strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

I sogni che ci restano

31 commenti


Quanto segue prende le mosse da un commento di re Ratto al mio post su Tron, ma poi prende una piega diversa, perché mentre lo stavo scrivendo un paio di altre cose sono emerse e… beh, sapete come capitano certe cose…
Vediamo cosa ne viene fuori.
Potrebbe addirittura essere una prima parte di qualcosa di più grosso.

Il commento di Re Ratto faceva più o meno così…

Ricordo quando, guardando i quei meravigliosi gioiellini di fantascienza anni 80, rimanevo inebetito di fronte alle guerre termonucleari globali del dottor Falken, a Last Starfighter, un videogioco (diosanto quanto avrei voluto averlo quel videogioco) che sconfinava in una battaglia interstellare. E ai frisbee a neon concentrici.
Si guardava con occhi sbalorditi a ciò che non c’era, e si sognava.
Se oggi si guarda solo al passato, perché tutto ciò che vediamo su schermo c’è già o quasi, e lo accettiamo passivamente con un mezzo sbadiglio compiaciuto, allora qual è la strada da intraprendere?
Si può andare oltre, immaginare nuovi mondi, sognare nuovi nonsoneanchecosa?
[...]
No, davvero, se in passato sognavamo la Rete e la Frontiera Digitale, oggi cosa possiamo sognare?

Ma è davvero così brutta la prospettiva?
Ci siamo davvero giocati gli ultimi sogni possibili?

Da appassionato di fantascienza – fantascienza vera, quella che si trova nei libri (fatemi causa), non quella che fanno a Hollywood – il panorama mediatico è abbastanza spoglio se ciò che cerchiamo è una narrativa che, agganciandosi ad una serie di parametri correnti, ne sviluppa l’evoluzione ideale in maniera spettacolare e positivista, capace di infiammare l’immaginazione di chi abbia un investimento emotivo anche moderato in quei parametri correnti.

O, per dirla in maniera più brutale, sembra essersi spezzato il meccanismo per il quale

IF (programma spaziale) – THEN (2001 Odissea nello Spazio)
IF (personal computer + web) – THEN (Wargames)
IF (realtà virtuale) – THEN (Tron)
IF (vita extraterrestre) – THEN (Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo)
IF (biotech + natura umana) – THEN (Blade Runner)

Ed è un modello semplicistico, certo, ma in effetti il motivo per cui, per quanto sia bellissimo, per me Tron: Legacy fallisce è proprio che va a inceppare quella semplice funzione IF/THEN.
O per lo meno, fatico molto a trovare l’IF al quale corrisponde il THEN (Tron: Legacy).
Di sicuro, non è IF (Tron) che sarebbe sciocco, ma potrebbe funzionare.

Ora, io vedo nell’incepparsi di questo meccanismo – nell’incapacità o mancanza di volontà, da parte di Hollywood (per usare una stenografia), di produrre film che siano radicati nel presente, vicini agli investimenti emotivi del pubblico ed al contempo offrano una visione entusiasmante degli sviluppi futuri – una perdita.
Assisto con una certa perplessità al successo di fantasie di restaurazione (la nuova trilogia di Star Wars), farcite di predestinazione ed elitismo, pistolotti morali tanto arroganti quanto inutili (Avatar), a film di fantascienza così ostili alla scienza da risultare insultanti per il pubblico (Sunshine, The Core, Dieci Giorni Dopo), catastrofismo posticcio (2012), e distropie a prescindere (non so… fate voi).

E potrebbe anche essere divertente cercare i colpevoli di questo stato di cose.
È colpa dell’onda lunga del 9/11? La cicatrice dell’Occidente razionalista ferito da un colpo “a tradimento”?
O si tratta solo di una nuova piega della secolare fguerra di una certa cultura contro il pensiero scientifico?
O è un prodotto emergente della crescente ignoranza scientifica degli occidentali?
Hanno cambiato spacciatore a Hollywood?
È stato lo stupido “Io voglio credere” di X Files (al quale Carl Sagan rispose “Io non voglio credere, io voglio sapere!”)?
O si tratta del mastino bicefalo della gerontocrazia e del neofeudalesimo – per cui in un mondo di vecchi, che di futuro ne hanno poco, e di masse senza volto che vivono per lavorare e che non hanno più la proprietà del proprio tempo, l’unica cosa possibile, a livello di intrattenimento, è voltarsi a guardare il passato?

