strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tre giorni non proprio a Parigi – 4

con 19 commenti

Al JapanExpo c’è Ken il Guerriero.
Proprio lui, di cartapesta – o resina.
I partecipanti al congresso si fanno fotografare al suo fianco.
Il distributore francese del primo dei 5 film con i quali la Scuola di Hokuto tornerà a imperversare nei prossimi due anni mette in mostra anche un paio di costumi del malaugurato, malauguratissimo film dal vero dedicato all’ipertrofico Pugno della Stella del Nord.

Intanto – ma io lo scoprirò solo al mio rientro – la distribuzione italiana del primo film (lo stesso per il quale i francesi si mettono in coda per farsi fotografare) suscita non poche polemiche on line.
Il film è oggetto di critiche di vario tenore.
CineClick lo marchia con un cinque su dieci, e commenta…

La costruzione non tiene la suspense, i rimandi all’epica apocalittica e alla mitologia della serie sono fin troppi, e non sempre intelligibili, e l’interessante struttura narrativa si perde nei meri interessi spettacolari e nella piattezza del racconto.

Elvezio Sciallis non dà voti ma lascia poco spazio all’immaginazione

Mediocre nella sceneggiatura…
Mediocre nell’animazione…
Mediocre dal punto di vista dell’epica…

Carmilla lo considera il dono di Dio al cinema d’animazione

Si tratta, esattamente come per la versione manga e quella di serial tv, di uno straordinario capolavoro di grafica, struttura narrativa, invenzione immaginifica. La supremazia della leggendaria Scuola di Hokuto è ribadita da questa pellicola imperdibile, esaltante, che mantiene intatto l’afflato epico, che fu il reale elemento distintivo delle due lunghe serie trasmesse in Italia.

Mah.
Avranno visto lo stesso film?

È abbastanza interessante, a questo punto, considerare che Giuseppe Genna, l’autore della recensione comparsa su Carmilla, è anche autore di un post sul proprio blog, intitolato piuttosto esplicitamente Secondo me… Goldrake era una cagata pazzesca! Ken il guerriero, no.

Non sto ad entrare nel merito se sia meglio Goldrake o Ken il guerriero.

La cosa che mi colpisce, e mi rattrista, è la constatazione che la critica seria (o che vorrebbe essere percepita come tale) è ferma nell’estate del 2008 più o meno dove lo erano i dibattiti fra otaku in erba nel 1987.
Ken il Guerriero è più forte di Goku.
Creamy è più sexy di Fujiko.
Daitarn 3 va più veloce di Gundam.

Di fatto, nulla ritrovo nei due pezzi di Genna che non fosse già presente nel francamente insopportabile chiacchiericcio dei fan vent’anni or sono.

  • L’ignoranza di base del fenomeno, per cui affermiamo che Ken il Guerriero (1984), va ad influenzare Dragonball (1983).
  • L’ignoranza di base di certi elementi tipici del tratto di ciascun autore, per cui i personaggi caricaturali di Go Nagai, intesi come comedy relief, vengono letti in maniera ideologica (abbastanza dubbia).
  • Una totale mancanza di riguardo verso i modelli narrativi impiegati dai diversi autori.
  • La tendenza a confondere l’originale con gli elementi del suo adattamento in Italiano, per cui il critico confronta le due sigle italiane cercandovi una riprova delle qualità differenti dell’originario prodotto giapponese (mai sentito parlare di Carl Macek, evidentemente).
  • Un effetto di contrazione temporale per cui si confrontano prodotti distanti trent’anni applicando gli stessi parametri, senza far concessioni all’evoluzione.
  • La partigianeria di fondo per cui il mio eroe è comunque meglio del tuo.

Dal canto suo, Giuseppe Genna ci mette una certa tendenza al trombonismo ed al parolone per il gusto del parolone – ma quello è probabilmente il suo stile – ed una chiave di lettura ideologica e quasi complottistica che già causava l’ilarità degli studenti dell’Università di Torino nei primi anni ‘90 – quando una docente ad orientalistica sostenne seriamente che i veicoli caricaturali disegnati da Akira Toriyama erano in realtà una pubblicità subliminale per le autovetture prodotte in Corea.

