È una cosa che stiamo facendo in giro su un po’ di blog contigui, qui nel Braccio B della blogsfera.
Una serie di post su quei film natalizi che si discostano appena dalla tradizione – ma che in un modo o nell’altro a Natale vi beccate comunque, in replica, su qualche rete televisiva.
Magari tagliati.
Magari farciti di pubblicità orribili.
Cose di solito uscite negli anni ’80, e per questolegate a certi ricordi, a certe situazioni.
Gli altri film di Natale.
Guardatevi attorno, troverete altri post di altri blogger – consideratela una specie di caccia al tesoro.
Quando ci siamo accordati alla svelta su come muoverci, quando ci siamo spartiti la torta, io ho scelto una pellicola del 1988.
Scrooged era il titolo.
Qui da noi la intitolarono SOS Fantasmi (non mancano anche a voi gli anni ’80?)
SOS Fantasmi, naturalmente, per capitalizzare sulla presenza di Bill Murray, per sempre stampato nell’immaginario del pubblico (o per lo meno dei distributori cinematografici nostrani) nei panni del professor Venkman di Ghostbusters.
Murray è un ottimo attore, con una maschera antipatica e buone doti interpretative, ed in questo caso viene diretto da Richard Donner, solido professionista hollywoodiano con una lunga gavetta televisiva e con all’attivo per lo meno uno dei migliori fantasy mai girati (Ladyhawke) e i primi due Superman con Christopher Reeve – oltre naturalmente a i Goonies, film del quale abbiamo già discusso.
Cos’è Scrooged.
Sostanzialmente è A Christmas Carol di Carletto Dickens, ma spostato negli anni ’80.
Perciò – plutocrate avido e con l’empatia di una carriola di mattoni, viene visitato dai tre spettri del Natale (passato, presente e futuro) e ritrova il proprio spirito natalizio o, se preferite, la propria anima.
Bello liscio.
Nel film, il rampante Frank Cross (Murray) è un dirigente televisivo pronto a tutto per capitalizzare sul Natale, e destinato a ricevere puntualmente la visita di tre spettri coi quali visiterà il passato (in compagnia di un taxista interpretato da David Johansen dei New York Dolls), il presente (con la fatina isterica e violenta interpretata da Carol Kane) ed un ipotetico futuro (in compagnia di uno spettro mediamente molto più inquietante di quanto ci si potrebbe aspettare in una commedia).
Le tappe della corsa attraverso il tempo di Cross/Scrooge sono classiche – e rispetto all’originale dickensiano forse un po’ banalotte – un party dell’ufficio negli anni ’60, una partita a Trivial Pursuit nel presente, l’immancabile cerimonia funebre nel futuro.
Ma questi sono gli anni ’80, e quindi una trama lineare come quella di Dickens è troppo poco.
Donner e gli sceneggiatori inseriscono perciò non una, non due, ma per lo meno tre trame parallele.
Da una parte, c’è la relazione congelata fra Cross e la sua bella (Karen Allen, come sempre splendida), cortocircuitata per “divergenze artistiche” (lei vuole aiutare i poveri, lui vuole far soldi).
Poi c’è l’allestimento di un programma televisivo, basato su A Christmas Carol di Dickens, del quale Cross è il produttore.
E per finire – essendo questi gli anni ’80 – c’è la questione del collega viscido e leccaculo che vuol far dichiarare Cross pazzo e soffiargli il posto.
Senza contare le trame minori che coinvolgono la segretaria di cross, un barbone che scambia Cross per Richard Burton, e un dipendente del network licenziato da Cross nel primo atto di spietatezza che avvia la pellicola.
Una quantità colossale di carne al fuoco, quindi.
Il fatto che il film ne esca relativamente pulito e divertente, senza confusioni, mal di testa o brutture, è una dimostrazione di come un buon regista ed un buon cast, avendo a disposizione una trama lineare solidissima (Made in Dickens), possano permettersi un ampio spettro di libertà.
È tutta una questione di ritmo.
Il risultato finale è buonista, melenso e manipolativo, naturalmente.
Ma chi, domanda Cross nel suo monologo finale, se non un bastardo manipolativo e ipocrita potrebbe mettere in scena una versione di Canto di Natale di Dickens alla vigilia del 25 dicembre?
Ed è forse in questo gioco di specchi, in questo fare un film sul classico di Dickens che sfotte il classico di Dickens mostrando una cinica messa in scena del classico di Dickens, che il film funziona.
La storia la conosciamo, ma qui la vediamo funzionare a livelli diversi, e insoliti.
Non è un capolavoro, ma rappresenta un buon compromesso fra commedia, buoni sentimenti e satira di costume.