Che sia per questo, che lo steampunk tira tanto – soprautto nella sua forma più deteriore, ancora una volta forma senza contenuto, privo di qualsiasi carica rivoluzionaria o di proiezione verso il futuro?
Che sia per questo che il fantasy pioù popolare parla di lotte dinastiche, giovani prescelti e la restaurazione di antiche età dell’oro?

Ma concentrandosi su cosa non và, naturalmente, finirei a fare lo stesso errore – ammesso che di errore si tratti – di coloro che critico.
E rischierei di finire col fare il discorso del quando ero giovane io… che è poi l’anticamera del gerontocomio.

Diciamo perciò che un sacco, ma veramente un sacco di cose si risolverebbero se, in fase di pre-produzione, venisse consultato uno scerittore di fantascienza.
Non un trekkie, badate bene, non un laureato in lettere con un master su Dick.
Uno che scriva fantascienza.
I designer, i creativi, i costumisti, gli specialeffettisti, tutti quelli veranno dopo.
Certo, Kubrick coinvolse fior di artisti visivi per disegnare 2001 – ma partì con Arthur C. Clarke.

Detto ciò – esistono oggi dei temi correnti, nei quali una ferttamolto ampia della popolazione, o per lo meno del pubblico pagante, abbia un investimento emotivo tale da garantire buoni risultati al botteghino.
Qual’è la vibrazione dominante della zeitgeist, dov’è che la weltenschaug interseca il SOTA?

L’oceano sarebe un buon punto di partenza.
Consideriamo quanti temi si intersechino in esso – il clima e la sostenibilità, l’estinzione di specie ed i danni alle economie, il fatto che sia vasto, profondo e prevalentemente sconosciuto, sede di fenomeni spettacolari (ci sono laghi di sale liquido sul fondo dell’Atlantico), alieno, letale e a portata di mano…
Non sarebbe un cattivo punto di partenza.
Ma senza buttarci dentro gli alieni, come in The Abyss.
Voglio dire, in una realtà in cui esiste ed è agli atti una organizzazione nota come Seaweed Rebellion, chi ha bisogno degli alieni?
Con i pirati del Golfo Arabo che vendono azioni su internet per finanziarsi?
Con l’idea (non mia, di Karl Schroeder) che si potrebbe creare un account PayPal dell’Oceano, sul quale dovremmo versare… sul quale in effetti verseremmo in automatico una certa somma tutte le volte che ci tuffiamo, o che andiamo a pesca, e che quei soldi potrebbero essere usati dall’Oceano per pagarsi le cure neessarie (sulla base di una meta-analisi automatizzata degli studi on-line in tempo reale, ad esempio).
Con l”idea (mia) che l’intelligenza dei delfini sia una ecologia memetica radicalmente diversa dalla nostra, per cui comunicare coi delfini significherebbe mettere in contatto, letteralmente, due mondi diversi (con tutti i rischi del caso – When Worlds Collide…).
I coralli, le alghe unicellulari…
Un continente galleggiante al centro del pacifico fatto di plastica portata alla deriva dalle correnti.
Ci sarebbe materiale per farci tre trilogie (ma non ditelo a George Lucas).
Ci si potrebbe fare un sano steampunk (con il Principe di Monaco ad esplorare i fondali mediterranei?) e Verne sorriderebbe benevolo.

