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Archive for Aprile 2008

Intenti letterari

30 Aprile 2008 Davide Lascia un commento

http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/underwood5small.jpgE così mi sono di nuovo andato ad inguaiare.
Sul solito blog di Max Citi prima, e su Alia Evolution poi.
Ci vuole, ammettiamolo, una certa creatività.

Eppure, sembrava una buona idea, al momento – riconoscere un proprio programma di lavoro, un proprio manifesto stilistico, e metterlo per iscritto, pubblicamente.
Un manifesto di intenti.
Unalettera di marca.
Una buona idea, certo, geniale.
E tutti a dire, però, bella idea, bisognerebbe davvero farlo.
Salvo poi, alla comparsa del mio breve elenco di temi e direzioni in cui vorrei spingere la mia produzione narrativa, osservare tutti che uau, sono proprio in gamba, ma loro non ce la farebbero mai.

Il che naturalmente sono solo fanfaluche.
Come dimostrano post precedenti e successivi, chi scrive seriamente ha un’idea più o meno chiara di ciò che sta facendo – anche se poi ama parlarne come se non ne avesse.
È parte della mistica dell’autore, probabilmente.
Insieme con concetti come talento e ispirazione.

In questo periodo sto leggendo – molto a spizzichi e bocconi – un libro di esercizi per stimolare la creatività.
Se naturalmente non ho ancora idea di quanto efficaci questi siano, l’idea mi pare buona – la creatività non è una quantità assoluta donataci dalla Musa, ma piuttosto un muscolo che possiamo allenare, sovraffaticare, strappare…
Ecco, io ogni tanto ho dei crampi alla creatività.
In queste occasioni, rivedo la mia agenda.
E faccio dei massaggi per ripristinare il muscolo indolenzito.

Gestione della Crisi

29 Aprile 2008 Davide 11 commenti

Il problema del condurre una doppia vita è che inevitabilmente prima o poi succede che la vita numero uno interferisca con la vita numero due, o viceversa.
Ora, Bruce Wayne e Peter Parker di solito queste cose se le giostrano abbastanza bene, ma la vita reale è un’altra cosa.
Ecco quindi che, mentre gli stimoli a scrivere e le buone idee abbondano, mi ritrovo con uno dei miei corsi universitari cancellato per scarsità di partecipanti – una diretta conseguenza dei tagli del governo ai fondi universitari?

Risultato – avrei un paio di bei racconti da scrivere, ma devo invece inventarmi qualcosa che, messo sul mercato nella seconda metà dell’anno, compensi le mie perdite dovute alla cancellazione del corso.
Si tratta di identificare un argomento sul quale poter offrire una formazione agile e approfondita, identificare un target al quale offrire tale formazione, e magari anche un posto dove organizzare e tenere le lezioni.
Le idee non mancano (fortunatamente), ma si tratta di un sacco di lavoro.

È il bello di lavorare come freelancer – una fluttuazione nei budget altrui, e noi ci ritroviamo scoperti.
Alla lunga, mi dicono, ci si abitua.
Ma io ne farei anche a meno.

Giornata della Gozzoviglia

27 Aprile 2008 Davide Lascia un commento

In un inspiegabile slancio festaiolo e sensuale, il comune di Torino ha organizzato – o più semplicemente permesso l’organizzazione – della fiera dei sapori tipici, nella parte pubblica dei Giardini Reali.
Posizione scomoda (difficile parcheggiare, un sacco di sali e scendi) ma colossale esposizione/mercato di cibi e prodotti da tutta europa.
Dai biscottini bretoni alle spezie provenzali…

Il posto ideale dove trascorerre la domenica mattina con la macchina fotografica.

Numerosissimi i banchi-ristorante e le mescite.
Un peccato che l’intera faccenda sia durata solo tre giorni ed abbia avuto scarsa copertura dai media.

Esperienza interessante, gustosa e da ripetere assolutamente.
Categories: Cat Blog Tag:,

Imparare a volare

26 Aprile 2008 Davide 5 commenti

Tra i troppi feticismi che affollano la mia vita, c’è certamente quello per la collana Teach Yourself, storica serie di volumetti per autodidatti pubblicati in Gran Bretagna, originariamente dalla English Universities Press, ora da Hodder (Originariamente Hodder & Straughton) che per generazioni hanno promesso (e sovente mantenuto) una introduzione indolore ad argomenti che vanno dalla cucina francese alla lingua Urdu passando per il massaggio Shiatsu, la prestidigitazione e la stenografia.

