Creare un universo in un solo volume
Interessante discussione che da una settimana circa mi si è incastrata in fondo al cervelletto.
Abbastanza perplessi per il fatto che alcuni fan italioti (no, non ho il link, mi dispiace) abbiano deciso inopinatamente che Dune, di Frank Herbert sia più fantasy che fantascienza, ma anche un po’ romanzo storico, io ed il mio amico dunologo Roberto abbiamo passato un’oretta a discutere dell’opera di Frank Herbert.
Punto primo – Dune è fantascienza.
Si svolge nel futuro, ha una base scientifica plausibile per tutto ciò di cui tratta, ha un nesso scientifico centrale (l’ecologia del pianeta Arrakis), non ci sono ma anche che tengano.
Ed ha il merito, sostiene il mio amico, di essere l’unico romanzo di fantascienza che riesca a costruire un intero universo coerente in un unico volume.
Vero.
L’universo delineato da Herbert emerge completamente in Dune, senza che i sequel (e le appendici postume) aggiungano nulla di significativo.
Ma, l’unico?
Non amando certe affermazioni categoriche, mi metto in cerca di opere simili.
La prima che mi venga in mente è Neverness, di David Zindell.
Altro monoblocco colossale, altra storia di un eroe riluttante e un po’ antipatico che pare destinato a diventare un dio, Neverness è in fondo una trasposizione di Dune, che rimpiazza un pianeta desertico con un pianeta ghiacciato, le tute fremen con pattini da ghiaccio e parka, l’Islam con lo Zen, l’ecologia con la matematica.
Ma vederne solo un clone di Dune è limitativo.
All’origine della successiva trilogia A Requiem For Homo sapiens, Neverness esiste per creare l’universo in cui la trilogia si svolgerà.
Non c’è dubbio che anche Neverness sia fantascienza.
Barando, si potrebbe dire che il Ciclo del Nuovo Sole di Gene Wolfe (in effetti un romanzo in quattro parti con un solo sequel) arrivi agli stessi risultati.
Il mondo di Urth è descritto nei suoi dettagli più fini ed è per molti versi il protagonista della narrazione – la curiosità dis coprire di più sul mondo è ciò che ci spinge spesso ad andare avanti.
Resta il dubbio che il Ciclo del Nuovo Sole non sia esattamente fantascienza.
Potrebbe anche essere fantasy.
O più semplicemente è un planetary romance che si svolge sulla Terra…
E chissà cosa ne è stato di Edward Bryant, che in Cynnabar creava un intero universo in una manciata di racconti interconnessi.
In parte ispirato a Vermilion Sands di Ballard, Cynnabar era scientificamente complesso, linguisticamente impegnativo e concettualmente molto sovversivo.
Non credo che ne rimangano troppe copie in circolazione, ed è un peccato, perché si tratta di una delle letture più stimolanti che mi siano capitate.
Rispetto ai volumi citati precedentemente la creazione è decritta in maniera più impressionistica, solo apparentemente più superficiale.
Altri libri?
Forse Il Castello di Lord Valentine, di Robert Silverberg, sul quale tuttavia la giuria è ancora in seduta per decidere se sia fantascienza o fantasy.
E Dying Earth di Jack Vance, che come Bryant e prima di lui, in pochi racconti costruì un intero universo (i sequel sono tracsurabili).
Ma ce ne sono certamente altri.
Siamo aperti ai suggerimenti.

Ohibò! E perché mai Dune dovrebbe essere fantasy? Mah…
Comunque tornando agli esempi che citi (ma Cinnabar è mai stato tradotto?) a me viene in mente la Le Guin (Quelli di Annares, ma anche La mano sinistra delle tenebre).
E poi il Delany di Triton, l’Algebraist di Iain M. Banks e Desolation ROad di Ian McDOnald.
Ma credo che di pianeti ben delineati sia pieno il multiverso letterario!
iguanajo
10 Aprile 2008 alle 12:07 PM
Dicono sia fantasy perché ci sono i vermoni.
Non cerchiamo di capire.
Ci farebbe male.
Quanto a Cinnabar, non credo sia mai stato tradotto… il Catalogo Vegetti cita un paio di racconti, comparsi in appendice a vecchi Urania o chissà dove, che potrebbero essere pezzi di Cynnabar…
Davide
10 Aprile 2008 alle 3:05 PM
Il tentativo di fagocitare nel fantasy anche Dune credo nasca dalla presenza nel ciclo di un’aristocrazia. Il DUCA Leto, il BARONE Arkonnen e via dicendo.
In quanto ai romanzi-mondo gli esempi in sf sono veramente innumerevoli. Per una space-opera appena decente creare mondi raffinatamente particolareggiati è un prerequisito.
Come contributo al dibattito cito due romanzi, il primo decisamente periferico e probabilmente dimenticato, il secondo che non è nemmeno di sf.
«Onde di un mare lontano», 1980 di Michael A. Foster. Una spy-story non eccelsa ambientata su un pianeta lontano, inquietante e sorprendente per la giustapposizione di elementi tecnologici desueti e futuribili. Un pianeta che ho avuto la sensazione di aver realmente visitato in una vita precedente.
