Il peggior libro letto nel 2008
È inevitabile, in un certo senso.
Fuori nevica, un gruppo di amici malati di libri seduti attorno ad un panettone in saldo post-Befana, e la discussione si volge alle classifiche personali, alle piacevoli scoperte, alle delusioni, alle fregature.
Da cui la domanda “Qual’è il peggior libro che hai letto nel 2008?”
Vien fuori di tutto.
Anche perché letto nel 2008 non significa necessariamente pubblicato nel 2008.
Uno può anche essersi beccato una fregatura d’antan.
Ci penso un po’ sù.
Io notoriamente ho un gusto eccelso ed una fortuna sfacciata, e libri brutti pertanto non ne leggo.
Però…

Beh, sono sei mesi che cerco di vendere la mia copia di Nelle Terre Estreme, di Jon Krakauer, uscito in Italia proprio l’anno passato.
Difficile non etichettarlo come la cosa peggiore del 2008.
Vediamo di raccapezzarci.
Il libro riprende, e diluisce abbondantemente, un originario articolo di Krakauer sul triste destino del giovane Chris McCandless.
Il ragazzo, studente modello e promettente elemento della upper class americana, nel 1990 abbandona senza lasciare neppure una notarella di addio casa e famiglia per darsi ad una vita randagia nelle aree selvatiche degli USA.
Chris conosce gente, fa cose, e poi molla tutto e punta a nord, verso l’Alaska.
Il suo cadavere viene infine ritrovato nel 1992 in un autobus abbandonato nella tundra dell’Alaska, dove il giovane è morto di stenti.
Questa è una storia vera.
Il libro che segue la pista elusiva del fuggitivo Chris integrando stralci dei suoi diari e interviste, ha venduto a carrettate, e ne è stato tratto un film di notevole successo.
Inspiegabilmente.
Certo, il personaggio happy go lucky che molla tutto e ricomincia da zero oltre l’orizzonte ha una forte attrattiva, ed è uno dei memi più potenti in questi anni di incertezza.
E anche prima.
È una delle icone americane.
È una variante spirituale del fuorilegge e del ribelle
Dopotutto, il buon McCandless è seguace di Walt Whitman, da quasi due secoli profeta della vita allo stato naturale.
Niente di male quindi nelle premesse della storia di McCandless.
Il problema è proprio lui.
Il fatto è che, di fondo, il giovane Chris McCandless emerge dalle pagine come uno sciocco ed un egoista.
Egoista, poiché nell’incapacità di instaurare un dialogo coi propri familiari, decide di scomparire dalle loro vite, e chissenefrega delle conseguenze emotive. L’idea pare la concretizzazione della classica fantasia adolescenziale che porta a visualizzare il proprio funerale con un gighno, una lacrimuccia e il ragionamento “Quando sarò morto, capiranno quanto ero importante per loro e soffriranno come dei dannati!”
Il volume lascia inoltre irrisolto il motivo della frattura fra il giovane ed i suoi familiari, e gli esempi della frizione forniti paiono futili e banali: il padre gli regala un’auto per festeggiare la sua laurea; Chris ne è “profondamente offeso”, ma anziché elaborare la propria delusione ed al limite farsi una bella sfuriata coi genitori, soffre in silenzio e poi scappa.
E sciocco perché chiunque si addentri negli spazi vuoti della mappa senza una adeguata preparazione fisica e logistica, cerca guai, e normalmente li trova.
Il volume è in fondo un lungo elenco di rischi corsi nell’assoluta inconsapevolezza, e di morti atroci scampate per caso senza neppure rendersene conto, fino a che la fortuna non molla, e la falce cala inesorabile.
Ecco, il punto è questo – non ho nulla che mi vada contropelo nella storia di Dick Halliburton che attraversa le Alpi a dorso d’elefante o percorre il Canale di Panama a nuoto (pagando il pedaggio come “piccolo natante”), o di George Crane che attraversa i Caraibi nella stagione degli uragani su una nave a vela con un equipaggio di tagliagole, o dell’allegro Youghusband che parte alla conquista del Tibet con un pugno di fanti e tanta facciatosta, o i molti altri eccentrici e cialtroni che popolano il mio scaffale ed il mio immaginario.
Avventurieri.
Folli.
Loschi figuri.
Ma comunque gente che ha rischiato la pelle e ce l’ha pure rimessa (Halliburton scompare in un tifone mentre cerca di attraversare il pacifico con una giunca cinese), ma correndo i propri rischi consapevolmente.
Ma Chris MCCandless?
Gli scarponi in pelle non erano nè impermeabili nè ben isolati, il fucile calibro .22 aveva un diametro troppo piccolo per uccidere animali di grossa taglia come alci e caribù, che d’atra parte avrebbe dovuto cacciare se sperava di fermarsi a lungo da quelle parti. Non possedeva ascia, insetticida, scarpe da neve e neppure una bussola.