Un solido caposaldo positivista, i libri di Teach Yourself, fondati sulla convinzione che tutto si possa insegnare e si possa apprendere, e che la cultura, anche acquisita in proprio, sia un capitale.
“Istruite un Saggio e diventerà ancora più Saggio” diceva il motto della collana, citando i Proverbi.

Io ho cominciato con Teach Yourself Japanese – nel 1984.
Non ho imparato il giapponese – non da quel libro, per lo meno – ma la tarantola di quegli inglesissimi manualini per autodidatti mi aveva ormai morsicato.
Un paio d’anni dopo, Teach Yourself French fu molto più efficace, così come più tardi ancora Teach Yourself C++.
A tutt’oggi, credo che Teach Yourself Go sia una delle migliori introduzioni disponibili a quel gioco di scacchiera, e se mi sono finora guardato da Teach Yourself Tantric Sex, ammetto di possedere una copia di Teach Yourself Zen (risalente ai tardi anni ‘50), che non sfigura fra le decine di volumi dedicati alla filosofia orientale.Teach Yourself to Fly (Teach Yourself)

Ora, sono settant’anni che la collana Teach Yourself è presente sugli scaffali, e per celebrare l’occasione, l’editore ha selezionato dal proprio catalogo (circa 500 titoli) quattro volumi “storici” e fortemente eccentrici, fuori stampa da  tempo, e li ha messi sul mercato in edizione anastatica ad un prezzo politico.
Di questi, Teach Yourself to Fly, pubblicato nel 1938 dal caposquadriglia Nigel Tangye, e riproposto nell’edizione del 1941 destinata ai piloti della riserva della RAF (per 2 scellini e 6 pence), è certamente il più gustoso.
Rilegato rigido, sovracoperta gialla e nera su copertina telata blu, 170 paginette con schemi e illustrazioni, più due fogli bianchi per gli appunti, il volume parte con una panoramica sugli strumenti e chiude con la manovra nota come Himelmann, considerata da molti la più pericolosa evoluzione acrobatica aerea.

Non è certo mia intenzione leggermelo e poi introdurmi nottetempo a Caselle per mettere alla prova le mie capacità.
Ma si tratta di una lettura piacevole (Tangye era chiaramente un entusiasta del volo con una grande felicità di scrittura), di un oggetto assolutamente di culto (sta in tasca!), e naturalmente di una interessante fonte di informazioni che, per chi scrive, possono sempre tornare utili.

E se mai, durante una trasvolata atlantica, dovesse succedere che la hostess chieda “C’è per caso qualcuno a bordo che sappia pilotare un aereo?”….

Ora toccherà procurarsi gli altri tre volumi, per completezza di collezione.

Categories: libri Tag:

Gemma Bovery

25 Aprile 2008 Davide Lascia un commento

E così stanno per trasformare Madame Bovary in un poliziesco.
Cosa che suscita la perplessità di alcuni, l’ironia di altri.
Ma non era forse già accaduto?

In un certo senso si – al volgere del secolo, l’inglese Posy Simmonds, già vignettista per The Guardian aveva pubblicato una graphic novel intitolata Gemma Bovery – aggiornando all’inglese la tragica storia di Flaubert.
In tavole fortemente influenzate dalla scuola di Eisner – vignette che si fondono l’una nell’altra, che si alternano a passaggi in prosa, a stralci di diario e ritagli di giornale, nel volume della Simmonds si dipana la tragica storia di Gemma Bovery, giovane moglie – in seconde nozze – del povero Charlie Bovery.
Nevrotica, sostanzialmente un animale urbano trasferito a forza nella campagna della Normandia dove Charlie spera di avviare una attività come antiquario, Gemma è infelice, annoiata, frustrata, spaventata.
Odia i francesi.
Odia le francesi – tutti cloni di Stephanie di Monaco, più snelle di lei, più eleganti.
Odia il clima, la cucina, la lingua.
Odia il fatto che Charlie si sia in fondo sistemato e stia bene in questo posto.
Odia il fatto che i soldi scarseggino.
Una relazione col giovane Hervé de Bressigny, fatuo e inaffidabile, ricco giovinastro imparentato con la nobiltà locale segnerà il destino della poveretta.
Il tutto, narrato in flashback da Jubert, panettiere con l’hobby della letteratura e narratore inaffidabile – quanto infatti la storia che ci viene raccontatat è stata distorta, filtrata dal fatto che il romantico panettiere vi ravvisi una somiglianza col romanzo di Flaubert?
È stata tutta una faccenda molto meno romantica, molto meno tragica, forse addirittura un po’ ridicola?

