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Archive for 11 Agosto 2008

Terra Morente

11 Agosto 2008 Davide 5 commenti

Un postino svogliato mi ha consegnato in serata una grossa busta di cartone che conteneva una copia ancora incellophanata di The Dying Earth RPG, il gioco di ruolo della Pelgrane Press creato nel 2001 da Robin D. Laws e compari, basato sui lavori di Jack Vance, con tanto di sigillo di approvazione di Jack Vance medesimo.

[l'immagine fantastica di Greg Staples - oltre a illustrare la copertina di Dying Earth RPG - illustra bene la mia reazione all'apertura del pacchetto]

Un pezzo da collezione, in rilegato rigido, pagato decisamente poco.
Sarebbe stato un buon colpo comunque, ma la mia sorpresa, nel rimuovere la pellicola di plastica, è stata scoprire che non si tratta di una copia qualsiasi del manuale base del gioco, bensì di una delle copie (la 251, in particolare) autografate asuo tempo da autori ed artisti.
E da Jack Vance.

Sono stato gongolante ed incoerente per buona parte della serata.
L’autografo di Jack Vance!
Ho speso gli anni del liceo braccando su scaffali e bancarelle qualsiasi cosa Vance avesse scritto, e tutt’ora ogni nuova uscita del novantaduenne scrittore americano è motivo di festeggiamenti e giubilo.
E il ciclo della Terra Morente rimane uno dei momenti più alti della produzione vanciana.

Come spiegarlo?
Ispirato ai lavori di C.A. Smith – ed allo straordinario ciclo di Zothique in particolare – il ciclo della Terra Morente comprende due collezioni di racconti e due romanzi.
Ambientate nel ventunesimo eone, quando ormai il sole è una debole fiaccola cremisi e la Terra gli rotola attorno, stracca ed eccentrica, le storie della serie esplorano unmondo decadente, popolato di creature curiose e variamente letali, costellato di città che attendono pigramente la fine e da relitti incomprensibili di antiche tecnologie, attraversato da avventurieri cialtroni e verbosi, stregoni in grado di trascendere lo spazio ed il tempo, demoni dai mondi inferiori, e quant’altro.

Gran parte dell’azione è futile – poiché cosa potrebbe avere importanza se il mondo è ormai nei suoi ultimi momenti di vita.
Gli improbabili eroi di Vance combattono l’ennui e intraoprendono le proprie avventure e le proprie quest con l’allegria della vacanza, animati da egocentrismo, arroganza, avidità, desiderio di vendetto o desiderio di conoscenza.

Raffinato, elegante, scritto benissimo con un perfido gusto dell’ironia, il ciclo oscilla tra il capolavoro e la boutade, l’arabesco e la cineseria, la storiella amoralmente morale e la storia ricorsiva.

È fantasy?
È fantascienza?
Ha davvero importanza?

Il lavoro di Vance costituisce la definizione tassonomica di un sottogenere peculiare e difficilmente classificabile, nel quale ricadono il già citato Zothique di C.A. Smith ma anche la Urth di Gene Wolfe del ciclo del Torturatore.
Oggi considerato probabilmente “troppo difficile” dai nostri editori, e per questo latitante sui nostri scaffali.
Criminalmente.

Robin D. Laws ha creato un gioco di ruolo difficile da gestire, destinato a giocatori adulti e colti, che sappiano apprezzare il gioco linguistico e che preferiscano l’affabulazione al combattimento.
Poco importa che nel progettare l’originario D&D Gary Gygax avesse stralciato da Vance e dalla Terra Morente il suo sistema magico – questo gioco è per persone pronte a tutto fuorché all’hack & slash.

Sarà meraviglioso infliggerlo ai miei giocatori.

I giochi di ieri

11 Agosto 2008 Davide 2 commenti

http://www.dolfi.com/fotoweb/thumb/10031.jpgContinua la desertificazione del panorama accademico nazionale – e chi campava, anche degnamente coi corsi a contratto, ora si sente proporre di andare a fare il bracciante per la vendemmia a sette euro e cinquanta l’ora, e non può neppure prendere a pugni sui denti chi lo propone.

Resta il settore privato, nel quale la formazione continua ad essere richiesta e che forse in futuro riceverà più fondi della povera vecchia università.

Cosa fare?
Semplice – si delinea un programma di corso, con un bel titolo ad effetto, e lo si spedisce assieme ad un curriculum “tattico” ai potenziali promotori.
E poi si incrociano le dita.

Era un gioco che facevamo spesso, all’università, quello di immaginarci il nostro corso ideale – materia, testi di riferimento, tipo di attività proposte ai partecipanti.
Era un modo per passare il tempo, e per esorcizzare l’ipotesi di divenire creature incartapecorite ed abuliche come i nostri docenti.

Oggi quel gioco diventa una strategia evolutiva – inventarsi il corso, dargli un nome, giustificarne l’esistenza, proporre attività e testi…
E poi tutti i dettagli – numero di partecipanti, ore e loro scansione, supporti didattici…

Io per buona misura, ne ho sei in preparazione – tre connessi alle mie attività diurne, tre alle mie attività notturne.

Sulla quantità….