strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Topo su Anfetamine

31 commenti


Questa è decisamente spettacolare.
Ora, è ben nota la mia antipatia per il topo più famoso del mondo – personaggio che mi infastidisce, ed al quale attribuisco una lunga lista di peccati.

Ma l’essere anfetaminomane?
E spacciatore di sostanze dopanti alle popolazioni del terzo mondo?

Chi l’avrebbe mai pensato!
Questa, ne sono quasi certo, non la conosceva neanche Grace Slick…

Eppure è innegabile.
La storia si intitola Mickey Mouse and the Medicine Man, e venne pubblicata nel 1951 come parte di una campagna pubblicitaria per i Wheaties – cereali per la colazione di grandi e piccini.
Ma non si trattava dell’unica pubblicità connessa al fumetto, nel quale Topolino e Pippo scoprono il Peppo – una specie di acqua bromata con addizionata benzedrina, che era perfettamente legale nell’America degli anni ’50- grazie (qualcuno aveva qualche dubbio?) ad un campione gratuito.

Gli effetti non tardano a farsi sentire…

Strafatti di anfetamine, i nostri eroi hanno un’idea geniale – si fanno assumere come rappresentanti del prodotto miracoloso…

… ed immediatamente si mettono al lavoro per distribuire in Africa – un territorio vergine – il bibitone delle meraviglie.
E quale metodo migliore, per spacciare un carico di anfetamine ai selvaggi, se non imbottirne il leader a sua stessa insaputa?

Insomma, un piccolo fumetto razzista su come arricchirsi grazie al meraviglioso potere degli stimolanti chimici.

Orribile, vero?

Il fumetto completo si trova, per i più curiosi, qui.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, freelance researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous.

31 thoughts on “Il Topo su Anfetamine

  1. :)
    Bello davvero.
    Da noi qualcuno agiva in modo più diretto, tempo fa…

    http://copiaeincolla.files.wordpress.com/2008/06/3-pippo-pazienza.jpg

  2. Ah… ma quella non era una cosa ufficiale – un po’ come Air Pirates.
    Questo invece era approvato e benedetto da Walt in persona.
    È quello il bello.

  3. Non mi stupisce.Del resto il buon zio Walt arrivò al punto di fare dichiarazioni false alla commissione McCarthy per screditare alcuni colleghi.
    Non conoscevo QUESTA storia in particolare e mi sa che non la conoscono neanche molti tra i biografi ufficiali del Topo,lo stile di disegno mi sembra diverso da quello di Floyd Gottfredson,all’epoca il disegnatore principale delle strisce di Mickey Mouse ma potrei sbagliare visto che già nel 1951 la Disney stava trascurando il settore strisce disegnate.

  4. È quasi certamente una cosa prodotta su licenza dallo staff del marketing dei Wheaties… non che questo costituisca un’attenuante, naturalmente.

    Altrettanto misterioso è il Peppo – bevanda prodotta dalla Coca-Cola company ma poi ritirata per conflitto di marchio col Dr Pepper…

  5. eppure Pippo mi sembrava più un tipo da canne :-)

  6. E che quelli della mia generazione erano inquietati da Pollon che cantava “sembra talco ma non è, serve a dare l’allegria!”

    In difesa del topo si potrebbe far notare che si tratta degli anni’50, ruggente dopoguerra e periodo in cui “politically correct” non era una parola sensata.
    Non che lo sia ora, sensata, perlomeno nella maniera con cui lo brandiscono certi liberal americani e non, ma allora proprio non aveva un significato.

    la IMDB è piena di pisquani che danno del “razzista” a qualunque film con più di vent’anni – caso più alto, Colazione da Tiffany che alcuni talebani della Politically Correctness vorrebbero bandire a causa di Mickey Rooney che interpretava uno stereotipato giapponese con denti sporgenti ed occhialoni spessi, lo stesso “jap” che appariva normalmente nei cartoon di guerra del caro Walt.
    Ma si possono aggiungere le proteste per la mancanza di neri nell’assalto ad Omaha beach in Salvate il Soldato Ryan (che non c’erano, i primi neri di una unità palloni frenati su Omaha sbarcarono la sera), e il fatto che Frankenstein Junior si prende gioco del povero Marty Feldman e dei suoi problemi agli occhi.

