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Archive for 22 Aprile 2008

Novità sul fronte Alia

22 Aprile 2008 Davide 2 commenti

aliagCopio direttamente dal sito di Massimo Soumaré (è così che si fa, giusto?)

Una notizia che mi riguarda…

La narrativa fantastica giapponese contemporanea: una tradizione ultramoderna

Un incontro con una delle piu’ vive e innovative aree letterarie dell’Estremo Oriente. Intervengono: Massimo Soumare’, traduttore e curatore sezione ALIA Giappone, Silvia Treves, curatrice collana ALIA

-Dove: Punto prestito “Gabriele D’Annunzio” – TORINO

-Quando: venerdi’ 6 giugno 2008

-Orario: 21.00

-Contatti: tel. (+39) tel. 0114439350 – Punto prestito “D’Annunzio”

-Prezzo: gratuito

-Pubblico: tutti

-Rassegne: In biblioteca 02/08

-Enti organizzatori: Biblioteche Civiche Torinesi

Semplicemente geniale

22 Aprile 2008 Davide 2 commenti

Creato da O. Sharp.
Distribuito tramite YouTube.
Segnalato da Asamatsu Ken.

Per tutti i fan di Tolkien là fuori.
E per tutti noi altri, anche….

Grandissimo.

Royalties e Biblioteche

22 Aprile 2008 Davide 2 commenti

Come promesso a Iguanajo ho speso una mezz’ora su Google e mi sono fatto un’idea generale della faccenda biblioteche – che è pelosa, ma riducibile al solito “Chi paga?”.

La domanda di fondo era – se gli autori campano con i diritti sulle proprie opere, come la mettiamo con i prestiti in biblioteca?

Beh, la mettiamo così.

In gran parte del mondo l’iscrizione alle biblioteche è gratuita o, più raramente, a fronte di una cifra simbolica una tantum.
Chiunque abbia la tessera della biblioteca può fare richiesta di un volume e portarselo a casa, salvo casi eccezionali (biblioteche antiquarie, ad esempio); chiunque può invece consultare in loco qualsiasi volume (sempre con i soliti limiti di età e valore del tomo).
Si pagano i prestiti interlibrari – se chiedo che mandino alla biblioteca sotto casa mia un volume conservato a Bologna, devo pagare il trasporto.

La biblioteca conteggia il numero di prestiti di ciascun volume, e sulla base del numero di prestiti, elargisce una somma – spesso irrisoria – al detentore del diritto d’autore.
Tale cifra è a tal punto scarsa che di solito il pagamento viene effettuato una o due volte l’anno, affinché le spese bancarie non si mangino il profitto.
Un autore può chiedere che i danari non gli vengano corrisposti, o che vengano versati ad un fondo di beneficenza di sua scelta, o incamerati dalla biblioteca.
Può anche ovviamente decidere di non rendere disponibile il proprio libro nelle biblioteche (chi lo vuole se lo compra o lo chiede a Gamberetta).

In Italia non è – o forse non era – così.
I libri vengono presi in prestito ma i detentori del copyright non vedono – o forse non vedevano – una lira.
Cosa che ha causato un richiamo da parte della Comunità Europea, che ha a sua volta generato una fiera campagna di protesta – Non Pago per Leggere.

Ciò a cui si opponevano i sostenitori della campagna era l’idea che a pagare fossero le biblioteche o i tesserati, e che l’operazione potesse in qualche modo (come?9 favorire i best-seller e danneggiare i testi a più basso profilo.

Anche se non dovesse sortire effetti immediati, la procedura europea ha
già ottenuto il risultato di far considerare oggi plausibile ciò che
fino a ieri sembrava inconcepibile. Dovremo dunque far pagare i
prestiti in biblioteca per ridistribuire royalties agli editori e (in
piccola parte) agli autori? Dovremmo sottrarre al già risicato budget
di acquisto delle biblioteche pubbliche una quota per il pagamento dei
diritti alla SIAE (come è successo per le fotocopie) magari
proporzionale al numero di iscritti (come in Francia) o dei prestiti,
con il risultato encomiabile di punire le biblioteche più attive ed
efficienti? Dovremmo addossare allo stato la spesa, configurando una
indiretta tassa sulla lettura, un equivalente moderno della tassa sul
macinato?

Onestamente non so come sia andata a finire.
In generale la faccenda risulta poco chiara.

Il nodo della questione sembra essere, come si diceva, “Chi paga?”
Poiché la proposta europea pare sottintendere – o così è stata recepita – che a pagare siano gli iscritti alle biblioteche.
La campagna qui sopra citata è infatti una campagna contro il prestito a pagamento, ed è in questo senso lecitissima.

Le biblioteche estere, tuttavia, di solito attingono le (misere, si è detto) royalties per gli scrittori da fondi pubblici – senza peraltro sottrarre danaro ai fondi di mantenimento della struttura.
Se infatti le royalties venissero dallo stesso fondo col quale si pagano le nuove acquisizioni, si arriverebbe al paradosso per cui una biblioteca molto frequentata non potrebbe più aggiornare i propri cataloghi.

Far pagare a tutti un biglietto per pagare le royalties generate da quelli che chiedono in prestito solo autori ancora in corso è un’ipotesi ancora più barbina – e tuttavia la più temuta, nel caso non vi sia uno stanziamento pubblico per pagare le Royalties (come spesso capita, diffidiamo del nostro governo).

Campagna giusta, quindi, quella del Non Pago per Leggere, che tuttavia ha probabilmente attaccato (anche) i bersagli sbagliati.
Certo era pessima e detestabile l’idea di trasformare una biblioteca in azienda – ma d’altra parte nessuno mi pare si sia opposto quando il settore sanità è diventato azienda.
Perché tanta delicatezza per le anime e così tanto disinteresse per i corpi?

