… tu ci vuoi guadagnare!
È una specie di mantra che un sacco di persone, in un sacco di posti diversi, sembrano aver fatto proprio.
Si pronuncia con un tono fra l’infastidito, il deluso e l’ironicamente superiore, come se avessimo al contempo deluso e confermato le aspettative dell’interlocutore.
Che bastardi che siamo, eh?
Ricordo un caso eclatante.
Un collega che mi stava scroccando un passaggio da Bolzano a Torino, mi chiese anni addietro se la mia attività di analista di dati ambientali (Laurea in Geologia e Diploma di Tecnico Ambientale, Master in Micropaleontologia Applicata) lo svolgessi per passione o per danaro.
Gli spiegai che la passione non paga gli alimenti alla mia ex moglie (battuta da Agenzia Rockford), ma mi dissi disponibile, se il lavoro di analisi fosse stato modesto, a svolgerlo ben volentieri gratis nei finesettimana – quando io per principio non lavoro – in cambio di una più che gradita pubblicazione a firme congiunte.
Ma anche quella, non gli andava bene.
L’idea era che io analizzassi i dati gratis, e poi gli regalassi i risultati (interpretati) affinché lui potesse pubblicare il tutto a proprio nome.
Con buonapace dei miei weekend.
Dopotutto, quando c’è la passione…
Mi dicono ora – ma sono voci di corridoio, naturalmente – che il collega in questione è stato malamente segato all’ultimo concorso per una cattedra qui a Torino, e qualcun’altro ha ottenuto il posto.
In questi concorsi le pubblicazioni contano, fanno punti.
E io non sono così terminalmente presuntuoso da poter presumere che quella irrealizzata pubblicazione a firme congiunte avrebbe fatto la differenza.
Però chissà.
Una pubblicazione a firme congiunte è sempre meglio che nessuna pubblicazione.
Ma godere di queste cose, mi dicono, è karma negativo.
Certo è incredibile la quantità di persone, là fuori, che sono fermamente e incrollabilmenet convinte che noi, poiché abbiamo non solo le capacità, l’intelligenza, il fascino e l’anima, i contatti, il background, i cojones, il software e la bibliografia ma anche la passione, dovremmo lavorare gratis per loro.
Alle loro condizioni.
Coi loro tempi.
Sui loro progetti.
E ringraziare, prima di levarci dai piedi.
In fondo si tratta di una occasione che ho deciso di darti…
Sono una marea sterminata.
Sono ovunque.
E per rendere le cose un po’ più interessanti, di solito non ci forniscono le informazioni complete, pretendono l’assoluta discrezione ma non la mantengono, considerano la proposta di un contratto, anche in assenza di quattrini, come un’offesa alla loro integrità professionale.
E poi quando gira il vento…
Senza contare quelli che, patuito un compenso, cascano dalle nuvole a lavoro ultimato, quando tale compenso viene preteso.
Conosco un artista che per ottenere quanto patuito per contratto ha dovuto aspettare sei mesi, rivolgersi ad un legale e, una volta ottenuti i quattrini, è stato messo sul libro nero dall’ahgenzia con cui lavorava.
Perché è uno che ha delle strane idee, capite…
Non sto scherzando!
Ma come?
Vuoi essere pagato?!
Dopo l’opportunità che ti ho dato?!
Già, l’occasione!
Cosa non si farebbe, in questo paese, senza l’occasione giusta.
Perché tutto sta nell’occasione – le capacità personali, inclusa la passione, non contano nulla.
È tutta questione di avere l’occasione giusta.
E ringraziare chi ce la offre – a fronte del nostro non retribuito lavoro.
Ora la situazione è tale – a livello globale, per non dire interplanetario – che a volte si lavora per il karma, per una pizza e una coca, per la soddisfazione di poter collaborare con persone che si stimano.
Al limite, quindi, lavorare gratis.
Però…
PS: Il collega di cui sopra mi informò anche che, qualora avessi deciso di portare avanti la mia intenzione di conseguire una seconda laurea in Scienze Naturali, si sarebbe impegnato personalmente per evitare che io ci riuscissi.
Poi scese dalla mia macchina lamentandosi del fatto che ci avevamo messo troppo a rientrare a Torino.
Ma godere di quel che pare sia capitato, lo ripeto, è karma negativo.
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Sarebbe Karma negativo ma io invece ci godrei come un riccio per quello che è successo al tuo collega.