    Quindi, rivisto con la dovuta distanza, l’allegro Topo spacciatore non è propriamente una storia educativa ma non era dirompente quanto può sembrarlo oggi.
    Peccato per il Peppo, però. Sarebbe stato interessante da assaggiare.

  7. Divertentissimo post, la prospettiva storica su queste faccende crea spesso effetti spassosi.

    Che dire? L’energy drink di una generazione è la droga di quella successiva.
    C’e’ da dire a onor del vero che la benzedrina nel Peppo la attribuiamo noi a posteriori, in realtà gli effetti sono quellli che gli spot odierni attribuiscono alle bevande a base di taurina.
    Leggendo il fumetto poi si capisce che Mickey agisce a fin di bene: lo stregone della tribù tiene i suoi “pazienti” in uno stato di stupore catatonico, e la BovinoCremisi di turno (il Peppo) li riporta alla normalità.
    Insomma, fa effetto ma come attacco a quel fetentone di Walt appare un pò pretestuoso.

  8. No, ok, nessuno vuole usare questo fumetto per attaccare Walt.
    Diciamo però che l’idea di un Topolino anfetaminomane – a parte quadrare perfettamente col personaggio – rimane piuttosto sovversiva.
    Se io proponessi oggi una storia del genere alla Disney, farei la fine di Harlan Ellison quando lavorò mezza giornata alla House of Mouse.

    E poi era l’epoca.
    Topolino si impasticca in fondo molto meno di James Bond…

  9. :-)

    A questo punto, miscelando le nuove rivelazioni sulle amfe del Topo con la svolta noir sviluppata qualche anno fa da Tito Faraci, direi che il momento è maturo per un Mickey in puro stile Ellroy e per un Topolinia Confidential…

  10. e pensare che per anni sono stati i selvaggi a vendere stimolanti a me…

  11. OK, confessioni di uno scrittore fallito – io ho qui in macchina un racconto, intitolato Il migliore amico del topo (ma anche noto come La Ballata di Mickey Quattro Dita), scritto nello stile dei vecchi,classici Rockford Files.
    La trama: dopo la morte di Rocky, Bullwinkle vive in una roulotte a Venice Beach. Un giorno viene ingaggiato dal sordido Mickey Quattro Dita per scoprire chi gli abbia travolto con l’auto, ripetutamente, il cane Pluto.
    Da qui comincia una discesa negli abissi più oscuri di LA, fra tope che si credono Liza Minnelly, i due inquietanti gemelli adottati da Mickey anni addietro, un papero anfetaminomane e razzista, Pippo in versione guru new age con la casa a Big Sur, in un intrigo di corruzione, abusi edilizi e sesso contronatura…
    Fanno la loro comparsa anche Orson Welles, Alejandro Jodorowski, Ronald Reagan, William Randolph Hearst, Howard Hughes e J. Edgar Hoover.
    E naturalmente lo Zio Walt.

    Non so se arriverò mai a pubblicarlo…

  12. Minnelly è un acuto giochino di parole con Minny, come da grafia italiana di Minnie, pupa del topastro, giusto?

    Non so se interessa, ma, raccontino del tardo Guareschi, alle prese con un nipote che vuole un cavallo giocattolo (‘Io ho, in casa, due cavalli, ma sono di terracotta e… portano in sella Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Mica posso darli da frantumare a Michelone. Non intendo impegnarlo politicamente…, Alla ricerca del cavallo perduto, Oggi n.22, 1967 o Vita Con Giò, Rizzoli))
    Dice, a tema, Il cavallo è un animale perfetto, tanto perfetto da non poter essere messo in caricatura. Walt Disney, il quale riuscì a creare un orribile mondo di mostri dando alle bestie fattezze, voce e mentalità da uomini, mai riusci a diffamare il cavallo nonostante i suoi ripetuti delittuosi tentativi

