Immobilità e Flusso


Il vecchio Isaac Asimov sosteneva che per essere scrittori prolifici bisogna trovare piacevole l’atto di scrivere.
Scrivere deve piacerci più di ogni altra cosa, o finiremo per fare quell’altra cosa anziché scrivere.
Ora non fraintendetemi.
A me piace scrivere.
Ma mi rendo conto che scrivere non è la cosa che mi piace di più in assoluto.
Mi piace anche leggere, ad esempio.
E per uno di quei tipici cortocircuiti che capitano, mi piace leggere libri che parlano di scrittura.
Naturalmente (sarà capitato anche a voi), a questo punto, poiché mi piace parlare di ciò che mi piace, succede che io parli di libri, e di scrittura.
E qui c’è il problema.
Parlare di scrittura, mi dicono, non si può più.
Non che non sia divertente, badate.
Solo che si rischia di vedersi arrivare addosso qualcuno che ha tutte le risposte e, per di più, tutte le risposte giuste, e non manca di travolgerci con la forza della propria convinzione. O forse sarebbe più corretto dire della propria fede.

Il risultato della crescente aggressività sul tema è quello che ci si potrebbe aspettare – i più preferiscono sganciarsi.
Inutile perder tempo in discussioni inutili.
Inutile farsi insultare.
Sempre più spesso, gli elementi che maggiormente potrebbero contribuire ad una discussione interessante ed intelligente si sentono a disagio, provando la classica sindrome dello squalo.
Il campo resta ai detentori della verità.
Che come tutti i detentori della verità, sono normalmente piuttosto noiosi, e di una intelligenza straordinariamente modesta.

E detto questo, secondo voi io ora di cosa vorrei parlare?

Di due libri, in effetti.
Che parlano di scrittura – uno direttamente ed uno tangenzialmente.

John Daido Loori è stato probabilmente il maggior divulgatore moderno del pensiero zen buddhista occidentale.
Meno eclettico di Alan Watts, meno tradizionalista di D.T. Suzuki e Taisen Dashimaru, Loori è stato tuttavia capace di raggiungere il pubblico attraverso testi essenziali.
Il suo the Eight Gates of Zen è certo il miglior manuale pratico per la pratica (…) intensiva e monastica del buddhismo zen, ed il suo catalogo contiene titoli interessanti – sull’approccio buddhista alle tematiche ambientali, ad esempio.
Meno noto è il fatto che prima di essere monaco zen, Loori fu un eccellente fotografo professionista – e che dall’interesse per la fotografia scaturì il successivo interesse per lo zen.
The Zen of Creativity è in effetti tre libri in uno.
È una biografia, nel senso che narra le esperienze di Loori durante la sua scoperta dello zen attraverso le arti figurative e la fotografia in particolare.
È un testo sul legame fra pratica zen e creatività, e su come la creatività possa essere amplificata dall’esperienza della mente immobile che è al centro della meditazione.
È un set di divertenti e semplici – e non banali – esercizi per chi abbia voglia di provare un approccio zen alla pittura, alla fotografia, alla scrittura.
L’idea è che fermando e centrando la mente, accettando la non esistenza di passato e futuro, la creatività risulti acuita ed amplificata, messa a fuoco, per così dire, grazie all’assenza di inutili distrazioni.

Ora è agli atti la mia lunga frequentazione dell’idea di scrittura come meditazione – con frequente e specifico rifeerimento ai lavori di Natalie Goldberg.
Ma qui parliamo di qualcosa di diverso – non dell’atto creativo come meditazione, ma della meditazione come preludio indispensabile (beh, ok…) all’atto creativo.
E mi piace molto l’idea che la meditazione, la non-mente dello zen che ci porta in contatto con gli elementi più profondi e concreti, veri, della realtà, sia uno strumento eccellente per la creazione della narrativa d’immaginazione.
Perché il fantastico, come dovremmo ormai aver imparato, è fortemente radicato nella realtà.
Senza l’una, non c’è l’altro.

Yin e Yang.
Il che è molto taoista.
E mi porta a The Tao of Writing, manuale scritto da Ralph L. Wahlstrom – che di lavoro insegna scrittura in un paio di università americane.
L’approccio taoista vede la scrittura come un flusso, un movimento continuo che lega l’evolvere della narrativa all’evolvere della realtà.

