Un film perduto
Così non li fanno più.
O forse non li hanno mai fatti.
Nelle mie peregrinazioni in cerca di un pezzo di cinema diverso dal solito e che non manchi di rispetto alla mia intelligenza, sono capitato su Zen Noir, girato da Marc Rosenbush nel 2004, pellicola che ha spazzolato una quantità di premi in un certo numero di festival del cinema indipendente, e che nessuno si è mai sognato di distribuire nelle nostre sale (o almeno così mi pare).
Considerando che il titolo da solo riunsce due dei miei (troppi) interessi extracurricolari, era destino che prima o poi finissi seduto davanti ad un televisore a guardare questo film.
E mi rallegra annunciare che non sono stati 71 minuti buttati.
Anzi.
La trama in breve: chi ha ucciso l’uomo dal capo rasato che suonava la campana?
Un detective “alla Marlowe” indaga su un misterioso omicidio in un tempio zen.
Riuscirà il nostro eroe a superare le proprie angosce esistenziali ed arisolvere il caso, considerando che già interrogare i sospetti è un’impresa apparentemente impossibile?
Il film è girato in digitale (in 12 giorni di riprese) fra scenografie ingannevolmente spoglie, con un uso sottile del colore.
Gli attori sono sconosciuti ed azzeccatissimi – dalla faccia stralunata del detective alla sinuosità della femme fatale dalla testa rasata, al misterioso monaco delle arance, sarebbe difficile immaginare qualcun’altro sulla scena.
La musica talvolta è invadente – specie sui voice-over del protagonista – ma miscela bene il jazz strascicato del noir e le suggestioni orientali, e contribuisce a rendere il prodotto, nella sua assoluta semplicità, qualcosa di superiore alla somma delle proprie parti.
È un peccato che il film non sia disponibile nelle nostre videoteche.
Così come è unpeccato che lo sceneggiatore, regista e produttore Marc Rosenbush non abbia apparentemente prodotto nient’altro per lo schermo (salvo due video-lettere presenti sul suo myspace), dedicandosi soprattutto al teatro.
Per i più curiosi, qui c’è il trailer…






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