    E, meno drammatico, anche Claudio Bisio disquisendo sul mondo di Walt mette in dubbio la salubrità del topastro. Il cane di Topolino… Topolino! Mi fa impazzire il diminutivo. Perche’ se lui e’ un topo, ma Pippo un cane… come minimo e’ una pantegana! Avra’ i suoi bei problemi ormonali, sara’ pure infettivo. Va abbattuto, Topolino. Quei guanti gialli che cosa nascondono: ustioni, psoriasi? Che schifo! – Qui in scena, quando Bisio aveva ancora un po’ di capelli…

  13. Conoscevo il monologo di Bisio, che è poi una delle molte varianti sul tema.
    Anche se l’idea di partenza della mia storia, se ben ricordo, mi venne da un articolo di Kim Newman su Empire…

    Sulla faccenda del cavallo, mah… Orazio è abbastanza orribile, però non è (più) così popolare.

  14. “La ballata di Mickey Quattrodita” lo vedo bene in formato fumetto,peccato che sia Crumb che Pazienza sono morti,l’avrebbero potuto disegnare loro.
    Ma di cosa parlava l’articolo di Newman? Era una specie di articolo revisionista su Walt Disney?

  15. Comunque un Donald Duck stronzo e razzista ed un Pippo gurù new age pagherei per vederli.

  16. Dovrò fare un po’ di editing e vedere se qualcuno ha voglia di stamparlo.
    E concordo sul fatto che ne verrebbe bene un fumetto – ma io sono inabile alla grafica.

    No, il pezzo di Newman (ma era davvero Newman? o era DiFilippo? Mah… sto invecchiando) riguardava le questioni familiari…
    Come reagirebbe Pippo il giorno che sua figlia gli dovesse rivelare che vuole andare a vivere con Pluto?

  17. Davvero incredibile, visto con gli occhi di oggi, che la Disney pubblicasse una cosa simile. E’ una vicenda assimilabile alle recenti polemiche su “Tin Tin in Congo” (che però è di vent’anni prima). E, aggiungerei, anche ad alcune descrizioni tutt’altro che lusinghiere di afroamericani e arabi nelle pagine di Lovecraft, roba che adesso ci si aspetterebbe dal più becero dei leghisti.
    E’ per certi versi affascinante quanto il politically correct sia soggetto ad aggiustamenti e spostamenti nella varie epoche.
    Bel post.

  18. Beh, Tin Tin ha un sacco di scheletri nel proprio armadio.
    Ed il razzismo di Lovecraft, ahimé, è la dimostrazione che anche un pensatore acuto può avere i suoi alti e bassi.
    Ma ciò che è interessante, nella faccenda del sorcio, è che questa entusiastica propaganda per gli stimolanti non venga da un giornaletto qualsiasi, ma da una “edizione speciale” prodotta a fini pubblicitari…
    È semplicemente troppo malata, come cosa.

  19. Misurare il passato col propio metro morale credo che sia sempre un grave errore.
    Anche se non apprezzo il sorcio bisogna pur dire che quelli erano altri tempi, con altre idee e orizzonti sul futuro. Domani chissa, magari verremo giudicati noi e i nostri miti, forse c’è una condanna futura che aspetta i nostri eroi di oggi, forse siamo nel torto ma rispetto a cosa?
    Ma poi Lovecraft… il Lovecraft razzista che tra l’altro non sopportava i mangiaspaghetti, l’antisemita Lovecraft che pure aveva un amico come Loveman [e non era il solo] e sposò Sonia Greene, lo stesso Lovecraft che negli ultimi anni rinnegò molte delle su passate idee, che ammoniva un suo conoscente a non cadere nelle stesse idee razziste, il vecchio Lovecrat che vedeva il male nel nazismo molto prima di tanti politici di allora, e che sarebbe morto nel 1937 senza sapere a quale abisso potessero arrivare.
    Quale Lovecraft giudicare? Quello di Michel Houellebecq così simile a una maschera e riflesso deformato dello stesso Houellebecq, oppure il Lovecraft uomo vivo, con le sue fobie i suoi errori la sua abilità di creare mondi alieni e, la sua capacità di ammettere di essersi sbagliato sul razzismo e su tante altre cose?

