Gentiluomini (e signore), ho toppato, e toppato di brutto.
Il mio post estremamente polemico del 14 dicembre 2008 – che trovate qui – era evidentemente basato su pregiudizi (miei) e su dati incompleti.
Malissimo.
Ho disatteso le aspettative di chi frequenta questo blog e pubblicato illazioni.
Malissimo.
Ricevo oggi un commento dal diretto interessato, che posto di seguito, insieme con le mie reiterate scuse.
Dovrò impegnarmi ad essere meno polemico ed a controllare più a fondo le mie fonti per evitare altre figure barbine.
Caro Davide,
mi rincresce che tu tradisca uno dei fondamenti del giornalismo: controllare le proprie informazioni per non scrivere notizie che si vanno a collocare molto lontano dalla verità.
Nell’ordine:
1-non sono parente di Piero Fassino, Fassino è un cognome abbastanza comune nelle province di Torino e Cuneo, al Poli siamo almeno in tre e non parenti!!!
2-il “progetto” patrocinato dalla Regione Piemonte era un opuscolo di una mostra tenutasi a Carignano ed organizzata dal mio professore di storia dell’arte di allora.
3-mi sono laureato nel 2008 e quindi non posso aver aperto uno studio nel 2005, quello era un proposito, poi non rispettato, che fa parte di un abstract che avevo scritto per un concorso di architettura riservato agli studenti.
4-se avessi letto quella presentazione fino in fondo avresti trovato il mio cellulare per chiamarmi, evitando così una brutta figura, oppure avresti potuto cercarmi su facebook, come qualcuno ha fatto
5-non basta chiamarsi “Fassino” però può servire una media di 29,73/30, essersi laureato due volte con 110 e lode alla prima sessione utile, essere maestro di sci e pittore.
Spero di averti chiarito le idee
A disposizione per ulteriori chiarimenti
Mauro
Stavo surfando il web, ieri, in cerca di informazioni su Futurama, il disco del 1975 dei Be Bop Deluxe, quando sono inciampato su qualcosa di completamente diverso.
O forse no.
A dimostrazione del fatto che spesso non arriviamo dove volevamo andare, ma dove c’era bisogno che fossimo.
E trovo così la minuscola paginetta di Wikipedia sul Futurama, lo stand della General Motors alla Fiera Mondiale di New York del 1940.
Dal quale il disco dei Be Bop Deluxe prende il titolo, naturalmente.
E soggetto di un documentario di 23 minuti prodotto proprio nel 1940, proprio dalla General Motors.
Che si può avere, gratis, attraverso l‘Internet Archive.
Per chi se lo fosse perso, l’Internet Archive è una colossale collezione di materialii mediatici copyright-free, messi a disposizione dei curiosi, dei surfisti, e di chiunque abbia intenzione di utilizzarli, elaborandoli e remixandoli, per creare qualcosa di nuovo.
Fra i contenuti messi a disposizione dall’Internet Archive c’è il materiale dei Prelinger Archives, una raccolta di 60.000 contenuti media effimeri (pubblicità, trailer di film, documentari ad uso interno di scuole o aziende…).
E fra i materiali della Prelinger ci sono anche i 23 minuti di To New Horizons – documentario sul Futurama, condensato visivo della mostra.
Qui ve ne beccate un pezzetto in streaming…
Confessione di un vecchio appassionato di fantascienza: ho sempre trovato Things to Come (Nel 2000 Guerra o Pace), film del 1938 su sceneggiatura di H.G. Wells, al contempo esilarante e inquietante.
Esilarante per la sua visione a precipizio di un futuro profondissimo nel quale l’umanità andrà avanti, raggiungendo vette inimmaginabili.
Inquietante per la sua visione a precipizio di un futuro profondissimo nel quale l’umanità non avrà altra scelta che andare avanti, raggiungendo comunque, in un modo o nell’altro, vette inimmaginabili, con un supremo disinteresse per desideri e diritti del singolo.
To New Horizons mi fa lo stesso effetto, con in più il problema che Norman Bel Geddes, designer del Futurama e l’uomo maggiormente responsabile per l’immagine del futuro fra gli anni ‘30 e ‘60, riesce a rendere molto credibili le visioni del lontano 1960 proposte ai visitatori della mostra di New York, mentre la sponsorizzazione da parte di un’industria automobilistica si fa sentire pesantemente – molto pesantemente, per un abitante del 21° secolo.
Se l’autostrada è una classica (e trita) metafora del progresso, non lo è mai stata tanto quanto in questi 23 minuti di delirio futuristico.
L’idea di fattorie con gli alberi da frutto ciascuno individualmente incapsulato in una teca di cristallo, rese più ricche ed efficienti dai doni dell’ingegneria e della chimica, le megalopoli vastissime, senza marciapiedi a livello stradale, con quartieri separati per attività commerciali, abitative e di intrattenimento, le allegre industrie con le ciminiere sbuffanti circondate dalle villette unifamiliari degli operai…
Oggi stiamo andando nella direzione opposta, perché del poco che abbiamo sperimentato, del futuro di Futurama, molto è andato a male.
Vivere sotto le ciminiere porta malattie incurabili eproblemi respiratori.
I quartieri dedicati solo all’attività impiegatizia diventano di notte deserti attraversati da gang di malviventi, predatori per i pochi malcapitati scesi alla fermata sbagliata del tram.
E gli autogiro non hanno rimpiazzato le automobili nel traffico urbano.
Non ci sono i dirigibili.
Quanto all’ausilio della chimica all’agricoltura, nel 1962, proprio in quegli anni ‘60 immaginati come una versione più lounge dei Jetsons, il libro Primavera Silenziosa di Rachel Carson avrebbe dimostrato ineluttabilmente che esisteva un orrido rovescio della medaglia.
Ma c’è un pensiero che tarda ad arrivare, guardando To New Horizons, e che quando arriva lascia un senso di vuoto nello spettatore.
Il Futurama, con la sua visione del futuro idilliaco e perfettamente regolamentato, è del 1940.
In Europa si sta già combattendo.
La macchina Nazista è già all’opera.
E entro un anno, l’Impero giapponese darà un molto poco idilliaco segnale di sveglia agli Stati Uniti.
Ma di tutto ciò, nella visione di Bel Geddes e della General Motor, non compare nulla.
Il futuro è così brillante, che si rimane abbaglianti, e si perdono i dettagli del presente.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto aggiornato senza alcuna periodicità'.
Non può' pertanto essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge numero 62 del 7/03/01.
Le immagini pubblicate sono state trovate su pagine web e giudicate di pubblico dominio.
Se qualcuno, potendo vantare diritti su di esse, volesse chiederne la rimozione, può' scrivere al mio indirizzo di posta elettronica.
Commenti Recenti