Weird Tales
I tempi sono cambiati, come diceva Cole Porter.
I grandi antichi se ne sono andati: Lovecraft, Smith, Howard.
Ma anche Seabury Quinn, C.L. Moore & Henry Kuttner, Edmond Hamilton.
Le copertine non sono più le stesse – difficili essere scollacciati e scandalosi come Margaret Brundage, oggidì, o visionari ed eleganti come Virgil Finlay.
Persino il titolo è scritto in caratteri differenti.
La carta non è più giallastra e fragile, ricavata da polpa di legno da due lire – da cui la designazione di pulp magazine.
L’impressione è quella di una rivista un po’ più modaiola, un po’ più rispettabile, per bene, integrata, di quanto non fosse all’origine.
Non più, forse, The Unique Magazine.
Non più il refugium pecatorum di eccentrici, solitari e pennivendoli ma portabandiera del New Weird, genere accademicamente accettabile, serio, letterario.
Però Weird Tales c’è ancora.
C’è ancora The Eerie, dove autori e lettori possono confrontarsi e discutere per lettera, anche senon c’è più Bob Bloch a consigliare il prepensionamento di Conan.
Ci sono ancora le recensioni, le rubriche, l’editoriale.
Oggi ci scrivono Norman Spinrad, Mike Mignola, i coniugi Van de Meer, persino quel vecchio marpione di Ken Hite, che si butta sulla critica lovecraftiana, con un occhio chiaramente alla futura pubblcazione.
Il nuovo Weird Tales esce ogni due mesi, ed un anno di abbonamento costa una cinquantina di euro.
Per sapere se ne valga la pena, si può scaricare una copia gratis in .pdf.
La prima dose è sempre gratis.






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