strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Confronti Superflui

con 6 commenti

Cito il passaggio seguente dal blog Shamanic Journey, che a sua volta lo ricava da un forum on-line (visitate la sua pagina per leggere tutta la storia e lasciare un segno della vostra simpatia).

…il confronto col lettore è superfluo per colui che ha personalità creativa, perché il lettore non può e, se potesse non dovrebbe, modificare nulla del genio di colui che scrive, come accade per ogni effetto che non può modificare la sua causa.

OK, due minuti per smettere di ridere, poi ne parliamo.

…..

Finito?
Bene.
Pork-chop express, allora.
A manetta.

La creatività, vedete, è una brutta bestia.
Alcuni imbecilli vi diranno che la creatività o ce l’hai o non ce l’hai e studi ingegneria.
Non è vero.
La creatività è una funzione della mente umana selezionata per via darwiniana in lunghi millenni spesi ad inventare un nuovo modo per

  • sfuggire allo smilodonte
  • farsi una bistecca di mammuth
  • rimorchiare la bionda che abita nella terza spelonca verso il fiume

Mammuth e smilodonti richiedono una certa inventiva (ascia, lancia, atlatl) ed una notevole componente atletica (ma sapere dove saltare e dove correre… ah, creatività pura).
La bionda, però, dopo averla rabbonita con una costoletta di elefante peloso, la imbamboliamo di chiacchiere – creatività inadulterata e concentrata all’opera.

L’hanno capito i saggi taoisti, che pongono la capacità di raccontare storie fra le Cinque Eccellenze (ne abbiamo già discusso).

http://www.businessinnovationinsider.com/images/2006/07/Thinkertoys.jpgPerciò, mettiamoci il cuore in pace – la creatività ce l’abbiamo tutti.
Ciò che varia da individuo a individuo, casomai, è la capacità di metterla in moto, di metterla al lavoro, di usarla.
Non fate quella faccia – non è colpa vostra.
Esistono esercizi per stimolare la creatività, esistono metodi per soffocarla.
La scuola è spesso colpevole, colpevolissima, di potare la creatività nei ragazzi – quelli della mia generazione ricorderanno maestre preoccupate che, con un sorriso benevolo, rassicuravano i nostri genitori che “non è che non si impegni, è che ha troppa fantasia…”
Ma vai a farti un giro, vecchia carampana!
Ho dieci anni, cos’altro vuoi che abbia, se non una fantasia attiva come un geyser?!
Ma su venticinque soggetti, di solito dalle scuole elementari venti/ventidue escono con il cerebello arato e piantato a fagiolini.
Gli altri finiscono a disegnare fumetti durante l’ora di storia, o a scrivere racconti di fantascienza per rimorchiare la bionda del terzo banco…
Ma lasciamo perdere.

Quella della creatività come dono di Dio è una bella frottola che serve a quelli che sostengono di aver ricevuto il dono per guardare dall’alto in basso quelli che, poracci, non ce l’hanno (un modo come un altro per dirvi che Dio vi odia).

Conoscevo un tale che a venticinque anni scriveva “Alpi Cozzie” “a traverso” e “d’appertutto”, ma vinto un miserrimo concorsicolo per poetastri prese ad atteggiarsi a Seconda Venuta di Italo Calvino.
O di William Blake – fate voi.
Lui era creativo.
Noi altri no.

Si tratta di una faccenda strettamente culturale.
Confrontiamo le voci “Creativity” e “Creatività” su Wikipedia….

Creatività è un termine che indica genericamente l’arte o la capacità di creare e inventare; tuttavia esso può prestarsi a numerose interpretazioni e significati.

Creativity (or “creativeness”) is a mental process involving the generation of new ideas or concepts, or new associations of the creative mind between existing ideas or concepts.

Curiosa differenza, vero?
È un po’ come se dalle nostre parti ci fossimo fatti infinocchiare da Michelangelo…

http://www.andriaroberto.com/La%20Creazione%20di%20Adamo.jpg

Se non hai la barba e i puttini aggrappati alla schiena non puoi creare nulla.
Neanche uomini nudi.

Il problema, naturalmente, sorge quando il creativo si produce nella propria arte e ne viene fuori una porcheria.
Da qui, l’idea, mica male, che comunque la vile plebaglia non sia in grado di giudicare.
Citiamo ancora da Shamanic Journey…

l’utente medio e’ feccia

Mica scherziamo.
E poi, chi se lo fila, il giudizio della plebaglia?

