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Archive for 15 Luglio 2008

Il ritorno di Joss Whedon (sorry, no Firefly)

15 Luglio 2008 Davide 1 commento

http://z.about.com/d/movies/1/0/a/X/8/slither03090623.jpgPare che durante lo sciopero degli sceneggiatori, Joss Whedon, il giovane creativo con la faccia da bambino strano dietro al successo di Buffy l’Ammazzavampiri, Angel e del purtroppo cancellato Firefly, si sia messo a scrivere un musical.
A puntate.
Da distribuire in rete.

Ora la cosa è pronta a scatenarsi.
Il titolo della nuova stramberia di Joss Whedon – che abbandonò il set di Wonder Woman per dedicarvisi – si intitola Doctor Horrible.
Si tratta di un musical pulp su uno scienziato pazzo che desidera la bella di turno ma deve vedersela con un eroico avversario – o viceversa.
L’immarcescibile supereroe sarà interpretato da Nathan Fillion, già di Firefly/Serenity.

Il progetto, sviluppato con costi bassissimi e che punta più sulle idee che non sugli effetti, vedrà la luce fra pochi giorni come serie di episodi streaming via rete, per poi venire venduto direttamente su DVD.

Un preview è reperibile sul blog ufficiale, il Dr Horrible’s Singalong Blog.

http://images.dawgsports.com/images/admin/Batman_and_Robin_TV_show.jpgSu questa uscita, molti sostengono che il buon Whedon si stia giocando la carriera.
Se davvero è così, non c’è dubbio che il ragazzo abbia puntato su un outsider assoluto.

In effetti era dai tempi del Batman di Adam West che non si vedevano scene d’azione tanto… ehm, dinamiche.

E poi, cosa capiterà?
Attendiamo col fiato sospeso.
O qualcosa del genere.

Avranno pagato i diritti?

15 Luglio 2008 Davide 8 commenti

Annunciata una nuova antologia di fantasy urbano tutta italiana.
Asengard pubblica, Luca Azzolini cura, Alan D. Altieri introduce.
Dieci autori italiani affermati (Baccalario, Cassini, Cerrino, Clun, Falconi, Giannone, Randall, Redivo, Rizzo e Romagnoli) più un esordente selezionato fra i coraggiosi partecipanti ad un concorso, scriveranno racconti ambientati in un universo condiviso, la città di Sanctuary.
Stralciamo dalla presentazione…

Sanctuary è una città sterminata, una megalopoli dai mille volti. Un luogo dove si intrecciano storie di persone “normali” ed esseri soprannaturali, dei “diversi”, dei reietti. Un centro che ha visto centinaia di epoche intervallarsi l’una dopo l’altra, senza sosta. Sanctuary è una città totalmente urbanizzata, capace di ospitare le più svariate accezioni culturali e sociali: dai quartieri alti dove si giocano i destini dell’umanità, alle zone degradate, ai ghetti, ai quartieri residenziali e industriali, alle bidonville nell’estrema e fatiscente periferia.

Non possiamo dubitare della qualità del prodotto – gli autori sono stati selezionati e convocati per il progetto, trattandosi di una antologia a invito, e quindi saranno quelli che, per stile e tematiche, sarannop più vicini all’idea che gli editor hanno del loro progetto.

E l’idea è buona, vero?
Ottima.
Eccellente!

Talmente buona, a dir la verità, che nel 1978 Robert Asprin e Lynn Abbey crearono un universo condiviso fantasy, Thieves’ World, per il quale diversi autori (Anderson, Brunner, Offutt, Cherryh, Morris, Bradley, Van Voght, Haldeman), invitati a partecipare, scrissero racconti ambientati nella città di Sanctuary.
Nelle parole di Lynn Abbey

In 1978 a town was born. It was a gritty, dangerous place where anything was possible. Princes consorted with thieves, gods bickered in the alleys, and all the magicians were above average. The name of the town was Sanctuary and the THIEVES’ WORLD anthologies told its stories.

Oops!
Se ne saranno accorti?
O magari non lo sapevano?
Eppure negli anni ‘80, Fanucci….

