Numeri
… e invce no.
Voi vi aspettavate un post fitto di Tuilleries, can-can, cocottes, Folies-Bergeres.
Louvre.
E invece passando in rassegna cosa mi è rimasto indietro in questi cinque-sei giorni, incespico su un post del sempre eccellente Elvezio Sciallis…
Sapete bene quanto io disprezzi quel mentecatto di Al Gore e non sono il solo, per fortuna.
L’Alta Corte Britannica ha identificato ben 11 errori nel suo documentario che gli è valso il Premio Nobel. Ma ormai l’argomento global warming è considerato chiuso (parole sempre di Gore) e ha vinto la sua posizione.Io non sono uno scienziato e non ne so nulla.
Io sono uno scienziato, e l’ultima volta che ho parlato di queste cose in questa sede mi son sentito dare del deficiente, quindi siamo in buona compagnia.

Il post di Elvezio fa riferimento ad un articolo (ripreso dalla AAPS) comparso su ComeDonChisciotte, del quale stralcio l’incipit…
Ad una conferenza stampa del 19 maggio, il Dr. Arthur Robinson, Ph.D. (dottorato in ricerca), ha comunicato i nomi dei 32.000 (trentadue mila) scienziati che hanno firmato una petizione in forte disaccordo con le affermazioni allarmiste di Al Gore e dell’IPCC delle Nazioni Unite. Paure di catastrofi causate dal riscaldamento globale provocato dall’uomo, che richiedono drastiche misure di razionamento energetico sono basilari alle linee politiche dei tre candidati alla presidenza, Barack Obama, Hillary Clinton e John McCain.
Comincio con un paio di pignolerie, poi passo alla sostanza…
Esistono delle regole, fissate anni addietro dalla dottoressa Jessica Hutts (Ph.D. in Statistica, UCLA) per filtrare le informazioni statistiche; si tratta di una rielaborazione e formalizzazione del lavoro fondamentale di Huff degli anni ‘50, How To Lie With Statistics (uscito di recente anche in italiano).
Le poche righe dell’incipit citato già sollevano alcuni dubbi.
Primo – 32.000 è una cifra fasulla, perché è troppo tonda.
Saranno 31.017, arrotondatia 32.000.
Poca cosa, si dirà, ma è sempre bene drizzare le orecchie quando qualcuno ci rifila una cifra tonda e la vuol spacciare per una immagine della realtà.
Che sia Al Gore o che sia Arthur Robinson, Ph.D.
E poi, secondo punto (seguendo sempre le regole fissate dalla Hutts) – Ph.D. in cosa?
[Oh! e... Elvis... é davvero l'Alta Corte l'organo più adatto a valutare la correttezza dei contenuti di un documentario? Non ti suona un po' strano?]
Ma non è di questo che volevo parlare.
E neanche – che ci crediate o meno – dell’attuale situazione ambientale.
Ciò che mi colpisce è il taglio dell’articolo citato da ComeDonChisciotte e ripreso da Elvezio Sciallis…
«Soltanto tra gli scienziati ricercatori che l’hanno firmata, questa
petizione conta più di 15 volte il numero di scienziati seriamente
coinvolti nel progetto dell’IPCC. Questo gran numero di firmatari
dimostra che, se c’è unanimità di consenso tra gli scienziati
americani, tale consenso è in opposizione all’ipotesi del riscaldamento
globale causato dall’uomo, piuttosto che in suo favore», afferma
Robinson. Tra i firmatari ci sono più di 9.000 dottori in ricerca.
… e ancora…
«Quanti scienziati occorrono per stabilire che non esiste un
consenso sulle ragioni del riscaldamento globale?» chiede Lawrence
Salomon (Financial Post, 17 maggio 2008), riferendosi a precedenti
petizioni, in particolare all’Heidelberg Appeal, che collezionò 4.000
firme, incluse quelle di 72 Premi Nobel. In quanto a numeri, l’Oregon
Petition Project del 2001, con 17.800 firme è stata la petizione che ha
ottenuto il più vasto consenso, «tanto più sorprendente quanto più
inequivocabile fu la posizione presa da quegli scienziati». «Essi non
solo contestarono che non ci sono prove convincenti di danni provocati
dalle emissioni di anidride carbonica, ma asserirono che lo stesso
trattato di Kyoto potrebbe nuocere all’ambiente perché “emissioni di
anidride carbonica nell’atmosfera potrebbero avere effetti benefici
sulla flora e sulla fauna del pianeta”.»
