C’è qualcosa nell’aria.
Se ne è parlato sul blog di Elvezio Sciallis e su quello di Alex Mcnab.
Se ne è parlato stamani in macchina, mentre accompagnavo un amico all’aeroporto.
Se ne è parlato lo scorso fine settimana con mio fratello.
È ora che il pork chop express torni a correre…
Dice Elvezio…
Frequento la Rete da un po’ e ho il blog (contando la precedente edizione) da parecchio tempo. Ecco, vedo nelle risposte, nel corso degli anni e su varie tematiche, un progressivo aumentare del pessimismo in ogni campo.
… o, se preferite la versione di Alex
Ci sono stati un paio di articoli su altrettanti blog, con relativi commenti, che mi hanno spinto a mettere nero su bianco questa semplice riflessione. In breve: noi italiani ci siamo oramai rassegnati al pessimismo?
Con mio fratello, invece, abbiamo parlato di Alec Guinness, e de Il Ponte sul Fiume Kwai.
Ve lo ricordate?
Faceva più o meno così…
Il Ponte sul Fiume Kwai è la storia di uno che si spacca la schiena per costruire un ponte, e poi i suoi nemici ci passano sopra.
Ed i suoi amici lo uccidono.
Ero appena laureato quando, alla ricerca di un modo per sbarcare il lunario, proposi ad una istituzione torinese molto aperta alle proposte “dal basso”, un’idea per un corso aperto al pubblico.
Un bel ciclo di lezioni sui dinosauri.
Si dissero molto interessati.
Si fecero lasciare i dettagli.
Mi dissero che mi avrebbero contattato.
Ed infatti lo fecero – per propormi l’iscrizione al ciclo di lezioni che io avevo delineato, che da quell’anno, e per alcuni cicli, vennero tenute da un mio ex docente dell’Università.
Inutile dire che il lunario lo sbarcai diversamente.
Nel maggio scorso, in occasione del Salone del Libro di Torino, presi contatto con un’altra nota istituzione torinese, proponendo anche questa volta un’iniziativa che avrebbe portato un paio di euro nelle mie tasche e che si inseriva perfettamente nella loro offerta al pubblico.
Avendo capito l’antifona, invece di proporre un tema accademico – dove un ex docente o un ex compagno di corso avrebbero potuto farmi concorrenza – proposi un tema legato alle mie (troppe) attività extracurricolari, e che brilla tutt’ora per la sua assenza nel panorama didattico/divulgativo nazionale.
Si dissero molto interessati.
Si fecero lasciare i dettagli.
Mi dissero che mi avrebbero contattato.
Non l’hanno fatto – ma oggi sfogliando La Repubblica scopro che la mia idea è stata messa in pratica, ed il ciclo di incontri che avevo proposto si terrà a partire da questo mese.
Con la partecipazione di un mio buon amico, scrittore di eccellente livello, nel ruolo che avevo immaginato per me stesso.
Ora, non ho una particolare animosità, ovviamente, né nei confronti del mio ex docente (che oltretutto fu sempre molto corretto con me prima e dopo la laurea) né tantomeno nei confronti del mio amico scrittore (che certamente non sa nulla di tutta questa incresciosa faccenda, e se lo sapesse ci resterebbe male).
No, è il Sistema, se mi si passa la definizione un po’ anni ’70, che mi avvilisce profondamente.
Anche perché non mi bastano le dita per contare tutte le occasioni in cui il succo di questi due episodi si è ripetuto negli ultimi dieci anni.
Ed ovviamente non sono l’unico, non sono il solo, e se di sicuro non sono il primo certamente non sarò l’ultimo ad avere simili esperienze.
Quanti progetti ho visto fallire per l’inerzia del sistema?
Quanti ne ho visti bocciare salvo poi riemergere sei mesi dopo, nelle mani di qualcun’altro?
Quanti amici ci hanno sbattuto il naso?
E quanti amici si sono adattati al sistema, accettando la regoila implicita – devi lasciarti buggerare un paio di volte per acquisire il diritto di buggerare gli altri….
Perciò, per ricollegarmi a ciò che dicevano Elvezio ed Alex, sì, c’è molto pessimismo.
E c’è la sostanziale consapevolezza del fatto che siamo un popolo di cinici figli di puttana.
Non è il caso di usare eufemismi o giri di parole.
L’idea di una collaborazione alla pari è ormai velata di ridicolo.
Se davvero le buone idee non crescono sugli alberi, di sicuro si possono soffiare al prossimo senza neppure un ringraziamento.