Dall’originario Thieves World (serie di antologie e romanzi, dodici in tutto) ebbero origine giochi di ruolo e da tavolo, e proprio un paio d’anni or sono la serie è stata ripresa con un romanzo, scritto dall’ex editor della serie Lynn Abbey, intitolato… Sanctuary.
Neanche male, come sword & sorcery disimpegnata.
A Sanctuary (2002) hanno poi fatto seguito due nuove antologie ed un nuovo gioco di ruolo (edito da GreenRonin Publishing).

A metà anni ‘80 Fanucci pubblicò in maniera discutibile alcune delle antologie – senza riuscire a resistere alla tentazione di aggiungerci del suo, per cui autori italiani negli anni ‘80 collaborarono alla serie – senza che i curatori ne fossero informati, probabilmente.

L’intera serie, anche se non imprescindibile, resta interessante – è stato uno dei primi shared-universe del fantastico, ha dato alle stampe testi insoliti e coraggiosi, che hanno contribuito a svecchiare la sword & sorcery affrancandola da certi cliché howardiani.

Certo, si dirà – nomi simili per progetti simili, però Sanctuary de no’antri è una città moderna, perché stiamo mirando a creare un universo

dove è facile incontrare streghe metropolitane che svolgono i loro sabba all’ombra di uno skyline di vetro e cemento; mutantropi in fuga tra i bassifondi cittadini; Dèi mischiati agli uomini, in cerca delle loro antiche origini, assieme a creature mostruose che si aggirano in cattedrali sotterranee, fra elfi e nani, goblin e orchi, demoni e angeli.

Insomma, più Shadowrun (“where man meets magic and machine”) che Thieves World…

L’antologia si aprirà con un prologo ed un epilogo – una cornice narrativa che ha le sue radici in Chaucer, già praticata da Abbey e Asprin, ma che ci viene offerta come geniale innovazione.

E non mancheranno elfi orchi e nani per quei lettori sottosviluppati che non riescono a separare il fantastico da questi triti e banali elementi.
È lecito tuttavia sperare che gli autori convocati riescano a svecchiare i cliché – evitando cose tipo elfi e fatine punk o cybernani (già fatti a morte proprio dalla Abbey e da Mercedes Lackey, tra gli altri, oltre che dai romanzi di Warhammer 40000).
Speriamo evitino le streghe col laptop, gli investigatori privati con poteri magici e le cacciatrici di vampiri di tutte le taglie.
I draghi che si occupano di alta finanza e i centri sociali gestiti da orchetti.
Le scuole di magia.
E la corporazione dei ladri.
Speriamo insomma non ci diano semplicemente un frullato di Buffy, Angel, Streghe, Dresden Files, D&D e Shadowrun in salsa Potter.
E speriamo che ci ripensino ed eliminino i mutantropi.
Speriamo…

Gli incassi saranno devoluti ad una associazione benefica.
Che forse è l’unica buona idea di tutta questa faccenda.
Pur senza essere eccelsamente originale.

Tre giorni non proprio a Parigi – 3

15 Luglio 2008 Davide 4 commenti

Otaku.

Io il termine lo uso sempre con un certo disagio.
E provo un certo disagio nei confronti di chi lo usa per definire se stesso.
Ne ho dibattuto a lungo, in passato, coi mangamaniaci, senza ottenere risultati.
Ma è un problema mio, naturalmente.
Deriva probabilmente dal fatto che ne ho scoperto il significato una quindicina di anni fa, quando veniva utilizzato per etichettare fenomeni patologici e criminali – ragazzini ossessivi con la casa zeppa di videocasestte e fumetti pornografici, che ammazzavano la fidanzata e poi se la mangiavano.

Oggi non è più così, mi dice il sempre autorevole Massimo Soumaré

Bisogna inoltre tener conto che la cultura (o subcultura che dir si
voglia) otaku non e’ qualcosa di immutabile nel tempo. Gli otaku di
vent’anni fa e quelli di adesso sono differenti. Ci sono parecchie
ragazze (il termine otaku non e’ piu’ un appannaggio dei soli individui
maschi; si e’ quindi visto sorgere zone come Nakano Broadway e la
figura della fujoshi)
e che un otaku abbia la fidanzata e’ oggi abbastanza normale. Inoltre
molti hanno pure dei buoni lavori (ci sono farmacisti, medici eccetera).