È come se la realtà la potesse decidere la maggioranza.
Da scienziato (fatemi causa) non mi interessa quanti sostengono la tesi A piuttosto che la tesi B.
Mi interessa sapere quale, fra la tesi A e la tesi B, sia la tesi corretta.
O, meglio ancora, la più corretta, visto che esistono gradi di approssimazione, e probabilmente una pluralità di modelli interpretativi di qualsiasi sistema naturale.
Qui casomai gioca il consenso – una fetta del mondo scientifico appoggia A, una fetta appoggia B, eccetera…. Sentiamo allora le loro ragioni, valutiamo i dati.
Ma il fatto che 3 dicano A e 7 B non rende B più vero o più falso di quanto non sia di fatto.
Da scienziati, tiriamo un breve sospiro di sollievo – a incasinare tutto sono stati ancora una volta i politici. Non è colpa nostra.
È tipicamente politico puntare sul “consenso” fra esperti.
Dopotutto, porelli, i politici vivono di maggioranze – logico quindi che usino la maggioranza come certificazione di validità.
Ma, ma, come diceva il cardinal Bellarmino…
Dico che quando ci fusse vera demostratione che il Sole stia nel centro
del mondo e la Terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la
terra, ma la terra circonda il sole allora bisogneria andar con molta
consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e più
tosto dire che non l’intendiamo che dire che sia falso quello che si
dimostra.
La scienza è fatta di dimostrazioni, non di consenso.
Il consenso come si è detto può al limite indicare una linea di ricerca – che però non deve e non può essere l’unica.
Se la maggioranza avesse sempre ragione, Galileo avrebbe avuto poco da fare…
La cosa interessante – e preoccupante – dell’intera faccenda, è che sono stati operati due shift sostanziali, all’interno di quello che avrebbe potuto essere un sano ed onesto dibattito scientifico.
Il primo slittamento consiste ovviamente nello spostare l’attenzione dai fenomeni (il cambiamento climatico) alle politiche necessarie per “porre rimedio” ai fenomeni.
le scelte politiche proposte per ridurre seriamente l’uso di
idrocarburi ora minacciano il benessere degli americani
Più degli uragani da record che da cinque anni spazzano la costa americana?
Aha… ma sugli uragani non possiamo farci nulla (provate a promulgare una legge che fermi il vento), sul consumo degli idrocarburi sì.
Buttiamoci dentro anche “il benessere della popolazione” ed abbiamo una bella controversia politica – benzina si, benzina no.
Semplice, quasi elementare, una cosa che anche l’ultimo degli elettori può capire.
E schierarsi.
Il dibattito si è spostato dalle cause (oggettive) alle responsabilità (ahimé troppo soggettive).
Fuori intanto il tempo continua a fare le bizze.
Perché sulla realtà non ci si schiera – succede.
Il secondo slittamento preoccupante è proprio la divulgazione di questa linea di pensiero – che la maggioranza decida in questioni di dimostrazioni scientifiche.
E perciò non solo ciascun campo enumera le proprie coorti, ma si accerta di mettere bene in evidenza il numero di dottorati (che presumibilmente contano doppio) e di premi Nobel (che valgono dieci).
Su di un pubblico a digiuno di scienza – come quello Italiano, come quello americano – l’effetto è terribile.
Si genera confusione, e dalla confusione viene quella diffidenza che non è la sana diffidenza alla quale fa riferimento Elvezio Sciallis nel proprio post, ma la diffidenza un po’ qualunquista del “io non mi fido di nessuno” – che poi è l’anticamera del “chissenefrega”.
Intanto, le cose capitano.
Non ci sono più le mezze stagioni.
[immagine da www.nature.ca]

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8 Luglio 2008 alle 8:49 AM