Il problema, naturalmente, è che una fetta consistente dei temi che un ipotetico film dovrebbe affrontare usando l’oceno come ambientazione, sono maledettamente scomodi e politici.
Altri si prestano al predicozzo, al vedete quanto fate schifo, brutti imbecilli…?!
Che è un sentimento condivisibile, ma non serve a nulla se poi non viene offerta una alternativa
Non giocare, spegnere il sistema, fuggire con Rachel, andarsene con gli alieni… una alternativa.
Ecco un’altra cosa che manca, ed è una mancanza che si sente, nell’intrattenimento corrente – non ci sono alternative.
Il vecchio sistema (distruggerli) resta l’unica opzione pratica e peraticabile.

Insomma, i sogni ci sono, e c’è chi li sta sognando – chi investe emotivamente sullo sviluppo futuro di tecnologie, di modelli di comportamento, di strutture…
A Hollywood non se ne sono ancora accorti, o se se ne sono accorti, sono ancora troppo a disagio per farci qualcosa.
Non ci interessa (troppo) perchè.

Ma ne parleremo ancora.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, freelance researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous.

31 thoughts on “I sogni che ci restano

  1. Bel post,sollevi una questione interessante.Io non penso che la fantascienza cinematografica abbia esaurito le cartucce.Come dici tu basterebbe coinvolgere dei veri scrittori di fantascienza.Il problema è che non credo che a major e simili interessi fare qualcosa di nuovo,finchè la solita minestra ritrita gli fa guadagnare qualcosa a loro andra sempre bene.Inoltre oggi il pubblico è sempre più ammaestrato a non porsi domande,ad apprezzare gli aspetti più superficiali della fantascienza.Insomma è un bel casino.
    P.S.Bella l’idea di usare l’oceano come ambientazione,si possono tirare fuori molte storie.

  2. Anche se non c’entra (quasi) nulla con la fantascenza, ho appena finito di vedere Wall Street 2 … beh mi è sembrato uno dei pochi veri casi in cui quanto dici è stato realmente fatto, segno che qualcuno ad Hollywood è ancora capace di tirar fuori qualcosa di decente senza dover necessariamente fare la classica strizzata d’occhio ai vecchi spettatori di Wall Street… e c’era pure l’alternativa, e chi ci credeva.

  3. non concordi? in caso mi interesserebbe molto la tua opinione (altrimenti non sarei qui :P )

  4. No no, pur non avendo visto Wall Street 2, da Oliver Stone mi aspetto proprio qualcosa di ben radicato nel presente.
    I film di Oliver Stone sono quelli da guardare da vicino per cogliere dei riferimenti e delle idee sulla nostra realtà che hanno un peso – se non altro come stimolo alla riflessione.
    Poi può piacere o meno il suo stile, e certe sue paranoie sono forse eccessive, ma di sicuro è un regista/autore con un occhio sempre rivolto al coinvolgimento.
    Forse per questo non è che sia così popolare – specie presso certi colleghi.

  5. E’ vero che la fantascienza cinematografica si sia un pò adagiata sui sogni di ieri, e che in generale il genere fantastico nel suo insieme tenda un pò ad essere succube di grandi autori del passato senza riuscire a creare sempre opere originali e che possano offrire dei nuovi spunti di riflessione.

    Però ci sono anche alcuni piccoli lavori che sono degni di nota, e penso in particolare a due film del 2009: Moon e District 9.
    E’ vero che entrambi rispondono a degli IF che avevi già elencato come ispiratori per altre grandi pellicole, ma rielaborano e rinnovano queste tematiche introducendo anche spunti più attuali.
    Ma come si sa i prodotti (anche se quando si parla di arte, è una brutta parola da usare) di qualità sono sempre una piccola percentuale rispetto all’offerta totale presente sulla piazza.

  6. Sul fatto che lo spezzarsi del meccanismo IF/THEN sia una perdita non c’è alcun dubbio.
    Mi chiedo quanto ci sia di consapevole nell’attuale pochezza. Quanto sia cioè da imputare alla pigrizia di sceneggiatori, produttori ecc, quanto alla pigrizia dello spettatore, che mi pare sempre più propenso a cercare il lato consolatorio dell’intrattenimento, quanto sia dovuto a un’ effettiva perdita di capacità onirica e quanto invece sia da imputare a un preciso intento livellatorio a monte. Probabilmente un succulento mix di tutto ciò. Io ti rimbecillisco con milioni di dollari spesi in effetti speciali, tu stai buono e ti dimentichi che la fantascienza può offrire di più di un branco di bluastri selvaggi neoecologisti, io guadagno un sacco di soldi, tu torni a casa rilassato e soddisfatto di aver spento il cervello per un paio d’ore.
    Soddisfatto e rilassato di aver spento il cervello per un paio d’ore.
    A chi serve l’alternativa?