Questa è sventataggine.
E mi inquieta un po’ che tanto successo abbia avuto la biografia costellata di idiozie di uno sventato con degli evidenti ed irrisolti problemi psicologici gravi.
Forse la fame di spiritualità e libertà incondizionata è tale che anche le imprese autolesionistiche di uno sciocco bastano a far sognare il pubblico sedentario.
Comunque no, grazie.
La natura è splendida – e pericolosa.
La storia di uno sciocco che pensava di poter farsi un giro nella tundra come si fà un giro in centro non fa per me.
E scopro con piacere di non essere l’unico a pensarla così.
Riguardo al film tratto dal libro di Krakauer, il sempre inflessibile Elvezio Sciallis è brutale e definitivo:
Into the Wild ci si fanno le seghe gli ex-grunge-now-indie-hipsters-sundanciani con la sensibilità ecologica di mia nonna, “però grandi paesaggi e senso di connubio con la natura” allora gira per National Geographic fra i salmoni e qualche pellerossa alcolizzato e non rompere le palle su grande schermo.
Sean Penn (altro che ammiro da sempre) molla una stinkbomb noiosissima e lunghissima e con una morale da cerebrolesi, così come cerebroleso e da internare è colui che con le sue gesta ha ispirato il tutto, un pirla morto di dissenteria (vuol dire che muori cagandoti addosso, not my kind of hero) perché voleva fare il castoro immerso nella natura e non sapeva nemmeno riconoscere le radici commestibili[...]
Ecco, sì.
Più o meno così.






Come sono d’accordo sul film! noioso come la pioggia e il libro non mi è neanche venuto in mente di leggerlo. Però ho riflettuto su “il libro più brutto che ho letto nel 2008″ e non sono riuscita a decidere. Forse Paasilinna, Il migliore amico dell’orso, o Patricia Cornwell, Punto di origine (ma questa me la sono cercata), o Panos Karnezis, Il compleanno. Le peggiori lamate sono dovute a una mia perversione, le antologie, ma in fondo so che continuerò, per cui inutile lamentarmi e inutili anche per una classifica. Tutto ciò per dire: un vero libro abominevole, tipo Il cacciatore di aquiloni tanto per non fare nomi, quest’anno non l’ho trovato. Sono più oculata nelle scelte.
Complimenti per il nuovo look austero del blog.
Grazie per i complimenti al look – si fà di necessità virtù.
Quanto al film, avendo letto il libro, l’ho evitato come la peste.
Peccato, perchè Krakauer è un buon autore di non-fiction.
È il soggetto che proprio non regge – nonostante la maggioranza sembri pensarla altrimenti.
Quanto all’abilità di evitare porcherie letterarie – i “lettori forti” si vedono anche da questo.
I lettori forti non ci cascano.
Devo dire che nel 2008 non mi e’ capitato di leggere nulla di veramente terribile. Anno fortunato…
La nuova veste grafica fa molto giornalista freelance americano degli anni ‘50. Spartana, ma efficace.
Non sono d’accordo. Addirittura il peggiore?! Ho letto il libro un po’ di anni fa (penso intorno al 2002, ma potrei sbagliare). Pur aleggiando ovunque un’ambigua essenza di assoluta idiozia in Chris, il libro mi è rimasto in mente per altro. Probabilmente per gli stessi motivi che hanno portato Eddie Vedder a scrivere (ispirato a libro e film) uno dei dischi più belli che abbia mai ascoltato: “Into the wild”. Guaranteed…
PS perché devo creare un account per lasciare un commento? Mi sembra stupido; ma è un’opzione di default di questa piattaforma? Non mi sembra, infatti seguo il miglior blog italiano esistente che è su wordpress (Fuochi di sant’elmo di C. Frascella) e non mi sono mai dovuto loggare: c’è una moderazione e l’obbligo della mail (non pubblicata) oltre al link al proprio blog ovunque esso si trovi (volendo ovviamente).
Non ho detto il peggiore in assoluto.
Ho detto il peggiore letto nel 2008 – semplicemente tutti gli altri libri letti nei dodici mesi passati erano meglio.
Sulla questione del log-in sul blog, è una faccenda che investigherò immediatamente.
Nessuno se ne era mai lamentato finora, ma se c’è un modo per rendere la vita più facile ai surfisti senza per questo riempirmi di spam, sarò felice di attivarla al più presto.
Visto, fatto.
Era un settaggio di default del sistema.
Ora basta lasciare nome ed e-mail (privatamente) per commentare.
