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Sogni radioattivi

13 Aprile 2008 Davide 4 commenti

//www.stargatecinema.com/files/cache/0377e1a08a17f9ca4782e1222d9291ae.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.È una specie di legge non scritta: lasciate passare abbastanza tempo, e in TV passerà un film che da anni volevate (ri)vedere.
Questa legge ha anche un corollario: quando succederà, sarà su una rete poco probabile, ad un’ora improponibile.

E così la notte passata, ad un’ora improponibile, una rete improbabile mi ha passato Radioactive Dream, film di culto del 1985.
Diretto da quell’Albert Pyun responsabile di pellicole come The Sword and the Sorcerer (1982) e Omega Doom (1997), con Rutger Hauer in catalessi.
I progetti di Pyun hanno mostrato, nel corso degli anni, un deciso calo qualitativo.
Considerando che The Sword & The Sorcerer (uno sword & sorcery molt pulp noto da noi come La Spada a Tre Lame) non era poi male, ed era il primo, Radioactive Dreams, seconda pellicoal del regista, è ancora decisamente interessante – nonostante il budget inesistente, gli effetti speciali da baraccone di fiera e la recitazione spesso dopolavoristica.

L’idea di base: dopo una guerra atomica, due ragazzi cresciuti in un rifugio escono alla ricerca dei propri padri, affrontando le terre desolate, e la popolazione di disco-mutanti cannibali di Edge City.
Tutti coloro che incontreranno cercheranno di mangiarli – ma non prima di aver recuperato le due misteriose chiavi che i ragazzi hanno trovato nel deserto.

Il guizzo di genio – i due protagonisti, Phil e Marlowe, hanno passato vent’anni leggendo solo romanzi hard-boiled, e quindi si conformano perfettamente ai cliché del genere, dall’abbigliamento al codice morale.
Sono due detective anni ‘40 piombati nel mondo di Mad Max.

L’idea in se è assolutamente geniale, ed è ciò che salva il film (insieme con le interpretazioni dei due protagonisti).
Improvvisamente, in una pellicola sgangheratissima, una società amorale si trova ad affrontare due personaggi costruiti essenzialmente su una paletta morale molto ampia e variegata.
Phil e Marlowe sono dei duri in erba, in attesa di maturare.
Il mondo in cui si trovano proiettati li farà maturare alla svelta, ed avrà di che pentirsene amaramente.

Come Philip Marlowe, ora vedevamo il mondo per ciò che era: freddo e amaro. La cosa triste era, Marlowe ed io eravamo stati infettati da quella malattia. Eravamo rabbiosi e vendicativi e volevamo solo rifarci sul mondo, obbligandoli tutti a pagare per ciò che ci avevano fatto.

Ray Chandler ne sarebbe stato orgoglioso.

E con un colpo di coda ancora più geniale, il finale offre una stupidissimaa, ma perfettamente ragionevole, via di redenzione per i due protagonisti e per tutti quelli che avranno il fegato di imitarli.

Grande, nonostante tutti i buchi e le brutture.