  20. @Coriolano: hai perfettamente ragione sul rischio di cadere nell’errore giudicando il passato secondo il metro di giudizio presente, è proprio quello che intendevo nel notare quanto sia mobile il concetto del “politically correct”.
    Su Lovecraft: ho letto la sua opera per intero (e la adoro), ma non sono molto ferrato sulla sua biografia. L’ho tirato in ballo solo come esempio, esplicativo del fatto che oggi nessuno potrebbe scrivere frasi come quelle che appaiono in alcuni suoi racconti senza essere bollato come odioso xenofobo. Che poi Lovecraft abbia ritrattato alcune sue posizioni estremistiche riabilita lui, ma non cambia il fatto che queste ai tempi fossero accettate come normali.

  21. Concordo in generale con Coriolano.
    Risulta spesso difficile separare il Lovecraft reale dal Lovecraft che Lovecraft stesso interpretava per i propri corrispondenti – il vecchio bisbetico, misogino e razzista, che derideva il povero Bellknap Long perché si struggeva per amore…
    Credo – ma questa è una mia opinione – che verso la fine, molto del ciarpame che lo aveva zavorrato Lovecraft se lo fosse lasciato alle spalle.
    Poi, anche lui come tutti i suoi contemporanei, era un’espressione del tempo in cui viveva.

    Ma il topo e il suo amico bracco che spacciano anfetamine… eh, questa rimarrà a lungo nei miei pensieri :-P

  22. @Davide Mana .D’accordo con te al cento per cento sul tuo ultimo pensiero su Lovecraft.

  23. Però non bisogna neanche fare l’errore di semplificare troppo in fretta il passato.
    Sarebbe come se nel futuro giudicassero posizioni come quelle della Lega (che è al governo) normali e condivise da tutti, o leggessero il ruolo della donna alla luce di pubblicità sessiste.

    Nello specifico:
    In difesa del topo si potrebbe far notare che si tratta degli anni’50, ruggente dopoguerra e periodo in cui “politically correct” non era una parola sensata.
    Non che lo sia ora, sensata, perlomeno nella maniera con cui lo brandiscono certi liberal americani e non, ma allora proprio non aveva un significato.

    Questo non è affatto vero. Come si vede qui
    http://www.pseudopodium.org/repress/chandler-davis/critique-1949.html
    persone cui questi stereotipi non piacevano c’erano anche allora, ed arrivavano a riflessioni del tutto simili a quelle che oggi chiamiamo politically correct. In genere di queste persone s’è occupato McCarthy.

  24. >marco

    L’errore di fondo è il voler sempre dare a tutti i costi un giudizio morale, quando tutto è molto relativo, quando la stessa morale di oggi non è e non sarà quella di domani, come non era quella di ieri, non solo ma quando ogni popolo ha sua personale morale, i propi miti credi sogni incubi e la sua storia…
    Così la semplificazione la si ha quando si vuol mettere a tutti i costi i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, sì perchè a parte i nazi non sempre è facile trovare qualche ovvio cattivo, e altrettanto non tutti i buoni lo sono fino in fondo.
    Così quando si dice che -allora erano altri tempi- non si dà un giudizio ma lo si sospende. Nel caso del sorcio è verissimo che ci fosse chi la pensava diversamente già allora, del resto il politically correct non è un’istantaneo credo dell’oggi, però non era il pensiero dominante di allora.
    Non lo era, anzi era minoritario tra tanti, non basta per un’accusa.
    In ogni caso il sorcio non è giudicabile, non col nostro metro, farlo sarebbe semplificare, però possiamo sghignazzare sul suo torbido passato di pusher… anzi certo che lo faremo.
    McCarthy… lui non si occupo di cultori del politically correct, ma fù la concreta risposta ad un desiderio collettivo di protezione dal comunismo, che allora [e adesso] l’America vedeva come un nemico mortale. Ci è incomprensibile ora quanto accadde, incomprensibile se non ci ricordiamo il contesto storico, anzi potremmo chiederci come sia stato possibile che uscisse fuori un McCarthy, potremmo bollare il tutto definendolo solo come un esagitato pazzoide che ha fatto una caccia alle streghe rovinando la vita di molte persone.
    E semplificheremmo, e sbaglieremmo.
    Quel pazzoide non era solo ma aveva un largo seguito, quello in cui credeva era plausibile allora, il timore di infiltrazioni comuniste c’era, la guerra fredda c’era, il confronto c’era ed era molto sentito, l’isteria era forte e la guerra atomica sembrava dietro l’angolo. E c’è dell’altro: quel periodo viene definito come quello della caccia alle streghe, e questa definizione è più vera di quello che sembra. Quella fù la riedizione delle antiche caccie alle streghe, una Salem moderna, dove al posto del maligno c’era un’ideologia considerata malvagia, quello che accadde fù la sublimazione di un timore presente con uno passato, la riedizione di vecchi esorcismi [roghi] sotto forma di moderni pubblici processi.
    La vera semplificazione allora è dire che McCarthy fosse un pazzo esaltato, la vera semplificazione è un nome nella lista dei buoni o dei cattivi.
    Invece dire -altri tempi- non è semplificare, ma accettare la complessita del passato, passato che sembra così ovvio e che invece è ambiguo e bugiardo visto col nostro metro.
    Così come non si potrà giudicare questo presente limitandosi ai discorsi dei leghisti o alla pubblicità senza semplificare, senza creare false verità…