Le battute migliori le ha probabilmente il taxista fantasma di Johansen, inclusa la splendida
Può portarmi al palazzo della IBC in tre minuti?
A che piano?
Ma l’intero cast è solidissimo, e la sceneggiatura tiene.
Il film è costellato di citazioni, giochini, e cameo di lusso.
I più attenti scorgeranno Miles Davies, Larry Carlton e David Sanborn nel gruppetto di musicisti di strada al quali Frank dice di trovarsi un lavoro o imparare a suonare.
E naturalmente c’è il trailer di un La Notte in cui la Renna Morì, con Lee Majors.
Perché erano gli anni ’80.










Eh, sì, ci mancano tanto gli anni ’80. Poi dice che uno è nostalgico e conservatore e spara a zero sui film contemporanei.
Perché va bene, film natalizio e sotto sotto buonista come tutti i film natalizi, ma con classe e con delle botte di cinismo sparse qua e là che più antinatalizie non si può.
Un modo intelligente di manipolare il pubblico.
Gli anni ’80 non mi mancano. Certi film, o meglio la maniera con cui venivano preparati, sì.
@Angelo
La mia domanda sul sentire la mancanza degli anni ’80 era riferita alla faccenda dei titoli…
Non ci manca l’epoca illuminata in cui un film intitolato “Vacations” da noi diventava “Ma guarda un po’ ‘sti americani”…?
Poi, non mi mancano gli anni ’80.
Casomai mi mancano i miei vent’anni.
Ma anche no
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
A me invece mancano sia gli anni 80 che i miei 20 anni. Ed i film come SOS FANTASMI!
Non so, Lady… più che mancarmi gli anni ’80, mi manca ciò che gli anni ’80 sembravano promettere – un futuro di luci al neon riflesse sull’asfalto bagnato, di computer a 64 bit e la possibilità di essere creativi e farne una professione.
Un futuro in cui essere al contempo neurochirurghi, fisici teorici, avventurieri e suonare in una band sarebbe stato perfettamente ragionevole.
Dio, che discorsi da vecchi…
A me gli anni ’80 mancano, anche con tutti i loro difetti. Poi è ovvio, mi mancano perché sono legati alla mia adolescenza.
E comunque ci avevano promesso un futuro più bello (o – in alternativa – nessun futuro, universalmente parlando… chissà come scottava, quel telefono rosso!).
Promesse mancate alla grande.
Concordo.
I film erano spesso e volentieri (dato il momento gonfio di promesse) di storie più divertenti e leggere, specie sotto Natale, Electric Dreams, Una poltrona per due, Ghostbusters, Ritorno al Futuro, i GREMLINS!!
E poi non sono discorsi da vecchi, solo da nostalgici!
Con quei film sognavo di essere al tempo stesso Ripley e Sarah Connor, coi film di oggi potrei essere solo una tizia tecnologica o una vampira dalle mosse superveloci e le battute secche.
Nah….
Meglio l’immaginario degli anni 80, in qui una ragazza invece di sognare di sedere sulle ginocchia di un vecchio presidente del consiglio sognava ancora un ragazzo in moto che ti rapiva da scuola per andare a fumare una canna e pomiciare.
tempo fa avevo cominciato un plico con tutti i film degli anni ’80, dovrò riprenderlo e farne magari un blog serio!
Lady, mi hai ricordato quello che accadde ad una mia compagna del liceo, nel momento in cui venne esposta alle radiazioni mutagene del primo disco dei Pretenders (fino ad allora aveva ascoltato prevalentemente Duran Duran).
In capo ad un weekend si liberò delle gonne a pieghe, dei golfini color pastello, delle paperine e dei fiocchi in testa che facevano tanto Happy Days, e si procurò un guardaroba di jeans neri, scarpe col tacco assassino e giubbotti di pelle…
Una delle metamorfosi più radicali, profonde e rapide alle quali mi sia mai capitato di assistere.
Certo, trascorrere il tempo libero con lei divenne molto più divertente.
Chissà cosa sarebbe successo se le avessi prestato un disco di Lita Ford…
Quello era il mio mondo, quello del giubbotto di pelle e l’anfibio (il tacco assassino non è mai stato nelle mie corde)…ma se le avessi prestato un 45 di Lita…adesso starebbe “dancing on the edge of a broken heart…”
Belli i Pretenders, mi piacevano tanto.
Commento un post ormai vecchiotto, nella speranza di ottenere un’illuminazione: vi ricordate, per caso, di un film che davano negli anni 80 in tv nel periodo di natale, con un protagonista di colore e uno bianco, ambientato in una casa infestata? IL film era comico, e mi sembra cantassero don’t worry be happy alla fine… sto impazzendo, non riesco a trovare informazioni da nessuna parte… help!!!