E poi ci sono gli otaku occidentali.
Quelli che si mettono in costume alle convention.
I cosplayer: alcuni si vestono come gli eroi dei fumetti e dei cartoni animati preferiti, altri come i personaggi dei videogiochi. Le ragazze tendono ad andare verso lo stile gothic lolita.
E poi ci sono quelli semplicemente strani, che possono essere parecchio inquietanti.

Per essere brevi e scortesi si potrebbe dire che per mettersi in costume ad una convention è necessario

  • essere di venti chili sovrappeso
  • non avere una briciola di buon gusto
  • idem per il senso del ridicolo
  • inguainarsi in abitini assolutamente fuori luogo

E davvero, per ogni cosplayer o una lolita attraente e di buon gusto ci sono venti creature orripilanti.
Ma chi sono io per dir male di costoro?
Certo dimostrano un grande coraggio (o una notevole incoscienza) e se molti giapponesi si riferiscono a loro usando il termine “buta”, d’altra parte si tratta di una dimostrazione di carattere, e merita un certo rispetto.
Anche se forse spiega perché tanti cosplayer e lolite abbiano delle espressioni perennemente infastidite e non vogliano essere fotografati.

Il nero tira molto – tanto che in alcuni momenti è difficile distinguere gli otaku da una qualsiasi masnada di gothik-punk generici.
Molti accessori sono gli stessi – immancabili gli scarponi da alpino per le ragazze, possibilmente abbinati con calze a righe orizzontali stile Maga Magò.
Autoreggenti e calzerotti sembrano costituire un bonus.
Strappi – specie nelle calze a rete – sono piuttosto comuni.

La principale differenza si riscontra negli sprazzi di colore inaspettati, che fra otaku e lolite sembrano segnalare un contrasto ironico con la cupezza generale della tenuta.

Va molto quindi il rosa.
Un campionamento casuale sembrerebbe infatti indicare nell’orsacchiotto rosa di peluche – la testa esageratamente grande, gli occhi due bottoni neri – l’accessorio fondamentale per la gothic lolita di successo.
Ma nulla esclude che non si possa virare al rosa anche un intero costume che la tradizione vorrebbe nero…

Esistono centri specializzati per la vendita dell’abbigliamento in stile gothic lolita (e parecchi hanno uno stand al JapanExpo) ma di fatto una battuta di caccia in un buon mercatino dell’usato (frequenti i banchi che vendono vecchia biancheria), un giro in un negozio specializzato in calze estrose ed fratello o un cugino che abbia fatto il militare negli alpini o nei bersaglieri permettono a chiunque di mettere insieme un costume con un costo assolutamente irrisorio.

Un paio di orecchie da gatto posticce di peluche, un’amica con le giuste inclinazioni ed un paio di metri di catena possono a questo punto garantire un effetto piuttosto intrigante…

I costumi acquistati – o creati dal nulla con non poca cura sartoriale, naturalmente sono un’altra cosa, come si può immaginare…

Servono poi parrucche, make-up, ed una buona dose di fegato.

Non solo per affrontare l’immancabile giudizio dei mondani – a casa e sotto casa, sulla metropolitana, per strada – ma per affrontare il caldo, la pioggia o semplicemente l’umidità, e otto-dieci ore in circolazione fra la folla che ti spintona, ti pesta i piedi, ti ignora.
Per tre-quattro giorni.
Le scarpe lessano i piedi, le zeppe devastano le caviglie, i bustini vittoriani stringono le costole fino a togliere il respiro mentre le gonne troppo corte e le autoreggenti non sono na difesa sufficiente dall’aria gelida che accompagna i frequenti temporali.

E qui anche gli irriducibili crollano – trovano un posto dove sedersi, allentano il busto, cacciano le scarpe in borsa, tornano alle vecchie superga di tela, e si prendono dieci minuti di respiro.

Magari per verificare via SMS come siano andati gli esami di maturità.