Come sui migliori blog d’Italia…
Sì, ecco; è prorpio così. Meglio, no? Secondo me il formato che hai scelto è bello pulito. Mi piace un’interfaccia come questa, piuttosto che snapshots e ammennicoli vari. Quella sul blog era una battuta, è che visto che con LN – Fronte Retro ci sono solo divergenze preparavo un’exit strategy, ma per scherzo… seh
Comunque il blog Fuochi di Sant’Elmo è bello, ma mi sembrava di avertene già parlato, poi trattate anche argomenti diversi, quindi non c’è sovrapposizione (in genere). Hai un blogroll sterminato. Ciao, E.
Non so se è fortuna o esperienza, ma di libri davvero brutti non me ne sono capitati nel 2008.
Questo non significa che non ci sia stata qualche lettura poco soddisfacente.
In questo senso il libro peggiore è stato senza dubbio Guerreros. Certo, le aspettative per l’ultima opera di Gibson erano alte, ma il romanzo m’è parso davvero poca cosa.
Non so poi se considerare tra il peggio anche libri come l’Urania dedicato a Galouye o le 101 storie zen: in quei casi sapevo il rischio che correvo (eppoi suvvia, erano solo poche pagine!).
Un dubbio riguardo Nelle terre estreme: non sopportare il protagonista è davvero sufficiente a cassare il libro?
Sul film non mi esprimo, non l’ho ancora visto: Sean Penn è molto in alto nelle mie classifiche di stima, ma il sospetto di dover concordare con Elvezio mi ha tenuto lontano. Probabilmente una di queste sere ci proverò comunque. Se non altro ammirerò il panorama…
A volte si, basta la scarsa sopportazione del protagonista.
Oh, un protagonista odioso al centro di una trama accattivante mi va benissimo.
Sono o non sono un fan di Harry Flashman, di Sharpe, di Hornblower?
O un protagonista odioso di una biografia interessante – l’imbianchino che fece tremare il mondo, la svampita che divenne regina dei Daiaki…
Perché no?
Ma il libro di Krakauer è praticamente un monumento funebre al povero McCandless.
Che di straordinario non ha fatto nulla.
È la biografia di un pirla….
cacchio! quel film è il mio prefrito; e avevo in mente di leggere il libro, me lo presta un amico..
cmq, questo tuo artiolo mi ha fatto notare che nn me ne intendo di questo genere di storie, in realtà non le ho mai cercate, ma ci potrei dare un occhiata.
In effetti Chris è stato un folle!(almeno degli stivali decenti o delle ciaspole)
Caro Davide,autore dell’articolo il libro più brutto letto nel 2008,posso capire che molti come te possano trovare sia il libro che il film “Into the wild” noioso,in fondo i gusti delle persone per questo genere di cose sono molto differenti ma quello che non capisco è come puoi giudicare Chris McCandless semplicemente uno sciocco imprudente che troppe volte ha sfidato la morte? Ciò che ha fatto lui non è semplicemente andare in giro per l’america come un vagabondo incosciente,e non si può neanche pensare che lui “scappi”(cito una tua parola….)via da tutto e tutti solo per dei problemi esistenti tra lui e i suoi genitori………….. Chris sapeva che nella sua testa i suoi sogni erano veri,tangibili come un oggetto e quello che ha fatto è stato cercare in tutti i modi di raggiungerli! Non si può vedere la sua storia semplicemente come un ragazzo che si dà alla natura,la questione è più profonda e nonostante le sciocchezze che ha compiuto,che purtroppo lo hanno portato alla morte io credo fermamente che lui abbia vissuto in 2 anni più di quanto ognuno di noi fa in una vita intera….. Chris quei sogni che aveva li ha sfiorati e non solo,è riuscito a stringerli a sè come una madre fa con il suo bimbo. Invece molti di noi si scordano addirittura di sognare e nonostante possano arrivare ad 80 anni suonati non si rendono conto che sono morti dentro da un bel pezzo… Ti ripeto che del libro uno può pensare quello che vuole,le biografie non piacciono a tutti e anche se piacciono non è detto che alcune ti catturino in particolar modo ma non puoi dire a mio avviso che la biografia di Chris sia “costellata di idiozie con degli evidenti ed irrisolti problemi psicologici gravi”,ma che cavolo di cinico sei? Ma come è possibile che leggendo il libro le uniche cose che sei riuscito a scrivere sono state frasi disprezzanti nei suoi riguardi?? Te lo dico io perchè sia il libro(che ho letto tutto di un fiato!)e poi il film hanno avuto un successone,è perchè per fortuna ci sono ancora persone,a differenza tua che sono molto più profonde e che coltivano i loro sogni fino all’estremo e leggendo la storia di Chris si sentono toccati nell’anima e fanno propri i suoi ideali cercando nel contempo di capire come un ragazzo così giovane si sia spinto così in là credendo semplicemente nelle sue capacità! ….alla gente piace sognare,e la vita di Chris,per quanto non ti possa piacere nutre le menti dei sognatori… La sua intera vita si può sintetizzare in una frase da lui scitta:”Se vuoi qualcosa nella vita,allunga la mano e prendila…” 10 semplici parole di una profondità allucinante che spazzano via tutte quelle scritte da te in un lungo commento vuoto,quasi artificiale che si sofferma solo all’apparenza di quello che emerge dal libro di Krakauer..