  25. @Marco, credo che Coriolano abbia toccato il punto dolente del Politically Correctness arrembante.
    Dire -altri tempi- non è semplificare, ma accettare la complessita del passato, passato che sembra così ovvio e che invece è ambiguo e bugiardo visto col nostro metro.

    Vero che nel 1949 già si muoveva la parte sana ed il principio giusto di dare un peso alle parole.
    Ma il pensiero si è snaturato al punto di avere una vociante minoranza ottusa che non permette di distinguere: il talebani del non poter più dire niente, non capire niente, non vedere niente.
    I forum tagliano a priori certe parole, e quindi non puoi più chiamare col suo nome l’ex Vicepresidente Cheney (Dick) o parlare dell’ultimo film su *** And The City.

    la Apple ha già bloccato il nudo nei fumetti venduti dalla casa -in nome del principio ‘mai pornografia sull’ I-PAD’- tagliando fuori un trenta percento dei Manga, parecchio Dylan Dog, quasi tutto Alan Moore, e una fascia enorme di fumetto ‘alto’ ed adulto in cui il nudo avrebbe senso, nel contesto.
    Solo topastri che magari spacciano anfetamine, o budelle al vento: quello va bene. (Scoperto via Roberto Recchioni)

    Il telefilm americano ha una base standard in cui c’è il Manuale Cencelli razziale.
    E appunto, Salvate il Soldato TRyan, Band of Brothers o The Pacific sono maltrattati perchè non hanno il nero buono ed intelligente come da regola. Cambiate la Storia della seconda Guerra Mondiale e metteteci un nero.
    Hanno censurato Blazing Saddles/Mezzogiorno E Mezzo Di Fuoco perchè è razzista visto che sua la parola “Nigger” (non so se ridere o piangere), e si vorrebbe ritirare dalle biblioteche il caposaldo della cinematografia The Birth Of A Nation, mica mai che gli studenti di Cinema (non gli MTVboyz) lo vedano e ne restino offesi: spiegargli come era il mondo nel 1915, escluso.

    Le iniziative in cui qualcuno si autocensura perchè altri” potrebbero offendersi” non si contano: senza minimamente preoccuparsi di capire se, effettivamente, la cosa può essere offensiva. Abolire in Natale, per esempio.

    Per questo, il topo spacciatore sarebbe una interessante diapositiva di un periodo che si dovrebbe capire. Per vedere l’evoluzione. Fra cinquant’anni, i discorsi di Bossi saranno un’altra diapositiva, da leggere e capire.
    Lovencraft, il povero Wagner su cui ne han dette di ogni, e quanta gente letta col senno di poi meriterebbe di avere un contesto.

    Si era già fatto ‘sto discorso per i 150 dell’unità d’Italia che galleggia in un nulla cosmico (qui, non è solo politically correctness, ma politica dura e pura, ma tant’è).

