Imparare a volare
Pubblicato da Davide su Aprile 26, 2008
Tra i troppi feticismi che affollano la mia vita, c’è certamente quello per la collana Teach Yourself, storica serie di volumetti per autodidatti pubblicati in Gran Bretagna, originariamente dalla English Universities Press, ora da Hodder (Originariamente Hodder & Straughton) che per generazioni hanno promesso (e sovente mantenuto) una introduzione indolore ad argomenti che vanno dalla cucina francese alla lingua Urdu passando per il massaggio Shiatsu, la prestidigitazione e la stenografia.
Un solido caposaldo positivista, i libri di Teach Yourself, fondati sulla convinzione che tutto si possa insegnare e si possa apprendere, e che la cultura, anche acquisita in proprio, sia un capitale.
“Istruite un Saggio e diventerà ancora più Saggio” diceva il motto della collana, citando i Proverbi.
Io ho cominciato con Teach Yourself Japanese - nel 1984.
Non ho imparato il giapponese - non da quel libro, per lo meno - ma la tarantola di quegli inglesissimi manualini per autodidatti mi aveva ormai morsicato.
Un paio d’anni dopo, Teach Yourself French fu molto più efficace, così come più tardi ancora Teach Yourself C++.
A tutt’oggi, credo che Teach Yourself Go sia una delle migliori introduzioni disponibili a quel gioco di scacchiera, e se mi sono finora guardato da Teach Yourself Tantric Sex, ammetto di possedere una copia di Teach Yourself Zen (risalente ai tardi anni ‘50), che non sfigura fra le decine di volumi dedicati alla filosofia orientale.
Ora, sono settant’anni che la collana Teach Yourself è presente sugli scaffali, e per celebrare l’occasione, l’editore ha selezionato dal proprio catalogo (circa 500 titoli) quattro volumi “storici” e fortemente eccentrici, fuori stampa da tempo, e li ha messi sul mercato in edizione anastatica ad un prezzo politico.
Di questi, Teach Yourself to Fly, pubblicato nel 1938 dal caposquadriglia Nigel Tangye, e riproposto nell’edizione del 1941 destinata ai piloti della riserva della RAF (per 2 scellini e 6 pence), è certamente il più gustoso.
Rilegato rigido, sovracoperta gialla e nera su copertina telata blu, 170 paginette con schemi e illustrazioni, più due fogli bianchi per gli appunti, il volume parte con una panoramica sugli strumenti e chiude con la manovra nota come Himelmann, considerata da molti la più pericolosa evoluzione acrobatica aerea.
Non è certo mia intenzione leggermelo e poi introdurmi nottetempo a Caselle per mettere alla prova le mie capacità.
Ma si tratta di una lettura piacevole (Tangye era chiaramente un entusiasta del volo con una grande felicità di scrittura), di un oggetto assolutamente di culto (sta in tasca!), e naturalmente di una interessante fonte di informazioni che, per chi scrive, possono sempre tornare utili.
E se mai, durante una trasvolata atlantica, dovesse succedere che la hostess chieda “C’è per caso qualcuno a bordo che sappia pilotare un aereo?”….
Ora toccherà procurarsi gli altri tre volumi, per completezza di collezione.




















Teraku Takashi







Aprile 27, 2008 a 5:55 am
Leggo, e mi viene in mente un breve, mirabile componimento celeberrimo — almeno tra gli anglosassoni — sulle ineffabili gioie del volo, “High Flight” di John Gillespie Magee, Jr., leggibile anche in Wiki ’sub nomine’:
http://en.wikipedia.org/wiki/John_Gillespie_Magee,_Jr.
P.S.: Ebbene, di solito cerco di evitare queste cose, ma… insomma, so che esiste anche un manualetto “T.Y. Classical Latin”, sicché… nessuno me ne voglia, stavolta non erro troppo lungi dal tema (dai temi) del post davidiano!:
http://tinyurl.com/6zx9on
Aprile 27, 2008 a 1:57 pm
Non conoscevo - né l’originale né la versione in latino.
Era una generazione innamorata del cielo - come probabilmente la generazione successiva sarebbe stata innamorata dello spazio.
E quando si ha una passione, il desiderio di scriverne è evidentemente molto forte…
Aprile 29, 2008 a 10:02 am
… e, a proposito di spazi interplanetari — e di perversioni non soltanto mie –, suggerisco di dare un’occhiata qui:
http://www.aoidoi.org/articles/vc/astronautilia.pdf
Aprile 29, 2008 a 10:21 am
Grande!
Maggio 17, 2008 a 10:31 am
[...] primi rudimenti di C++, la teoria musicale e le minime nozioni base di planetologia, per tacere dell’essenziale per pilotare uno Spitfire, allora perché non imparare a vivere?Male non può [...]