L’estinzione delle brutte
Una volta, durante il periodo estivo, quella che i giornalisti americani chiamano la silly season, quando anche politici e malfattori sono in vacanza, i giornali si riempivano di UFO, yeti, avvistamenti del mostro di Loch Ness.
Oggi, complice una sottile ma innegabile campagna contro la scienza, si evoca lo scienziato come giullare.
La Repubblica di ieri decide quindi di buttarsi sull’evoluzione, e pubblica una mezza pagina assolutamente inutile, che Vittorio Catani mi segnala (ben sapendo che io su queste cose divento una bestia).
Scherzi dell’ evoluzione. Che ama le donne, selezionando le più belle mentre tra gli uomini tende a premiare i meno attraenti facendoli riprodurre di più.
Prime due righe, prima grossa sciocchezza.
Si tratta l’evoluzione come un attore, come un qualcosa che compie un’azione.
L’evoluzione è il prodotto di una serie di fattori, non una forza coerente e personificabile.
Il solito misconosciuto ricercatore (in che ramo? Con quali fondi? Finanziato da chi? Non è dato sapere) pare abbia scoperto che le donne brutte sarebbero destinate ad estinguersi.
L’articolo è scientificamente dubbio e impreciso.
Scopriamo che…
Seguendo nel corso di 40 anni la vita riproduttiva di 1.244 donne e 997 uomini statunitensi, Jokela ha osservato che le madri classificate come “attraenti” hanno in media il 16 per cento di figli in più rispetto alle “brutte”. Le “molto attraenti” a loro volta hanno il 6 per cento di figli in più rispetto alle “attraenti”. E la probabilità che queste super-donne diano alla luce bimbe di sesso femminile per qualche arcano motivo che Jokela non chiarisce – è del 36 per cento più alta rispetto alla probabilità di far nascere un bimbo maschio.
Lo stesso ricercatore, citato nell’articolo, sostiene che.
«È noto che la bellezza colpisce più gli uomini che non le donne – spiega Jokela in un’ intervista a Forbes – perché è un indicatore di fecondità e offre informazioni importanti sulla salute della futura madre. Un segnale su cui i maschi fanno molto affidamento quando scelgono una partner».
Ah, beh… se è noto…
Vediamo di mettere un po’ d’ordine.
Ma prima, un momento di nostalgia: quando servivo nell’Aeronatica, alle pareti del centralino erano appesi 5 nudi integrali ricavati da una serie – probabilmente un calendario – pubblicato dalla rivista Max.
Alle nuove reclute veniva chiesto di sceglierne una, come test attitudinale, il primo giorno di servizio come centralinista.
Cinque diverse donne sane e certamente attraenti, completamente nude.
Col tempo si scoprì cheil principale fattore nella decisione di ciascun aviere era… [la risposta in fondo al post]
Ordine, si diceva…
Primo.
L’evoluzione è l’effetto della selezione naturale (il testo di Darwin si intitola infatti The Origin of Species by means of Natural Selection).
La selezione naturale risente di fenomeni contingenti non prevedibili – e in questo senso l’evoluzione è l’effetto non casuale di eventi casuali.
Prevedere in quale direzione evolverà una specie – fatto salvo il caso di sistemi chiusi, sui quali abbiamo il controllo assoluto (o quasi) – è un’illusione.
Non possiamo perciò dire “Scompariranno le racchie” più di quanto non possiamo affermare con sicurezza TUTTI i risultati di 10.000 roulette che girino contemporaneamente.
Qualsiasi affermazione sulla evoluzione futura della nostra specie appartiene perciò all’ambito dellla fantascienza, non della ricerca scientifica.
Secondo.
Sull’effetto della bellezza sulla riproduzione, i testi di riferimento sono Perché lo facciamo di Niles Eldredge (già socio di S.J. Gould) e Survival of the Prettiest, di Nancy Etcoff.
Il Gene Egoista di Richard Dawkins racconta la storia da un diverso punto di vista, ed è anch’esso consigliato per approfondire la discussione.
Il discorso bellezza/riproduzione è un po’ più complicato dell’affermazione che solo gli uomini sono colpiti dalla bellezza.
Più correttamente, uomini e donne hanno parametri differenti nel costruire quel set di funzioni che definiamo bellezza.
L’uomo cerca indici di salute, fertilità ed elevata resistenza fisica.
La donna cerca indici della capacità del maschio di provvedere alla compagna ed alla prole nel lungo periodo della gestazione e dello svezzamento.
È per questo che gli uomini guardano tette & culo, mentre le donne guardano l’automobile.
In altre parole, non è vero che la bellezza colpisce più gli uomini che non le donne, è vero in effetti che fattori diversi costituiscono i componenti sulla base dei quali un uomo o una donna giudicheranno “bello” o “brutto” un membro del sesso opposto.
Il rapporto causa-effetto è esattamente capovolto.
Terzo.
Così come viene descritta, l’analisi statistica ha un po’ poco significato.
La bellezza non è un fattore misurabile – e senza numeri la statistica è dannatamente difficile.
A meno che, naturalmente non definiamo
molto attraente = gradito a più dell’90% degli osservatori
Ma anche così…
Quarto.
È sbagliato pensare che evoluzione significhi miglioramento.
Significa solo cambiamento.
Così come la selezione naturale non ha finora eliminato dal pool genetico malattie e afflizioni diverse, così come l’evoluzione della specie non ci ha ancora liberati dagli sciocchi, difficilmente ci libererà dalle donne brutte.
E poi, quali sono i parametri stabili, definiti dall’hardwiring neurologico, di ciò che definiamo bellezza, e quali quelli culturali?
Questo è di solito il punto in cui le donne di Rubens vengono tirate in ballo, come esempio di ciò che era bello e non lo è più, eterne perdenti in un confronto con la bella di turno – Marylin, Angelina, Megan…
Ma le dinamiche riproduttive si reggono su meccanismi labili.
Ah, già… il test del Centralino.
Cinque diverse donne sane e certamente attraenti, completamente nude.
Scoprimmo infine che nella maggior parte dei casi, il giudizio veniva espresso sulla base delle scarpe – unico capo d’abbigliamento presente nelle fotografie.
Mai dare nulla per scontato.

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Si discuteva con il mio amico Fulvio, alcuni giorni or sono, sulle gioie della vita in campagna.






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