Il vecchio, classico e un po’ squallido “Una mano lava l’altra…” è stato sostituito dal lavaggio a secco di una sola mano, la mia.
Che è molto zen, ma non mi consola.
Il pessimismo, quindi, non nasce dal fatto di essere stati più o meno buggerati da istituzioni senza volto o conoscenti ed amici stimatissimi, ma nasce dalla consapevolezza che la collaborazione è finita, e quindi mettere su strada qualsiasi nuova iniziativa richiederà più tempo, più fatica, più umiliazioni.
E comporterà il rischio di finire come il Ponte sul Fiume Kwai.
E allora, perché non ci mettiamo una pietra sopra?
Perché non la smettiamo di sbatterci come selvaggi a fronte di pidocchiosi rimborsi spese?
Perché non ci lasciamo alle spalle i consiglieri e gli assessori con le loro mazzette ed i loro portaborse, i circoli e le associazioni popolati di zombie, i digerati ghiotti di sushi gratis, i piccoli Hitler con i loro gentlemen’s agreements tutti trattabili e tutti discutibili, e tutti quelli che sono pronti a collaborare, purché si faccia come dicono loro?
Perché non starsene a casa, con un buon libro ed una teiera fumante, e lasciare che si scannino fra loro?
In fondo, chi possiede una discreta vita intellettuale – e, perdonatemi la presunzione, se leggete questo blog, la possedete – ha di meglio da fare che perder tempo a compilare proposte e poi vedersele bocciare, salvo poi leggerne sul giornale sei mesi dopo.
E ancora, perché scrivere, se nessuno ci pubblica ed ancor meno ci leggono?
Perché suonare… fare foto… disegnare… cucinare qualcosa che non sia la solita sbobba?
Blog… facebook… twitter… a che pro?
Un buon disco, un buon libro, un paio di amici una volta ogni tanto, per parlare di viaggi, e di donne…
Un po’ d’aria buona.
Perché darsi tanto da fare?
Perché non dare partita vinta ai cinici figli di puttana?
Io credo che sia perché siamo delle maledette scimmie.
Siamo animali sociali.
Ci piace condividere ciò che ci piace.
E sognamo un giorno di poterci guadagnare da vivere facendolo.
E sappiamo che se non si continua, in faccia a quei personaggi ed al Sistema – perché i personaggi in questione non hanno il controllo ma l’illusione del controllo, sono solo parte della macchina – il gioco, che è difficile, faticoso, privo di ricompense materiali, ma perdio, è il nostro gioco, rischia di finire.
E quindi, io chiudo la Repubblica e mi domando cosa fare adesso.
Che è naturalmente una domanda retorica.
Si torna al tavolo di lavoro, e si progetta la prossima idea, si pianifica la prossima collaborazione…
E poi come al solito, ci si butta.
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Bel post, ma mi sento di correggerti su una cosa:
> chi possiede una discreta vita intellettuale – e, perdonatemi la presunzione, se leggete questo blog, la possedete –
Leggo il tuo blog da qualche mese, anche se non ho mai commentato prima e… in effetti non ho nessuna vita intellettuale, anzi leggo i blog per parassitare quella degli altri.
Succede anche questo.
Ciao.
Posso dirlo? Uso pure le maiuscole.
CHE STRONZI.
Il fatto è che, alla fine, non si può mettere sul personale.
Ogni singola persona coinvolta in questo genere di faccende – dal sottoscritto che attacca bottone al Salone del Libro fino alle persone che vanno a sedersi in aula ad ascoltare il mio ex docente o il mio amico… ciascuno di questi è certamente una persona degnissima e non voglio, ma davvero non voglio, esprimere giudizi negativi su di loro.
Il problema è che ciascuno è intrappolato in un meccanismo – per cui chi propone, chi registra e gira la proposta, chi la valuta, chi l’approva… ciascuno è un ingranaggio che non ha relazione con gli altri se non puramente meccanica.
E quindi per forza chi approva la proposta poi cercherà un personaggio ad alto profilo per concretizzarla – perché il proponente originale è probabilmente sconosciuto, e certamente inadeguato.
Forse il modo stesso in cui si è fatto avanti, i canali attraverso i quali ha preso contatto, lo marchiano come inadeguato.
E chi ha registrato la proposta ovviamente non ha potere decisionale, e magari apprezza chi l’ha presentata, ma la scelta tocca a qualcun’altro…
E poi c’è la questione del peso, del semplice fattore d’impatto del titolo, dell’etichetta.
