tuttavia in Italia non esiste, o se c’è svolge funzioni radicalmente diverse dalla sua controparte internazionale – più un gestore di eventi e un manager, un PR. che un vero e proprio agente.
I più, si trovano un agente dopo aver pubblicato unpaio di best-seller, per gestire i giri promozionali e le ospitate televisive.
E d’altra parte, ti dicono, per quale motivo dovrebbe un agente essere interessato a un esordiente?
Beh, tanto per cominciare, per danaro.
Gli agenti – quelli veri, là fuori nel mondo – sono pagati per fare gli interessi dell’autore.
Nel mondo reale, normalmente l’agente riceve una percentuale sulla vendita del manoscritto.
Ha perciò tutto l’interesse non solo a piazzare autori affermati, ma anche ad ampliare il proprio giro, e spingere gli esordienti – perché di Stephen King ce n’è uno solo, ed ha un solo agente.

Ma da queste parti, di agenti neppure l’ombra.
E in un mercato che va a caccia di manoscritti sui forum dei siti di appassionati, offrendo meno di mille euro lordi per un romanzo, forse è meglio così – il welfare nazionale non si può sobbarcare anche il manteniomento di una quindicina di agenti letterari al di sotto del livello di povertà.

Certo, se gli agenti ci fossero, gli editori non potrebbero fare certe offerte da fame agli esordienti, e pubblicare spazzatura solo per riempire gli scaffali, o magari beccarsi le sovvenzioni statali e regionali.
Perché un buon agente tutela i suoi autori, fornisce un filtro (suggerendo all’autore come essere più vicino al pubblico e quindi più vendibile) e promuove la qualità – anche perché non ha nessun interesse a diventare famoso come spacciatore di spazzatura.

L’assenza della figura dell’agente letterario è uno dei sintomi della scarsa evoluzione del mercato letterario italiano, che è ancora fermo ad una variante distorta e rigonfia dell’editore-tipografo che ha un rapporto diretto con i suoi autori e amplia il proprio catalogo sulla base di suggerimenti da parte di tali autori, o di tratative dirette con gli esordienti – roba dei tempi di Dickens.

Esistono poi alternative, nel mondo reale, alla peraltro sensatissima opzione offerta da Massimo Citi – farsi un giro in libreria e cercare di capire chi potrebbe essere interessato al nostro manoscritto.
Il mondo anglosassone ha il Writer’s Handbook, ad esempio.
Pubblicato annualmente da MacMillan (ma ne esistono edizioni specifiche – per il mercato della divulgazione, della letteratura digenere, della poesia), il volume offre una quarantina di pagine di articoli sul mercato editoriale negli ultimi dodici mesi (cosa “tira” e cosa no, nuove tendenze, aree di crisi, statistiche sulla situazione globale del mercato eccetera), ai quali fanno seguito cinque o seicento pagine di indirizzi, suddivisi per categoria.
Chi pubblica cosa.
Con quale frequenza.
Quanto paga.
A chi indirizzare il manoscritto (si, nome e cognome di chi leggerà il vostro lavoro).
Eventuali richieste specifiche.
Per le riviste, il numero minimo e massimo di parole per un articolo, la frequenza di pubblicazione, la gestione dei diritti di ristampa.

C’è anche un capitolo dedicato agli agenti letterari.

Bello liscio – a fronte di una spesa di una ventina di euro, o di un giro in biblioteca, le informazioni essenziali ed affidabili per navigare nel mercato anglosassone sono immediatamente disponibili (il che mi ricorda che la mia copia è del 2006 – è ora di aggiornarla).
Non credo tuttavia che qualcosa di simile – e a prezzo abbordabile – esista per il mercato nostrano.
Attendo con ansia una smentita.