Ancora mappe mentali

Affinché non si dica che io prendo sottogamba certe cose, dopo il mio ultimo post sui possibili problemi derivanti dall’utilizzo delle mappe mentali,mi sono procurato un manualetto di Tony Buzan sull’argomento – tanto per vedere come la cosa venisse presentata dall’ideatore del procedimento.
Ne esistono a centinaia, di simili manuali (una manciata sono usciti anche in Italia) e Buzan ammette allegramente di averci fatto un sacco di soldi.
Quale scegliere per questo esperimento in odore di pork chop express?
Semplice – quello che costa meno.

A parte un paio di scoperte interessanti – le mappe mentali vennero suggerite a Buzan dalla lettura di romanzi di fantascienza di Bob Heinlein e A.E. Van Voght – l’esile How to Mind Map (in italiano ne esiste una versione edita da Frassinelli), nel presentare la forma originaria del metodo, suggerisce alcune utili riflessioni.

In primo luogo, due degli elementi fondamentali delle mappe mentali originali – la curvatura dei rami e l’utilizzo di un solo vocabolo per identificare ciascun ramo, sono in parte andati perduti con lo sviluppo dei software di mind mapping.
Se da una parte il software spesso fornisce opzioni interessanti – esportazione in formati diversi, integrazione con altri software, condivisione fra più utenti – è anche vero che limita molto il controllo dell’autore su fattori quali i colori e l’aggiunta di disegni e annotazioni diverse sui rami del grafico.
Come spiega Buzan nel manuale, l’utilizzo dell’immaginazione e della creatività nello sviluppo delle mappe mentali è essenziale.

È importante notare che aderendo alle regole base delineate da Buzan, il rischio di eccedere nel dettaglio è limitato dalla struttura stessa del procedimento.
Se mi limito ad una parola per ramo, l’economia stessa della mappa mi impedirà (o mi ostacolerà) nello sprofondare in un abisso di minuzie.
L’uso di colori e di scarabocchi mi aiuterà nella sintesi e nella memorizzazione.

Ne consegue che allo stato attuale, la miglior piattaforma open source per fare mind mapping è un bel blocco di carta riciclata con associate un paio di matite, una gomma, un temperino, e un po’ di pastelli colorati (possiamo tenere il tutto in un bell’astuccio)
Dai cinque ai dieci euro circa, in un grande magazzino.
Il sistema è eco-friendly, assolutamente portatile, con un po’ di funzioni extra incluse.
Le ricariche si trovano ovunque.

Volendo restare ancorati al software, FreeMind sembra la scelta ottimale – gratuito, open source e cross-platform, dialoga con una quantità di software, include opzioni per la collaborazione e la condivisione online delle mappe, permette di inserire immagini (anche se ci sono ancora problemi in questo senso).

Una seconda osservazione interessante, conseguente la lettura del manualino, è che esiste, ed è stata divulgata, una confusione fra le mappe mentali di Buzan e le mappe concettuali di Novak.
Ed è forse proprio questa confusione/commistione ad aver generato i possibili problemi ai quali accennavo nel mio post precedente.
Se la mappa concettuale è stata riconosciuta (in meno di trent’anni!) come un valido strumento per l’insegnamento, la mappa mentale deve ancora essere identificata con precisione come eccellente strumento per l’apprendimento.
La mappa mentale è personale ed idiosincratica quanto colui che la traccia.
La mappa concettuale ha una pretesa di univocità.

In ultima analisi, la lettura del manualino di Buzan aiuta a mettere in prospettiva lo strumento ed il suo utilizzo – oltretuttofornendo interesanti esempi di applicazione.

Ho personalmente già utilizzato il metodo dellamappa mentale per pianificare le mie conferenze divulgative, per delineare i contenuti di un racconto o un articolo, e per scrivere il mio curriculum.
Fin qui hanno funzionato egregiamente – e con le informazioni che ho ora, probabilmente la prossima volta funzioneranno meglio.
Il prossimo esperimento sarà applicare una o più mappe mentali all’apprendimento di una lingua straniera.

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  1. 13 Luglio 2009 alle 6:13 AM | #1

    Quindi, le mappe concettuali usano le stesse convenzioni (formali, grafiche ecc.) perché devono poter essere lette, interpretate, capite da qualunque lettore ( = allievo) e sono uno strumento di comunicazione, mentre le mappe mentali sono uno strumento personale di comprensione e per questo possono (devono) rispecchiare l’individualità dell’allievo, ok? Poi, se l’allievo vorrà dimostrare di aver capito, dovrà essere in grado di preparare una mappa concettuale delle nozioni apprese (dimostrando così di essere anche in grado di comunicare usando un linguaggio condiviso).
    L’uniformità delle mappe concettuali darebbe soddisfazione a un’esigenza di democrazia (accesso all’istruzione – più in generale alle informazioni – uguale per tutti), la diversità delle mappe mentali sarebbe garanzia di invidualità.
    Generalizzando e astraendo, eh… :-)

  2. 13 Luglio 2009 alle 9:31 AM | #2

    Ottima generalizzazione :-)

    Se preferisci, la mappa concettuale è una scelta dell’insegnante (o del sistema educativo) la mappa mentale è una scelta dello studente – nessuno lo obbliga ad usarla, se ha un suo strumento alternativo che per lui è altrettanto efficace.

    Io credo che più che di democrazia, per le mappe concettuali dovremmo parlare di standardizzazione, ma forse sono solo cinico ;-)

  3. 30 Luglio 2009 alle 11:29 AM | #3

    Ieri ho visto alla feltrinelli questo:

    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__mappe_mentali.php

    non ricordo se era uno dei libri italiani sull’argomento ai quali tu facevi riferimento in qualche post.

    Se lo conosci, è valido come introduzione all’argomento?

  4. 30 Luglio 2009 alle 1:22 PM | #4

    Dei testi sulle mappe mentali scritti da Buzan, questo è il più voluminoso, e dovrebbe riumire e aggiornare il materiale originariamente prodotto per la BBC.
    Decisamente valido.

  1. 30 Luglio 2009 alle 1:25 PM | #1