Cominciamo con un po’ di buoni motivi per leggere saggi storici.
- Sono divertenti.
- Sono un buon modo per variare una dieta a base di narrativa, specie se si tratta di narrativa d’immaginazione.
- Sono un’eccellente fonte di ispirazione, se uno ha il vizio di scrivere.
- E naturalmente, ehy, è cultura.
A questo punto, aggiungiamoci due buoni motivi per leggere saggi storici in lingua inglese.
- Si fa esercizio.
- Gli inglesi pubblicano saggi storici sugli argomenti più bislacchi.
In queste notti di freddo e postumi da influenza, mi tiene compagnia City of Sin: London and its Vices, di Catharine Arnold, volume usato ma assolutamente perfetto (acquistato e mai letto?)
Un libro in qualche modo collegato con le due carrellate di volumi sull’epoca elisabettiana e vittoriana postati a fine 2011 – ed è una buona aggiunta alla bibliografia.
Il lavoro della Arnold è una idea semplice eseguita con una certa classe, ed un buon lavoro di documentazione: tracciare una storia del malaffare a Londra dall’epoca romana al 2009 – anno di pubblicazione del saggio.

Prostituzione.
Pornografia.
La commistione di sesso, politica ed economia.
Amanti reali.
Il Buggery Act di Enrico Ottavo…
Bassifondi.
Corruzione.
Flagellazione.
Commediacce.
Versi ribaldi.
Qui dentro c’è tutto – o quasi.
Certo, stare attorno alle 400 pagine su un argomento del genere su un periodo così esteso richiede una certa superficialità (Hayes dedica un intero volume con circa il doppio del testo alla sola questione della sessualità nel periodo elisabettiano, che qui prende solo due capitoli).
Ma si può capire questo approccio molto… turistico (se è giovedì, questa deve essere la corte di Carlo II), che pure non sottrae nulla alla masso incredibile di informazioni che l’autrice riversa sulla pagina.
E se la prostituzione (femminile e maschile) prende la maggior parte del volume, sono gli scandali reali i meglio documentati. Ma c’è anche dell’altro – vescovi corrotti, leggi ad hoc, carceri, torture, follia…
E poi l’aneddotica, che visto il tema del volume assume toni grotteschi e farseschi a seconda dei casi.
Ma nonostante tutto, questa non è “tabloid history” – ed è interessante osservare l’intersezione di geografia urbana e malaffare, per cui quartieri nascono e muoiono, si tramutano da aree residenziali in “covi di iniquità”, col cambiare delle leggi, delle sensibilità, della cultura dominante.
Una simpatica lettura (moderatamente) scollacciata, piena di vittime ma anche di pochi personaggi che – con spirito e oculatezza – sono riusciti a tirarsi fuori dalla palude.
La dimostrazione che si può fare della buona divulgazione anche su argomenti bislacchi (e, visto il tema, altamente vendibili).
Solo gli ultimi capitoli – dedicati alla scandalistica contemporanea, paiono un po’ zoppi ed edulcorati – sarebbe forse stato più saggio troncare a metà del ventesimo secolo. In queste ultime pagine si può comprendere l’accusa, mossa da taluni recensori, di aver evitato gli aspetti più brutali della situazione contemporanea, per buttarla in sensazionalismo.
Non il miglior saggio storico sul mio orizzonte delle prossime letture, certo, ma niente affatto male – ed un buon diversivo dopo troppa, troppa fantasy pseudoceltica.
Ed una fonte di infinite ispirazioni per speziare, diciamo così, future imprese narrative.









Mi ha sempre lasciato perplesso, ma contemporaneamente anche affascinato l’apparente “pruderie” di facciata della società britannica dei secoli scorsi, tesa però a nascondere tutta una serie di azioni riportate anche da questo saggio.
Mi dirai che questo è tipico di ogni società organizzata, ma converrai che quando si tratta della “Perfida Albione” la cosa assume un fascino particolare.
Ciao e rimettiti presto.
In effetti parte del fascino dell’intera faccenda è proprio questo – anche se appare evidente che si tratta di una bella mano di bianchetto passata sulla storia dai soliti vittoriani (che pure loro…)
È un po’ come leggere una storia segreta – come un gigantesco insabbiamento…
L’orgoglio nazionale comunque è salvo – le professioniste più quotate, a Londra, per non meno di tre secoli, venivano importate direttamente da Venezia.
Beh, lo sai che in realtà i motivi per cui nell’ Ottocento gl’intellettuali europei facevano il “Grand Tour” in Italia, non erano solo per cultura ma gli stessi per cui oggi molti Italiani vanno a Cuba.
Quindi per l’ennesima volta, non c’è niente di nuovo sotto il sole.
Più si cambia…
I saggi storici sono bellissimi. In pratica l’unica lettura alla quale mi dedico con costanza. Bello, bello, bello in modo assurdo.
Ma difficilissimo da scrivere, il saggio. Difficile tenere desto il lettore, però c’è chi ci riesce. E in quel caso ne vale la pena.
Eh, io invidio gli anglosassoni, perché hanno una scuola di saggistica antica e solida, per cui sono rari i testi – indipendentemente dall’argomento – che non risultano scritti in maniera vivace e viva.
E poi la varietà, che è straordinaria.
Ma ne riparleremo, di saggi storici, perché ne ho una bella pila, ed uno me lo porto in viaggio nel weekend…
e dove vai di bello nel weekend?
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Adoro certi saggi storici!
In particolare se un po’ stuzzicanti, su argomenti un po’ bislacchi come dici tu.
I saggi hanno su di me lo stesso potere ispirante della famosa fila alla cassa del supermercato.
Parlano delle vite altrui in altri tempi e luoghi.
A volte ci metto un’eternità a leggerli perchè quasi in continuazione mi metto a fantasticare su questo o quell’aspetto dell’esistenza.
Eppoi concordo pienamente con te, i saggi anglosassoni sanno come tenerti sveglio e come invogliarti a proseguire la lettura!
Mi prendono talmente che poi a distanza di tempo non ricordo nemmeno più se erano in inglese o in italiano.
Grazie e buon viaggio!
Cily
Niente di avventuroso – on the road again per motivi universitari.
Sarò offline un paio di giorni, a inizio settimana prossima.
Faccio ancora fatica a leggere romanzi in inglese, ma i saggi li mando giù come fossero acqua. Sarà pure che rispetto a un romanzo, in un saggio è più importante comprendere il pensiero e il concetto dell’autore (poi vabbè, quando si entra nello specifico con termini tecnici il vocabolario viene in soccorso). E poi sì, i saggi storici sono schifosamente divertenti.
Magari sono pure di parte, però è vero…
ma qualche interessante saggio storico in italiano da consigliare??
La mia sensazione epidermica è che i paesi nordici per una pletora di ragioni abbiano conservato una fascinazione per la storia recente che noi abbiamo quasi completamente perso. Forse perchè ormai buttiamo in politica anche il Risorgimento.
E poi l’immagine mentale di una casetta sulla costa inglese, un camino acceso, la finestra che regala sprazzi di mare o il verde della campagna inglese, una tazza di thè e un libro è di una potenza quasi mistica. Anche nella lettura l’ambiente conta.