Un lavoro notevole, quello della Simmonds, che riesce a riscrivere una storia già nota senza mai cadere nella semplice ripetizione, e che dimostra un occhio impietoso su certe pose ed atteggiamenti di una certa media borghesia intellettuale che forse una volta era solo inglese, ma che ormai è diffusa a livello planetario.
E ci mette pure un tocco di giallo: come è morta davvero Gemma Bovery?

Le Cinque Eccellenze

24 Aprile 2008 Davide 1 commento

http://www.christinevivona.com/images/fivelem.gifIn un breve commento ad un post precedente, osservavo come i maestri taoisti riconoscano cinque “eccellenze”, vale a dire cinque capacità – o se preferite indirizzi accademici – eccellenti, poiché insieme costituiscono tutto il necessario per la vita e la crescita morale, spirituale e materiale dell’individuo.
Le cinque eccellenze sono connesse ai cinque elementi, e come icinque elementi si complementano vicendevolmente.

Ora, io non sono esattamente il tipo che va a vivere in una grotta sulla cima di una montagna per raggiungere l’Illuminazione, ma come gran parte dell’armamentario Taoista – con la sola possibile eccezione dell’elisir di lunga vita a base di mercurio – anche La Via delle Cinque Eccellenze si presta bene ad essere utilizzata nel ventunesimo secolo, anche senza diventare troppo “new agey”.

La Prima Eccellenza – La Meditazione (Elemento Terra)
Lo scopo della meditazione è quello di rigenerare la mente svuotandola dai pensieri e dal rumore di fondo. Altri, vi diranno che lo scopo è quello di disaccoppiare i due emisferi cerebrali, mettendo per un po’ a nanna l’emisfero razionale e lasciando mano libera a quello creativo.
Non vi è cultura che non abbia una pratica meditativa, perciò potremo scegliere quella che preferiamo.
Per miei trascorsi lunghi a riassumersi, ad esempio, io tendo a prediligere la meditazione che si fa camminando, ma anche scrivere o giocare a FreeCell possono trasformarsi in metodi per ripulire la mente.
È accertato che accarezzare un gatto – oltre a ridurre l’ipertensione – favorisce uno stato simile a quello raggiunto nella meditazione zen.

La Seconda Eccellenza – Le Arti Marziali (Elemento Metallo)
E vai!
Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo.
Ma anche no.
Partiamo dal presupposto che una buona forma fisica favorisca una lunga vita.
Il Tai Chi è il genere di arte marziale d’elezione per il taoista urbano.
Movimenti lenti e coordinati, respirazione ed energia vitale sotto controllo.
Si può praticare anche sul balcone di casa (se è abbastanza largo) e si trovano corsi e manuali per tutte le tasche.

La Terza Eccellenza – La Guarigione (Elemento Acqua)
Qui non è il caso di scherzare.
La medicina non si pratica senza licenza – anche se si sono scaricati i manuali di agopuntura da eMule, non possiamo tramutare la nonna in un puntaspilli.
Più facile imparare un po’ di chiropratica, qualcosa sul massaggio, un minimo di igiene alimentare o erboristeria.
Ginseng.
La guarigione si pratica anche semplicemente preparando un brodo di pollo per una persona che abbia avuto un brutto inizio di settimana.
È un atteggiamento mentale, non un diploma (non a questo livello, per lo meno).

La Quarta Eccellenza – La Composizione (Elemento Legno)
Tradizionalmente poesia e musica, ma noi possiamo allargarci e includere la prosa e magari anche le arti grafiche.
Si tratta di saper trovare l’ispirazione (attività strettamente connessa alla meditazione), e creare qualcosa che prima non c’era se non come ipotesi o come potenziale.
Eseguirlo, produrlo, scriverlo, metterlo su carta o su tela.
Per il piacere del nostro prossimo – e per dare consistenza alle possibilità.
E magari pagarci la cena.

La Quinta Eccellenza – La Presentazione (Elemento Fuoco)
Presentazione di noi stessi e della nostra opera.
Tipo, non presentarsi davanti ad un dotto pubblico per una conferenza internazionale con la patta aperta o una macchia di sugo sulla camicia.
Avere le slide in ordine.
Formattare appropriatamente il manoscritto.
Seguire le linee guida, ma restando abbastanza originali da far dire a chi ci osserva… wow!

