Insegnare l’inesprimibile
Ancora poco tempo per il diporto – uno stato di cose che perdurerà per tutto il mese, se non oltre.
Ma nel frattempo, qualcosa si riesce ad infilare nel programma di lavoro – anche perché ormai il lavoro e l’hobby sono separati da un confine sempre più labile.
Cosa ci procaccia il cibo, cosa è una distrazione?
E così eccomi ad affrontare The Eight Gates of Zen, di John Daido Loori Roshi, il manuale di base della comunità riunita attorno allo Zen Mountain Monastery.
Un manuale sull’insegnamento e l’apprendimento, secondo i criteri praticati dai monaci americani del monastero nei monti Catskill.
Se da una parte l’idea di mollare tutto e ritirarsi per un po’ di tempo in un monastero zen (come ha fatto Leonard Cohen) non pare poi così orribile, vista l’aria che tira, dall’altra il testo promette di descrivere un approccio all’insegnamento molto diverso da quello proposto – ad esempio – dal Lecturer’s Toolkit di Phil Race, peraltro eccellente.
Non credo troverò trucchi mentali jedi fra queste pagine, ma certo un cambio di prospettiva permette di allargare i propri orizzonti, ed offre lo spunto per migliorare il servizio in aula.
E quindi, perché no?
E così intanto tengo anche buona la mia curiosità di cose orientali, e la mia voglia di dimenticarmi per un paio d’ore del lavoro – che procede, senza sosta, e senza prospettiva di pagamento in tempi ragionevoli…
Altro che zen!






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