Tre giorni non proprio a Parigi – 2
Tante cose da fare, tante cose da vedere.
In effetti, la mia lista di impegni è abbastanza corta.
Partecipare alle lezioni di Tai-Chi in apertura di ogni giornata.
Vedere le dimostrazioni di Kendo e Kenjutsu.
Seguire
- la conferenza sulla battaglia di Sekigahara
- la conferenza sulla storia degli studi orientali nella Francia dall’Illuminismo ad oggi
- la conferenza sulla globalizzazione dei manga
- la conferenza sugli yokai
Vedere un paio di film e un paio di preview di serie animate – mi interessano in particolare il trailer di 20th Century Boys, e il film coreano Vampire Cop Ricky (che già dalla locandina promette di essere una carrettata di risatelle sceme), un paio d’altre cose che deciderò sul momento.
Magari sentirsi le Scandal, girl band nipponica che farà due live durante il finesettimana.
Primo giorno – tre ore di coda all’ingresso.
Salta il tai-chi, salta il kenjutsu, vacilla la voglia di restare.
Per qualche motivo malato (si scoprirà in seguito, manca il personale) sono stati aperti solo gli ingressi per chi possiede i pass privilegiati (Zen, Gold e Platinum) e per chi si è abbonato all’intera quattro-giorni.
Chi deve ancora fare il biglietto, entra per ultimo.
Tre ore di coda.
Tempo di fare il biglietto, e le Scandal hanno iniziato il loro primo live.

Mi sistemo su una panca, stappo una coca da quattro euro (ouch!) e comincio a fare foto agli astanti – che grazie al cielo sono ampiamente fotografabili.
Il resto della giornata scorre piacevole.
Il Trailer di 20th Century Boys (la storia di un gruppo di amici che da ragazzini si inventano per gioco la fine del mondo, e vedono trent’anni dopo gli stessi eventi accadere realmente ad opera di una setta misteriosa) promette benissimo.
Secondo giorno.
Due ore di coda, trentacinque minuti (quasi tre chilometri) per andare dall’ingresso al controllo biglietti.
Sotto un inizio di pioggerella.
Salta il tai-chi, salta il kenjutsu.
C’è già la coda per la proiezione di Vampire Cop Ricky – mancano tre ore all’inizio.
La scelta è tra sostare sotto alle bocchette dell’aria condizionata (4 gradi) o lontano da queste (28 gradi, 90% di umidità).
Troppa gente.
Zoppico fino al padigione dove si discute di orientalismo francese e mi abbarbico su una tremolante seggiolina che utilizza il terrore di scatafasciarsi a terra come deterrente per il sonno – la conferenza, in francese stretto, riesce ad essere di una noiosità mortale.
Molto meglio, più tardi, la conferenza su Sekigahara.
Terzo giorno.
Saltano tutte le convenzioni – è baraonda assoluta per l’ingresso – ma far sfilare sessantamila persone attraverso tre porte significa che l’ultimo entra dopo pranzo.
E quelli che fanno il biglietto per un solo giorno entrano DOPO.
Saltano due terzi degli eventi.
Le Scandal le becco mentre transitano verso l’anfiteatro.
Simpatiche ragazzine.
Poi, lunga conferenza sull’incontro fra sceneggiatori di fumetti occidentali e disegnatori di fumetti giapponesi.
Cibo per il pensiero.
Esco strisciando dopo un breve ma sanguinoso rampage nella sezione del mercato.
Distrutto ma soddisfatto.
Se domani è domenica, allora vedrò Parigi…






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