Condivido pienamente il fatto che la vita di McCandless si possa sintetizzare nella frase “Se vuoi qualcosa nella vita, allunga la mano e prendila…”
È un ragionamento egoista, superficiale, semplicistico, e per molti versi irrealistico.
Sciocco, in altre parole.
Nel mondo reale – quel posto nel quale ci si avvelena a mangiare le bacche che non si conoscono, nel quale le dita dei piedi diventano nere per il freddo se non hai gli scarponi adatti, e nel quale se butti la tua vita, lasci dietro di te delle persone sofferenti e traumatizzate…
Nel mondo reale, dicevo – se vuoi qualcosa nella vita, devi darti da fare per ottenerlo, con intelligenza, passione e rispetto per gli altri.
E ricordando sempre che a volte lo sforzo fatto per ottenere ciò che si desidera è più importante e significativo che ottenerlo.
Ad allungare semplicemente la mano, a volte ci si rimette la punta delle dita.
…io non capisco se hai letto il libro oppure no……. non era uno sprovveduto,in alaska da solo ci è rimasto 100 giorni(non una cosa che possono dire di aver fatto in molti….)e non stava neppure tanto male fino al momento in cui dalla fame è stato spinto a mangiare i semi di un determinato tipo di patata che aveva mangiato fino a quel momento. si è scoperto solo dopo la sua morte,tramite una ricerca che questi semi se mangiati in abbondanza risultano velenosi e portano a morte solo se l’individuo che li mangia riporta gravi carenze di glucosio e aminoacidi(poichè è grazie a questi che successivamente si riesce a espellere la tossina velenosa dal corpo)proprio come nel caso di chris dopo tutto quel tempo da solo cibandosi di quello che riusciva a cacciare. non mi sembra proprio la morte di uno sprovveduto,ha avuto sfortuna in un momento di poca lucidità perchè dal canto mio 100 giorni da solo lassù senza sapere ne cosa mangi ne cosa fai muori dopo una settimana….. era un ragazzo intelligente che in alcuni casi rasentava la genialità sospinto oltretutto da un’amore sconsiderto per quello che faceva,caratteristiche queste che hanno portato personaggi come michelangelo,leonardo da vinci,raffaello,caravaggio,picasso,i led zeppelin,i doors,i queen e tanti altri a realizzare opere grandissime! ciò che ha realizzato chris sicuramente è difficile da visualizzare nella sua totalità come si può fare invece per una scultura,un dipinto o una canzone ma io trovo comunque che quella di chris è stata un’opera d’arte,vissuta da lui stesso in prima persona. ti dico questo,anche se può sembrarti un’esagerazione perchè quando leggo la sua storia mi emoziono allo stesso modo di quando ascolto stairway to heaven del led zeppelin o quando mi soffermo sull’immagine della guernica di picasso,e per quanto mi riguarda non mi emoziono davanti alla stupidità;stupidità appunto e avventatagine che non aveva di certo chris. chi afferma il contrario per me non ha letto il libro oppure non lo ha fatto cogliendo a pieno il significato di ogni singola riga!
Ciao ho letto i vs. commenti e sono arrivato ad un conclusione, che poi è sempre la stessa ed anche se può sembrar banale è che la verità sta sempre nel mezzo.
In che senso?
Nel senso che se da una parte si sottolinea la completa incoscienza con la quale Chris affronta alcune parti del suo viaggio, ad esempio la discesa delle rapide… o la scarsa attrezzatura con la quale si avventura per l’Alaska, è anche vero che lui si prepara da tempo per affrontare l’Alaska nel migliore dei modi a parer suo.
E poi nel libro come nel film la completa incoscienza che sfoga nella stupidità di Chris non viene in nessun modo nascosta per creare una sorta di superuomomo ma è evidente agli occhi di chi legge il libro o vede il film.
In conclusione credo che sia un racconto emozionante di un ragazzo con alle spalle una situazione famigliare disastrosa, una grande voglia di avventurarsi, con un bel pò di incoscienza e un destino sfidato troppe volte.
direi che il film è uno dei più belli che io abbia mai visto…noiso per le persone a cui la natura non interesa molto e la monotona società è tutto per voi…
il libro è stupendo…
chi crede che pensare alla società come una realtà creata dall’uomo nel corso degli anni e che lasciare i panni obbligati ad indossare da quando nasci sia stupido, è perchè l’uomo si adatta alle cose come gli si presentano, e quindi un’ alta qualifica, e una casa piu grande diventano gli ideali, ma in realtà che valore hanno?
Incredibile!