Mappe mentali e lingue straniere
Strane coincidenze prendono forma attraverso il web, seguendo percorsi curvilinei.
Ricevo un commento ad un post da parte di Sagitta55 – blog interessante, sul quale di quando in quando faccio volentieri un giretto per trovare qualcosa di diverso.
Nel blogroll di Sagitta trovo un link a mappe_mentali_blog.
Un blog gestito da una persona che si fiscalizza come mind mapper (invidia!) che parla di qualcosa di cui mi interesso, di uno strumento che utilizzo, di un argomento sul quale sto preparando un post.
Questo post.
Inutile dire che mappe_mentali_blog sarà da esplorare a fondo.
Ma intanto, prendendo l’avvio da ciò che avevo detto nel mio ultimo (nel senso di più recente) post sull’argomento, ho cominciato a ripassare lo spagnolo…
Una parte della mia famiglia (la più divertente, senza voler offendere nessuno) vive in Argentina.
Per questo motivo, oltre che per diverse frequentazioni giovanili, capisco e mastico un minimo di spagnolo.
Proprio il minimo, eh, roba da “Me Tarzan tu Jane”, una oscena miscela che deve di più a Carlos Santana e a Giù la Testa che non ad una educazione formale.
Eppure lo spagnolo, come lingua – oltre ad essere relativamente facile per noi italiani – è anche una scelta piuttosto vantaggiosa, se decidiamo di imparare una lingua straniera.
È vero, l’inglese si parla ovunque (sì, ok… parliamone) e il cinese ha un bacino di utenza sterminato, ma lo spagnolo arriva ad un dignitoso secondo posto in entrambi i casi.
E se è vero che ci sono posti (East Los Angeles, ad esempio) dove è più probabile cavarsela parlando spagnolo che inglese, è anche vero che la lingua di Cervantes viene parlata estesamente in Europa, Asia, Sudamerica e Africa.
Bello liscio.
E così, avendo più tempo e danaro che buon senso, mi sono procurato il bel libriccino della Zanichelli Grammatica Spagnola, nella collana Lingua in Pratica, un quaderno e un po’ di matite.
Per buona misura ho anche fatto un account su VoxSwap, il social network per coloro che vogliono imparare una lingua reperendo interlocutori o corrispondenti madrelingua.
Il corso Zanichelli è buono, relativamente a buon mercato (22 euro) e corredato di un CD zeppo di mp3 per fare esercizi di pronuncia. Com prevedibile il volume è molto bello esteticamente, e promette di durare a lungo.
Nonostante il titolo, il Grammatica Spagnola non è una grammatica, ma un corso vero e proprio; articolato in lezioni, segue una formula collaudata da millenni, offrendo una progressiva crescita in complessità delle forme verbali presentate, insieme con semplici dialoghi ed esercizi per inculcare nella mente della vittima quanto più vocabolario possibile.
Perché poi è quella, la vera fonte di ogni problema – la necessità di costruirsi un vocabolario.
È qui che le mappe mentali tornano utili.
In prima battuta, per condensare su un unico foglio, a colpo d’occhio, finita la prima lettura, i contenuti della lezione.
Buonoper chiarirsi dubbi, verificare di non essersi persi nulla.
In seconda battuta, posso fare due altre mappe – una per le forme verbali introdotte nella lezione, una per il vocabolario.
Per le forme verbali, dovrò semplicemente creare un ramo per ogni tempo o modo, dal quale dipenderenno i rami con le persone plurali e singolari, ed il verbo ad esse coniugato.
Per il vocabolario – che viene solitamente presentato in forma tematica (“Saluti”, “Alla stazione”, “A cena a casa di Juan”…) – posso porre il tema a centro mappa, e poi aprire un ramo per ciascun vocabolo. Sui rami di ordine inferiore potrò porre sinonimi e contrari, ad esempio, recuperati con la complicità di un robusto vocabolario Italiano-Spagnolo, o forme idiomatiche connesse a quel vocabolo o a quel tema.
Divertente, e meglio che il solito esercizietto di verifica proposto dal testo – che posso tuttavia sviluppare come mappa mentale, definendo tutte le possibili risposte ad un dato input, o sviluppando catene di dialoghi.
Nel complesso il sistema sembra funzionare.
Vocaboli e verbi si memorizzano abbastanza in fretta – più in fretta che con il semplice combo lettura + esercizio – e l’attenzione rimane desta.
Parlo ancora lo spagnolo come un pessimo cantante di mambo di serie B, e probabilmente non progredirò mai oltre una pallida ombra di Tito Puente, ma l’esperimento per il momento è un successo.

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