Persone così a Napoli vengono chiamati i “donatori di lavoro”,nel senso che ti danno sì da lavorare,spesso con promesse verbali e senza metterti in regola-”Poi faremo,in fondo siamo amici”-SEEEE, COME NO?- ma poi quando si tratta di sborsare soldi la scena è più o meno questa:
“Eeeeehhh e che sarà mai per un lavoretto fetente vorresti pure essere pagato?”-QUESTA PARTE TRA IL SORPRESO E LO SCANDALIZZATO-”Pensavo fossimo amiiiiciii”-QUI CON L’ESPRESSIONE TRISTE COME SE LO AVESSI ACCOLTELLATO ALLE SPALLE O GLI AVESSI CHIESTO DI FARTI USCIRE CON SUA MOGLIE-”Ma pensa alla salute”-E CI PENSO INVECE;CON TUTTO IL TEMPO CHE HO PERSO APPRESSO A TE-”Ma che tu li possa usare per comprare latte e medicine”.-PERO’ NON PAGANO LO STESSO,SE NON DOPO VISITA DELL?AVVOCATO.
A me capitò con un editore,un tizio inventatosi da un giorno all’altro,avevo vent’anni,lo mandai subito al diavolo.Dopo qualche mese dovette cambiare città.
Perchè?
Non pagava nessuno,ovvio,nò?
Fine delle trasmissioni.
Godere no, ma gongolare un po’ per l’esistenza nell’Universo della giustizia poetica è concesso.
Il guaio è che poi quando si passa dall’altra parte si continua a perpetrare il danno. “In fondo a me non hanno pagato, perché adesso dovrei pagare lui?”
Comunque basta dire tutto prima, fare i conti insieme. Se i soldi non ci stanno, si può per esempio accordarsi sulla spartizione di eventuali profitti… Se va bene a ma, va bene anche a te, e roba del genere. Chi non è disposto a fare neanche questo va evitato… Perché ha già in testa l’idea di sfruttarti.
Lavorare per passione qui in Italia è come mettere un pigiamino da quaglia nella stagione della caccia.
Non c’è una maturità intellettuale tale (dei datori di lavoro o di ricerca) per accettare questo modo di lavorare in modo onesto. Qui è solo sfruttare.
La parola RICERCATORE è infatti sinonimo di NON STIPENDIATO/PAGATO DA FAME, non sinonimo di PERSONA-CHE-SI-FA-UN-C°°°-COSI’ per trovare soluzioni nuove a problemi noti.
Non è cosa da poco scervellarsi, interpretare, riesaminare, riprovare.
Ma qui da noi cosa conta? Se mostri le tette all’esaminatore per prendere un voto alto.
Se sei figlio di taldeitali coi soldi.
Se sei disposto a fare il favorino.
L’eccellenza è quasi roba da vergognarsi.
Per la miseria! Gente sfruttatrice ne ho conosciuto un mare, ma per lo meno erano ben consapevoli di esserlo e tentavano la via del raggiro… ma questo tuo (ex-?)collega è veramente fuori di testa O_o
Leggendo questo tuo post mi sono quasi definitivamente convinto che le mie idee sul “non alzare mai le mani su nessuno, che menando non si ottiene niente” sono stronzate. A uno così spaccargli la faccia è ancora poco. Siccome il karma è mio e lo gestisco io, GODO all’idea che quella testa di minchia sia stato segato al concorso
Orlando cattivo
Posso aggiungere che da Bozen a Torino parlò solo ed esclusivamente di lavoro.
No ti preoccupare del tuo karma, la negatività ce la spartiremo noialtri che godiamo immensamente in tua vece.
E sì, ma ti rendi conto che manigoldi che siamo? Facciamo tutto questo e vorremmo – magari, incidentalmente – guadagnarci qualcosa… fai un po’ te!
Pensa che invece i calciatori, i motociclisti sportivi etc etc si dedicano alle loro attività solo per sentirsi moralmente appagati
PS: Senza contare quelli che sul lavoro pretendono ore e ore di straordinari “per la gloria”, oppure per un non meglio precisato “rispetto per chi ti paga gli stipendi”… e il rispetto per chi fa il lavoro dove lo mettiamo?
A parte tutto, a me rimane una curiosità.
Ma che diavolo ci facevi a Bozen???
….che, incidentalmente, è la città di nascita dell’Iguana e del Criceto?…
Congresso di Paleontologia.
Ovviamente in concomitanza con la Fiera dello Speck.
Ci ho presentato una mia ricerca.
Al Congresso, non alla Fiera.
… allora ditelo che vi conoscevate già….