Le cose sono cambiate, dai vecchi tempi dell’esercito…
Nel passato glorioso, “jack bag” era un termine dello slang bellico statunitense per indicare il saccoa pelo nel quale i militari commettevano atti impuri.
Il lato negativo di essere un traduttore maledettamente in gamba è che si posseggono nozioni del genere.
Poi è venuto 24, la serie TV.
Keifer Sutherland nel ruolo dell’agente dell’antiterrorismo Jack Bauer.
Ed al fianco di Jack Bauer, la sua fidata borsa a tracolla.
La sua borsa multi-uso.
La sua Jack Bag.
Jack Bauer’s bag terrifies me. Since the newest season of 24 kicked off, Jack has unleashed his typical level of death and maiming, often armed with only his over-the-shoulder messenger bag. The bag never leaves his side. In fact, if the mystery of Jack’s bag was a logic question on the LSAT’s it would go something like this: Jack Bauer’s bag never leaves his side. Jack Bauer kills people. Therefore, Jack Bauer’s bag kills people.
Ai tempi di Delta Green, noi certe cose le chiamavamo Green Box.
Un contenitore con tutto il necessario.
Per cosa?
Non fate domande inutili. Con tutto il necessario.
Usate il generatore per saperne di più.
Tale è l’entusiasmo fra i fan americani della serie, che la borsa multiuso di Bauer ha un suo blog, The Jack Sack, e compare nella action figure ufficiale prodotta dalla McFarland Toys….
Americani.
Il fatto però è che io da un po’ di tempo a questa parte ho bisogno di una borsa per scammellarmi le mie cose per la città – inclusa e non ultima la macchina fotografica.
Ora girare con la macchina al collo, stile turista giapponese da barzelletta, equivale ormai ad appendersi al collo un cartello con su scritto “Derubatemi!”, e lo stesso vale per quelle belle – e costosissime – borse con sopra il logo del produttore della macchina, in cui stanno due corpi macchina, sette obiettivi, il flash, le schede di memoria, i rullini e il cavalletto, per la gioia di chi vi rapinerà.
E l’essere rapinati è ormai una realtà abbastanza frequente, spesso accompagnata dall’atteggiamento meno che compassionevole delle forze dell’ordine.
L’ideale è quindi una borsa a tracolla anonima, possibilmente scura, chiusa con una falda (in modo da poter accedere al contenuto alla svelta), impermeabile, moderatamente imbottita, maledettamente robusta.
L’aggeggio dovrebbe contenere, nella situazione standard…
. macchina fotografica
. lettore MP3
. set completo di chiavi USB con dati, applicazioni portatili, etc.
. materiale da scrittura (una manciata di penne e matite, bloc notes)
. agenda
. un paio di libri di dimensioni medie
. il quaderno giallo su cui segno le idee per i racconti
. il cellulare
. una buona calcolatrice scientifica (quando mi deciderò a comperarla)
. biglietti del tram
. un pacco di Mars e un drink-pack di ACE per le giornate più lunghe
. liquerizia in pezzi per lubrificare l’ugola in caso di lunghi discorsi in pubblico
. cerotti
. coltellino multiuso
. american tape
. torcia elettrica
Poterci anche riporre guanti e berretto non sarebbe male.
Il tutto senza dare nell’occhio e senza spaccarmi la schiena.
Le borse migliori di questo genere le produce la Timbuk2 – fatte a mano, customizzate, resistentissime, che straordinari capolavori!
Peccato che viaggino a 100 e rotti euro il colpo.
A trovarle (in Italia c’è un solo importatore, a Milano).
Al lato opposto dello spettro, esistono vari siti in rete – questo è uno, molto completo – che vi insegnano a farvi la vostra borsa da soli.
Make Magazine vi fornisce addirittura il modo per farvi in casa il vinile imperforabile (NON respirate a fondo durante la procedura).
Per qualcosa di meno estremo, stamani mi sono procurato una simpatica borsa 12 tasche in cordura.
La mia personale Jack Bag.
Il mio piccolo Green Box.
Lati positivi – prezzo irrisorio, materiale durevole, buona manifattura, un sacco di tasche (di cui una imbottita per portarci un PC), spallaccio ergonomico imbottito, tracolla lunghissima.
Lati negativi – moschettoni in nylon, orrido logo NIke sulla falda, imbottitura generale insufficiente.
Prossimo passo – customizzazione massiccia….
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