Tutto qui.
Come se fosse poco.
Eppure, è poi così lontano da ciò che si suppone ci dia l’università, o la scuola professionale di nostra scelta?
E invece in qualche modo è andato tutto perduto.
Si sono concentrati nel farci fare giusti gli esercizi, nello zittire le nostre domande, nel fare in modo che il nostro lavoro non differisse troppo da quello del nostro vicino.
Poi i loro zombie ci vengono a dire che guadagnarsi il pae con la creatività non è un’opzione.
Quando è stata la creatività a farci scendere dagli alberi.

Le Cinque Eccellenze.
Un’ottima strategia evolutiva.

Categories: pork chop express, zen Tag:,

Libri scomparsi

23 Aprile 2008 Davide 2 commenti

Se l’avversario e’ piu’ forte di noi e sta avendo ragione: interromperlo, sviare il discorso, impedirgli di portare a termine la sua argomentazione (Stratagemma n.18 ) oppure provocarlo, essere sfacciati, farlo adirare (Stratagemma n.8), oppure affermare ad un tratto che quanto dice dimostra la nostra tesi, anche se non e’ vero, lasciando a lui l’onere di dimostrare il contrario (Stratagemma n.14)

http://tk.files.storage.msn.com/x1pNWjjkHJ3o_wDVgEC5vW0ZMxEkAAFJI-JBFHh1zq8F8wlPKm47VJfZeo0PZzdGLCxzunppJEWmhA8Ms1f9SvgcDMHogxWjruTB5uCu9lw_fwS7qC4ycKFMrGAheXsHg24g1bmuySuynALa mia copia de L’Arte di Ottenere Ragione Esposta in 38 Stratagemmi, simpatico trattatello di Arthur Schopenhauer è andata smarrita nell’ultimo trasloco della mia biblioteca.

Schopenhauer è uno di quei filosofi (pochi?) che si scoprono al liceo e poi si continuano a leggere per il gusto della lettura.
Misantropo, sospeso tra cinismo e cattiveria, Schopenhauer è quello che sostiene

Quando le leggi concessero alle donne gli stessi diritti degli uomini, avrebbero anche dovuto munirle di un’intelligenza maschile.

Ouch!
Feroce.

Però l’intelligenza dell’autore è innegabile, così come è la sua perizia con la prosa – resa bene anche nelle traduzioni

Poi di solito si cresce, e si arriva a cose più complicate, meno “selvagge”.
Ciononostante, il libriccino pubblicato da Adelphi era particolarmente vicino al mio cuore, essendo un regalo da parte di una persona che non è più.

Ed in certi momenti ne sento fortemente la mancanza.

Novità sul fronte Alia

22 Aprile 2008 Davide 2 commenti

aliagCopio direttamente dal sito di Massimo Soumaré (è così che si fa, giusto?)

Una notizia che mi riguarda…

La narrativa fantastica giapponese contemporanea: una tradizione ultramoderna

Un incontro con una delle piu’ vive e innovative aree letterarie dell’Estremo Oriente. Intervengono: Massimo Soumare’, traduttore e curatore sezione ALIA Giappone, Silvia Treves, curatrice collana ALIA

-Dove: Punto prestito “Gabriele D’Annunzio” – TORINO

-Quando: venerdi’ 6 giugno 2008

-Orario: 21.00

-Contatti: tel. (+39) tel. 0114439350 – Punto prestito “D’Annunzio”

-Prezzo: gratuito

-Pubblico: tutti

-Rassegne: In biblioteca 02/08

-Enti organizzatori: Biblioteche Civiche Torinesi

Semplicemente geniale

22 Aprile 2008 Davide 2 commenti

Creato da O. Sharp.
Distribuito tramite YouTube.
Segnalato da Asamatsu Ken.

Per tutti i fan di Tolkien là fuori.
E per tutti noi altri, anche….

Grandissimo.

Royalties e Biblioteche

22 Aprile 2008 Davide 2 commenti

Come promesso a Iguanajo ho speso una mezz’ora su Google e mi sono fatto un’idea generale della faccenda biblioteche – che è pelosa, ma riducibile al solito “Chi paga?”.

La domanda di fondo era – se gli autori campano con i diritti sulle proprie opere, come la mettiamo con i prestiti in biblioteca?

Beh, la mettiamo così.

In gran parte del mondo l’iscrizione alle biblioteche è gratuita o, più raramente, a fronte di una cifra simbolica una tantum.
Chiunque abbia la tessera della biblioteca può fare richiesta di un volume e portarselo a casa, salvo casi eccezionali (biblioteche antiquarie, ad esempio); chiunque può invece consultare in loco qualsiasi volume (sempre con i soliti limiti di età e valore del tomo).
Si pagano i prestiti interlibrari – se chiedo che mandino alla biblioteca sotto casa mia un volume conservato a Bologna, devo pagare il trasporto.

