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Archive for 7 Luglio 2009

Sconcezze e tesi incontrollate

7 Luglio 2009 Davide 9 commenti

E così ho scoperto che il 14 c’è lo sciopero dei blogger.
Nel senso che per protesta verso il Decreto Alfano, i blogger non aggiorneranno i loro blog.
Sull’iniziativa esporrò più avanti la mia opinione.

No, il fatto è che ho scoperto che ci sarà lo sciopero da un lieve, equilibrato ed assennato articolo pubblicato dal giornale Il Giornale, a firma di Filippo Facci.

Che cosa vogliono costoro? È semplicissimo: vogliono che la rete resti porto franco e che permanga cioè quella sorta di irresponsabile e anarchica allegria che era propria di una fase pionieristica di internet e che era precedente a quando «la rete» non era ancora divenuta ciò che è ora: un media rivoluzionario, ma pur sempre un media, dunque la propaggine di altri media anche tradizionali che sono regolati dalla legge come tutto lo è.

Per estensione del ragionamento, poiché il mio soggiorno è un’estensione dell’ingresso, e l’ingresso del marciapiede antistante, dovrei applicare al mio soggiorno le regole che governano la circolazione stradale.
Ma anche, a ben pensarci, la circolazione marittima.
Strane cose, le contiguità.

E poi siamo sicuri che la blogsfera sia un’estensione dei media?
Il fatto che giornali e telegiornali alla canna del gas saccheggino la rete in cerca di contenuti, trasforma automaticamente la blogsfera in una estensione dei media tradizionali?
Non ne sono sicuro.
Ma d’altra parte

i blogger o sono ragazzini o sono ragazzini dentro, spesso scelgono di non filtrare nulla e di non moderare il proprio blog e di fottersene insomma del codice civile e penale che riguarda quella retroguardia che è il resto del mondo.

Sarà.
Qui si renderebbe necessario un lungo discorso sul concetto di SOMBUNAL.

Resta il problema del 14 del mese.
Postare o non postare?
Una serrata dei blog ha poco senso, io credo – poiché in fondo danneggia solo chi i blog li utilizza.http://www.reubenland.com/wp-content/uploads/2009/06/nerd-300x240.jpg
Chi non percepisce il problema legato al Decreto Alfano non percepirà neppure la serrata.

Sarebbe più efficace, io credo, se tutti i blog postassero contenuti palesemente illegali, cortocircuitando l’applicabilità della legge, diomostrando l’impossibilità di regolamentare la rete senza far ricorso a sistemi Tibetano-Iraniani.
Ma avrebbe un senso?
O fornirebbe solo ulteriori munizioni ai fabbricanti di frustini per calesse come Facci, ed alla loro crescente frustrazione verso l’affermarsi del motore a scoppio?

Credo che la tattica preferibile sia quella dello sciopero bianco – protestare, entro i limiti del buon gusto e della legalità, continuando a fare ciò che facciamo di solito.
Senza essere pagati – a differenza di coloro che vogliono che noi si seguano le stesse regole.

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Strani compagni di letto

7 Luglio 2009 Davide Lascia un commento

L’idea è presa dal blog di M. John Harrison.
È un giochino letterario (con un paio di extra) che si può fare con grande facilità rimettendo a posto la biblioteca – dopo un’alluvione, un trasloco, un matrimonio o un altro evento traumatico…
È anche grande quando ci si trova a casa d’altri, l’atmosfera langue, e l’unico strumento disponibile è una libreria.
Il gioco è anche noto come Scandali Letterari.

Si considerano i volumi sullo scaffale, e si considerano le coppie di autori che vanno a formarsi.
Ciascuno li dispone i propri libri nell’ordine che si preferisce (l’ordine alfabetico prediletto da Harrison è probabilmente il migliore), e non sempre i risultati sono prevedibili .
Ad esempio, io guardo lo scaffale più sconclusionato della mia collezione – uno degli scaffali “di transito” dove vanno a sistemarsi i libri in attesa di esesre letti, o in attesa di essere collocati nel posto che compete loro all’interno della collezione.
Guardo questo scaffale, quindi e vedo, nell’ordine…

  • Peter Bogdanovich
  • Iain M. Banks
  • Lewis Carroll
  • Niall Fergusson
  • Alan Watts

Il gioco consiste nell’immaginare quali frasi si scambino le coppie, prima di spegnere la luce, quando nessuno guarda.
Immaginare un o scambio di battute fra Fergusson (storico neoliberista dell’Impero Britannico) e Alan Watts (mistico e divulgatore delle filosofie orientali) è già un bel colpo.
Ma di cosa parlerebbero Banks, uno dei maggiori narratori inglesi contemporanei, e Carroll, matematico ed autore di Alice nel Paese delle Meraviglie?
Anche se i due picchi della bizzarria devono essere per forza Bogdanovich/Banks e Carroll/Fergusson.

I dialoghi possono avvenire solo ovviamente fra autori contigui.
I più perversi possono mettere tre autori nello stesso letto.
È il vostro scaffale, dopotutto.

Come extra, potete poi pubblicare la lista degli autori sul vostro blog – e dare punti a chi indovina quale libro possediate per ciascun autore.