Docente…
Aurtore…
Ex dirigente d’azienda…
Se è vero che esistono persone che non tengono volentieri conferenze pubbliche in ex circoli per operai, ci sono circoli in cui senza cravatta non lascianoparlare neanche Carlo Rubbia.
Perciò, tu dici “stronzi”, e chi sono io per criticare la tua opinione.
Io credo però siano solo sassi che rotolano – non decidono dove vanno a cadere.
Anche se ciò non toglie che a beccarseli in testa fanno male
Io mi definisco un fintocinico,però devo dire che quello che è successo a te in passato è capitato anche al sottoscritto.Dall’editore che non pagava,alle associazioni ambientaliste per cui ho collaborato anni fa,che chiamavano ogni cinque minuti mentre c’era gente pagata da loro che,usiamo pure un eufemismo,non si sbattevano più di tanto;poi tanto alla fine c’erano i volontari.
Il giorno che mi guardarono male quando dissi il primo no dopo centinaia di sì mandai tutti quanti a cagare.
Oggi sono arrivato al punto che valuto mooolto attentamente e faccio le cose solo se mi fa piacere,ma di sicuro non sono più tanto disponibile e ben disposto.
Sarà una forma di autodifesa e sicuramente è colpa del sistema,non dei singoli.
A differenza di te però non ho risposte,amico mio.
@lamb-O
Bentrovato.
Grazie per la visita, e non buttarti giù – la vita intellettuale non è poi tutta quella gran cosa che dicono
In fondo, chi possiede una discreta vita intellettuale – e, perdonatemi la presunzione, se leggete questo blog, la possedete – ha di meglio da fare…
Grazie!
Ne approfitto per ringraziarti – il tuo blog (insieme a pochi altri, come i due da te citati) è una delle poche isole di luce e saggezza in questa Rete invasa dall’italiota tristezza.
E poi, il solito discorso: con le possibilità praticamente illimitate che ci offre Internet ci si potrebbe forse riuscire a liberare da questi meccanismi del cacchio, e mettersi in tasca dei simpatici euro extra. Io sarei ben disposto (e felice) di pagare con dei soldi veri e profumati, ché so, per avere accesso mensile ad un sito che mi presenti articoli e approfondimenti firmati da te o dai signori che citi. Ma anche qui sorge un problema tipico del nostro paese: forse come già scrivevi tu non molto tempo fa, perché la gente dovrebbe pagare per qualcosa del genere? quando magari lo può avere aggratis?
ahahaha
sì, sì, dai
te ne posso raccontare anche io
ma no eh
non lo faccio
comunque anche ieri
vedo per sbaglio il sito di una impresa concorrente
e scopre che il calendario didattico,
le attività
e un sacco di altre cose
sono tanto
troppo uguali a quelle che ho fatto io
certo
lo potevano fare tutti
basta un file di excel e poco altro
mah
ziopatata
mi son detto
gli stessi errori di battitura?
e idem per il resto
ma la mia risposta è sempre stata chiara, in qusto caso
me ne frego perché l’ho fatto per me
e ci ho guadagnato tempo io
a lavorare meglio
poi purtroppo lho fatto guadagnare anche agli altri
e vabbè
ma finché qualcosa
anche poco
è venuto anche a me
okay
non me ne dolgo
egoismo
è la cura
ecco la radice e foglia di ciò che dici
e succede
ed è vero
egoismo
proprio non ci scappi, maledette scimmie, o yes!
e infatti
forse
proprio in quanto egoiste
siamo scimmie portate al pessimismo
sono aspetti uniti, una moneta che ruota
e magari pure noi
scambiamo l’effetto per la causa e viceversa
ma insomma
riflessioni fatte così, ridancianamente
Ah sì, io leggo questo blog, ma mi fai sentiire più stupido, in realtà
passioni che non ho
cose che non so
ecc
egoista che non sei altro
Ciao!
R.
E va bè, adesso anche leggendo un blog non si può evitare di essere qualcosa, siamo gente che ha una vita intellettuale. Io ho una vita di cacca, non so questo come si relaziona con l’altra mia vita, quella intellettuale.
Quando parli con la prossima istituzione torinese dovresti spargere qua e là nel discorso accenni tipo – “ah lei si che é fortunato a non aver conosciuto quel serial killer del mio ex professore universitario, é proprio uno squilibrato, e dire che sembra normale finchè non si scatena, sono i peggiori” – “ma senta, non mi dica che ha fatto causa anche a voi quel mio ex amico? E’ sempre convinto che lo stiano pagando meno del dovuto e non fa che avviare cause contro tutti, é proprio un piantagrane”
Non posso fare certe cose.