Il fatto che l’esempio dei due articoli citati non sia il primo, non sia l’unico e molto probabilmente non sia il peggiore, è una magra consolazione.

È insomma molto triste vedere che, mentre nel resto del mondo occidentale lo studio serio e competente del fenomeno anime e manga ha prodotto i libri di Frederik L. Schodt (il suo Manga! Manga! Manga! è del 1983!), di Helen McCarthy (ricordiamo almeno Hayao Miyazaki: Master of Japanese Animation, del 1999) , fino al mastodontico (sebbene ingannevolmente esile) Robot Ghosts & Wired Dreams (Bolton et al, 2007), da noi la critica non è ancora riuscita a lasciarsi alle spalle i vizi più infantili del vecchio fandom.
Di solito per bocca (o tastiera) di personaggi che dal fandom tendono a prendere – paradossalmente – le distanze.

E dire che siamo il paese che – per un certo periodo – ha importato con maggior entusiasmo l’animazione giapponese.

Written by Davide

21 Luglio 2008 a 1:01 PM

19 Risposte

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  1. Dal canto suo, Giuseppe Genna ci mette una certa tendenza al trombonismo ed al parolone per il gusto del parolone – ma quello è probabilmente il suo stile

    Il problema con Genna è che oltre al trombonismo e al parolone non si trova molto altro…
    (e non parlo di anime – di cui non so una cippa – parlo di quello che ho letto di suo in questi ultimi anni, dagli sproloqui politici, alle recensioni letterari, ai proclami culturali. Tristessa…)

    Elvezio Sciallis, che ho scoperto proprio grazie al tuo blog mi pare decisamente più degno di attenzione.

    iguanajo

    21 Luglio 2008 alle 1:21 PM

  2. Essendo questo il mio primo incontro con Genna, ti credo sulla parola.
    D’altra parte, già il presentarsi come “Il Miserabile Autore” sul proprio blog, o è un grave segno di carenza d’autostima, o è la più sciocca captatio benevolentiae che abbia incontarto finora – il genere che rischia di diventare una captatio malevolentiae.

    Quanto ad Elvezio Sciallis, è certo uno dei segreti meglio custoditi del web nostrano, e non solo.
    Non sempre le nostre opinioni concordano, ma anche in quei casi trovo in lui un cotraddittorio intelligente e stimolante. Non si può chiedere di meglio, credo.

    Davide

    21 Luglio 2008 alle 1:55 PM

  3. Io invece di te ho paura perchè essendo scienziato fai cose contro la vera natura romantica che dovrebbe dominare ogni nostro gesto e pensiero mane e sera.

    Scherzi a parte, sai che non commento molto nel web ma questa volta un sentito “grazie” per le quanto dici su Genna (e, ti assicuro, per esteso su parecchia cricca) ci voleva proprio.

    Torno a R’lyeh…

    elvezio

    21 Luglio 2008 alle 8:52 PM

  4. Mi lasciassero per lo meno la possibilità di svolgere la mia attività di scienziato… :(

    Io le cricche le detesto.
    OK i club, i circoli, le bande e financo le gilde, ma le cricche proprio no.

    Saluti al grande C.

    Davide

    22 Luglio 2008 alle 12:39 AM

  5. a me non e` piaciuto per niente, soprattutto dal punto di vista grafico

    e devo dire che la sala era mezza vuota (vabbe` e` Nagoya e non Tokyo…)

    lo scrissi anche, ma penso che non pubblicarono…

    artaud

    22 Luglio 2008 alle 3:03 PM

  6. Ieri pomeriggio mi sono dedicata alla lettura di questo post che ho trovato veramente piacevolissimo e che mi ha permesso di divagare un po’ nei ricordi e sull’argomento manga e anime.

    Sono perfettamente d’accordo con le tue osservazioni circa il pezzo di Genna (pur non essendo assolutamente una “specialista” del genere), ed in particolare su

    la tendenza a confondere l’originale con gli elementi del suo adattamento in Italiano

    .

    Inoltre, il confronto Goldrake/Ken il Guerriero non sta né in cielo né in terra: nel mio immaginario (come nella realtà, del resto), le due storie si collocano su piani totalmente diversi. Sarà perché facevo la scuola elementare quando vedevo il primo ed ero invece un’adolescente (e forse anche qualcosa di più) quando ho visto il secondo.