Insomma – come sempre il mondo e l’Italia viaggiano su binari diversi.
Quale è meglio?

Di fatto, ciò che sembra rendere la questione italiana più complicata che in qualunque paese del mondo è la presenza di quella strana struttura che è la SIAE – che raccatta danaro in nome dei detentori di copyright ma poi lo ripartisce in maniera meno che trasparente, e che può avvalersi di privilegi legali  che la rendono un incrocio fra la Guardia di Finanza ed una cricca per la vendita delle indulgenze.

Resta perciò forte il dubbio che per appianare la cosa e scivolare nella normalità, basterebbe fare una bella visura a 360° della SIAE, e poi rimpiazzare quella strana compagnia con una istituzione più sana e trasparente.

Earth Day

22 Aprile 2008 Davide Lascia un commento

Secondo Earth Day dell’anno – ce ne sono due, organizzati da gruppi differenti.
L’altro è stato il 20 di Marzo.
Oggi, c’è quello più popolare.

L’idea è di sensibilizzare la popolazione del pianeta nei confronti dei problemi climatici, in modo da avviare una azione dal basso che porti i governi ad adottare tutte quelle procedure che posanoprolungare la vita della nostra specie su questo pianeta.

Ridurre i gas serra.
Evitare di privatizzare l’acqua piovana.
Eliminare una volta per tutte i sacchetti diplastica.

Perché le cose, nonostante ciò che possono sostenere i disinformati, non vanno bene.
Il clima è erratico.
Perdiamo una specie animale ogni cinquanta secondi.
La nostra economia è strettamente legata a tecnologie superatedipendenti da una risorsa non rinnovabile ed in via di esaurimento…

Se volessimo cambiare le cose davvero, avremmo un sacco dicose da fare.

Vale la solita considerazione.
Se non siete parte della soluzione, siete parte del problema.

Editori giapponesi all’attacco

22 Aprile 2008 Davide 41 commenti

Rendiamoci antipatici.

La cosa è cominciata pochi giorni or sono, quando Asamatsu Ken, autore di bestseller in terra giapponese noto anche da noi grazie al successo della serie Lair of Hidden Gods, ha scoperto con non poca sorpresa che nove suoi titoli erano stati resi disponibili attraverso il web.
Insomma, gli erano stati piratati.

Ken Asamatsu non è Paulo Coelho – soprattutto non ricava dalle proprie vendite le cifre dello scrittore brasiliano, e la certificazione di best-seller in patria non fa di lui un plutocrate.
La pirateria dei suoi libri gli causa un notevole danno economico, che difficilmente verrà compensato dal surplus di vendite che la distribuzione via rete è ormai accertato che generi.

Discutendo della cosa sul proprio blog, Asamatsu scopre poi la presenza di siti svariati che distribuiscono traduzioni multilingue di romanzi giapponesi – e quelle di sicuro vendite non ne generano.

Asamatsu-san, sempre più sconfortato, informa il proprio editore.
Che informa gli altri editori.

Attualmente le case editrici giapponesi si stanno muovendo per bloccare queste attività.
Non è la prima volta – la prima ingiunzione di “cease and desist” era del 2004.

Ora la domanda è – azione repressiva di lobby editoriali contro la libera circolazione delle idee o corretta salvaguardia dei diritti d’autore contro pirati e approfittatori?

La cosa interesante, io credo, sta nel fatto che chi produce queste traduzioni (o, nel caso di fumetti “scanlations” – scansioni e traduzioni) fa un lavoro colossale senza ricavarne un centesimo.
Non possiamo quindi certamente accusarli di cercare un lucro o un guadagno illecito.
E si tratta di persone spesso in buona fede – che si basano su idee alquanto confuse (e sbagliate) relative al copyright e credono (o si convincono) di essere nel giusto.

È d’altra parte innegabile che in prima battuta portino un danno a chi detiene il copyright – e nel caso di traduzioni, non di semplice diffusionedegli originali – senza il bonus dell’incremento delle vendite cartacee.
Si tratta inoltre di una dimostrazione di rispetto verso l’autore alquanto dubbia – “Mi piace tamente tanto quello che scrivi che te lo rubo.”

È insomma una strana situazione in cui non vince nessuno.
Il “pirata”, che lavora come un disgraziato senza vedere una lira, e si ritrova dalla parte sbagliata della legge.
L’autore, che si vede negare un proprio diritto e il giusto compenso per il proprio lavoro.

Ora mi sono spesso domandato – considerando che molti autori sono persone degnissime, che i traduttori del fandom sono disposti a lavorare duro per compensi nulli e che in buona sostanza le case editrici sono principalmente interessate a fare quattrini – sarebbe così improponibile l’idea di contattare l’autore, proporgli una traduzione elettronica del suo lavoro, e lasciare che lui gestisca la cosa con l’editore?
Se davvero il libro è tanto valido da meritare di essere rubato, i fan non sarebbero forse interessati a pagare quello stesso file .pdf diciamo cinque dollari (circa tre euro), da dividere equamente fra autore, editore e traduttore?

Ciò permetterebbe a traduttori anonimi di farsi uncurriculum legale, agli autori di costruirsi un pubblico anche al di fuori della propria sfera linguistica, e garantirebbe agli editori il controllo di qualità, formati, distribuzione.

O magari adottare il sistema Baen tout court, regalando copie di romanzi al fine di vendere più copie cartacee.

Si tratterebbe solo di aver voglia di provare.

Ma stranamente a nessuno scanlator è mai venuto in mente di provarci.