  7. Beh eppure il successo di pellicole come Shutter Island ed Inception (giusto per basarmi su una discussione fatta l’altra sera con amici ed altra gente parecchio “mainstream”) dimostra che un pubblico che gradisce anche accenderlo il cervello c’è … ed è lo stesso che tu dici vuole spegnerlo (quindi non i “NERD” o detentori di cultura elitaria)

  8. Mi spiace leggere Sunshine tra il genere “insultante”, a parte il deus ex machina un po’ stiracchiato (e ok, qualche licenza narrativa) a me è piaciuto. E comunque a fare i paragoni con certi film, chiunque ne esce a pezzi.

    Purtroppo Hollywood ormai è una macchina industriale che cerca di massimizzare i profitti riducendo al massimo i rischi, non penso possa più essere artefice di film fantascientifici di un certo spessore. E’ perfetta per imbastire spettacoli pirotecnici magnifici e incredibilmente all’avanguardia, ma secondo me nulla più.

    Ed è qui che vengono autori indipoendenti, una certa cinematografia (quasi) indipendente che molto spesso è capace di sfornare prodotti apprezzabilissimi, anche se meno pubblicizzati. Forse perchè questo genere di ambiente è più vicino a un certo approccio “artigiano”, quindi più libero di gestire idee e ispirazioni, e che non si può ormai trovare nella multinazionale industriale hollywoodiana. Anche se magari è un po’ più complicato operare con il genere fantascientifico, dove è radicato il paradigma per cui siano necessari effetti speciali raffinati per rendere credibile certe narrazioni.

    Non so fino a che punto titoli come Moon o District9 possano considerarsi opere indipendenti, ma credo che tanto hollywoodiane non siano.

  9. @engelium: Inception lo vedo più come un raffinato gioco a incastro, il gioco di Nolan. Splendido, per carità, ma anche tanto compiaciuto. Non mi pare che apra chissà quale orizzonte o che ponga chissà quali quesiti, al di là di quelli prettamente cervellotici che fanno parte del meccanismo.
    E credo sia abbastanza emblematico all’interno del discorso riguardo al cinema che apre orizzonti e pone interrogativi contrapposto a quello dell’intrattenimento istantaneo, mordi e fuggi, del gioco fine a se stesso o, nel peggiore dei casi, dello zero assoluto dei peggio blockbuster Hollywoodiani: ho una mezza idea che fra 10 anni nessuno o quasi si ricorderà di Inception al di là del fatto che, alla fine, ma era tutto vero o no?

    Shutter Island invece non mi ha lasciato proprio nulla, per me è di gran lunga il peggior film di Scorsese.

  10. Su Sunshine, mi dispiace, è un film insultante.
    In parte perché, passi la licenza poetica, ma la baggianata no – “tutto il materiale fissile della terra” per fare la bomba, l’astronave progettata per esplodere qualora dovesse disassarsi, il comportamento dilettantesco dei partecipanti alla spedizione, il Mostro dell’Astronave Abbandonata (R), “la prima misione fallì e scomparve senza lasciare traccia, per cui noi ne mettemmo in piedi una seconda esattamente identica“…

    Ma soprattutto lo trovo insultante per il messaggio strisciante, sostanzialmente antiscientifico, la solita storiella dell’arroganza dell’uomo moderno che soccombe all’imponderabile…

    No, non riesco a farmelo piacere.
    E dire che ci sono attori che rispetto moltissimo.