  • scrivere è naturale
  • scrivere è flusso
  • scrivere è creazione
  • scrivere è distacco
  • scrivere è scoperta
  • scrivere è cambiamento
  • scrivere è unità e molteplicità
  • scrivere è chiarezza
  • scrivere è semplicità
  • scrivere è individualità
  • scrivere è universalità
  • scrivere è eternità

Insomma, di immobile sembrerebbe non esserci proprio nulla, meno che meno la mente dell’autore.
Ma in effetti, proprio come lo zen è poi il taoismo (o viceversa) ma con un diverso senso dell’umorismo, il manuale di Wahlstrom – meno lieve, più tecnico nello spiegare i risvolti filosofici delle proprie posizioni – complementa perfettamente il manuale di Loori.
Centrale resta il rapporto fra narratore e realtà.
Centrale resta – ed è presente ed evidente in entrambi i testi – la relatività delle regole, che una volta conosciute devono essere dimenticate, perché altrimenti diventerebbero un inutile ostacolo.

L’unica regola è mantenere il flusso della scrittura.

Si conciliano addirittura la mente immobile dello zen e la realtà in continuo fluire del taoismo.
Due cose diverse, che si complementano.

Molto molto bello.
Persino il continuo chiacchiericcio dei detentori della verità cessa di avere importanza.

Categories: libri, libri usati, progetti personali, Scrittura | Tags: , , , , | 13 commenti

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13 risposte a “Immobilità e Flusso

  1. Alla larga sempre dai detewntori della verità assoluta, specialmente in Italia hanno compiuto solo disastri.

  2. Alla lunga, nella storia, tutti i detentori di verità assolute non hanno fatto una fine molto felice.
    Non ci resta che attendere il loro turno :D

  3. Cily

    Bel post!
    Mi piacciono sempre questi tuoi post pieni di Zen e scrittura (due cose che “pratico” con passione anche se con scarsi risultati entrambe, ma sono convinta che sia solo questione di assiduità!)

    Mantenere il flusso della scrittura…davvero un’immagine bellissima! :D

    Cily

  4. I detentori di verità in questo momento ti odiano un po’ di più.
    Un buon motivo per sorridere e per fregarsene.

  5. Condivido soprattutto il fregarsene.
    Onestamente tutti detestano certi personaggi ed i interventi.
    Sono imbarazzanti.
    La reazione tipica è che la discussione si interrompe – che poi è in parte ciò che certi elementi desiderano. Probabilmente confondono l’aver annoiato gli interlocutori a morte con l’averli convinti, o per lo meno zittiti.

  6. s.mira

    OT rispetto al post, scusami,
    è un quarto d’ora che cerco un paio dei tuoi ultimi post sulle presentazioni, ho usato tutti i tag che mi sono venuti in mente – presentazione, presentazioni, Power Point, comunicazione – però non li trovo, un aiutino? Come li hai taggati? Ricordo di aver pensato, mmm interessante, questo devo leggerlo dopo, e ora non li trovo più

  7. Mah, io direi che “presentazioni” o “PowerPoint” dovrebbero essere sufficienti.
    Il motore di ricerca non funziona? Strano…
    Ti ricordi nello specifico di cosa parlavano?
    Oppure prova a sfogliare la categoria “Progetti Personali”…

  8. I “detentori di verità” non sono “zen”.
    Quindi non sono “detentori di verità”.

    L’articolo (visto l’argomento) è doppiamente “illuminante”.

  9. Mi piace molto l’idea di “mantenere il flusso della scrittura”, è molto utile nel caso di un blocco, quando si va nel panico.
    In effetti mi fai riflettere sul fatto che non necessariamente si deve scrivere per produrre qualcosa di buono. A volte si deve scrivere per scrivere e basta.
    Un po’ come nuotare seriamente, con lo stile giusto, le movenze precise oppure sguazzare nell’acqua calda neanche profonda solo per il piacere di farlo.
    Il nostro mondo è ossessionato dal prurito del risultato a tutti i costi. Per perdere di vista il viaggio, talvolta.
    La scrittura è anche movimento, e deve essere (dovrebbere) piacere, prima che titolo e pagine.
    Ed è provato che più si scrive più viene voglia di scrivere, quindi l’idea del flusso è più che mai appropriata.

  10. Mi ricorda vagamente “Scoprendo Forrester” (“Finding Forrester”) con Sean Connery, dove un anziano scrittore da anni isolato dal mondo prendeva come apprendista uno studente universitario diviso tra la scrittura e il basket. Cito a memoria: «Prima scrivi col cuore, poi riscrivi con il cervello.»
    E, soprattutto, ascolta i tasti della macchina da scrivere! Non ho mai scritto tanto come quando avevo davanti una cara, vecchia Lettera.

  11. Vero.
    Anch’io ho scritto di più (narrativa) a macchina che al computer.
    Era l’epoca dei romanzi…
    E anche adesso mi serve una tastiera che faccia click-clack.

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