Io scrivo per me stesso.

L’unica risposta sensata a questa affermazione è una lunga, sonora, modulata pernacchia.

Non fate quella faccia, è un classico.

Il punto è che anch’io, a dirla tutta, cucino per me stesso – diciamo un bel filetto di merluzzo saltato all’ortolana con lo zafferano e le erbette fini, servito con una patata al forno e due cipolline fritte.
Poi però me lo mangio.

Gli oggetti della creazione, se non vengono messi all’uso per cui sono stati creati, non hanno significato.
Scrivere per se stessi è un alibi, anche un po’ spocchioso, per sganciarsi dal meccanismo di giudizio e di feedback che è invece l’ossigeno proprio per quella creatività che, se blindata, soffoca e muore.

Ma a gente che definisce l’utente medio feccia, certe cose nel cranio non entreranno mai.
E anche se ci entrassero, non troverebbero nulla.

Written by Davide

20 Giugno 2008 a 2:20 PM

6 Risposte

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  1. Bel post, lieto di averlo “ispirato”!
    Sono molto interessato al discorso delle Cinque Eccellenze e cercando su google guarda caso il tuo post è al primo posto tra i risultati! Adesso me lo vado a leggere!

    Shamanic Journey

    20 Giugno 2008 alle 5:24 PM

  2. Per quanto ne so son sempre state le pippe a parlare di creatività. I professionisti parlano di lavoro, impegno, fatica, in qualche caso di dolore. La creatività è una categoria ottocentesca che mi ricorda irresistibilmente altre condizioni ormai desuete come «l’essere una creatura linfatica» o «essere un tipo sanguigno». La creatività è stata inventata per giustificare lo scarso desiderio di combinare qualcosa dei rampolli della buona borghesia. Avere un secondogenito creativo era come avere la moglie pallida e che sveniva spesso: una dimostrazione di potenza economica, «guarda che posso mantenere senza fatica creature tanto fragili e inutili». Il rampollo pronunciava – a tavola, la domenica – qualche sapido motto sul proprio estro e tutta la famiglia annuiva pensando: «che grazioso cretino». La creatività è stata poi recuperata ed è entrata a far parte del bagaglio sessantottino. Anche qui nella maggior parte dei casi serviva a giustificare il narcisismo di chi non si impegnava davvero in nulla ma pretendeva ugualmente di essere lodato e considerato. Tutta gente che a vario titolo si è poi imboscata alla corte degli enti locali. Curioso che ci sia ancora qualche superomista dannunziano in ritardo di un secolo e mezzo che propugna il suo diritto a farla fuori dal vasino. Lasciamogliela fare, tanto asciuga. E non rimane nulla.

    maxciti55

    20 Giugno 2008 alle 6:49 PM

  3. Io non sono così drastico.
    Accetto la definizione di Wikipedia – edizione inglese: un meccanismo mentale che associando “vecchie” idee ne genera delle nuove.
    Una capacità utile come tante altre, affine al pollice opponibile – solo che riusciamo a volte a scordarci come si usa.
    Ed altri, invece, pensano di essere gli unici ad avercela.

    Ma quando accetti che tutti ce l’hanno, perde gran parte della sua mistica.

    Davide

    20 Giugno 2008 alle 6:53 PM

  4. Bel post veramente! Sono stata particolarmente colpita dal “cervello arato e piantato a fagiolini” :-) (di cui prevedo un prepotente ritorno a modello pedagogico in una futuribile scuola in cui la giornata potrebbe cominciare con la parata in cortile di sterminate classi di studenti che assistono all’alzabandiera del regno di Sua Emittenza), dalla “bionda che abita nella terza spelonca verso il fiume” ma che poi si trasferisce al terzo banco e dall’infinocchiamento da parte di Michelangelo.
    Delizioso, poi, il commento di Max…
    Grazie. Ho davanti a me una dura settimana. Da qualche parte dovevo pur cominciare.

    Maria Grazia

    23 Giugno 2008 alle 6:25 AM

  5. Sempre felice di aiutare qualcuno a ingranare a inizio settimana.
    Io sono in pieno ponte lungo di San Giovanni, quindi per un po’ mi scordo del lavoro e delle questioni…

    Davide

    23 Giugno 2008 alle 2:11 PM

  6. [...] risolvere un problema matematico o disegnare un gatto, e perciò chi fa diversamente prende tre. Ne abbiamo già parlato. Attivare la creatività e imparare a tenerla sotto controllo senza imbrigliarla è questione di [...]


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