    E non posso fare a meno di paragonarlo ad un altro film con astronavone perdute nello spazio, follia e delirio di onnipotenza, Terra compromessa ed ecologia in crisi – “Silent Running”, di Douglas Trumbull.
    Che era tutta un’altra storia, e si mangia Sunshine in insalata ogni giorno della settimana – e sì che era del 1972.

  11. @Re ratto
    non mi pronuncio sulla bellezza o meno che dipende dai gusti (a me non son piaciuti molto per esempio), ma su quello che osservavo parlandone con altra gente, ovvero che un pubblico non necessariamente passivo ci sarebbe, e pellicole che vanno a cercarlo vengono in genere premiate ;)

  12. Ho letto di recente un articolo in cui si teorizzava che a Hollywood si stiano accorgendo che la qualità paga (e il resto no); chissà, magari si andrà nella direzione che tu e noi tutti auspichiamo (a proposito, appoggio in pieno il suggerimento sulle profondità oceaniche, in caso spero che contattino Peter Watts).
    Sicuramente a Hollywood sono sempre a caccia dei talenti migliori, certo è discutibile quel che ne fanno una volta che li hanno trovati (vedi Gondry per Green Hornet…)

  13. Bel post e interessanti interrogativi.
    Non so se la fantasia di scrittori e registi sta mordendo il freno. E’ più plausibile pensare che essi stiano appagando i produttori (e gli editori), che in questo momento preferiscono investire su remake e reboot piuttosto che tentare la fortuna con qualcosa di originale.

    Il fatto è che certi temi, proposti oggi, non hanno proprio senso. Penso al brutto remake di “Ultimatum alla terra”, per dirne uno.
    “District 9″ è un film ottimo, uno dei migliori degli ultimi anni, ma non è che propone esattamente tematiche nuove. Anzi, per dirla tutta, parla dell’Apartheid.

    Secondo me le nuove frontiere da esplorare sarebbero la distopia, la fantapolitica (che nessuno sembra considerare mai di striscio. Film come “Il candidato della Manciuria” sono praticamente unici).
    Se poi preferisci la fantascienza più… “fanta”, hai ragione nel dire che gli abissi marini sono un ottimo punto di partenza.
    E il corpo umano? Asimov aveva lanciato l’idea con un ottimo romanzo, dando il via a un genere però ben poco sfruttato (ricordo il film “Salto nel buio).
    Che ne so, sarebbe curioso immaginare un futuro iperpopolato, in cui per sfar spazio alcune persone vengono miniautirizzate e obbligate a vivere nel corpo dei loro parenti. E’ un’idea stupida che mi è venuta al momento.
    E, sempre in tema di miniaturizzazione, mi stupisco che nessuno abbia ancora scritto qualcosa in tema “Micronauti in giardino”, che tra l’altro partiva da uno spunto distopico molto interessante.

    Le idee non mancano, siamo noi che ci siamo impigriti. Ci accontentiamo di “Avatar” e della trilogia di Matrix.

  14. Attento a quello che chiedi, mcnab: visto il successo dei Transformers, possono i Micronauti essere lontani? Spero di sì ma temo di no ;-)

  15. Ma i Micronauti di Mcnab non sono grazie al cielo i Micronauti della GIG, sono quelli di Gordon Williams.
    Anch’io ricordo i due romanzi dei micronauti – che poi in effetti erano tre, ma nessuno in Urania ebbe mai voglia, evidentemente, di tradurre il terzo.
    Ma lasciamo perdere…

  16. Certo certo, l’Urania me lo ricordo abbastanza bene (non ricordavo che fossero due, però), comunque mi sa che al cinema ci beccheremo quelli della GIG. E’ praticamente inevitabile… :-(

  17. IF (msn+IA) – THEN (Wall-e)

  18. Scusate, torno un attimo sul Gordon Williams dei “Micronauti in giardino” perchè sono andato a leggermi le sue note biografiche, e credo che a Hollywood dopotutto farebbero un ottimo affare a opzionare i suoi romanzi di FS. Del resto, da altre sue opere sono stati tratti “Cane di paglia” di Peckinpah e “I duellanti” di Scott. Io gli darei fiducia…scusate l’OT

