strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Parlando di poesia con l’esattore delle tasse

Pubblicato da Davide su Maggio 6, 2008

Nonostante abbia partecipato a 24 nel ruolo di se stesso, non ho particolare simpatia per il senatore John McCain.
E d’altra parte, come non apprezzare una dichiarazione d’intenti come la seguente:

“I think also we have to think about incentivizing math, science and engineering students, because that’s the need for the future economy of this country and we have a real shortage of ‘em. I’d like to make education affordable and available to every single American. I’m not saying that they’d have to receive that education; but at least it would be available and affordable, and we’re a ways from that. But it would start with telling math, science and engineering students that we’re gonna do everything we can to make sure they receive an education in those specialties, and then broaden it out into every other.”

Bella soprattutto la puntualizzazione: “non dico che debbano ricevere una tale educazione, ma per lo meno sarebbe loro disponibile ed accessibile…”

Ieri sera, dieci minuti di esilarazione e delirio a discutere con alcuni amici umanisti per formazione ed educazione.
Ora, io su questo blog parlo (spesso) di scrittura, quindi non vedo perché loro non debbano parlare di scienza.
Se solo però ci capissero qualcosa!
Viene in mente il vecchio disco di Billy Bragg - Talking with the Taxman about Poetry.
Ci sono argomenti per i quali alcune categorie proprio non sono preparate alla discussione.
E qui parte il pork chop express…

La tesi dei miei amici umanisti - il popolino viene cullato in un falso senso di sicurezza grazie ad una campagna (nefasta) che promuove una (malaccorta) fiducia “quasi fideistica” nella scienza.

Il che è palesemente una sciocchezza.
In primo luogo, perché di promozione della scienza in circolazione ce n’è ben poca.
Vengono tagliati i fondi alla ricerca, le riviste scientifiche chiudono o perdono lettori a manetta (o diventano ocome il nuovo Airone… urgh!), cala la produzione (e la vendita) di saggistica scientifica di qualità, in Tv ci sono solo più documentari sui Templari o sui leoni del serengeti, l’attacco ideologico su temi quali la genetica o anche semplicemente la teoria dell’evoluzione è continuo edapprovato a livello politico da una vasta componente trasversale….
E l’ignoranza in ambito scientifico della popolazione è nota e tragica, pur venendo solitamente giustificata con “la vocazione umanistica della cultura italiana” (come se ce l’avesse ordinato il medico, di non conoscere la matematica).

Difficile affermare che la scienza viene promossa in funzione di controllo sociale, quando di fatto non viene promossa in alcun modo
Ed è piuttosto dubbio che la popolazione trovi rassicurante un argomento per il quale palesemente non ha interesse.

Eppure è così, mi viene garantito.
Il popolino guarda CSI ed è rassicurato dalla scienza.
Il mio cambio cerebrale gratta mentre cerco di adeguare i miei pensieri al nuovo argomento.
CSI è un telefilm.
È fantascienza.
Fantascienza certamente positivista, ma….
Davvero vogliamo sostenere che l’uomo della strada, dopo aver guardato un po’ di episodi di CSI, si convince che la scienza sia la strada che porta alla salvezza?

Davvero l’uomo della strada guarda un paio di episodi di CSI e poi tira un sospiro di sollievo pensando a tutti quei fisici che stanno indagando la materia oscura?
Davvero si sente rassicurato dalla teoria delle stringhe, dall’ipotesi del gene egoista, dalla memetica…?

Certo.
Anche perché, mi spiegano, quello che io chiamo scienza (la paleontologia, la fisica delle particelle, la chimica dei polimeri), è una pignoleria da specialisti che giustamente non interessa a nessuno.
“Scienza” è un tipo dall’aria affidabile, con un titolo accademico prima del nome, che compare in TV ed usa un paio di paroloni per rassicurare la popolazione.
E poi magari ci fa vedere un documentario sui leoni del Serengeti.
Ecco… i documentari sui leoni del Serengeti sono scienza, e sono rassicuranti.
La plebe non desidera altro.
Q.E.D.