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Categories: libri Tag:,

Ombre elettriche a Shanghai

7 Luglio 2009 Davide 5 commenti

La notte passata, complici il caldo, l’umidità e l’insonnia, nel deserto mediatico che l’avvento del Demenziale Terrestre ha lasciato dietro di sè, mi sono arrotolato attorno ad un ventilatore ed ho guardato The Shanghai Gesture, noir atipico e fondamentale del grande, grandissimo Josef von Sternberg.
Le cronache dell’epoca vogliono che Sternberg, la salute compromessa, avesse accettato di girare un adattamento del dramma dal quale la pellicola è tratta al fine di raggranellare il danaro sufficiente per pagare l’espatrio dalla Germania nazista di una quindicina di parenti e congiunti. Soggetto a collassi nervosi e spesso febbricitante, Sternberg diresse il film stando disteso su una barella.
La natura onirica e allucinatoria della pellicola, accoppiata all’esperienza di prima mano che Sternberg aveva avuto della peccaminosa capitale del vizio cinese ed ai contenuti irriferibili del soggetto, portano sullo schermo uno degli esempi più chiari dello stretto legame fra noir e fantastico.
Nell’originale, la storia descriveva le macchinazioni della sordida tenutaria di bordello Mother Goddamn, la quale per vendicarsi delle interferenze nelle proprie attività commerciali dell’autorità britannica, provvede a corrompere la figlia di un diplomatico inglese, tramutandola da giovane annoiata in eroinomane disposta a tutto pur di ottenere la prossima dose.
Leggerino, eh?
Inutile dire che la Commissione Hais calò come una maledizione egizia sul set di Sternberg, obbligando il malandato regista e gli sceneggiatori a trenta tagli e riscritture del copione (uno ogni tre minuti di girato).

È qui che il genio di Sternberg e dei suoi collaboratori permette a un sordido filmetto di diventare una pietra miliare di due generi (il noir ed il fantastico).
Trasferendo l’azione da una casa di malaffare a una casa da gioco, il regista non solo dribbla la censura, ma trasforma la storia della dannazione della povera Poppy Smith (nome piuttosto allusivo) in un complesso ma perfettamente leggibile gioco di metafore – e se la pellicola ci mostra Jane Tierney (forse la più algida delle attrici del noir) sprofondare nel debito e nel vizio del gioco, è anche palese che la roulette è solo il più presentabile dei vizi ai quali la ragazza si concede, ed una metafora per le somministrazioni chimiche e biologiche del pusher/seduttore Dottor Omar (un Victor Mature da antologia), l’unico personaggio nella storia del cinema, probabilmente, ad ammettere di venire da Gomorra; costumista e make-up artist provvedono a rendere esplicita visivamente la discesa della protagonista nel proprio inferno personale.
In un sol colpo, Sternberg ha aggiunto due vizi capitali (avarizia e lussuria) all’originaria dipendenza da sostanze, in barba ai censori.
Contemporaneamente, il pietistico cartello iniziale – che l’Ufficio Hais impone affinché la pellicola non demoralizzi le truppe nel Pacifico – nel quale si afferma che la Shanghai del film non ha relazioni con quella reale, sposta immediatamente l’intera azione nell’ambito del fantastico, chiudendo con una frase straordinaria:

Our story has nothing to do with the present.

Al cartello segue una scena di strada nella nebbia – e siamo improvvisamente trasportati in Blade Runner, quarant’anni prima.http://j.bdbphotos.com/pictures/F/8/F8U3J1.jpg
Screenshot-2Con la trasformazione della in fondo squallida Mother Goddamn nella surreale dragon lady Mother Gin Sling, lo shift tematico è completa – interpretata dalla scandinava Ona Munson (attrice versatilissima e scandalosa, morta suicida a quarant’anni e che al giorno d’oggi sarebbe il sogno realizzato di Tim Burton, per la sua capacità di usare il make-up e cambiare volto), Mother Gin Sling è molto più aliena e minacciosa di Ming il Crudele (un suo contemporaneo, in fondo), molto più aggressivamente fantasy di recenti Galadriel viste in technicolor.

Storia di depravazione e di morte, piena di droga e sesso che tuttavia non si vedono mai, interamente girata in un casinò disegnato per gironi, come l’inferno di Dante, ma anche come il Great World che Sternberg aveva visitato, anni addietro, in cerca di location per il suo Shanghai Express, oggi The Shanghai Gesture è un film che imbarazza molti – col suo messaggio politicamente scorretto (tutti gli orientali sono corrotti, tutti gli occidentali ben felici di farsi corrompere), con il suo dialogo troppo maledettamente carico di doppi sensi ormai quasi incomprensibili, con la sua negazione di qualsivoglia possibilità di redenzione, con il suo bianco e nero sontuosissimo e refrattario ai tentativi di colorizzazione.
Ma c’è così tanto da imparare, nel modo in cui il soggetto viene trattato, presentato, filmato, che sorge seriamente il dubbio che, se i film di Sternberg fossero più popolari, forse avremmo a portata di mano pellicole e romanzi più soddisfacenti.

Per vederlo?
Al di fuori di canali illegali – sui quali tuttavia pare sia piuttosto difficile da reperire – iscrivetevi a un cineforum di quelli tosti, o ordinatene una copia a pochi dollari da Amazon.

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