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La Sintassi come Stile

8 Aprile 2008 Davide 1 commento

http://lawsofsimplicity.com/wp-content/uploads/2006/09/vtufte.jpgAmmetto di aver acquistato Artful Sentences, di Virginia Tufte, per bieca sudditanza intellettuale nei confronti di Edward Tufte, e della sua Graphic Press.
Tufte è il più grande esperto di grafica tecnico-scientifica al mondo: i suoi libri su grafici, mappe, diagrammi e fotografie, i suoi studi sullo stile cognitivo di Excell o sull’uso dela statistica a fini amministrativi, sono colossali e indispensabili per chi si occupi di scienza, di comunicazione, di analisi di dati.
Le sue teorie hanno influenzato lo sviluppo della grafica editoriale di molte riviste, e la progettazione delle interfacce grafiche di molti software.
I suoi saggi sono una miscela di storia, arte, spirito critico e innovazione.
I libri di Tufte, pubblicati dalla sua Graphic Press sono oggetti splendidi, stampati su carta di alta qualità, con rilegature indistruttibili che cigolano piacevolmente nell’aprire le pagine, con immagini di una definizione incredibile.
E quindi, Virginia Tufte pubblica un libro sulla scrittura attraverso la Graphic Press?
Per una decina di euro?
Ne voglio una copia.
Per feticismo.

E invece no.
Piccolo e sensorialmente piacevole come previsto, il volumetto della signora Tufte (docente di Grammatica delle lingue europee rinascimentali) è un saggio devastante, il cui argomento è ben sintetizzato dal sottotitolo – La Sintassi come Stile.
Attraverso centinaia di esempi stralciati da una varietà incredibile di libri – narrativa e saggistica, classici e usa-e-getta, da Hemingway a Gibson e oltre – il volume disseziona il modo in cui disponiamo le parole sulla pagina, analizzando come i significati possano slittare impercettibilmente ad un capovolgimento dell’intero periodo, o ribaltarsi radicalmente ad un semplice cambio di posizione del verbo.

Il libro in se non insegna assolutamente nulla – non ci sono esercizi, liste di cose da fare, suggerimenti pratici.
Solo esempi, raggruppati per temi sintattici – frasi brevi, frasi nominali, frasi verbali, appositivi, parallelismi eccetera.
Frasi e paragrafi estratti da testi più o meno noti, ed analizzate.
Frasi in cui tutto è essenziale, e tutto è al posto giusto.
E il trucco è tutto lì – capire quale sia il posto giusto.

Non è certamente un libro per principianti.
Richiede una buona presa sulla grammatica ed una certa esperienza come lettori e scrittori.
Ma leggendolo, diventa poi impossibile guardare la pagina scritta con gli stessi occhi.
La scrittura diventa più consapevole, e l’impressione di poter controllare con maggior finesse la sintonia dei pensieri è molto forte.
Non impone cambiamenti al modo di scrivere, perché opera probabilmente ad un livello più basilare, sul modo in cui si organizzano le idee prima di scrivere.
Influenza certamente la nostra percezione dei testi scritti.
Ed è indispensabile in fase di revisione.

Un acquisto fortunatissimo, anche se all’origine fatto per i motivi sbagliati.

Esiste anche un precedente La Grammatica come Stile.
Toccherà cercarlo.

Il Silenzio degli Innocenti?

8 Aprile 2008 Davide 2 commenti

La diatriba fra le posizioni neocatastrofiste di Stephen Jay Gould e le posizioni ultradarwiniste di Richard Dawkins riname uno dei dibattiti più feroci ed intelligenti che abbiano interessato le scienze naturali e la paleontologia inparticolare negli ultimi trent’anni.
Capita, quando a dibattere un argomento complesso e misterioso si mettono due persone di grande intelligenza.
Una malattia terminale ha purtroppo zittito con troppo anticipo S.J. Gould, per cui il neodarwinismo di Dawkins sembra aver vinto per default – ma i giochi sono ancora aperti.
Si sente però la mancanza del dibattito.
Gould e dawkins hanno dato vita ad alcuni degli scambi più taglienti e cattivi nella storia del dibattito scientifico.
Solo su una cosa si sono trovati d’accordo: coi Creazionisti non si discute.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/5/53/A_Devil's_Chaplain.jpg/150px-A_Devil's_Chaplain.jpgQualsiasi spazio concesso al Creazionismo da un professionista della paleontologia o della biologia, sostengono Gould e Dawkins in un articolo congiunto pubblicato dopo la morte di Gould (ne Il cappellano del Diavolo, di Dawkins), conferisce a questa teoria improponibile una misura di dignità che non le compete.
Accettando di discutere coi Creazionisti dò loro più credito di quanto non meritino.
È per questo che sempre più spesso i sostenitori di Creazionismo e Intelligent Design chiedono confronti pubblici con sostenitori del pensiero darwiniano – per rubacchiare un po’ di quella dignità scientifica che altrimenti non potrebbero avere.

Meglio ignorarli, quindi.
Meglio tacere.
Meglio rispondere “Io di certe cose non mi occupo perché sono uno scienziato, e quella non è scienza.”
Bello liscio.

Però, però… cosa fare nei casi di coloro che una certa visibilità già ce l’hanno, e che anzi sarebbero ben felici se noi tacessimo delle loro malefatte?
Tacere dignitosamente non è forse rischiare di fare il loro gioco?

Perché tirare le uova a un idiota che sostiene l’insostenibile è “antidemocratico”?
Perché definire ladro uno che approfitta della propria posizione di potere per accaparraredenaro è “giudicarlo prima che venga processato”?
Perché protestare pacificamente è considerato “poco educato”, “poco civile”, “poco elegante”?

Nel momento in cui la prima reazione di un’azienda un cui dirigente si è giocato la faccia consiste nel tentare disperatamente di far sparire le prove, io mi preoccupo.

Il silenzio non è più un’arma per gli indignati.

Ma c’è un altro problema – la stessa spinta culturale che vuole convincerci che protestare è poco elegante ci insegna anche che la cialtronaggine è un tratto positivo.
Quindi nell’esporre un cialtrone al pubblico ludibrio rischio di creare una nuova icona per gli sciocchi.
Chi capisce il mio messaggio, non ne ha bisogno.
Chi ne ha bisogno, lo fraintende completamente.

Comunque vada, perdo.

E tuttavia, se quando il prossimo cialtrone comparirà in pubblico e la plebe sospirerà colma di ammirazione, se in quel momento abbastanza voci dicessero “Imbecille”, anche senza alzare la voce, chissà, forse qualcuno, anche fra gli obnubilati, comincerebbe a porsi delle domande….

È una situazione complicata.