“Alla gente”, mi spiegano, basta sapere che c’è qualcuno in camice bianco, che si sta occupando del problema, per sentirsi rassicurati.
Perché è stata promossa una fede cieca e acritica nella scienza.
Q.E.D. 2

È una di quelle discussioni dalle quali non si esce.
Inutile tentare di spiegare che la persona in camice bianco che si sta occupando del problema è rassicurante perché scarica il pubblico dalla responsabilità di darsi da fare in prima persona - ed è per questo che il poveraccio non ha fondi, e la fede o la fiducia nella scienza non c’entrano nulla.
Inutile tentare di spiegare che ciò che maggiormente desiderano gli esseri umani è che i loro problemi diventino problemi altrui (come già sosteneva Douglas Adams).
È come parlare di poesia con l’esattore delle tasse.

E mentre la ricerca scientifica e la cultura scientifica nel nostro paese sono in bancarotta, una categoria piuttosto nutrita (gente che ha studiato filologia, un paio di lingue morte, magari estetica - gente in gamba, badate bene!) sembra abbastanza infastidita dal fatto che i leoni del Serengeti vengano usati come strumento di controllo sociale, creando una “mistica della scienza”.

La cosa terrificante è che non hanno capito assolutamente nulla di scienza.
Ma forse hanno ragione comunque.

[immagine gentilmente fornita da Morguefile]

4 Risposte a “Parlando di poesia con l’esattore delle tasse”

  1. maxciti55 Dice:

    Soltanto una piccola luce in fondo al tunnel.
    Le vendite di saggistica scientifica - divulgativa, per il pubbblico non specialistico - sono in lenta ma costante crescita da un paio d’anni a questa parte. Il problema maggiore è che i tempi di rientro di questo genere di titoli non sono esattamente fulminei e quindi soprattutto i grandi gruppi editoriali hanno ridotto le uscite degli hardcover e hanno alzato i prezzi di copertina delle novità. In compenso le ristampe dei titoli di catalogo - Hawking, Ball, Gould, Dawkins, Dennett, Penrose solo per citarne alcuni - continuano.
    La cosa che comunque trovo davvero allarmante è la vox populi per la quale se non sai chi ha scritto il Decamerone sei un semianalfabeta mentre se non sai chi ha scoperto i buchi neri o il DNA sei appena normale.
    Ne parlava John Brockman in suo libro del 1995: «The third culture» pubblicato in Italia da Garzanti e - detto per inciso - mai più ristampato.
    Siamo un paese di avvocati, commercialisti, fiscalisti e geometri, comunque. La scienza non serve a nulla.

  2. Davide Dice:

    Buona la notizia sulle ristampe.
    Un peccato per Third Culture, testo essenziale.

    E non solo la scienza non serve a nulla - come mi spiegò una laureanda in estetica (oggi felice operatrice telefonica part-time), una laurea scientifica è l’anticamera della disoccupazione.
    Oltre a non permetterti di apprezzare l’Arte, naturalmente.

    Chi inculca certe idee nelle menti deboli andrebbe esposto in una gabbia fuori le mura del castello…

  3. alladr Dice:

