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Parigi e De Castries

10 Luglio 2008 Davide Lascia un commento

Finalmente riposato e ripulito, disfatti i bagagli, posso mettere mano ad un primo post sulla mia breve assenza parigina.
Di fatto non sono stato granché nella Ville Lumiere, avendo trascorso gran parte del mio tempo al JapanExpo – sul quale mi dilungherò prossimamente – ma sono comunque riuscito a prendermi la giornata di domenica per fare un po’ di esplorazione urbana.
Cominciando alle prime luci dell’alba, quando la città è deserta, e proseguendo fino a notte inoltrata.
Macinando chilometri a piedi.
Facendo fotografie.

Parigi mi inquieta.
È linda, ordinata, ma qualcosa sembra fuori posto.

Sono i palazzi del centro, io credo, che paiono fuori scala per la popolazione umana.
Si ha l’impressione di ritrovarsi in una città progettata per giganti, nella quale ora gli esseri umani si sono insediati temporaneamente.

Zeppa di turisti americani egiapponesi, Parigi sembra non avere abitanti, ma solo visitatori.
Anche i francesi, i parigini, sembrano di passaggio.
Non possiedono i luoghi in cui vivono.

Ma chissà, forse è solo la mia immaginazione, infiammata dalle teorie malate di Thibault De Castries, che vedeva in ogni grande città un complesso tombale.
E mi tornano alla mente quelle tavole – risalenti alla spedizione di Napoleone in Egitto – che ritraggono cammellieri e viaggiatori che bivaccano nel Tempio di Iside, o alle porte di complessi funerari.

I resti di quelle spedizioni napoleoniche riposano poco lontano, nel Louvre affollatissimo.
E ci sono persone che vanno in comitiva a visitare il cimitero Pere Lechaise.
E dietro all’Olympia si trova la statua equestre di Edoardo VII d’Inghilterra (che di ballerine e di night-clubs se ne intendeva parecchio).

Strana città, Parigi.