Un libro usato
Lo ammetto, non ho mai sopportato granché quelle persone che acquistano libri “per completezza di collezione” – in altre parole per averli sullo scafale e non leggerli.
Se non lo leggiamo, un libro è la cosa più morta e inutile che si possa immaginare.
Certo, come diceva Cohen il Barbaro, con un buon libro ti scaldi per tutto l’inverno, ma a questo non ci sono ancora arrivato (e quando ci arriverò, ho la consolazione di poter prevedere molti lunghi inverni al caldo).
Ci sono comunque delle eccezioni (al comprarli e non leggerli, non al comprarli e bruciarli).
Leggere il libricino usato che il postino mi ha cacciato nella buca per le lettere stamani e pagato la cifra vertiginosa di un bel centesimo di euro (più le spese di spedizione) è pressocché impossibile.
Pubblicato nel 1983, ha le pagine color tabacco e la costola rigida come la giuntura artritica di un ultracentenario.
Leggerlo vorrebbe dire distruggerlo.
E tuttavia.
Si trata di Changewar, di Fritz Leiber, unica edizione (Ace Books) di tutte le storie della Guerra del Cambio scritte da quello che rimena il miglior autore di letteratura d’immaginazione del ventesimo secolo.
La mezza dozzina di racconti inclusi nel volume, insieme con le due novelle che vanno di solito sotto iltitolo di Big Time, il Grande Tempo, formano un corpus definitivo sul tema dei viaggi e della manipolazione del tempo.
Attraverso i secoli e gli eoni, i Ragni e i Serpenti, fazioni senza volto e dai fini nebulosi, si combattono in un conflitto il cui scopo è portare al compimento tutte le possibilità.
L’arma fondamentale è l’inserimento di agenti in periodi chiave della storia, al fine di cambiarne gli eventi – sostituire Elisabetta prima con una sosia, uccidere Hitler, fornire un’atomica ai Cartaginesi…
Contro di loro, la natura viscosa e resiliente del tempo stesso – che è maledettamente difficile deviare dalla traiettoria principale.
E chi sono, esattamente, Ragni e Serpenti?
Leiber fu il primo, e il migliore, a costruire una intera cosmologia a partire da assunti essenzialmente avventurosi.
Le sue storie sono fondate su una logica ferrea, stemperate di un umorismo perfido, politicamente e filosoficamente stimolanti, e scritte in un linguaggio perfetto.
Dopo Leiber e la Guerra del Cambio, nessuno poté più scrivere storie di viaggi nel tempo “alla vecchia maniera”.






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