«Le botteghe color cannella» di Bruno Schulz, una Kafka polacco che crea un mondo «laterale» al nostro, dominato dalle ignote e assurde leggi del sogno. Un libro nel quale è facile entrare, meno facile uscirne.
maxciti55
11 Aprile 2008 alle 1:47 PM
La curiosità è una brutta bestia
Sono andato alla ricerca di informazioni riguardo «Le botteghe color cannella» di Bruno Schulz che fino a questo momento non avevo mai sentito nominare.
Mi sa proprio che dovrò mettermi a caccia del volume!
iguanajo
11 Aprile 2008 alle 2:15 PM
Ho letto “Onde di un mare lontano” di Foster in originale … Waves, ubblicato da DAW.
quando andavo al liceo.
Foster aveva anche scritto tutta una serie sul confronto fra l’umanità ed una razza di esseri bioingegnerati… ne avevo letti tre o quattro…
Foster era in gambissima.
Peccatosia stato rimosso.
@Iguanajo
Benvenuto nel club – troppi libri da leggere, troppo pco tempo per farlo.
E non parliamo di spesa e spazio necessari… :-p
Davide
11 Aprile 2008 alle 2:29 PM
Per Iguanajo:
«Le botteghe color cannella» è appena stato ristampato da Einaudi, con traduzione di Anna Vivati Salmon, Vera Verdiani e Andrzey Zielinsky e nota introduttiva di Francesco Cataluccio, direttore editoriale della Bollati Boringhieri e studioso di lingua e cultura polacca. A lui si deve la recente nuova traduzione delle opere di un grande scrittore come Stanislaw Lem.
Un po’ ingessato come commento, va bene. Ma visto il mio lavoro non potevo esimermi…
Per Davide:
Ho letto Foster mentre ero all’università. Facevo politica attivamente, all’epoca. E leggevo un sacco di sf. Senza dirlo troppo in giro perché leggere fantascienza nella sinistra (da ieri ritornata) extraparlamentare non era considerato molto serio né politicamente corretto. Si aveva da leggere storie di lotte di popolo e di riscatto del proletariato oppresso.
Sospetto che questo genere di stupidità sia una delle ragioni del fallimento della sinistra italiana. O no?
maxciti55
15 Aprile 2008 alle 7:49 AM
Sinistra e fantascienza: ci faccio un post.
In linea dimassima vale l’esortazione di alcuni anni addietro, credo proprio di Gordon Brown, ora PM inglese, ai politici britannici – “cercatevi qualcuno che legga fantascienza, cercatevi qualcuno che abbia dimestichezza col futuro”.
Gordon Brown è fan di Banks.
Davide
15 Aprile 2008 alle 8:03 AM
Grazie Massimo, io avevo letto solo dell’edizione 2001, vado subito a cercarlo!
Riguardo sinistra e sf, beh… non riesco proprio a darvi torto.
Mi pare che invece di guardare al futuro i nostri bravi sinistri abbiano avuto per troppo tempo gli occhi incollati allo specchietto retrovisore.
Basterà la doccia fredda elettorale a dargli una svegliata? Mah…
Se avete qualche speranza, condividetela. Per favore.
iguanajo
15 Aprile 2008 alle 8:42 AM
mi spiace, non ho nessuna speranza per la sinistra. mi è parso significativo l’atteggiamento di molta sinistra il cui succo era più o meno: “non ci hanno capiti”. gasp!, sempre dalla parte della ragione voi, eh, anche quando perdete. che incompetenza, che noia.
quanto a dune, credo che uno dei fattori che più hanno spinto per un’etichettatura fantasy sia la presenza del divino. il divino è fantasy o, meglio, divinità diverse dalle nostre sono fantasy, mentre tipicamente la fantascienza è atea, agnostica o riproduce i nostri dei. ovviamente si potranno portare mille mila esempi contrari (ovviamente non me ne viene in mente neppure uno, adesso), ma credo che questo abbia pesato significativamente ancorché invisibilmente.
adesso faccio il bravo: basta cercare di capire.
alladr
15 Aprile 2008 alle 8:55 AM
Non ho speranze da condividere. Credo che questa sinistra – tutta – sia giunta al capolinea. Bisognerebbe riuscire a dimenticarla e a dimenticarne miti e riti.
Come se fosse facile…
Tanto per dare un’idea di che cosa parlo, comunque, un semplice esempio. Nel ‘77 ci fu «il riflusso», ovvero l’autodistruzione della vecchia «Nuova Sinistra». In un modo o nell’altro ce ne tornammo quasi tutti a casa abbandonando la politica attiva. Chi per laurearsi, chi per cercare un lavoro, chi per sposarsi. A rimanere al loro posto, a guardia delle sedi fantasma e degli striscioni sdruciti, gli incapaci, gli ottusi, i settari, gli ambiziosi e in generale tutti quelli che non sapevano far molto altro che ripetere a pappagallo «la linea del partito». Molti finirono in seguito alla Lega o con Berlusconi (avete presente Giuliano Ferrara e con lui tanti altri) molti altri continuarono le loro sciagurate carriere da talpe conformiste.
Da questa gente non c’è da aspettarsi più nulla. Chi ha fatto carriera nei partiti della sinistra (e non solo) l’ha fatta perché da servo si è fatto stuoino. C’è solo da augurarsi che la traversata del deserto che aspetta la sinistra italiana sfoltisca un po’ i ranghi…
maxciti55
15 Aprile 2008 alle 9:05 AM