  26. L’importante, io credo, è riconoscere le espressioni dello spirito dei tempi e sapersi orientare fra esse.
    L’esempio della pubblicità o dei discorsi dei legaioli è calzante – fra cento anni qualcuno potrebbe prendere la pubblicità dell’Oreal o i discorsi di Bossi Jr. e concludere che eravamo tutti pazzi, o drogati.
    Si tratterebbe di un errore.
    Ma ciò non toglie che quella pubblicità e quei discorsi siano una espressione di questo tempo, e alcuni (molti, sarei tentato di dire) vi si riconoscono almeno in parte.

    All’epoca del topo strafatto, l’uso di stimolanti era accettabile in america come oggi è accettabile l’uso di tranquillanti nelle scuole per ammansire i bambini “troppo vivaci”.
    Sulle scelte degli americani negli anni ’50 non posso farci nulla – sulle scelte dei miei contempporanei posso cercare di intervenire.
    E conoscere come scelte altrettanto barbine siano già state fatte in passato mi aiuta a inquadrare il problema attuale, a proporre delle soluzioni.

    Non esprimo giudizi sulla moralità di certe scelte ormai sepolte da lustri, se non per amore della discussione.
    Cosa sarebbe successo se…/Sarebbe stato bello se…
    Ma non pretendo che gli antichi romani, gli elisabettiani o i vittoriani sottoscrivano gli stessi parametri che io sottoscrivo ora, secoli dopo di loro.

    Anche se Topolino entusiasta per il bibitone chimico continua a farmi ridere come un deficiente.

  27. @Locomotiva
    Ho postato il commento precedente prima che il tuo passasse l’approvazione.
    Sono perfettamente daccordo sulla censura aposteriori – c’è qui su questo blog da qualche parte un post sulla proposta di un congressman americano, di eliminare dal programma scolastico e dalle biblioteche tutti i testi “classici” in cui comparisse “la parola con la n-” per non causare imbarazzi alla presidenza Obama.

    E c’è poi la solita storia della censura bacchettona dei romanzi di Tarzan.
    E via così.

    Un dettaglio che sottolinei e che io sottoscrivo, e che molti sembrano dimenticare, è che il politically correct si presta alla decontestualizzazione e quindi alla manipolazione ideologica.
    Noi pensiamo come parliamo.

  28. In effetti, la bizzarria del topastro spacciatore può essere un trampolino per riflettere su cosa si può e cosa non si può dire oggi.

    O la scusa per tirare su un altro muro e dividerci da “quelli là”.

    En passant, ho qualche dubbio sulla manipolazione ideologica: nel senso che la manipolazione pretende un manipolatore, quindi una intelligenza al lavoro, una cognizione di cosa c’è al di là del muro che si vuole erigere e una decisione a costruirlo basata su vantaggi e svantaggi.
    Il che non è magari una bella cosa, ma è comunque una scelta attiva.

    Io sono preoccupato di una ottusità a prescindere che mi pare dilagante.

  29. Io credo – forse l’ho già detto, ora controllo e poi se no ci faccio un post – che esista una specie di “qualità emergente” che sta dietro a certe cose.
    Nel senso che, quando la densità di popolazione (o il livello di comunicazione, non so) arriva ad un certo livello, si innesca in automatico un meccanismo autolesionistico che si maschera da meccanismo protettivo… e forse è un meccanismo protettivo degenere, o che è sopravvissuto alla sua utilità evolutiva.
    Sia come sia, quando si arriva al limite, scatta l’autocensura, che innesca infiniti altri problemi.
    E qualcuno che prova a cavalcarne l’ondac’è sempre – ed è sempre un personaggio negativo…

  30. Però, qui gatta ci cova…

    Movie myths: true or false?

    The myth: The names of Snow White’s seven dwarves symbolise the seven stages of cocaine addiction.

    True or false? Grumpy, Sleepy, Grouchy, Dopey, Sneezy, Happy etc… It’s a gift, right? Bunk. Conspiracy theorists are ever eager to find drug references

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