    E poi credo che a Genna siano sfuggiti dei dettagli fondamentali sia dell’uno sia dell’altro e abbia fatto confusione su altri. In primo luogo, tutta l’ironia fatta sulla “tecnologia ipergalattica col cuore umano” mi sembra un po’ terra-terra anche se poi, in realtà, il vero problema della sua adolescenza sembra essere il robot femminile che dalle tette spara razzi-missili invece che “darti il latte e l’oggetto d’amore ideale” (tralasciando il fatto che la robot incriminata appaia in Mazinga Z e non in Goldrake, pur essendo entrambi parte di una trilogia, come recita wikipedia).

    Non un accenno poi all’affascinante personaggio del comandante/lady Gandal… e forse è meglio così.

    Ma Genna fa di tutti i robot un fascio, oltre ad andare in confusione quando si tratta di seguire “La leggenda di Hokuto”, ridotta essenzialmente ad una “meditazione grave sulle rovine” (che, ad essere sinceri, già non mi pare poco).

    Il titolo del post ha però lo stesso stile “Drive In” che, a parole, Genna condanna e così si chiude il cerchio ;-)

    Maria Grazia

    23 Luglio 2008 alle 7:37 AM

  7. Eh, siamo davvero tutti vittime della pseudocultura che i Giapponesi infidi e traditori ci hanno inculcato fin dall’infanzia a forza di robottone col decolleté balistico e canzonette ispirate a Yukio Mishima.
    Ed apparentemente, sebbene Ken il Guerriero sia morto per i nostri peccati, pochi di noi hanno abbracciato la redenzione.

    A me onestamente non piacevano né Goldrake né Ken il Guerriero – preferivo quell’allegrone di Capitan Harlock, e poi Lupin Terzo, e Gundam.
    Tutta roba che Genna fortunatamente non ha mai visto – o ha deciso di ignorare.

    Interessante l’osservazione sul comandante Gandal – in effetti questa ambiguità esplicita la si potrebbe leggere in mille maniere diverse.
    Il bieco burattinaio nipponico che fomenta l’omofobia?

    Davide

    23 Luglio 2008 alle 8:37 AM

  8. Io stavo cominciando il post con: “Il mio preferito era Capitan Harlock”. Quindi vedo che siamo d’accordo. :-)

    I miei ricordi di bambina mi fanno rimanere affezionata a Goldrake ma non andrò sicuramente a vedere il film di Ken il Guerriero, che la serie TV mi è bastata.

    Su Lupin Terzo è un problema pronunciarsi: all’inizio l’ho presa male la versione nipponica perché Lupin, per me, era solo quello del telefilm francese. Poi ho superato il trauma ;-) e la mia preferenza (anche grafica) è però andata alla versione “meno idiota” di Arsenico…

    Maria Grazia

    23 Luglio 2008 alle 10:10 AM

  9. Graficamente e contenutisticamente Lupin ha avuto i suoi alti e bassi.
    Il primo Lupin, quello con la giacca verde e del lungometraggio “Il Castello di Cagliostro”, era probabilmente il migliore.
    Le serie successive hanno avuto il merito di dare più spazio ai comprimari – di solito gli episodi incentrati principalmente su Jigen o su Zenigata sono piacevoli nonostante le incontinenze grafiche.
    Poi vale come al solito la Legge di Sturgeon.

    L’unica cosa che ha sempre mantenuto unlivello altissimo in Lupin è la musica.
    E non mi riferisco alle sigle italiane.
    Hmmm… che io oggi ascolti jazz perché subdolamente manipolato in gioventù dai ninja che disegnavano cartoni?

    Davide

    23 Luglio 2008 alle 11:00 AM

  10. Il primo Lupin, quello dalla giacca verde, della serie iniziale e’ il piu’ aderente al personaggio originario dei manga di Monkey Punch (dove il protagonista e’ molto meno stupido di quanto non sia divenuto in seguito negli anime ed anche parecchio piu’ spietato). Quello di “Il castello di Cagliostro”, per quanto il film sia bello e poetico, in realta’ e’, a detta di molti, il Lupin di Miyazaki. Praticamente un’altra cosa.
    Divertente il fatto che in Giappone sia uscito da poco un lungometraggio dove il Lupin con la giacca verde si scontra con quello dalla giacca rossa (e ricompare la mitica 500)!