    scena uno: [...] essendomi rifiutato di insegnare ai miei studenti di lingue le liturgie dell’ecdl, e avendo il mio corso il pomposo nome “informatica applicata alla comunicazione multimediale”, ho messo in programma html-via-notepad, nozioni base di comunicazione e ricerca informazioni via rete (e no, perché ce n’era bisogno), logica dei software di cat e mt e un po’ di programmazione perl (poi mi hanno sbattuto fuori, ma chi cazzo se ne frega: io sono un linguista, mica un informatico!).
    di fronte a una schermata di codice gli studenti rispondono con volti pallidi e sudaticci; non capisco: ho commentato ogni dannato segno per sé (lessico e morfologia del testo) e in relazione agli altri (sintassi) anticipando il tutto con una descrizione del testo (semantica). tutto chiaro?, chiedo. nessuna risposta. c’è qualcosa che non avete capito?, riformulo (ho imparato che non rispondono mai alla prima domanda). a un certo punto si leva da dietro un monitor che non riesco a identificare l’obiezione: è difficile! con uno sguardo che vaga perché non so a chi rivolgermi tento di riepilogare: cosa abbiamo detto che avrebbe fatto questo script (MAI usare la parola programma)? rispondono in coro: apre un file! allora chiedo: quale punto del procedimento non vi è chiaro? una mano si alza: si? ma è… (sospensione prima di pronunciare la Parola Proibita) MATEMATICA.
    a questo punto, baro: mi volto verso la schermata proiettata alle mie spalle, la fisso per qualche minuto come per rileggerne il contenuto, e replico: ma… non c’è neanche un numero!. lo so, lo so, è scorretto, ma sembra funzionare, forse riuscirò a convincerne almeno uno della inoffensività del listato. allora si innalza a immensa altezza il mio grande avversario, il balrog degli studenti di lingue che con vocetta acuta, quasi isterica, ribadisce la posizione di totale alterità rispetto al listato del popolo di orchetti ai suoi piedi: ma è… (pausa più lunga, per rimarcare l’importanza del momento: sta per essere pronunciata La-parola-che-mai-deve-essere-pronunciata, sento il mio cuore battere come tamburi lontani) logica.
    un silenzio pesantissimo cala nell’aula.
    lo sento, è come in scanner: la mia scatola cranica sta per esplodere.

    per esempio: io, forse sbagliando, ho sempre distinto scienza e ingegneria, ma ho trovato poco conforto riguardo a questa distinzione. però è diffusa l’idea che la scienza sia una specie di ingegneria, d’altronde gli uebermenschen di siesai non sono mica scienziati, no?

    scena due: bagno, davanzale. accatastati: la fisica dei supereroi (kakalios, credo, einaudi), la rete della vita (capra, mondadori), relatività (einstein, bollati boringhieri (difficilissimo, ma dio che bello)). fritz il pornogatto di crumb, la sposa dell’uomo che viaggiava nel tempo (niffenegger, mondadori), grammatica essenziale di spagnolo (vallardi), hellblazer nr. 6 e qualcos’altro. hey, la divulgazione tira!

    il problema del parlare della scienza è che esistono pessimi libri di testo e insegnanti di scienze e matematica (soprattutto di matematica) ai più bassi e fondamentali livelli di istruzione. alla tenera età di venticinque anni mi sono reso conto di avere paurosi buchi (addirittura lacune nelle tre operazioni fondamentali): non hai idea di che fatica è stato riprendersi in mano testi base di matematica e fisica. la situazione, tristemente, è che chi, per qualche vicissitudine particolare, riesce a sopperire alla mancanza di buoni formatori si appassiona e va avanti per quella strada, gli altri, perché puoi ignorare la matematica ma non puoi ignorare la lingua, fanno gli umanisti. il che, tra l’altro, ci dà pessimi umanisti (magari persone intelligenti, ma pessimi umanisti).
    ma non solo: fornisce anche un esercito di fedeli nella scienza che di scienza non sanno un cazzo, in questo senso la scienza è una forma di controllo sociale, quantunque tutto sommato marginale.

  4. Davide Dice:

    Ho perfettamente idea della difficoltà di prendere in mano un testo di matematica per riempire le proprie lacune: a trent’anni, per salvare il salvabile della mia carriera universitaria, ho dovuto imparare statistica ed analisi numerica da autodidatta.

    Adesso, per espiare, insegno (quando me lo permettono) statistica e analisi numerica applicate alle scienze ambientali.
    E il panico da “mio Dio, è pieno di numeri!” lo conosco bene.

    Insegnando a post-laureati, spesso la reazione al panico è aggressiva e arrogante, del tipo “Lei non sa chi sono io!”
    Ma grazie al cielo sono pochi i casi di aperta ostilità - anche perché chi si iscrive un interesse a monte ce l’ha già. Ci sono stati tuttavia almeno un paio di casi di studenti imbizzarriti perché ciò che spiegavo era troppo facile.

    Concordo infine (basandomi sulla mia esperienza) sul livello infimo di una fetta notevole degli insegnanti di matematica - ci dev’essere una specie di meccanismo di selezione,e equelli bravi vanno a fare altro.
    Forse davvero la “vocazione umanistica della cultura italiana” è semplicemente il frutto di un pessimo insegnamento della matematica.

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