Tre cose che ho imparato stanotte
Stanotte ho imparato tre cose riguardo alla scrittura.
Beh, due – la terza la sapevo già,ma diciamo che stanotte ho avuto la conferma che non si trattava di una mia personale fisima, ma di un fatto accertato da persone più preparate di me.
Perché le tre cose che ho imparato stanotte me le ha insegnate Edna O’Brien, e di Edna O’Brien mi fido come di mia madre.
Ora non fatevi illusioni – non è che io passo i miei venerdì sera con Edna O’Brien.
Mi è semplicemente capitato di sentirla parlare al BBC World Book Club…
[e se non sapete chi è Edna O'Brien,.... ma sotto a quale sasso vivete?!]
Le tre cose che ho imparato stanotte, e che ho voglia di condividere nelle prime ore di questo weekend, sono…
Primo – È fondamentale avere un senso del luogo.
Che vuol dire – se non ho mai visto una balera di periferia, non solo non riuscirò mai a descrivere una balera di periferia, ma neanche una sala da ballo d’alto bordo.
Se non conosco questa stanza in cui sono seduto, non posso raccontare nessuna stanza.
È più difficile di quanto sembri.
È qui che uno resta un po’ frustrato leggendo certe biografie di certi autori – che hanno fatto tutto, dal pugile al bibliotecario al cowboy, e poi hanno scritto romanzi colossali, racconti brevi affilati come rasoi….
Che arsenale di conoscenze devono avere a portata di mano!
E per contro, sarà forse per questo che così tanti capolavori istantanei degli ultimi tempi sono tanto sciapi – perché chi li ha scritti ha cercato di raccontare cose che non conosceva intimamente.
Non bastano una spolverata di mitologia, un libro di storia e due puntate di Hrercules per essere inventare una nuova cosmologia…
Non basta un giro in Celestia per fare space opera.
Secondo – Non possiamo trasportare paro-paro chi amiamo nella nostra storia.
Provarci è la ricetta per il disastro – o la strada per il blocco.
Il coinvolgimento emotivo coi personaggi è una gran cosa, ma c’è un limite.
E non parliamo solo di querele per diffamazione.
La pagina scritta trasforma ciò che cerchiamo di narrare.
Comunque.
Possiamo prendere spunto da chi amiamo per creare personaggi nuovi.
Costruire mostri di Frankkenstein con vecchie fidanzate.
Ma una trasposizione uno a uno di chi amiamo è impossibile.
Non provateci nemmeno.
Ora sapte perché tutte le donne cantate dai poeti sono “idealizzate”.
Terzo – Chi è felice non scrive.
Ci dev’essere qualcosa che rode, qualcosa che causa disagio, frustrazione, infelicità.
Quando tutto gira per il verso giusto, abbiamo tutti di meglio da fare che scrivere.
Ma quando le cose non vanno… ah, ispirazione!
Forse è perché unìemozione forte serve come carburante – e la felicità non è esattamente un eccitante.
Il che può anche ribaltarsi – ed avere una storia cda scrivere diventa la causa di un umore pessimo, di un progressivo regresso allo stato animale, di un abbandono delle regole della civiltà.
Ma è innegabile – avere qualcosa che ci vada contropelo è essenziale.
Non proprio da cassetta degli attrezzi dello scrittore, ma sono lezioni importanti.
Fondamentali.
Tre buone lezioni in un sol colpo.
Non capita tutti i giorni.






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