La biblioteca conteggia il numero di prestiti di ciascun volume, e sulla base del numero di prestiti, elargisce una somma – spesso irrisoria – al detentore del diritto d’autore.
Tale cifra è a tal punto scarsa che di solito il pagamento viene effettuato una o due volte l’anno, affinché le spese bancarie non si mangino il profitto.
Un autore può chiedere che i danari non gli vengano corrisposti, o che vengano versati ad un fondo di beneficenza di sua scelta, o incamerati dalla biblioteca.
Può anche ovviamente decidere di non rendere disponibile il proprio libro nelle biblioteche (chi lo vuole se lo compra o lo chiede a Gamberetta).

In Italia non è – o forse non era – così.
I libri vengono presi in prestito ma i detentori del copyright non vedono – o forse non vedevano – una lira.
Cosa che ha causato un richiamo da parte della Comunità Europea, che ha a sua volta generato una fiera campagna di protesta – Non Pago per Leggere.

Ciò a cui si opponevano i sostenitori della campagna era l’idea che a pagare fossero le biblioteche o i tesserati, e che l’operazione potesse in qualche modo (come?9 favorire i best-seller e danneggiare i testi a più basso profilo.

Anche se non dovesse sortire effetti immediati, la procedura europea ha
già ottenuto il risultato di far considerare oggi plausibile ciò che
fino a ieri sembrava inconcepibile. Dovremo dunque far pagare i
prestiti in biblioteca per ridistribuire royalties agli editori e (in
piccola parte) agli autori? Dovremmo sottrarre al già risicato budget
di acquisto delle biblioteche pubbliche una quota per il pagamento dei
diritti alla SIAE (come è successo per le fotocopie) magari
proporzionale al numero di iscritti (come in Francia) o dei prestiti,
con il risultato encomiabile di punire le biblioteche più attive ed
efficienti? Dovremmo addossare allo stato la spesa, configurando una
indiretta tassa sulla lettura, un equivalente moderno della tassa sul
macinato?

Onestamente non so come sia andata a finire.
In generale la faccenda risulta poco chiara.

Il nodo della questione sembra essere, come si diceva, “Chi paga?”
Poiché la proposta europea pare sottintendere – o così è stata recepita – che a pagare siano gli iscritti alle biblioteche.
La campagna qui sopra citata è infatti una campagna contro il prestito a pagamento, ed è in questo senso lecitissima.

Le biblioteche estere, tuttavia, di solito attingono le (misere, si è detto) royalties per gli scrittori da fondi pubblici – senza peraltro sottrarre danaro ai fondi di mantenimento della struttura.
Se infatti le royalties venissero dallo stesso fondo col quale si pagano le nuove acquisizioni, si arriverebbe al paradosso per cui una biblioteca molto frequentata non potrebbe più aggiornare i propri cataloghi.

Far pagare a tutti un biglietto per pagare le royalties generate da quelli che chiedono in prestito solo autori ancora in corso è un’ipotesi ancora più barbina – e tuttavia la più temuta, nel caso non vi sia uno stanziamento pubblico per pagare le Royalties (come spesso capita, diffidiamo del nostro governo).

Campagna giusta, quindi, quella del Non Pago per Leggere, che tuttavia ha probabilmente attaccato (anche) i bersagli sbagliati.
Certo era pessima e detestabile l’idea di trasformare una biblioteca in azienda – ma d’altra parte nessuno mi pare si sia opposto quando il settore sanità è diventato azienda.
Perché tanta delicatezza per le anime e così tanto disinteresse per i corpi?

Insomma – come sempre il mondo e l’Italia viaggiano su binari diversi.
Quale è meglio?

Di fatto, ciò che sembra rendere la questione italiana più complicata che in qualunque paese del mondo è la presenza di quella strana struttura che è la SIAE – che raccatta danaro in nome dei detentori di copyright ma poi lo ripartisce in maniera meno che trasparente, e che può avvalersi di privilegi legali  che la rendono un incrocio fra la Guardia di Finanza ed una cricca per la vendita delle indulgenze.

Resta perciò forte il dubbio che per appianare la cosa e scivolare nella normalità, basterebbe fare una bella visura a 360° della SIAE, e poi rimpiazzare quella strana compagnia con una istituzione più sana e trasparente.