    Capitan Harlock e’ stata forse la serie con il maggior tenore epico. Strano poi come un personaggio
    cosi’ indipendente e solitario sia diventato un’icona della destra italiana di quegli anni…

    Massimo

    23 Luglio 2008 alle 11:19 AM

  11. La MaCarthy definisce il Lupin di Miyazaki un Lupin “giovanile” – nel senso che ha delle ingenuità e delle debolezze, come personaggio, quasi adolescenziali, e che nella serie poi non andrà a mostrare.

    Il film di suo è praticamente perfetto e, ancora citando la McCarthy, sarebbe perfetto in qualsiasi forma o medium – come film dal vivo, come radiodramma, come fumetto o come romanzo.
    La scena dell’inseguimento in 500 era stata giudicata una dele 10 migliori scene d’azione di tutti i tempi (fra i votanti, anche Spielberg).
    Senza contare che è ambientato in Italia!

    Riguardo ad Harlock, a parte il tenore epico (hey, aveva la Sinfonica di Tokyo a fare la colonna sonora!), ciò che rimane notevole, per un “semplice” cartone animato, è il senso di profondità e solitudine con cui vengono rappresentati lo spazio e il tempo; basterebbe questo a renderlo notevolissimo.
    Uomini minuscoli e transitori in un universo vastissimo, gelido, vuoto.
    È il buon vecchio sense of wonder

    Sorvoliamo sulle icone della destra italiana – che hanno lo stesso significato e peso delle icone gay (e spesso coincidono).

    Davide

    23 Luglio 2008 alle 11:29 AM

  12. Oh… avete tirato fuori Capitan Harlock!!!
    Posso dire che anch’io lo adoravo (e le venusiane e l’ocarina …e tutto quanto insomma)?

    Anche Lupin certo, ma quando lo guardavo ero già più grande e lo trovavo soprattutto divertente (E Fujiko? Wow! &-))
    Capitan Harlock invece era proprio un mito (avrò avuto 12 anni, che meraviglia quei pomeriggi davanti alla tv…)

    iguanajo

    23 Luglio 2008 alle 12:20 PM

  13. Ragazzi!
    La sezione commenti di questo post sembra una sagra dell’auto da fé.
    Qualcun’altro vuole fare outing?

    Se ci becca Genna siamo fatti – tutti al rogo.
    O, peggio, a riguardarsi tutti i maledettissimi episodi di Ken il Guerriero, inclusi OAV, lungometraggi, film dal vivo e filmini girati dai fan e l’”Hokuto Christmas Special” del 1989.

    Comunque anch’io avevo 10 o 12 anni quando guardavo Harlock, e del fatto che fosse giapponese o birmano non me ne importava un piffero (o un’ocarina).
    Era semplicemente una grande storia con dei grandi personaggi.
    Fino a un anno prima l’alternativa era stata Lupo de Lupis… la radio con le figure…

    Poi, in retrospettiva, posso annoiare il pubblico per delle ore analizzando la struttura narrativa, le connessioni con la space opera classica, il sense of wonder e tutto il resto.
    Ma l’impatto era un’altra cosa – una buona storia con dei buoni personaggi.

    Davide

    23 Luglio 2008 alle 12:27 PM

  14. Il fatto e’ che Miyazaki ha sempre “divorato” i lavori altrui su cui ha basato i propri film. Certo ne ha fatto spesso dei capolavori, che pero’ avevano poco a che fare con l’originale. La definizione della MaCarthy e’ perfetta. Resta il fatto che Miyazaki di Lupin ha fatto una cosa sua e totalmente diversa dall’idea che ne aveva Monkey (che infatti mi pare di ricordare non abbia molto apprezzato il film).