  19. @Quiller: come ho già detto, anche per me da “Micronauti in giardino” potrebbe venir fuori un ottimo film. Certo, non dovrebbero limitarsi a fare una roba del tipo “umani rimpiccioliti che combattono contro gli insetti”, altrimenti saremmo dalle parti di Z la formica.
    Eppure temo che, se mai faranno un film ispirato a questi romanzi, sarà proprio una robaccia action…

  20. Sarà che a me piace Danny Boyle, ma il paragone con the core mi pare un po’ eccessivo…
    Su futuri ecosostenibil-oceanici, ci sarebbe l’ottimo anime Real Drive, che come ambientazione e idea di fondo non è male. Poi è della Production I.G., la qualità è assicurata.

    In generale credo ci siano 50 e passa anni di idee narrative originali utilizzabili, anche se preferisco una buona narrazione all’originalità a prescindere.
    E a proposito di scrittori, urania e Clarke, c’era in previsione un film su libro rendezvous with rama, nessuno ne sa nulla?

  21. Ieri ho provato a commentare, ma si vede che alla fine m’è rimasto il colpo in canna.
    Ci riprovo oggi, che l’argomento merita.

    Secondo me non è tanto questione di sogni rattrappiti o di futuri sgranati, quanto piuttosto della progressiva devoluzione del cinema ad alto busget da prodotto con velleità artistiche a puro intrattenimento industriale. E quando applichi all’industria cinematografica la stessa filosofia che porta a cocacola o mcdonald ti ritrovi con prodotti sbarluccicanti come Avatar, ma pieni solo di aria ed edulcoranti, per quanto confezionati in maniera sontuosa.
    Poi ci sono sempre le eccezioni, ma credo siamo tutti concordi nel ritenere che le probabilità che da Hollywood possa uscire un film di fantascienza perturbante e/o sovversivo siano vicine allo zero.

  22. Strano per il commento perduto, che non è nenanche stato filtrato come spam.

    Concordo sul fatto che le ragioni dell’abbassamento del livello siano squisitamente commerciali.
    Ma anche qui, credo (credo eh… sarebbe belo verificare) che un prodotto “artistico” potrebbe ancora avere una buona cassetta.
    Insomma, ok sulla tendenza commerciale, ma forse il “primato del baraccone” è più una convinzione dei produttori che non una reale tendenza del pubblico.

    La cosa che mi preoccupa di più è che anche gli inglesi e i francesi sembrano volersi appiattire su questa strategia.

  23. IF (Luna+Marchionne) – THEN (Moon)

  24. mah… che i francesi si buttino sui prodotti puramente commerciali la vedo difficile… forse qualcosina ma giusto per provare :P

  25. “Un continente galleggiante al centro del pacifico fatto di plastica portata alla deriva dalle correnti.”. E’ geniale. La usi? Se no, vorrei rubartela.

  26. @Samuel
    Grazie del complimento, ma l’idea non è mia – è un fenomeno reale.
    Lo chiamano Great Pacific Garbage Patch, o più semplicemente Trash Vortex.
    Qualora dovesse continuare a crescere con il ritmo che ha al momento, potrebbe diventare un’isola al centro del Pacifico – di fatto sta già influenzando a diversi livelli l’ecosistema.
    Perciò, quanto ad usarla – fai pure, credo sia di dominio pubblico ;-)

  27. Il commento perduto è colpa mia, che credo mi abbiano distratto mentre lo stavo scrivendo e poi mi son scordato di farlo partire.

    Sulla questione commerciale, credo che se un prodotto richiede un investimento del genere di quello necessario a realizzare un film tipo Avatar ci siano ben poche speranza che la questione “artistica” venga posta come priorità.

    Ma oh… qualche film decente continua ad uscire, (anche da Hollywood) per cu non perdiamo la speranza.

  28. Ah, la speranza, come si suol dire, è l’ultima a morire…

  29. Pingback: Fantascienza… in piccolo (Dossier) | Plutonia Experiment

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