Io sono uno dei buoni.
Cioè insomma tutto un post lungo per darmi della “scimmia”, ho capito, no ma va bene eh, ok, grazie…
In effetti il “perché continuare” è una delle domande più toste della mia vita. E non ho mai trovato risposta se non, con buona probabilità, che questa serie di attività (e l’incontro con persone a esse collegate) mi “piace” a prescindere dai risultati finali di ogni mossa.
Lo so, magari non è granché come motore e infatti spesso vacillo e mi scoraggio, ma per ora è sempre meglio di qualsiasi altra opzione, persino di quelle provocatorie e furbe alla Houellebecq, quindi continuo…
Scusa devo andare a togliere le pulci alla mia compagna, sai, noi “scimmie”…
Io credo che la risposta ai tuoi dubbi sia in realtà molto semplice.
Continuiamo a farlo perché l’alternativa è peggiore.
E poi, perché negarlo: farlo è divertente.
E fanculo a chi ci vuole male.
un’annotazione: dire: “siamo tutti cinici figli di puttana” sembra una battura di hellblazer, fa figo.
avresto dovuto trovare una formula meno cool.
Iguana, come ti senti, da Iguana, a sentirti dare della scimmia? Non è un po’ uno shock culturale, cioè, da rettile a mammifero ce ne passa. Dicci, dicci…
E a sproposito, Davide, ce la fai ad andare a vedere Inception prima del 16?
Così almeno scambiamo qualche parere, siete voi gli gli esperti di queste cose di sf e simili…
Posso anticipare che a me non è piaciuto (e amo Nolan eh), se riesco scrivo un post ma sono giorni difficili…
Ma, sai, sono un iguana che si gratta in pubblico, per cui credo che la mia iguanità corrisponda alla tua scimmitudine in un percorso evolutivo alternativo. Sai quella cosa dei quanti e degli universi paralleli? In realtà (!) è la fisica dell’ultimo secolo che ci ha rovinato.
Ma tornando a Nolan, sarei curioso di leggere la tua opinione (anche perché io ho messo piede per la prima volta nella Malpercasa proprio grazie a un tuo post nolaniano).
A me Inception m’è parso molto meno baraccone diell’ultimo Batman, che pure a te è piaciuto molto. Poi magari i tuoi dubbi sono simili ai miei, ma per quanto io abbia trovato il Nolan di Inception mooolto più furbetto del solito, mi ci sono divertito un sacco lo stesso.
(E sì, sarei curioso anch’io di sentire cosa ne pensa Davide).
Voi almeno siete uno una scimmia,l’altro un rettile di un universo parallelo.Io sono per mia stessa ammissione un neanderthal,ora vi saluto vado a caccia con la clava:oggi nel menù ci sono o scimmia o rettile per mè è indifferente.
Telepatia delle telepatie, stavo giusto per scrivere un post sul “perché continuare a scrivere”. La domanda potrebbe adattarsi a mille altre attività: perché tenere un blog? perché scrivere recensioni? perché fare musica in uno scantinato? perché realizzare un cortometraggio no profit?
La mia risposta è: perché ci piace farlo. Perché la vita, senza queste passioni, sarebbe vuota e ancora più triste. Ma a volte – purtroppo sempre più spesso – la tentazione di posare la penna mi viene. Preferirei magari recuperare un po’ di tempo per me stesso, per dedicarmi a piccole cose dimenticate. Eviterei un ambiente che, per quanto piccolo e autoreferenziale, è pieno di invidie ed egoismo. Eviterei di vedere la gente, il volgo, che idolatra degli arringa-popolo tronfi e pieni di sé. Poi tutto ciò che ho abbandonato mi mancherebbe, e ci ricascherei.
L’unica soluzione sarebbe poter tornare indietro nel tempo e maturare altre passioni, di quelle meno cervellotiche e più terra-terra: giocare a pallone, andare in moto, fare il DJ in una discoteca unz-unz.
Ma poi sarebbe vera felicità?
Illegitimi non carborundum, Davide
Però anche tu…spifferi sempre aggratis anche i dettagli
@ McNab: fare il diggei UNZ UNZ mica è facile, io mi ci slogherei i diti sui dischi, mi ci…
Alla fine, cari i miei sofonti, sembra che concordiamo tutti su un punto essenziale – we are doing it for the kicks, come dicevano gli anglosassoni.
Continuiamo alla faccia di tutti perché ci piace.