    Grande storia quella di Capitan Harlock. Anche il fatto che le mazoniane fossero belle donne (quando in genere sia ad occidente che a oriente gli alieni erano spesso dei brutti mostri sadici)e, tutto sommato, un “cattivo” che agiva piu’ per disperazione (la ricerca di un nuovo pianeta su cui vivere)che non per un semplice desiderio di conquista era un punto estremamente interessante.
    C’era tutta la solitudine dell’uomo nello spazio profondo…

    Il paragone tra Ken e Goldrake non regge di base. Ho conosciuto davvero pochi giapponesi che conoscessero Goldrake dal momento che da loro viene considerato un prodotto secondario di Nagai (e sparisce totalmente nel confronto con Mazinga).

    Massimo

    23 Luglio 2008 alle 1:36 PM

  15. Concordo con Davide che se ci becca Genna non solo siamo fatti ma ci costringerà a fare outing su tutto ciò che di eroticamente più profondo è stato determinato da queste visioni apparentemente innocenti ;-)

    A lui Goldrake l’ha rovinato… :-D

    Inoltre, sottoscrivo convinta gli ultimi due paragrafi dell’intervento di Massimo qui su: il primo è troppo colto per me :-)

    Maria Grazia

    23 Luglio 2008 alle 3:12 PM

  16. PS è vero che “la sezione commenti di questo post sembra una sagra dell’auto da fé” però è estate ed è divertente giocare un po’… :-)

    Maria Grazia

    23 Luglio 2008 alle 3:15 PM

  17. Concordo.
    E poi che male c’è a guardare cartoni animati – di qualsivoglia origine.
    Io li guardo ancora adesso – anche se spesso li trovo noiosi.

    E, anche se ci sono prodotto recenti da urlo (Appleseed Ex Machina, Stand Alone Complex, anche “solo” Cowboy Bebop), i vecchi cartoni fatti a mano avevano un loro fascino.
    Il deragliatissimo “Ali Babà e i Quaranta Ladroni” fatto coi gatti, i ninja di Sampei Shirato coi fondali fatti a china (ad avercene!).
    Quelle specie di tostapane a incastro che erano i Jetta Robot.
    Capitan Futuro!

    E poi c’erano tutti i prodotti est-Europei – dalla Famiglia Mezil a Gustavo, passando per il Professor Balthazar (un chiaro esempio di manipolazione delle giovani menti, visto che tirava fuori qualsiasi cosa sempre da una provetta – il petrolchimico all’arrembaggio!)

    Però non mi sento poi così deviato.

    Davide

    23 Luglio 2008 alle 6:39 PM

  18. Debbo confessare che, anche se qualche occhiata a Goldrake m’era pur capitato di darla, di queste cose non m’intendo gran che (come GGenna, solo che non ho tempo né voglia per farci sproloqui sopra). Ma quello che, dopo uno sguardo alla pagina del summenzionato linkata dal nostro Dave, mi ha colpito maggiormente è il fatto di cui nessuno ha mostrato di accorgersi, quello che avrebbe dovuto far scrivere un post del tipo: “Caro GG (aka Antonio Ricci? aka qualcun altro? aka qualcun altro ancora?), le cose più notevoli tu le scrivi in realtà quando, classicamente, sputi — fingi-di-sputare… — nel piatto in cui mangi. Sei un autore-mondadori, no? Dunque sei un autore-berlusconi, nevvero? Attendiamo con ansia la rivelazione dei misteri del multiverso, in cui ti rivelerai per quel che sei: un ennesimo avatara del trickster organico-berlusconiano di turno… “. Ecco, questo nessuno lo ha scritto, nessuno lo scrive (neanch’io, perché pare il Genna, o qualche intelligente automatismo, ha impedito di inviare ulteriori commenti dopo quello di Sciallis, risentito come ogni Elvezio che si rispetti dopo la battuta di spirito genniana sulla (contro la) Svizzera ;-)

    celiovibenna

    25 Luglio 2008 alle 5:18 AM

  19. È innegabile che esista una contraddizione di fondo – anche se, come osservava qualcuno, il fatto che un editore paghi un autore non significa che diventi padrone della sua anima.
    Però, però…

    È palese che si voleva spingere un certo film d’animazione.
    Si è scelta una strada dubbia – anche perché chi l’ha intrapresa non aveva gli strumenti per farlo.
    Ora non si può neanche più commentare.
    E allora….

    Davide

    25 Luglio 2008 alle 1:20 PM


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